mercoledì, Luglio 24, 2024
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CARMINA BUFFON / HO SCESO DANDOTI I GUANTI ALMENO UN MILIONE DI SCALE, di Luca Savarese

(Luca Savarese, foto di Corrado Benedetti) – Parafrasando Montale, Nobel nel 1975, il nostro sarebbe nato 3 anni dopo, e la sua poesia “Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale”, dedicata alla moglie cieca Drusilla Tanzi, anche Gianluigi Buffon ha sceso, con i suoi guanti, almeno un milione di scale.
Iniziando dalla scala, che conduce dagli spogliatoi al terreno di gioco del Tardini. Sguinzagliato e lanciato in orbita da un altro Scala: Nevio.
19 Novembre 1995. Decima giornata. Parma-Milan, C’erano tutti, quelli domenica bestiale, nel foyer del Tardini, ad ammirare un diciassettenne a buttarsi, leonino, contro le infuriate di un MIlan post invincibili: sicuro sul pallone d’oro di allora, Weah, in uscita rapida su un ‘incursione di Eranio.
Erano tutti lì: Riccardo Cucchi, che ne raccontò l’esordio per le frequenze di “Tutto il calcio “. Franco Zuccalà, che ne ricucì un commento per “Novantesimo minuto”. Roberto Beccantini, che ne descrisse la prontezza per “Tuttosport”.

Si, quel giorno rappresentò, per Gigi, il suo primo Mortirolo. E piratesco lo è stato, così come non ha mai smesso di essere picaresco. Di scale, poi, ne ha dovute scendere altre. Quante katabasi Gigi, sconosciute e mai scese da molti suoi colleghi. Come quando scese, nel periodo dell’Euro 2004, nel sottoscala del pallone ed ammise, di aver avuto la depressione.

O quando, con ancora i fiocchi dorati tra i capelli, ci mise un amen a rituffarsi nella terra del Romeo Neri per Rimini-Juve, prima tappa di Madama relegata in cadetteria.
Ma su ogni gradino sceso, lungi dal sminuirlo, trovava la pozione magica di un nuovo sogno.

Ecco le scale che ha sceso Gigi Buffon da Carrara e marmo lo è stato, a suo modo; Colosso di Rodi, ma dalle pupille sensibili, Pensatore di Rodin, ma scalfito da un lembo venoso di umanità, a volte folle, ogni tanto disarmante, spesso inaspettata ma pur sempre sanguigna.

Lo stesso Montale, considerava con la teoria del correlativo oggettivo, tutta la cifra simbolica della sua poetica. Ecco l’aratro, sperduto in mezzo a un polveroso campo, stava a significare la solitudine. Anche Gigi è stato un aratro: ogni sportivo ci ha messo su qualcosa, che assomigliava ad un desiderio e lui, lo ha portato, lo ha trainato, lo ha spinto, un po’ più in là. Quanti, e di che qualità sopraffina, i correlativi oggettivi di Gigi Buffon. Il rigore parato a Ronaldo il Fenomeno, l’ esordio in nazionale, già glaciale, nel freddo di Mosca, l’incornata di Zizou, spedita sopra la traversa nella finalissima di Berlino.

Poi eccolo nell’università Juventus, lunghe lezioni, parate magistrali, esami, tricolori, spesso, portati a casa. Non invece le verifiche europee, dove, però, è stato lui stesso fino all’ultimo, anzi fino a quell’ultimo “Ma cosa ha al posto del cuore un bidone della spazzatura?”. Frase sussurrata al fischietto inglese Oliver, reo di aver concesso un rigore ai blancos in zona Cesarini nel quarto di finale di ritorno della Champions 2018. Parate e parole, mai tenute dentro, sempre sparate fuori.

Dunque il tour nella Parigi, una sorta di Arabia attuale ante litteram, il ritorno alla base bianconera. E quando il suo volo sembrava destinato al decollo, ecco un altro colpo di reni e la decisione di tornare dove tutta la sua arte di scalare era cominciata: a Parma. Poteva andare altrove, ma, come osano gli eroi, è tornato a casa. E il suo Nostos, la sua seconda venuta Crociata, è stata trionfale, non tanto nei risultati, quanto nell’affetto, smisurato ricevuto e dato alla gente parmigiana. Ulisse Gigi alla fine è tornato ad Itaca, il cane Argo che lo ha riconosciuto per primo? I suoi tifosi, che lo hanno subito riabbracciato. Due stagioni, e il bello della diretta era vedere, in ogni stadio che il Parma calcava, durante il riscaldamento, i cellulari, anche del pubblico ospitante, zoomavano tutti all’unisono su di lui, per scattare, dal vivo, quel monumento di passione.

Da brividi il suo pre partita al Meazza contro l’Inter in Coppa Italia lo scorso 10 gennaio, quando si buttava e si rialzava sul prato, ripetendo i gesti che il suo preparatore gli dettava, quasi fosse la sfida di Coppa nazionale del ’99 contro i nerazzurri e non quella del 2023, col Parma in B. Tu chiamala, se vuoi, applicazione. E mica solo esercizi di routine, ma anche una signora parata su Dzeko. Trafitto, solo da un colpo di testa di Acerbi, nei supplementari.

Gigi, una corsa senza tempo, proprio perché ha amato tutto il tempo in cui ha corso. E così Penelope Parma ha smesso di tessere la tela dei ricordi e se lo è ritrovato lì, vivo, operante ed ancora parante, in carne ossa ed entusiasmo. Via tutti i proci che negli anni provavano ad essere lui, adesso c’era di nuovo lui. Penelope se lo è goduto e lui ha beneficiato delle sue cure.

Allora non recidere forbice quel volto genuino e ruspante; custodiscilo, fanne delle dispense per chi vuole intraprendere questo ruolo o per chi vuole semplicemente vivere una sfida lunga, barricadiera e mozzafiato. Nell’era della tanto abusata impostazione dal basso, lui, a facili tatticismi, ha preferito sposare la vecchia scuola, quella imparata a 12 anni, durante il mondiale del 90, sui libri di testo di un certo Thomas N’kono, estremo difensore del Camerun. Lo vede, lo segue, non capisce più niente e la sua vocazione va in tilt: da attaccante, ha scelto, farà il portiere. L’Italia, il mondo, Penelope Parma, non finiranno mai di godere di questa scelta. Da N’kono a un cono, due gusti, anzi due guanti: voglia smisurata, impegno diligente.

Zoff, Meret, Sempre, Scuffet, quanti portieri finiscono con la consonante. Dall’inizio dei prossimi campionati, non sentiremo più pronunciare quella N che tante volte ci ha fatto vibrare, ultima lettera di Buffon. Ora lo attendono altre lettere, altre avventure. Grazie di tutto, portiere dei portieri. Scendendo tutte le tue scale, ci hai insegnato a risalire. Luca Savarese (foto di Corrado Benedetti) 

23 pensieri riguardo “CARMINA BUFFON / HO SCESO DANDOTI I GUANTI ALMENO UN MILIONE DI SCALE, di Luca Savarese

  • La promozione con il Parma sarebbe stata la ciliegina sulla torta di una carriera leggendaria. Peccato.

  • In fondo siamo tutti un po’ Sabaudi e non riusciamo a non amare il ricco, il potente o l’eroe e in quest’amore viscerale difficilmente corrisposto, in questa apparente condivisione di sentimenti sentiamo di aver ottenuto per noi ed i nostri discendenti qualche sedicesimo di nobiltà. Gli eroi son tutti giovani e belli cantava Guccini nella “La Locomotiva” e Buffon minorenne, a Parma, lo era. Poi vennero i successi Torinesi ma anche tante cadute accomunate da un insaziabile egocentrismo che lo rendeva bulimico e vorace di gloria, di soldi, di ruoli in società e di perenne ascolto. E cadde. E’ stato il miglior portieri di tutti i tempi per una decina d’anni, un atleta straordinario sempre e un eroe fino a 23 anni. Non è poco.

  • Gigi Buffon è stato un mito per tutta la nostra infanzia, uno degli eori del Grande Parma di Tanzi, un mito assoluto dal suo “folle” esordio contro il Milan di Capello, Baggio e Weah fino alle vittorie di coppa con la maglia gialloblu. Poi è arrivata la Juve di Moggi ed è stata tutta un’altra storia per lui e per noi.

    Il suo ritorno a Parma è stata una favola dolce-amara, simile a quella dell’altro mito, Hernan Crespo.
    Impossibile ripetere le stesse cose del passato, ma comunque un forte momento di emozione rivederlo indossare la maglia del Parma a difendere nuovamente la porta sotto alla Curva Nord come ai bei tempi andati.

    L’obiettivo era tornare in Serie A e magari smettere con una festa collettiva che unisse tutti, l’uomo, il tifoso, il mito, la città. Purtroppo l’incapacità della società di Krause, non ha consentito la realizzazione del suo sogno che era poi anche il nostro.

    Però caro Gigi, in questi due anni di Parma, io sono rimasto un po’ deluso, lo devo dire.
    Non per le tue prestazioni in campo che ho trovato sempre eccellenti al netto delle pause dovute agli infortuni, e nemmeno per il mancato raggiungimento dell’obiettivo Serie A, perché di questo fallimento non si possono dare responsabilità a Buffon, bensì a Krause e ai suoi leccapiedi incapaci.

    Ma per il fatto che mentre la squadra viaggiava a metà classifica, tu che eri il capitano e la bandiera, andavi in giro a parlare di te stesso, della juventus, della nazionale. Promuovevi il tuo futuro senza mai dare un contributo o una parola sulla squadra dove stavi giocando, o la maglia che eri tornato ad indossare. Senza mai prenderti le responsabilità di capitano e leader di un gruppo che era in difficoltà.

    Io ho goduto da matti il tuo ritorno, ma ho avuto l’impressione che tu sia tornato più per te stesso che per il Parma. Quasi che tu fossi un membro distaccato dal gruppo squadra, una Star che faceva una partecipazione ad un film con un Cast già definito.

    Il finale poi poteva essere gestito meglio. Una lunga attesa per chiudere definitivamente un rapporto che di fatto si era già concluso negli spogliatoi di Cagliari alla fine del primo tempo.

    Nessun trionfo, nessun abbraccio o lacrima da condividere insieme.
    Hai deciso il tuo futuro e lo hai fatto senza celebrare il presente con il Parma e questo mi ha lasciato l’amaro in bocca.

    Grazie lo stesso e buona vita.

    • Ale Pongonazzo

      … Markness … cristallino e definitivo … condivido anche le virgole e gli spazi, ta bè.

  • Oggi sulla Rudarola non scrive Brugnoli, quindi ci evitiamo la solita velina celebrativa e leccapomelli, ma Paolone Grossi che sbotta. Finalmente. Dá in sostanza dell’Incompetente a Perder Sola, definisce surreale la pagliacciata Zanimacchia e la modalità dell’”operazione” Grassi. Critica i ritardi ormai grotteschi nell’acquisto del mitologico terzino. Il problema vero del Parma degli ultimi due anni ha solo un nome: Pederzoli. Assurdo.

    • Ma vayens conta qualcosa?

      • Tanto. Come il due di coppe quando c’è sotto spade. Pederzoli è come quei funzionari pubblici ingormati negli uffici che restano lì per decenni, danneggiando col loro non fare tutti gli assessori o dirigenti che hanno sfortuna di gestire quel’asessorato.

    • Vorrei capire da dove discendono le certezze che il Parma vuole Zanimacchia… sono arrivati due esterni (Begic e Partipilo) che ricoprono quel ruolo peraltro con caratteristiche più idonee per il 4-2-3-1… zanimacchia è più un esterno da 3-5-2. Per Grassi quanto può valere un giocatore con il suo ingaggio, all’ultimo anno di contratto, che non vuole venire in B e con la sua storia di infortuni? Vorrei capire di cosa stiamo parlando…

      • Stiamo parlando di incompetenza ed inettitudine di un tale Pederzoli che non di capisce in base a quale cv o quali manifeste competente debba ricoprire il ruolo di uomo mercato di una società come il Parma. Ormai ha dimostrato manifesta incompetenza e ha dimostrato di creare danni tangibili alla società…perchè è ancora qui? …prego chiarire

        • Questo è un mistero più grande della nascita dell’Universo. In qualsiasi altra società sarebbe già stato spedito a calci a catar su le tomacche

        • Perché fa quello che vuole krause e al presidente sta bene così, altrimenti avrebbe chiamato sabatini o corvino per esempio

  • Paolo Grossi uno di noi. L’unico che ha il coraggio di smerdare l’incompetenza della dirigenza sportiva.

  • A me Buffon negli ultimi 18 mesi ha veramente devastato le palle. A parte forse due finte prese di posizione, scambi di maglia con il portiere (spesso vincitore) avversario, menate su quanto era un sogno per il Tremolada di turno fare gol a Buffon NON ha fatto nulla di quello per cui si pensava fosse venuto. E non mi riferisco al campo. Ibra non ha mai giocato in tre anni ma ha dimostrato un carisma e un attaccamento che hanno portato il prete falso tifoso del Parma da sempre a vincere un insperato scudetto. Ecco di tutto questo Buffon non ha fatto nulla, zero. Un corpo estraneo che andava e veniva quando gli girava a lui. Sentite ancora parlare di Buffon e di cosa fa mi fa lo stesso effetto di vedere Balord Balogh giocare o Perder Sola fare le sue arroganti interviste da perdente, ovvero il vomito. Almeno qui non parliamo mai più di Buffon. Che se ne vada in Nazionale, alla Giuve, su Marte. Basta che se ne vada fuori da maroni. Per sempre stavolta

  • Per Grassi come per Pezzella, bisogna risalire alla discesa in B per capire come si è arrivati alla situazione attuale, con conseguente partenza dei due con destinazione Empoli, all’ultimo anno di contratto, si dice, praticamente regalati, con percentuale su una ipotetica rivendita, come nel caso Cheddira. La genesi parte dall’accantonamento di due anni fa, dei giocatori con stipendio da A, rei della retrocessione, facendoli allenare a parte in accordo con i rispettivi procuratori, Giuffredi docet, che li riteneva di categoria superiore, per puntare su un allenatore senza esperienza, sulla nidiata di giovani di belle speranze + Buffon + Vazquez giocatore dalle immense qualità tecniche, ma non adatto ad un gioco di squadra + Tutino 5 milioni, seconda punta non adatto al 4231 di Maresca + Yuric 2 milioni, centrocampista senza qualità di cui in due anni non si ricorda una partita, ora finito ai margini si dice insieme a Cobbaut pagato 3 milioni lo scorso anno e reo di avere innescato col suo errore la rimonta del Cagliari, in una partita che era in pieno controllo sul 2 a 0.
    Ma lasciamo stare il caso Grassi, giocatore a Parma spernacchiato e ricordato più per la cartella clinica e il caso Pezzella troppo forte per giocare a Parma dopo avere fatto 16 comparsate nel Lecce, più o meno da protagonista alle spalle di Gallo, mica Theo Hernandez, quello che fa rabbia è il caso Cheddira che non è mai transitato e stato valutato in maniera seria da un allenatore, per poi essere ceduto per un tozzo di pane, giocatore adattabile per le sue caratteristiche a vari sistemi di gioco, al contrario di Tutino.
    Per quanto riguarda Zanimacchia che a sua volta non ha lasciato ricordi indelebili, per l’abbondanza di esterni adattabili a destra e a sinistra, a meno che uno non voglia farlo giocare terzino, la spesa di 3 milioni non valeva la candela, di terzini veloci che sanno difendere e attaccare rendendo la manovra imprevedibile ce ne sono con una spesa più contenuta tipo Dickman e Dichiara per la mancina.
    Ripeto gli scorsi anni di cazzate ne sono state fatte a iosa, molto probabilmente Pederzoli in un altra squadra avrebbe già fatto le valige, quest’anno vedo più discernimento nelle scelte, con alcuni acquisti mirati e di categoria siamo a posto.

    • Alla ricerca di un’esegesi… qualsiasi
      Scrivi che per capire l’oggi bisogna partire dall’ancora cocente retrocessione…e in particolare dall’ “accantonamento dei giocatori con stipendio da A rei di quella retrocessione” … In quest’affermazione c’è però un giudizio che andrebbe soppesato. Per capirci, non so se tra questi giocatori includi anche l’esodato, (milionario e reo) capitan Iacoponi? Lo stipendio di Iacoponi probabilmente non era neanche un sesto di quello che poi verrà dato a Buffon e ad Ansaldi o venne dato a Man, Pellè e Danilo… e se si vuole colpevolizzare il capitano bisognerebbe farlo dicendo che ha troppo amato…. Mentre Laurini, Gagliolo, Kurtic, l’Hernani redivivo…oltre ai già citati Grassi (che avrebbe potuto diventare il nostro nuovo capitano) e Pezzella ebbero davvero stipendi milionari? Si macchiarono davvero di gravi episodi quando tutto il sistema squadra, allenatore compreso, quell’anno colò a picco? Erano da accusare come è da accusare il Mudo?…Nostro capitano…e campione che tu sbrigativamente definisci “inadatto ad un gioco di squadra” (e di questo passo arriveremo presto a giudicarlo folle o freak…e a suggerirne l’interdizione dai campi di calcio…). Mi sembra però che non basti colpevolizzare come facemmo due sciagurati che un giorno andarono a respirare cultura a Venezia. Saltiamo pure però alcune tappe (tanto abbiamo riconosciuto il sigillo imperiale che recano..) e arriviamo a Cobbaut che dici verrà venduto non perché non voglia accettare di fare la riserva di Circati (finalmente Pecchia ci è arrivato…) ma perché col Cagliari si dice sia stato reo… Eppure anche a Cagliari ad un certo punto tutta la squadra si è seduta. Si è seduto Bernabè (che ha causato l’ammonizione di Estevez) e ha sbagliato soprattutto Pecchia.. (comandando tra le altre l’immediata, leggera e pavida sostituzione dell’Argentino).

      Io non credo che come dici sia arrivato l’anno del discernimento e neanche quello dell’ammissione degli errori. Se kk avesse voluto ripartire in modo diverso non avrebbe portato a Parma un professore Universitario Belga o perlomeno avrebbe chiamato anche una figura meno colta ma più esperta di mercato autoctono. In questa chiacchierata abbiamo fatto finta di cercare i responsabili sapendo invece che i veri colpevoli (morali) di questi 3 pessimi anni la faranno franca…perché non si può licenziare il padrone…Finanziariamente però anche gli americani devono aver già discreto.. che non tutto è andato secondo i loro piani mentre noi dovremmo aver capito che quell’esegesi..dovrebbe iniziare con lo sbarco del presidente

      • Io intendevo che la società voleva fare tabula rasa della gestione passata, mettendo ai margini quei giocatori, che avrebbero potuto fare ancora al caso del Parma.
        A parte Hernani reintegrato dopo due anni e Karamoh l’anno scorso, poi venduto con le stesse modalità di Grassi e Pezzella e Kuko che ha poi scelto un altra strada, gli altri sono stati tutti accantonati per scelta societaria + o – condivisibile, sicuramente se dai una sberla non puoi aspettarti in cambio fiori, in questo caso 0 euro. Mi interesso di calcio da una vita e la riconoscenza non mi sembra faccia parte di questo mondo di milionari da una parte e dall’altra, lo stesso discorso che fai per Iacoponi lo si potrebbe fare per Lucarelli relegato in un ruolo secondario e non ancora cacciato perché in possesso di un contratto a tempo indeterminato.
        Se il talento bastasse a farti vincere, il PSG negli ultimi due anni avrebbe dovuto vincere tutto, invece sappiamo come è andata. Per Yuric e Cobbaut mi riferivo soltanto ad una eventuale svalorizzazione del capitale investito, d’altronde come per altri giocatori essendo finiti ai margini come riferisce TVPARMA, per sottolineare l’andazzo degli ultimi due anni.

        • Si stava parlando di scelte societarie.. forse legittime ma di cui tutti ignorano (o almeno io non conosco) il movente…che non sono i soldi come credo di aver chiarito né l’impegno in campo. Tanti giocatori alla fine del campionato horribilis vennero emarginati e venne loro impedito di avere contatti con il resto della squadra…(Tra gli epurati ci fu Iacoponi ma non Kuko che se ne andò dopo un paio di amichevoli..). Nessuno seppe il perché di questa condotta e non vennero fatte troppe domande. Già una volta ci siamo confrontati su questo tema e credo di averti risposto che questo comportamento per me (ma evidentemente non per te) è profondamente antisportivo.. tanto quanto è stato antisportivo quello di comprare un titolo (che poi, ironia della sorte o incapacità connaturata…è stato perso immediatamente). Per provare a spiegarmi, prova a pensare alla distinzione che c’è tra giustizia e legalità. Non sono la stessa cosa, non sempre coincidono. Una legge ad es può essere profondamente ingiusta. Cmq, in concreto, un presidente che avesse maltrattato un capitano amato e rispettato come Iacoponi (ps amato sì.. ma evidentemente non abbastanza dal Sabaudo pubblico del Tardini, vista la debole levata di scudi a suo favore) nella Premier extraeuropea… avrebbe avuta vita durissima…(garantito al limone)
          Un breve commento anche alle tue ultime tue 2 frasi…il PSG colleziona figurine non costruisce squadre di calcio…e il Napoli di Maradona che ha vinto 1 solo scudetto ha dato gioia per i secoli a venire alla sua gente… L’altra, .. la svalutazione della squadra non è una novità ma il conosciuto effetto krause…Ogni anno la squadra si svaluta di almeno il 30%…
          La Società dovrebbe cambiare e parlare di più. Le asserzioni vuote di significati sono solo indice di cattiva salute. E oggi il Parma non sta bene.
          Ps credo che per fortuna tu non abbia mai provato cosa vuol dire essere ingiustamente messo da parte…lo stipendio (parafrasando il mister) è una magrissima consolazione….

          • Si come no……
            Negli ultimi dieci anni di lavoro prima della pensione, ho perso il conto delle ore di cassa integrazione con la ditta sempre al limite della chiusura.
            Per nostra sfortuna comunque Vazquez non è Maradona che aveva anche il contorno e le mie asserzioni prendile come opinioni personali non per il Vangelo, in fondo parliamo solo di calcio.

  • Amico mio ti dimentichi un pezzo dello scandalo Cheddira messo in piedi da Perder Sola. Ovvero il Carpentiere con contratto di 4 anni. Su Porcellana Grassi vorrei ricordarne l’infortunio per pallonata in allenamento con costole incrinate ❤️. C’è da dire che in Drissa (rotto al mare) e Mihaila abbiamo due degnissimi piploni che possono proseguire i fasti in infermeria di Grassi e Inglese.

    • Come tifoso e solo per quello che riguarda il calcio sono un inguaribile ottimista, soprattutto dopo averlo visto giocare in alcune occasioni nel Frosinone, semmai c’è da poter dire sul fatto di averlo preso rotto, quando avevi già un altro centravanti da recuperare fisicamente e moralmente. Per quanto riguarda il presidente, mi meraviglio delle sue scelte, non dal punto delle vedute calcistiche, in quanto lo abbiamo capito tutti che di calcio non ne capisce una mazza, ma dal punto di vista manageriale venendo da una nazione dove le aziende non sono sicuramente gestite da dilettanti, qui in tre anni si sono prodotte minusvalenze, una sola plusvalenza Oosterwolde, mi sembra un po pochino per una gestione sana, infatti si continua ad immettere soldi inutilmente, fino a quando?

      • Ma certo Luca fai senza specificare, il calcio è anche un enorme contenitore di opinioni…le mie, le tue, quelle di Pedersola… è questo il bello

  • L’errore madornale è stato tagliare Brugman. Che non è un piplone molle cole ma diarrea come Grassi e in B si che è uno che avrebbe fatto la differenza non quel buffone di inglese

  • Molti nomi della rosa sono stati errori madornali, alcuni paradossali, altri semplicemente balordi standard che hanno affollato il campo in questi due anni. L’unico interrogativo è se realmente questi brocchi sono stati pagati le cifre citate. Il mio parere è che li abbiamo portati a casa per un tirone di borsa, altrimenti supereremmo in dabbenaggine il più stolto nella nell’infinità dell’universo conosciuto. Criticare Pecchia ci può stare ma alla fine il suo è stato un percorso coerente che in crescendo, ha schivato la serie A e ha fatto mature ragazzi che sembravano in prima fase dei quadrupedi. Altri commenti sono inutili, una società con velleità da prima serie, impantanata nella serie minore per troppo tempo, con girandola dirigenziale e cortomiranza del direttore sportivo e con velleità di costruzione di stadio imperiale. Il tutto mentre il cuore, ovvero la vittoria sul campo, ovvero il calcio giocato deludeva a ripetizione. Questo è l’anno nel quale si tentano acquisti non in divenire e forse Mr. Giacca ha finalmente capito che cosa è il calcio italiano, forse.

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