domenica, Giugno 23, 2024
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / L’IMPORTANTE NON E’ GIOCARE BENE, MA VINCERE

(Gianni Barone) – Il calcio, nella sua immensa illogicità, ci insegna che non sempre chi merita vince e chi gioca bene ha la meglio sull’altro; mentre quando entrambe le squadre – come nel caso di Parma e Frosinone – non incantano sul piano del gioco, pur essendo sulla carta e per ammissione e convinzione dei loro stessi allenatori, formazioni dichiaratamente “propositive”, ecco succede quello che è capitato al Tardini: vince chi ha saputo soffrire e lottare di più e meglio. Cioè il Parma. Con il Frosinone che insegue, arranca, spinge, sbuffa e accarezza il sogno del pareggio per una sola frazione di secondo, quella che intercorre tra l’incornata del suo stopper (siamo ogni tanto il gergo d’antan non fa male a nessuno, anzi…) Lucioni, e il vibrare della traversa che restituisce il pallone al campo e alla gioia Crociata che esulta e ringrazia per la questione di millimetri a proprio favore e a proprio vantaggio. Ancora un finale sofferto e combattuto che certifica l’acquisizione di una mentalità e di un temperamento che in una serie B, pazza ed inconsueta per valori e pronostici, a volte, molto spesso, fa la differenza, con buona pace di chi non si accontenta e pretenderebbe qualcosa in più sul piano del gioco manovrato, palleggiato e propositivo, finalmente non solo nelle parole e nelle intenzioni, ma declinato al meglio e al massimo nella realtà del campo. Invece il Parma piazza la botta, anzi la «Frabotta», nel senso del protagonista, suo malgrado, del successo Crociato, solo (anche se basta e va bene comunque), su rigore, su doppio rigore, e poi resiste, dopo la zampata di Moro, fino a quota cento, inteso come minuto tondo in cui finisce la gara dopo un recupero che per le coronarie dei tifosi rasenta quasi l’eternità.
All’inizio ci si aspettava una gara più pulita da entrambi i punti di vista e di osservazione, visto che si affrontavano, come detto, due squadre portate all’attacco, convinte di fare il proprio gioco: in effetti alla fine nessuna delle due può esultare per gli esiti estetici offerti a fronte, appunto, di una partita, a tratti, aspra, spigolosa, per niente morbida per nessuno, visti i cartellini rossi e gialli vibrati nell’aeree con tanto di spinte e carezze poco affettuose esibite a piene mani. In definitiva nessuno è riuscito a rubare all’altro l’idea di fare e condurre la partita secondo le proprie prerogative e caratteristiche, in disaccordo (o in accordo a seconda dei pareri) con quanto sosteneva, in materia il «Petisso», al secolo Bruno Pesaola, il quale dichiarava sempre, all’inizio, ai propri giocatori di voler attaccare, salvo poi non riuscire a farlo nella realtà, con la semplice motivazione che gli altri gli avevano rubato l’idea. Che idea, quale idea? Quella di attaccare è ovvio, che lui non gradiva di sicuro, perché catenacciaro fino al midollo. Ecco, la fola che l’importante nel calcio, come nella vita, sia giocare bene e non piuttosto vincere e basta anche senza merito, penso non incanti più nessuno e i fatti lo dimostrano ogni giorno di più, nonostante esista ancora il partito trasversale di coloro che sostengono il contrario. Coloro che propendono per un calcio verticale fatto di possesso e non di contropiede e di palle lunghe, che alla fine paga e fa raggiungere il successo e gli obiettivi. Però, nella realtà i famigerati nipotini di Zeman, che mitizzano le imprese, in B, del Foggia e del Pescara (2011-2012 quello di Immobile, Insigne, Verratti tanto per intenderci) dei miracoli, continuano ad avere vita dura, quando siedono in panchina, in ogni categoria, collezionando esoneri a gogò che ormai non fanno più notizia. Rassegniamoci, quindi, ad un calcio meno glamour, più pratico, operaio, non bellissimo, fatto apposta per raggiungere ciò che conta. In quest’ottica ci troviamo ad avere un Parma più realistico che riesce a fare a meno anche del miglior Vazquez, e si può permettere il lusso di impiegare part-time il presunto talento di Man, sostituiti dai proverbiali «attributi» che tutti, nessuno escluso, dovrebbero (e a tratti molti lo fanno) esibire dal primo al centesimo minuto di gioco. Ricordo ancora quell’allenatore d’antan che prima della gara comunicava ai suoi la seguente frase: Ricordatevi di portare i documenti… e le palle. In ogni caso, rigori o non rigori, logica e non logica, gioco bello o brutto, palle e non palle, ciò che resta è ciò che conta è la classifica e sempre lì a portata di mano con nessuno che la fa da padrone perché perdere a Modena a Bari o con Sud Tirol e Venezia può veramente capitare a tutti. Nessuno escluso… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

12 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / L’IMPORTANTE NON E’ GIOCARE BENE, MA VINCERE

  • Il calcio è un gioco semplice: basta segnare un gol in più degli avversari, almeno in B.

    • Anche in A, in champions, nei mondiali e anche nei tornei interaziendali.👏🏻

  • Mi trovo d’accordo, per vari motivi non sempre si può esprimere un buon calcio, allora accontentiamoci del risultato. Fosse sempre così.

  • Ci vuole anche un sacco di culo!!!!

    • Come contro Bari e Ternana?

  • Purtroppo dalla interruzione “pandemica” in avanti, con la enorme boiata dai 5 cambi le partite non durano più 90 più recupero, ma 96/97 più recupero, con le squadre completamente stravolte dalle girandole di cambi finali che mandano in palla anche gli equilibri più banali e scolastici. Non esiste che una partita duri 101 minuti come sabato, parliamo di un altro sport. E noi dal 75 esimo in avanti andiamo ogni volta in cagona, perfino ad Ascoli con 3 gol di scarto. Bisogna capire che purtroppo gli ultimi 20 minuti sono un altro mondo e su questo siamo assolutamente carenti. In questo il Maestro è il Santone Pioli, che dall’alto del suo ieratico dogma ormai ultraterreno che incanala il culo (pardon spirito) ottiene in quei momenti gran parte dei risultati. Quando il calcio italiano non era il terzo mondo d’Europa una squadra avanti di due reti al 80 era certa al 99% di portare a casa il match. Oggi purtroppo non è più così e il mediocre Pioli dimostra come anche allenatori mediocri con squadre scarse possono avvantaggiarsi di questo “buco” in cui la maggior parte delle squadre cadono. Sicuramente non va messo in campo Sohm e qui torniamo al NON mercato del sior Pedersoli, che non ha portato a Pecchia alternative a centrocampo per rotazioni valide nell’arco dei 100 minuti.

    • Mi an capis mighe cot vol. e Pioli al va mighe bé anca se ha vinto uno scudetto, forse uno scudetto mediocre ma allenava lui e non tu, che ti impantani nei cessi del Tardini, e Pedersoli é un montanaro ottuso, ma ha fatto meglio dell’internazionale genio che lo ha preceduto, e Pecchia va bene se gli compri Messi (ma va, non lo sapevamo…).. Pioli ogni tanto é al barino, digliene due dirette a quel mediocre, senza scassare la minchia qui a noi con i tuoi dischi datati come Rita Pavone

      • Chiedilo a Pecchia ai minuti 80 delle partite quando non ha nessuno da mettere dentro in mezzo e a destra…(nel senso di fascia anzi no che anche fascia può essere equivoco) se il sior Pedersoli ha lavorato bene…

  • Il talento Man ce l’ha, viene fuori saltuariamente ma c’è, tocca a lui farlo uscire piu spesso e comunque migliorare tutto ciò che non ha a che fare col talento

  • Aliou Traorè si è accasato al Frosinone…….
    mi auguro non succeda……ma se succede, vado a Ascoli a dare un calcio nel culo a quel ……. che ha la valutazione del giocatore.

    • Frosinone in A e poi in “Conferens Lig” con Ailou

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