sabato, Luglio 20, 2024
Carmina ParmaNews

OGGI I FUNERALI DI STATO DI BERLUSCONI / SILVIO, RIMEMBRO ANCORA, di Luca Savarese

(Luca Savarese) – “Silvio, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea nei tuoi occhi ridenti e volitivi…” Sì, perché se fuggitivi erano gli occhi di Silvia, volitivi erano quelli di Silvio Berlusconi.
Leopardi ci perdonerà, ma in queste ore, tutto lo stivale sta intonando il suo personalissimo “A Silvio”. Poesia che risuona anche e copiosamente, all’estero.

Anno 1543, un piccolo sacerdote ed astronomo polacco, Niccolò Copernico, si accorge che, a ben guardare, non è il sole a girare attorno alla terra, ma il primo sta fermo, mentre la seconda gli gira attorno.  Per tanti anni si era passivamente creduto il contrario. Benvenuta rivoluzione copernicana.

1781 – Immanuel Kant, propone la stessa scoperta alla filosofia: non è più il soggetto conoscente a star fermo, quasi impotente di fronte all’oggetto conosciuto. Tutto il contrario. E’ il soggetto conoscente il faro, sta al centro e detta tempi e momenti dell’avventura del sapere, gli oggetti conosciuti, si devono accontentare di venire dopo e smettono, dopo anni di centralità, di essere disconnessi dal singolo soggetto, il vero e nuovo motore della conoscenza.

1987 – Silvio Berlusconi, fa irrompere la rivoluzione copernicana nel calcio. Non è più la paura degli avversari a menare attendiste danze, ma è il far paura agli avversari ad aprire orizzonti audaci e mai sperimentati prima dal pallone di casa nostra.
Per farlo, come la scienza anni prima si era servito del piccolo Copernico, accasa a sé un omino dai pochi capelli ma dalle tante idee, è nato a Fusignano ed alla guida del Parma, ha estromesso il Milan dalla Coppa Italia. Galeotta fu la sera del 3 settembre 1986, quando i gialloblù crociati, in serie B, espugnarono San Siro per 0 a 1 con gol di Davide Fontolan. In quella coppa nazionale poi ci fu un altro successo parmense sul diavolo, con rete, questa volta, di Bortolazzi. Ed un pari. Insomma, bastarono tre indizi a Silvio, per fare una prova. Ecce homo, sarà lui il profeta che annuncerà, urbi et orbi, la nuova mentalità del pallone.

Il linguaggio coinvolgente del cavaliere, novello Gorgia che usa la parola per il suo potere psicagogico, in grado cioè di condurre le anime, il macrocosmo, il lessico di Arrigo fatto di pressingripartenze continue, laddove c’erano dei contropiedi sporadici, la fase difensiva pronta a ritmare e ad alternarsi con la fase offensiva laddove c’erano isolati attacchi e popolose difese, il microcosmo.

Nasce il Luna Park Milan, venghino signori venghino: prima il Milan degli immortali, uno scudetto e due coppe dalle grandi orecchie, vinte col piglio dei grandi facendo 5 gol tra Steaua di Bucarest nel 1989 e Benfica nel 1990 senza prenderne lo straccio di un gol. La città della gioia, Altro che il City degli sceicchi.

Nel 1988 alcuni giorni prima della matematica certezza del suo primo tricolore come presidente del Milan,  io avevo quattro anni e con mio papà e mio nonno lo incontrai in uno dei tanti Milan Point, voluti appositamente da lui per lanciare il merchandising rossonero: mi vide piccolino e mi fece una carezza, gesto che mio papà sentenziò così: ”Non lavarti mai più la testa…” .Quello che faceva, in effetti, aveva un vago, laicissimo, ma stiloso, sapore messianico.

Ma il carattere distintivo che Silvio ha saputo incidere a lettere di fuoco, si chiama continuità. Il suo Milan non è stato una bella giostra, né un fuoco d’artificio. Niente robe che passano, ha creato una scuderia infuocata, materia che resta, nelle aule della storia.
Infatti, dopo quello squadrone di mostri, arriva il Milan degli Invincibili, che puntella ed inanella i successi sul suolo italico (con gli scudetti del 92-93 93-94) e riesce a zittire il presuntuosetto Barcellona di Stoichkov, Romario, allenato da Cruijff nella finale di Atene del 94. Blaugrana battuti 4 a 0. Zitti, muti e casa.

Nel 94 la partita di Berlusconi entra per la prima volta sul viscido terreno di gioco della politica ed anche qui i concetti sono chiari, gli obiettivi forti, l’energia il suo fuoco che incendia nuovi tizzoni. Al di là del credo partitico che uno aveva, sapeva mettere nei suoi fiumi, un’acqua zampillante e mai banale, chiamata curiosità.

Un demiurgo di sogni, un valorizzatore di persone, come quando s’intestardì che Massimo De Luca, dopo una vita sulle frequenze di Rai Radio 1 (dove raccolse un testimone non proprio da tutti i giorni, divenendo la voce dello studio centrale dopo gli anni epici di Roberto Bortoluzzi, mansione che De Luca ricoprì dal 1987 al 1992) dovesse diventare volto sportivo di Fininvest. Un visionario, ma con ai piedi gli anfibi della concretezza.

Per lui si poteva perdere la testa o detestarlo, ma nessuno lasciava indifferente, missione dei grandi, stoffa di pochi.

In occasione dell’amichevole Milan-Parma del 5 agosto 1986, fu una delle prime uscite del diavolo targato Berlusconi, il crociato Davide Zannoni si fece male seriamente in un contrasto con Mauro Tassotti. Il giorno dopo, Silvio gli fece recapitare una Fiat Punto. Come si può riapprezzare attraverso questa intervista all’ex centrocampista parmense apparsa su queste colonne nel 2015 (https://www.stadiotardini.it/2015/02/speciale-un-uomo-in-due-maglie-con-intervista-davide-zannoni-tra-parma-e-udinese.html).

Un padre padrone, forse, di sicuro un papà attento, abile ad entrare nel terreno della fenomenologia delle persone che via via conosceva nelle sue varie cariche, per regalar loro un tocco della sua magia.

All’inizio ci ha perdonati Leopardi, ora in conclusione, ci scusi don Lisander, se scomodiamo il finale del suo 5 maggio per augurarci quello che Manzoni stesso si augurava per Napoleone. Del resto, polveri ed altari, ha conosciuto e prodotto anche Silvio. “Fu vera Gloria? Ai posteri l’ardua sentenza: nui chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar”. Già, più vasta orma stampar. Si perché, in queste ore, da oggi quando in Duomo a Milano si celebreranno i funerali officiati da monsignor Mario Delpini, non sarà più tempo di potere sconfinato, di presidenze e di reggenze, ma saranno istanti in cui il passo, lo terrà un regno, di tutt’altra natura.

Ciao Silvio, ti sia lieve la terra. Ci consenti di volerti ancora bene? Luca Savarese

Un pensiero su “OGGI I FUNERALI DI STATO DI BERLUSCONI / SILVIO, RIMEMBRO ANCORA, di Luca Savarese

  • Non sapevo che fossimo in Corea del Nord.

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