martedì, Luglio 23, 2024
News

10 ANNI SENZA PINO COLOMBI, ricordo di Riccardo Schiroli

(Riccardo Schiroli) – Il fatto che siano passati 10 anni dalla morte di Pino Colombi significa solo una cosa: il tempo non ne vuole sapere di fermarsi. E io me ne sto per uscire con una delle somme banalità: “sembra ieri”.

Non sembra ieri, perché da quel 14 settembre del 2012 è cambiato tutto. O se non proprio tutto, almeno così tanto da far sembrare i ricordi di quei sabato pomeriggio al sesto piano di via Goldoni 2 veramente lontani.

Per ricordare Pino Colombi ho deciso di ricordare com’era fare il cronista di radio locale in quegli anni 80 del secolo scorso in cui sembrava che tutti volessero fare i cronisti di radio locale.

Innanzi tutto, c’era questo muro che divideva i professionisti (con il tesserino color vinaccia) dai pubblicisti (tesserino color verde) e questi ultimi dagli entusiasti (tesserino color verde, copia conforme di quello da pubblicista e compilato dal padre di uno di quegli entusiasti, aspirante grafico).

L’ordine dei giornalisti arriverà a uniformare il colore dei tesserini dei professionisti e dei pubblicisti (tutti color vinaccia), mettendo di fatto fuori mercato i tesserini verdi degli entusiasti. Ma andiamo per ordine.

I professionisti esprimevano un certo classismo nei confronti dei pubblicisti (“tra un professionista e un pubblicista c’è la stessa differenza che c’è tra un medico e un infermiere”, cit.). Gli entusiasti venivano addirittura trattati da abusivi (“altro che giornalisti, questi sono tutti maniscalchi”, cit.).

La cosa era tollerabile per noi ventenni con l’animo del bastian contrario (parlo del sottoscritto e del fondatore di questo sito, in particolare). Era molto meno tollerabile per Pino Colombi, che era già quarantenne, teneva famiglia e penso si sentisse ingiustamente sottovalutato.

Da parte mia, ho sempre pensato che fossero i giornalisti più scarsi ad aver la tendenza a far pesare il loro grado. Non ho mai visto Gianni Mura (che, al contrario di quel che dice l’agiografia, non è che fosse proprio un simpaticone…) snobbare un inviato di una radio locale. Bruno Pizzul era sinceramente interessato al giudizio dei radio e telecronisti dilettanti sul suo lavoro. Sandro Ciotti dispensava consigli a tutti, premettendo quasi sempre che chi vuole fare il giornalista è bene che legga parecchio, prima di cimentarsi.

Sarà anche per quello che io, una volta divenuto professionista, mi sono ripromesso di giudicare il lavoro di un collega o aspirante collega solo per la qualità e senza farmi influenzare dallo status. Una delle mie frasi preferite è “può succedere che un ragazzo alla prima radiocronaca faccia meglio di me, quello che è difficile che succeda è che riesca a fare meglio nel lavoro quotidiano di preparazione alla radiocronaca”.

Questa posizione non sarebbe stata condivisa da Pino Colombi, che nei famosi sabato pomeriggio al sesto piano di via Goldoni era solito esaltare il valore dell’improvvisazione. Non c’era tanto da credergli, perché che la Spal fossero “gli Estensi” e l’Atalanta “gli Orobici” lo sapevamo tutti, ma quando ti infilava per la prima volta un “la compagine Dauna” (il Foggia), o “i Peloritani” (Messina), avevi la certezza che se lo era preparato.
Fu frutto dell’improvvisazione la leggendaria descrizione di un gol su punizione di Mario Bortolazzi contro il Campobasso. Pino partì con “si dispone la barriera molisana”, proseguì con un “prende la rincorsa Bortolazzi” e poi ci fu un attimo di silenzio. Da chissà dove, riemerse tra le grida di esultanza del pubblico del Tardini la voce di Colombi per dirci che era rete, ma detto così, tutto attaccato: “edèrrete!”. Il punto esclamativo ci vuole e vale la pena di ricordare anche il cambio di tono di voce.

Cosa fu Pino Colombi per noi entusiasti non sono sicuro di saperlo. Un Maestro, non direi. Un punto di riferimento, forse nemmeno. Non sono nemmeno sicuro di poterlo annoverare tra gli entusiasti.  Ma il fatto che a 10 anni dalla sua morte siamo ancora qui a ricordare il suo stile e tutte le sue espressioni, qualcosa vorrà pur dire.

Ricordando Pino Colombi nei 10 anni della sua scomparsa, mi sento di omaggiarne la memoria dicendo che è stato uno e unico. E tranquillo, Pino. Ovunque tu sia ti voglio mandare questo messaggio. Ormai anche noi (ex) entusiasti e i giornalisti professionisti che snobbano gli entusiasti siamo parte del passato. Riccardo Schiroli

Stadio Tardini

Stadio Tardini

9 pensieri riguardo “10 ANNI SENZA PINO COLOMBI, ricordo di Riccardo Schiroli

  • Fabrizio Pallini

    Bravo Riccardo nella fattispecie come avrebbe detto Pino Colombi. Mi permetto di aggiungere ,a tutto quello che hai raccontato, una semplice cosa Pino era veramente una brava persona e non è retorica ma verità dei fatti e mi sono sentito di sottolinearlo percje meritava di essere sottolineato.Complimento per questo triste , ma anche piacevole ricordo.Grazie.

  • R.I.P.

  • Stopaj (little cork)

    Ha segnato fabio bonci ha segnato fabio bonci! 😘

    • Bravo Riccardo,
      Però hai dimenticato di citare “la sfera cuoiata” e “la zona equatoriale del campo”.

    • Mi piacerebbe rivedere quel gol a Trieste. Ma non sono mai riuscito a trovare le immagini

      • non vorrei sbagliare ma la partita con la telecronaca di Pino Colombi giace nell’archivio di qualche tv

        se non e’ andata persa

  • mauromb

    Nel complimentarmi con l’amico Riccardo per il bell’articolo, voglio aggiungere il bel timbro e l’ottima dizione di Pino, sicuramente superiori a quelli di alcuni telecronisti di ultima generazione. E non può mancare, in quest’operazione-nostalgia, nemmeno il ricordo di alcune espressioni – forse tratte dai grandi maestri Nicolò Carosio e Sandro Ciotti – tipo “la sfera cuoiata”, “la quadratura del cerchio” nonchè il mitico “bene, d’accordo” al momento di prendere la linea.

  • Cogitoergo

    Pur non essendo ne gjornslista ne pubblicista ma solo il compagno di banco, nonche amico del Direttore di questo Giornale , ebbi il primo incontro con Pino, quando ancora ero un entusiasta atleta-tifoso nonché sportivo a 360 , e mi colpi’ l’umorismo e la capacità di pathos che ingenerare nelle sue radiocronaca. Mai un parola a caso e mai un commento negativo su nessuno dei 22 convenuti sul rettangolo verde. Mai lo sentii pronunciare frasi negative sui colleghi nelle cene in cui spesso ci si incrociata e si divideca la sua estrema convivialità e intelligenza. È stato un buon interlocutore ma specialmente un uomo da cui recepire un modo signorile e umano. Grazie Pino

I commenti sono chiusi.