domenica, Giugno 16, 2024
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IL GALLO DI CASTIONE / GLI ATTACCANTI NON ATTACCANO E I CENTROCAMPISTI NON CENTROCAMPANO…

(Il Gallo di Castione) – Ho anch’io un lato in ombra, quello del disincanto, dove prevalgono atmosfere gotiche dai toni cupi e in cui il peso della fatalità che incombe, alita sul collo. In quei momenti mi interrogo sulle persone e sulle cose, dando ogni volta la risposta e la visione del mondo, senza mai pretese di arroganza o di sapienza, né tanto meno salti nel vuoto, ma sempre usando la semplicità e ascoltando – mi si perdoni l’ossimoro – la voce lucida del fegato. Eh già, perchè in quegli attimi di smarrimento e di domande esistenziali (es. come fanno i vegani senza il salame ?) anestetizzo i dubbi con del gutturnio o del prosecco, finchè le nuvole dell’oblio mi portano al salame alla cicciolata: non sono risposte, ma nell’attesa della soluzione si alza il colesterolo e di conseguenza migliora l’umore.
Al Petitot ci è un popolo che soffre, ma che allevia il mal di vivere con le medicine omeopatiche padane – vino e maiale – sino a raggiungere stati di euforia che è si temporanea, ma nel contempo è pure resiliente. E quando raggiungo lo stato del benessere vorrei dipingere, ma non ho i pastelli, ho solo delle biro ed allora scrivo. Quel che mi sovviene. La lista della spesa. Il codice del bancomat. Le password degli amici. Gli scontrini del bar. Che ore sono. I nomi delle mie ex. I sottotitoli dei film giapponesi. I miagolii del mio gatto. Le urla di Bruce Lee durante il combattimento con Chuck Norris. Le quote della SNAI. Gli ingredienti del Mars. La sigla di Candy Candy. I nomi delle icone sul mio desktop. Le istruzioni dell’Ikea. Il percorso verso casa. La Via Lattea di notte e gli effetti collaterali dell’aspirina. Cose interessanti, insomma. Oppure scrivo articolonzi, perchè la voce della coscienza mi richiama al pallone, perchè siamo su Stadio Tardini che non è luogo di ispirazioni ancestrali, ma luogo di critica pallonara.

Ma prima della partita ci è stato il gemellaggio coi cugini della Samp, che han mangiato insieme a noi e poi hanno anche cantato, ed abbiamo visto tanti bambini ai quali abbiamo offerto la merenda per lo stadio e le spillette e le sciarpe del Parma. Ecco, forse quegli occhi sgranati dei bimbi che ancora devono scoprire il mondo, quei sorrisi per i piccoli doni ricevuti da sconosciuti amici son stati il regalo più bello di una bella giornata di sport che vorremmo fosse ripetibile all’infinito, quelle famiglie serene in uno stadio di calcio dovrebbe essere una consuetudine e mica un eccezione.
Essere persone serene è, invece, il mestiere più complicato del mondo, perché la vita è un fantastico viaggio in cui, quando ti sta scoppiando la vescica, il primo wc pubblico è nell’emisfero opposto al tuo. Ed arriviamo dentro allo stadio, dove la festa continua, due tifoserie felici e festeggianti, cori di incitamento alla propria squadra e a quella avversaria.

Che partita abbiamo visto? Primo tempo ben giocato, secondo tempo spezzettato, coi giocatori doriani sempre a terra morenti e successivamente risorti. Per colpa di chi?
Imbarazzante la supremazia del Parma, che di 5 occasioni se ne mangia 3 facili facili nel primo tempo. Così il Pirlo del gioco propositivo prova a prendersi tre punti con ogni mezzo, ovviamente a discapito del gioco.
La difesa, mal protetta in occasione del gol (vedi un mediano che interrompesse la ripartenza), prende il primo gol su azione dopo un rimpallo favorevole e l’errore dei due terzini e dei due centrali, trattasi di vero gioco di squadra.
La reazione è affidata alla squadra senza la collaborazione del rumeno di destra e, successivamente, senza l’ausilio del rumeno di sinistra. Il formaggio svizzero coi buchi e lo jogurt greco tornano nella loro, evidenziando una maturità calcistica lungi a venire.
Gli attaccanti stanno bene, ma non attaccano e i centrocampisti son bravi ma non centrocampano.
Dei difensori abbiam già detto, e poi vale la banfiana “Ventidue gambe hanno loro; ventidue gambe abbiamo noi; il pallone è rotondo; la porta quadrata; l’arbitro è cornuto”.
Potevamo vincerla, ma anche perderla, l’abbiamo pareggiata (ma poteva anche essere sospesa e rinviata) e, per aggiungerci un altra banalità, va bene così. Quest’ultima riflessione profonda sui risultati calcistici mi viene dalla mia passione alla lettura di Niezt…leggere Nictz…Niechz…Per quanto ultimamente Hegel mi appassioni di più.

Da uno studio risulta che siamo sempre più ossessionati dal telefono: mediamente lo apriamo 300 volte al giorno. Bei tempi quando lo smartphone che tenevamo in mano 24 ore su 24 non suonava ed era di carne.
L’adolescenza che non ritorna, quei tempi in cui ancora si usava dire “si stava meglio quando si stava peggio”, ma ad oggi invece “si stava meglio quando si stava meglio”, perché nel frattempo la Donna che cercavo da una vita la continuerò a cercare, perché quella che avevo trovato ha preferito andare con l’altro che ce l’ha più lungo, ho perso il treno che passa una sola volta nella vita perché proprio quella volta e solo quella volta era in orario e di per certo, se la politica è lo specchio della società, voglio il Vetril. Specchio, specchio delle mie brame, ridammi indietro il panino col salame. Voglio solo gemellaggi… Il Gallo di Castione

Stadio Tardini

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2 pensieri riguardo “IL GALLO DI CASTIONE / GLI ATTACCANTI NON ATTACCANO E I CENTROCAMPISTI NON CENTROCAMPANO…

  • Mihaila è ormai da mettere alla voce “materiale da buttare”. Ho perso le speranze su di lui.

  • Pencroff

    E i cachi?

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