LO SCUDETTO AL MILAN DEL PARMIGIANO PIOLI / Intrepida ma non troppo: fenomenologia dell’ultima giornata alla milanese

(Luca Savarese) – A Reggio Emilia, Città del Tricolore, il Milan conquista il suo diciannovesimo scudetto. Non basta all’Inter il successo interno sulla Sampdoria,

Ce ne sono di numerose, alcune sono così sofisticate che per iscriverti, ci perdi delle ore. Ma nessuna app, ha saputo, per il racconto degli ultimi 90 minuti – tutti in salsa meneghina – del campionato di serie A, creare quello che ha prodotto l’applicazione ancora una volta più vincente, spontanea ed immediata di tante altre: la radio.

“Ci sono tanti tentativi di imitazione, ma l’originale, è sempre il prodotto migliore”. Sentenzia, dai banchi della tribuna stampa dello stadio Giuseppe Meazza, Giuseppe Bisantis, di “Tutto il calcio minuto per minuto”.

Si, proprio lui, quello che il 18 maggio 2018, fu il portavoce del gol di Floriano che allo stadio Benito Stirpe di Frosinone spianò di fatto la strada alla promozione diretta del Parma, vincente nel contempo al Picco di La Spezia, come seconda in graduatoria.

Bastò quella voce del radiocronista calabrese, quel flash, come si chiama l’intervento nel gergo radiofonico, su La Spezia, per fare il giro di tutte le orecchie Crociate in filodiffusione: “Din don din don t’interrompo dallo Stirpe ha segnato Floriano…”

E pensare che ieri, sin dalle 16, fuori dal Meazza, diversi gruppi del tifo organizzato nerazzurro, ad ogni piè sospinto ripetevano quel refrain, parafrasandolo un pochino: “Din don din don t’interrompo dal Mapei, ha segnato il Sassuolo”.

Non a lui questa volta si riferivano, ma a Francesco Repice, incaricato di notificare, dalla cabina della tribuna stampa del Mapei Stadium, l’andamento e gli avvenimento di Sassuolo-Milan.

Ma Repice, al contrario, in pochi minuti, ha comunicato solo e soltanto prodezze e gol del Milan: Giroud, Giroud, Kessie. 35 minuti di furia rossonera allo stato puro. Solo alla mezz’ora, le orecchie dei presenti al Meazza, sentivano, per la prima volta, il nome di Scamacca, che controllava un pallone, senza però tendere alcun agguato al Diavolo.

Il Meazza e il Mapei, sembravano un’endiadi. Gli accoliti Repice e Bisantis rendevano pronta e fruibile la liturgia. Sì, le app potevano passare una giornata di riposo. Giornalisti ed aficionados, decidevano di ricoprirsi le orecchie, anche se impazzava il caldo, ancora una volta con la morbida plastica delle cuffie.

L’urgenza del sentito, zitta zitta, ma non troppo, faceva come il Milan al Mapei e l’Inter al Mezza, gliene dava tre alla potenza performante del visivo.

“Dopo quel pesante tonfo di Bergamo (la sconfitta del Milan contro l’Atalanta al Gewiss per 5 a 2 del dicembre 2020, nda) la figura di Stefano Pioli era seriamente in bilico. C’era un allenatore che aveva fatto grande l’Hoffenheim, Rangnick, ma c’era anche uno che aveva fatto grande la storia del calcio: Paolo Maldini che decise di non tagliare la testa, ma di continuare con Pioli e gli diede fiducia”.

Così parlò Zarathustra? No, Repice, nel preambolo del suo annuncio scudetto. Annuncio che succede a quello confezionato da Giovanni Scaramuzzino un anno e qualche giorno fa, il 2 maggio 2021, guarda caso sempre dal Mapei Stadium dove l’Atalanta pareggiò con i neroverdi e matematicamente l’Inter, vittorioso la sera prima contro il Crotone in casa, si laureò Campione d’Italia per la diciannovesima volta.

Sì, ci è voluto il pramzàn Stefano Pioli, per pareggiare il conto degli scudetti dei casciavit con quello dei cugini bauscia. Un allenatore, capace di rimettere acqua nel bicchiere anche quando questo non era mezzo pieno, ma completamente vuoto: vedi quest’anno dopo le brucianti sberle prese, in casa, contro Spezia e proprio Sassuolo all’andata.

Concreto come le sue scarpe da tennis bianche, ma anche visionario, come al Bentegodi, ultima trasferta prima di questa, quando così, ex abrupto, portò avanti, molto avanti, quasi sottopunta, Sandro Tonali e il ragazzo lodigiano, siglò una doppietta.

Altri si sarebbero fatti sopraffare da Ibra, lui lo ha gestito, affiancandolo a Giroud, ma mai lanciandolo, da solo, allo sbaraglio.

I suoi uomini copertina? Maignan, perché non era scontato rimpiazzare un mostro sacro come Donnarumma, bravo il francese con i guanti ed abile a cavalcare il malumore di massa dato dall’addio, poco grato e per nulla gradito, del numero uno della nazionale.

Tomori, perché dietro le ha prese tutte o quasi. Non è un caso che Franco Baresi, di lui abbia detto essere uno, che lontanamente, si avvicini al suo stile.

Kalulu, altra genialata di Pioli. Arrivato come riserva dei terzini titolari, il classico che al fantacalcio prendi a 1 e poi, data la necessità per la lungodegenza di Kjaer, il mister ha lanciato e proposto come centrale.

Tonali, perché dopo essersi ridotto l’estate scorsa l’ingaggio, ha aumentato la stima dei tifosi e parecchia sua autostima. Oltre alle reti veronesi, la zampata, su sponda di testa di Ibra, nella Roma biancoceleste, è una delle figurine che il popolo rossonero, sta celebrando con più vigore.

Giroud, che ha finalmente sfatato la maledizione che dal post Inzaghi, aleggiava su quella maglia: gol non tanti ma di una pesantezza soffocante: la doppietta, ribalta Inter al ritorno, su tutte.

Un jolly? Alessandro Florenzi, dato forse da molti per bollito, alla fine, da bolliti, li ha lasciati lui.

Tante frecce ben usate dall’arco di Pioli, che forse dopo la mazzata subita e vissuta col Parma: esonero a metà stagione 2007, quando poi si materializzò, con Claudio Ranieri, una delle salvezze più significative ed insperate per i colori Crociati, ha iniziato davvero il suo cammino: Grosseto, Piacenza, Sassuolo, Chievo, Palermo, Bologna, Lazio, Inter, Fiorentina e dall’Ottobre, 2019, Milan.

Del resto, è risaputo, nemo profeta in patria est... Luca Savarese

One thought on “LO SCUDETTO AL MILAN DEL PARMIGIANO PIOLI / Intrepida ma non troppo: fenomenologia dell’ultima giornata alla milanese

  • 25 Maggio 2022 in 10:19
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    Contentissimo per Pioli. Prima di tutto è un signore, cosa rara al giorno d’oggi. Mai un lamento nei periodi difficili, ma sempre testa bassa e lavorare.

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