IL GALLO DI CASTIONE / CON L’ALESSANDRIA L’ULTIMO STADIO…

(Il Gallo di Castione) – “Avevo un campo pieno di speranza / ma nel delirio della febbre lo devastai, / e allora lo seminai di amori / e vi nacquero fiori di delusione” (Fernando Pessoa). Uno dei poeti che preferisco, e dedico la poesia alla mia squadra, con un messaggio: “Ti ringrazio per l’impegno, tra l’altro eccessivo, ma mi avresti comunque deluso con molto meno.” Ma come facciamo ogni anno a riprenderci dopo campionati assurdi? Trasformiamo la rabbia in forza, la forza in passione, la passione in tifo gialloblu, il tifo in delusione, la delusione in rabbia. E ricominciamo. Poi verrà un giorno che potremo di nuovo gioire per una squadra che vince e convince, che perde e diverte, che lotta e ribalta, che infine trionfa. Saremmo anche stanchi di chiederci che cosa guardiamo a fare spettacoli scialbi che ti lasciano l’amaro in bocca (e non parlo di Montenegro o Ramazzotti), partite senza storia e senza luci della Ribalta, senza audio di Pederzoli, colui che di Manzoniano ci ricorda “Carneade chi era costui ?” Nel prossimo campionato avremo un gioco spumeggiante e giocatori innamorati della Crociata, e poi anche unicorni, hobbit e gnomi. La favola del Parma, ormai resta nei sogni, perché poi la realtà non ci rende felici, ma non per quello non è una favola. Perché le favole col lieto fine le ha inventate la Disney: prima i finali erano educativi, ma spesso truculenti, dai fratelli Grimm, Perrault e Basile; le favole più antiche erano molto diverse da quelle a cui siamo abituati. Si va da Cappuccetto Rosso divorato dal lupo o costretto a entrare nel suo letto alla Bella Addormentata non svegliata da un bacio, ma stuprata dal focoso Principe, alle sorelle di Cenerentola che si tagliano calcagni e dita del piede per entrare nella scarpetta e poi aggredite dai colombi che gli cavano gli occhi. Le favole avevano finalità educative e il finale crudele doveva servire da insegnamento: noi speriamo ardentemente che finire un campionato retrocessi e il secondo senza speranze di tornare in serie A possa servire da insegnamento alla proprietà disgraziata che per inesperienza e sventolando programmazione a medio termine passa da un allenatore innovativo a un altro conservatore, delle volte sin sclerotico, passa dalla politica dei giovani a quella dei bolliti. La fortuna è cieca e il Parma sta sul cazzo al suo cane guida, beato colui che non si aspetta nulla perché non sarà mai deluso. Due campionati del Parma, una serie di settantasei incomprensibili debacle, anche perché la decina di partite che abbiam vinto non han mai convinto. E tutti quei giocatori che abbiamo visto, come i due terzini di sabato, ci fanno pensare che sono state scelte biometriche, e che se solo imparassero anche a giocare al pallone sarebbero buoni giocatori. Con l’Alessandria eravamo all’ultimo stadio (son finite al Tardini, almeno per quest’anno e Crotone è lontano), un altra partita che sarà giocata solo per impegni presi in precedenza e finiamo l’album dello squallidume, noi a Villa Bernarda stiamo attrezzandoci per imprese colesteroliche ed iperglicemiche per affrontare l’ultima inutile sofferenza: qualcuno ha lanciato l’idea di un torneo di rubamazzetto da giocarsi in contemporanea, ma gli è stato preferito il ciapano, ci faremo di nocino e di erba Luigia, che non si fuma, ma ottenebra i sensi quel tanto che basta per sopportare la vita, anche se non so se ci riuscirà con Crotone-Parma. Quando parlare di calcio e di Parma diventa insopportabile di cosa parla l’uomo ancestrale di Castione? Si parla di donne, o meglio si parla di culi e di tette, ma poi ci coglie quel dubbio, che le donne mentre prendono il te e giocano a canasta e amabilmente conversano, quando gli argomenti vengono bene, non è che parlano di lunghezza del pene? Ma proviamo faticosamente a parlare di calcio giocato, la costante delle ultime partite è che non siamo stati inferiori sul piano del gioco, ma ci è mancata la fame: se potessi spezzerei una lancia per Oscar Wilde, poi spezzerei il manico del badile sulla schiena di Rispoli e, come in tanti si chiedono, mi chiederei come abbia potuto Buffon compiere un errore così pacchiano al rientro dell’infortunio, in pochi ci avrebbero scommesso, Iachini è contento di perdere, si adegua alla politica societaria. Guardare il Parma ultimamente è come andare ad espletare senza il telefono: non sai che fare, così ti leggi le etichette dei flaconi che trovi in bagno, appena finito di leggere Chilly Delicato formula lenitiva (consigliato dopo una partita del Parma), poi attacchi con Nivea Gel, decisamente più leggero, poi pensi a come continuare la giornata, quasi quasi metti la tuta e le scarpe da ginnastica ed esci fuori al balcone a guardare la gente che corre. Ci rinunci e ripensi ad un proverbio Ucraino che hai sentito tuo: “La chiesa è vicina, ma la strada è ghiacciata. L’osteria è lontana, ma camminerò con cautela.” La guerra non decide chi ha ragione, decide chi rimane, siamo nati senza portare nulla e ce ne andremo senza portare niente, eppure siamo sempre in guerra per possedere qualcosa. Ma la guerra non ha mai portato nulla ai poveretti, 8 milioni di italiani non andranno in vacanza e rimarranno a casa a fare i castelli di merda fino al collo. Forse era meglio portare in bagno lo smartphone per non perdersi in cattivi pensieri, ma avresti finito per navigare sui social dove gente con 6 matrimoni falliti e 9 metri di corna ti insegna cos’è l’amore e come si gestisce un rapporto di coppia, quei saggi che dopo averci detto tutto sulla Vita, sull’ Amore, sull’ Amicizia, sul Dolore non sanno spiegarci perché Barbapapà è rosa… Il Gallo di Castione

Stadio Tardini

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One thought on “IL GALLO DI CASTIONE / CON L’ALESSANDRIA L’ULTIMO STADIO…

  • 2 Maggio 2022 in 18:06
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    Prendere Sartori subito e lasciargli tutto il potere. Lo yankee deve metterci solo i soldi e basta!

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