sabato, Giugno 15, 2024
Cattivo CittadinoNews

CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CHI NON RISCHIA NON RISORGE DAL CAOS

(Gianni Barone) – Con la versione italiana, riveduta e corretta, del celebre motto romanesco “Chi non risica non rosica”, iniziamo questa “ripresa” o “ripigliata”, in omaggio al volgo, di cui sopra, per motivare e rendere atto che nel calcio, massimo universo in cui sono importanti le cose con tutte le derivazioni o anagrammi, caos e caso, una buona percentuale di rischio, per emergere, bisogna pur prendersela.
E se poi le cose o mosse funzionano, sempre per caso nel caos generico e generale, ecco si che si è in grado di gridare, tutti, alla genialità, frutto di intuizioni o meglio di fantasia assurta al potere delle cose stesse o ancora meglio delle cose in sé, in mezzo al caos.
Il ribaltare una partita, che nella normale prassi risulta essere operazione normale e non speciale, assurge ad impresa bella e buona, nel caso nostro, del Parma, incapace di farlo per l’intero campionato, pur in presenza di potenziale tecnico superiore alla media e universalmente riconosciuto da publico e critica attenti e avveduti.
Ed ecco che dopo l’inerzia rotta da un goal subito, secondo molti evitabile, e un rigore concesso al microscopio che manda su tutte le furie, e si scoprirà poi alla fine, gli isolani e l’aplomb riconosciuto del suo nobile tecnico Ranieri, ciò che sorprende e spariglia carte e schemi si materializza nelle sostituzioni operate da Pecchia, le quali non potevano essere altrimenti negli ingressi dei presunti “strappisti”, rumeni, Man e Mihaila, ma che nell’arretramento di Zanimacchia da ala a terzino, in stile Zambrotta di qualche decennio fa, ha fatto gridare tutti al “miracolo tattico”, propriamente detto, per l’inusualità e per la sorpresa generati. E per il coraggio, qualcuno ha avuto l’ardire di aggiungere, anche se alla fine, per ammissione stessa del tecnico, si è saputo che la “cosa” era stata provata in allenamento.
Proprio nella settimana in cui, a mezzo stampa, il Presidente, sempre a sorpresa, aveva avuto, secondo molti, il coraggio , di confermare il tecnico, anche per prossima stagione, senza conoscere ancora l’esito di quella in corso, ecco che lo stesso (Pecchia) ti confeziona un bel pacco regalo sotto forma di vittoria in rimonta, grazie a quello che si presume debba essere il suo compito, ossia incidere con scelte ed idee e in caso anche, come successo, di stupire platea sempre pronta a criticare, e critica sempre pronta a plaudire, nell’inversione dei ruoli secondo copione o abitudini non consolidate, ma sradicate.
Con buona dose di coraggio, comunque, in un momento più delicato, invece lo stupore si è fatto largo allorché in luogo dell’infortunato, centrale di difesa, Balogh, si è proceduto a far entrare un attaccante Man, risultato poi, a tutti gli effetti decisivo come non mai e come mai era apparso altre volte, vedi Cittadella, esempio più recente in cui aveva, per insipienza e superficialità di approccio e atteggiamento, fatto incavolare un po’ tutti, nessuno escluso. Col Cagliari invece, no, il suo apporto oltre che il suo gol, e quello sull’altro versante del suo “gemello di sventure”, fino a ieri, Mihaila (inteso come apporto s’intende, e non come rigore colpevolmente fallito) in fatto di critica e rimpianti per i loro presunti talenti inesplosi, è risultato più che decisivo e ha conferito alla gestione tecnica di Pecchia, a partita in corso, l’aura, del geniale Salvatore della Patria, in un momento strategicamente importante del campionato.
Ciò che in altre occasioni aveva generato sconforto e delusione, ora, con il trionfo degli opposti, tanto osannati in una sorta di filosofia “eraclitea” applicata al calcio, è capace di apportare entusiasmo e accrescimento di autostima individuale, e ancor meglio, di squadra.
Un Parma così lassù non si era ancora mai visto, ma nemmeno immaginato nella mente del più fervido sostenitore ottimista per garbo e per natura: eppure qualcosa si muove, e scorre, con tutte le scaramanzie del caso, e con tutti i dubbi non ancora dissolti all’alba delle ultime quattro partite, badate bene, non con squadre piccole, stando alla classifica, ma con presunte nobili decadute, in questo torneo in cui sembra essere andato in onda una sorta di stillicidio tecnico di valori e nobiltà, con un cinico tritacarne capace di travolgere destini nobiliari di tecnici con tanto di pedigree anche mondiale, in nome di una sorta di proletarizzazione del campionato di B, oseremo dire, inconsueta e inaspettata. Si è ritornati, a turni alterni, a parlare di gioco “sporco”, di contropiede, e si è nelle intenzioni, e non nelle parole, persino alluso al bieco catenaccio o più prosaicamente ad un difensivismo post moderno, in atto, a quanto pare, certificato finanche dai maitre a penser della rosea, nelle massime competizioni europee, in cui con sommo sbalordimento generale, le squadre italiane in semifinale sono diventate protagoniste sbaragliando le professorali compagini d’oltreconfine, tanto celebrate da supporter e da intellighenzie calcistiche di ogni ordine e grado.
Ogni tanto qualche rivincita l’italianismo, da noi sempre propugnato con forza e ardore mai sepolti, riesce a prendersela in ogni categoria facendoci ritornare, tutti, finalmente con i piedi per terra, e non appoggiati sulle nuvole del calcio propositivo con tanto di costruzione dal basso da bandire, con altrettanta forza, per il bene di tutti.
E in quest’ottica tutt’altro che distorta, si deve delineare il futuro prossimo e il destino di questo Parma, che sorprende e rende dura la vita agli altri, non con artifizi stilistici ad effetto, ma con semplici mosse del cavallo o dell’alfiere, tanto per restare in tema dello spostamento, in verticale, di un’ala a terzino, che la tradizione più genuina ha da sempre avuto l’ardire, e per noi l’onore, di trasmetterci.
Con la speranza che “la fantasia al potere” declamata e decantata, in termini di mosse azzeccate, non sappiamo se innate o solo frutto del caso, non resti episodica, ma abbia l’agio e l’opportunità di ripetersi ancora nello stupore generale di chi non se lo aspettava e di chi non l’avrebbe mai detto. Fra caos, caso, e cose, nel calcio, basta quel poco, che ci vuole… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

Un pensiero su “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CHI NON RISCHIA NON RISORGE DAL CAOS

  • Spero sia stata la partita della svolta, visto che abbiamo rimontato per la prima volta in stagione. L’attacco resta comunque penoso, anche se sembriamo aver trovato le contromisure.

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