PAROLE CROCIATE (PRIMA DELLA PARTITA), di Luca Ampollini / DIFFICILE CONCILIARE L’ESIGENZA DI TORNARE SUBITO IN A E VALORIZZARE I GIOVANI

(Luca Ampollini) – Quando nell’Aprile 2021, con la serie A ormai perduta, il presidente Krause annunciò Javier Ribalta come nuovo General Manager dell’area sportiva c’era la speranza che l’imminente caduta in serie B sarebbe stato solo un episodio e che il nuovo dirigente spagnolo avrebbe, dalle ceneri della massima serie, ricostruito una compagine in grado di vincere immediatamente il campionato cadetto. I 3 anni come Direttore Sportivo allo Zenit San Pietroburgo rappresentavano un biglietto da visita non indifferente, considerando i 3 campionati vinti, oltre alla conquista di varie coppe. Le premesse perciò c’erano tutte: la società stava cominciando a prendere forma, ad assumere un profilo internazionale, ad essere quindi grande protagonista. Ribalta, prima di assumere il ruolo di direttore sportivo allo Zenit, aveva lavorato come osservatore al Torino e al Milan, prima di divenire capo scouting prima al Novara (scoprì per 40.000 euro dal Boavista Under 19 Bruno Fernandes, pagato dal Manchester United oltre 60 milioni di euro nel 2020), poi alla Juventus e al Manchester United. Coniugava, perciò, conoscenze da scouting a importanti esperienze da D.S. allo Zenit e perciò, con queste premesse, come si poteva pensare di vedere una squadra così deludente quest’anno? Le prime incongruenze sono arrivate a livello comunicativo, con una società a tenere un profilo tutt’altro che umile (il “sappiamo come tornare in serie A” di Ribalta a inizio stagione si è rivelato un inevitabile boomerang) con l’annuncio mai velato di voler ritornare immediatamente nella massima serie, che si scontrava viceversa con un atteggiamento decisamente più prudente del nuovo allenatore Maresca, che annunciava di voler portare la squadra in serie A “nel giro di 2 stagioni”. Queste evidenti incongruenze comunicative sono state la prima crepa che ha reso, fin da subito, decisamente meno solida la risalita. Già, Maresca: una scelta, da parte del dirigente Crociato, che da pericolosa scommessa nella scorsa estate si è rivelata francamente poco comprensibile dopo poche partite. Il Parma, con il debuttante e inutilmente rivoluzionario allenatore campano, non è mai stato squadra, ed è apparso subito evidente come il tecnico andasse in una direzione e la squadra in un’altra. Ma Maresca, probabilmente, aveva i requisiti amati dal presidente Krause: non aveva mai allenato tra i professionisti, ad eccezione di una fugace e sfortunata esperienza ad Ascoli, ma aveva ottenuto risultati importanti coi giovani del Manchester City, da qui l’assoluto gradimento per valorizzare i talenti in erba Crociati. Purtroppo, però, si è rivelato troppo acerbo per valorizzare giovani e per conseguire successi importanti, ma a prescindere dalla sua evidente inadeguatezza la domanda cardine della stagione sta tutta qui, considerando gli intendimenti della società: SI POTEVA PRETENDERE DI ANDARE IN SERIE A  VALORIZZANDO GIOVANI TALENTI? La risposta, vedendo i risultati ottenuti, appare scontata: decisamente no. No, perché sebbene siano arrivati anche giocatori di esperienza, alcuni dei quali bersagliati da infortuni (Schiattarella, Cassata, Costa) altri sul viale del tramonto (Danilo, Pandev), altri ancora inadeguati (Rispoli, Simy), non si poteva pretendere che i tanti giovani acquistati, alcuni già protagonisti (Benedyczak, Bernabè), ma tanti altri ancora troppo acerbi (Coulibaly, Bonny, Oosterwolde, Correia, Daniele Iacoponi, Balogh, Dierckx, Sohm, Camara, Traore), potessero essere di reale aiuto per tornare subito in serie A. I pochi positivi della stagione (Buffon, Delprato, Turk, Man, Vazquez e parzialmente Juric, Cobbaut e Tutino) non potevano bastare per essere realmente protagonisti. Si è costruita, perciò, una squadra decisamente poco omogenea, con valori tecnici indiscutibilmente importanti, ma con un distacco marcato tra “giovani” e “vecchi”, tra giocatori in grado di dare subito un rendimento importante e altri viceversa da crescere, ma dai quali era impensabile pretendere un apporto subito determinante. L’errore di fondo sta tutto qui: quando Ribalta venne chiamato allo Zenit gli fu chiesto di vincere, a prescindere dall’anagrafe dei giocatori. Strappò Azmoun al Rubin Kazan, acquistò Malcom dal Barcellona, oltre a elementi preziosi come Douglas Santos, Barrios e Wendell e arrivarono vittorie e trofei. In Russia quindi, rispetto a quanto accaduto qui, ci fu una linea di obiettivi più chiara e meno densa di incongruenze e contrapposizioni. Un aspetto positivo quest’anno, in un’annata davvero da dimenticare, sono stati gli investimenti, decisamente meno pesanti, operati in misura minore rispetto alle ultime stagioni: dai 65 milioni circa spesi nell’ultimo anno con Faggiano e dai 60 usciti dalle casse della società nell’era Carli, si passa ai 14 erogati quest’anno. E di questi 6,5 sono stati profusi per arrivare a Benedyczak (2 milioni), Coulibaly (1,5 milioni), Oosterwolde (3 milioni). Appare perciò abbastanza difficile pensare di vincere un campionato con l’apporto di “ragazzini” tutti da scoprire. Molti dei quali, va ricordato, andranno giudicati con estrema pazienza nel tempo, per non incorrere nel grave errore commesso anni fa con Danilo Pereira, giovane regista indecifrabile quasi mai schierato da Donadoni nel suo Parma, divenuto negli anni un centrocampista di valore europeo, attuale perno della mediana del Paris Saint Germain. Se a tutto questo sommiamo una prima parte di stagione con un allenatore inadeguato (l’errore più macroscopico della stagione), una seconda parte, dopo un inutile mercato di Gennaio, con un tecnico più adeguato, ma terribilmente ancorato ad uno stile vintage di allenare, con un incrollabile immobilismo a livello di schieramenti e lettura delle partite (come si può giudicare realmente la forza di una squadra che ha giocato sempre e solo in un modo, e non ha mai provato un altro “straccio” di sistema di gioco?), ecco spiegato perché l’annata è stata così deludente. In vista della nuova stagione ci vorrà quindi più chiarezza: da una comunicazione che dovrà essere più trasparente in rapporto agli intendimenti societari (se si vogliono valorizzare giovani non si può pretendere di ottenere subito risultati importanti), scelte meno rischiose e più proficue, in questo senso il possibile arrivo di Zanetti appare scelta di buon senso, affinché vengano perseguiti obiettivi tangibili in rapporto agli investimenti fatti. Di errori ne sono stati fatti quindi tanti, ma la solidità della società, la speranza che Ribalta possa ritornare il dirigente vincente visto allo Zenit sono fondamentali. A tal proposito speriamo di vedere per il prossimo anno una squadra più omogenea nei valori tra “giovani” e “vecchi”, meno compassata e più in linea coi requisiti della serie B, dove la tecnica, l’abbiamo imparato quest’anno, è meno indispensabile rispetto a ritmo, carattere e velocità di gioco. E se si vorrà tornare in serie A andrà costruita una squadra realmente forte e la valorizzazione dei giovani dovrà essere, a parer mio, una conseguenza, non l’aspetto da cui non si può prescindere. Così facendo rischieremmo di essere, tra 12 mesi, terribilmente ripetitivi nell’analisi della stagione. Luca Ampollini

Luca Ampollini

Luca Ampollini, classe 1973, giornalista pubblicista dal 2005, ha cominciato a Radio Onda Emilia nel 1998, prima con il commento delle azioni più importanti delle partite di campionato sulle radiocronache di Gianluigi Calestani, poi con la conduzione della trasmissione post partita “Diretta Stadio”. Passa successivamente alla Tv, su Teleducato, commentando il posticipo della domenica sera di serie A a Calcio e Calcio, condotto da Fulvio Collovati. Passa, quindi, alla neonata Teleducato Piacenza come telecronista delle partite del Fiorenzuola in serie C2 e nel 2000-01 commenta, sempre per Teleducato Piacenza, le partite del Piacenza Primavera. L’anno successivo torna a Parma e diventa il telecronista del Parma calcio fino al 2008. Partecipa a Calcio e Calcio, prima come opinionista poi come conduttore in 3 edizioni dal 2005 al 2008. Nella stagione 2004-05 conduce Calcio e Calcio Speciale Coppe e i collegamenti esterni nell’edizione di Calcio e Calcio condotto da Fulvio Collovati. Dal 2005 al 2008, è responsabile della redazione sportiva di Teleducato e, oltre a Calcio e Calcio, conduce Calcio d’Estate prima di passare a Tv Parma dove partecipa come opinionista a Pronto chi Parma e come conduttore, con Carlo Chiesa, delle due trasmissioni “A tutta A“ e “A tutta B”. Dopo alcuni anni in cui collabora come opinionista fisso anche a "Bar Sport" torna a Teleducato dove partecipa come opinion leader a Calcio e Calcio fino al 2018. Con la fusione delle due televisioni continua la sua collaborazione, tuttora in corso, con 12 TV Parma e con Calcio e Calcio. Oltre alle centinaia di telecronache e conduzioni ha collaborato, commentando alcune partite del Parma con le emittenti radiofoniche Radio Bruno (Coppe Europee) e Lattemiele (Campionato). E’ lo speaker ufficiale del Parma calcio allo Stadio Tardini dal 2015

4 pensieri riguardo “PAROLE CROCIATE (PRIMA DELLA PARTITA), di Luca Ampollini / DIFFICILE CONCILIARE L’ESIGENZA DI TORNARE SUBITO IN A E VALORIZZARE I GIOVANI

  • 25 Aprile 2022 in 17:31
    Permalink

    L’articolo è condivisibile. Onestamente un po’ scontato, ma d’altronde siamo ridotti a dire sempre le stesse cose e questo non per colpa nostra.
    Però Ampollini sarebbe bene fare un mea culpa: queste cose persone molto meno esperte di calcio di lei (e metto pure il sottoscritto in questo gruppo) su questo blog le scrivevano a Ottobre, prendendosi accuse di portajella, di bastian contrari e di coloro che non volevano bene al Parma.
    Io spero che la squadra di Krause riesca a combinare qualcosa l’anno prossimo, ma se si riparte da Ribalta e Pederzoli il pessimismo è inevitabile.
    Questa Società queste persone, questi uomini non rappresentano nè Parma nè il Parma, che al momento non esiste più, per questo parlo sempre e solo della squadra di KK.
    Tornerà il Parma? La finiremo di essere la barzelletta d’Italia? Potrò assistere a una “(civile) contestazione a questo yankee che vive su un altro pianeta?
    Speriamo… ma chi visse sperando…

  • 25 Aprile 2022 in 19:38
    Permalink

    Concordo in larga parte con l’analisi fatta. Tuttavia non mi trovo d’accordo sulla eventuale sostituzione di Iachini, sarebbe un rischio enorme che non ci possiamo permettere… quando si cambia si sa sempre quello che si lascia ma mai cosa si trova. Se il sostituto è Zanetti mi spiace ma non vedo tante differenze con la precedente esperienza di Liverani, prenderemmo un allenatore ultimo in classifica in A. Il lavoro di Iachini è sotto gli occhi di tutti, io sono più che mai convinto che se non fosse arrivato avremmo seriamente rischiato la C come accaduto al Crotone. Siamo diventati squadra, cosa che con Maresca non lo eravamo, tanti giocatori sono stati valorizzati e sono cresciuti (vedi Benek, Bernabe, DelPrato, Juric e soprattutto Man). Sono stati lanciati tanti giovani un po per forza ma alcuni anche per scelta (es. Circati, Sits, Turk). Quello che è mancato sotto la gestione Iachini sono gli episodi favorevoli che hanno girato sempre nel verso sbagliato (vedi il rigore sbagliato da Brunetta e l’errore di Cassata), qualche infortunio di troppo in aggiunta alla mancanza di alternative in panchina in parte per colpa dell’ennesima delusione dei giocatori arrivati con il primo mercato dell’era Carli ed in parte per gli errori fatti durante la costruzione di questa rosa.
    A mio avviso occorre ripartire da Iachini (anche lui ha fatto i suoi errori ma siamo sempre li, se stessimo parlando di Ancellotti non sarebbe a Parma), ma soprattutto inserire in società una figura alla Sartori che guidi con la sua esperienza l’area tecnica o anche una figura più ibrida alla Baraldi. Occorre puntellare la rosa soprattutto con giocatori di categoria e cercare di confermare i più positivi di quest’anno. La ricetta è semplice non si può ogni anno demolire tutto così non si va da nessuna parte.

  • 25 Aprile 2022 in 20:04
    Permalink

    Tranquillo Ampollini, Ribalta disse che avremmo fatto come il Leeds: primo anno di assestamento in B e poi dominio totale l’anno dopo.

    Si, ciao.

  • 27 Aprile 2022 in 17:47
    Permalink

    Tutto molto giusto e condivisibile, ma alla fine mi sembra che i temi fondamentali siano sempre i soliti:
    1) la gestione Krause non funziona principalmente per i gravi errori della proprietà che a cascata si ripercuotono sulla dirigenza e sulla squadra
    2) i calciatori su cui ha investito Krause, oltre a quelli lasciati in eredità dalla vecchia gestione ancora a Parma, fanno PENA.

    Per il punto 1, finchè non cambia il modo di pensare di Krause e figlio sarà dura pensare a dei miglioramenti. Per iniziare a fare bene, gli americani dovrebbero limitarsi a porre degli obiettivi e a fissare il budget, per poi delegare la gestione ad un AD esperto di calcio italiano che si occupi di scegliere DS e Allenatore. Occorre cambiare anche la comunicazione ed il rapporto tra la società e la città di Parma che è sempre stato molto diretto e partecipativo e invece ormai, il Parma Calcio sembra essere diventato un oggetto misterioso lontano dalla vita dei parmigiani.

    Per il punto 2, bisogna iniziare a capire che la rosa attuale è SCARSA, ma davvero molto SCARSA.
    Le valutazioni fatte sulla quasi totalità di elementi (giovani e vecchi) si sono rivelate errate, ci saranno delle svalutazioni importanti, ma per andare avanti bisogna ammettere gli errori fatti e porvi rimedio.
    – Man e Mihaila sono 2 bidoni,
    – Inglese non è più un calciatore professionista,
    – Vazquez è bello da vedere ma rallenta il gioco offensivo di tutto il reparto avanzato,
    – Etc. etc.

    Queste sono situazioni che vanno cambiate subito, a prescindere dall’allenatore e dai dirigenti.
    Se non cambiano questi due semplici punti, non cambierà nulla per il Parma.

I commenti sono chiusi.