giovedì, Aprile 18, 2024
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL COLLETTIVO SIAMO «NOI»

(Gianni Barone) – «Ciò a cui tengo di più è riuscire a creare uno spogliatoio forte, capace di accettare le situazioni in cui l’ “io” si ridimensioni per far crescere il “noi”». E chi non lo vorrebbe? Eppure l’io, l’ego, l’égocentrisme non hanno nessuna intenzione di cedere lo scettro dell’attenzione, nonostante a sostenere il contrario sia Pecchia, l’allenatore del Parma, primo in classifica in serie B, considerato, ormai da tutti, la squadra da battere, quella contro cui tutti, studiano le tattiche, e contro cui tutti sfoderano, sempre super prestazioni. Concetto, quello del “noi” che, nel calcio, deve prevalere sull’ “io”, già predicava, una ventina abbondante d’anni fa Renzo Ulivieri, ai tempi della sua esperienza al Parma. Ed era bello che i due profeti della prima persona declinata al plurale fossero in cattedra assieme dinnanzi agli allenatori ducali, in occasione della consegna del premio Dante Boni, dove il concetto si auspica possa esser almeno aleggiato, se non esternato. 
Quando il tecnico Crociato con forza afferma «Solo questo è il modo per rimanere al vertice (verticismo di maniera si era detto non a caso): al centro ci deve essere il collettivo», oltre a sostenere che solo così anche i singoli riusciranno ad esaltare le proprie qualità mettendole a disposizione degli altri, vuole mettere in guardia coloro i quali non si tolgono dalla testa, nei giudizi, nei commenti, e vivaddio! nelle pagelle del dopo gara, che fanno sempre discutere, le individualità e gli individualismi, facendo capire quanto sia più facile e più semplice riferirsi al concetto di gioco di squadra, anziché almanaccare chi sia stato il più bravo, e chi abbia meritato un punto o un mezzo punto in più, in quanto autore di una buona giocata o di una parata decisiva.
Il gioco delle pagelle, una volta, era un lavoro affascinante riservato a pochi: ora tutti se ne impossessano, anche senza averne titolo – me compreso – per farne quasi un vanto, un attestato di merito per averci capito qualcosa più degli altri. Dare i voti è sempre meglio che riceverne ed sempre stato un diritto a cui, nella vita, solo alcuni possono aspirare per esercitarlo nell’adempimento di un compito o di una professione. Nel calcio, purtroppo non è così, tutti fanno, tutti sanno, tutti vogliono, tutti possono, perché, anche se nessuno lo ammetterà mai, giudicare gli altri è sempre più bello e più facile che non farlo su se stessi. A me giudicare gli altri e fare le pagelle non è mai piaciuto come esercizio giornalistico, anche se qualcuno ricorda un mio 3 attribuito a «Flipper Damiani» quando giocava a Parma, in un servizio radiofonico, però mi è capitato spesso di sentire nei miei confronti, da parte di colleghi o presunti tali, giudizi sul mio operato, sui miei servizi, sulle mie opinioni espresse via etere.
Sono stato accusato di essere polemico, insieme a Majo, in una emittente di Bologna (Rete 7), allorché mi permisi di riferire della faziosità di una parte della classe giornalistica felsinea, suscitando l’ira del compianto Stefano Biondi allora prima firma sportiva del Resto del Carlino.
Sono stato colpevole di aver parlato contro il Parma, a detta di qualche presidente del passato e da parte di alcuni giornalisti di Parma, ora non più tra noi, i quali avevano, poi, in qualità di rappresentanti locali di categoria e associazione, rilasciato referenze negative che mi erano costate il dover rinunciare ad un incarico importante a Mediaset.
E potrei andare avanti ancora, ma non mi sembra opportuno farlo anche perché la libertà di opinione credo sia sancita da qualcosa di molto importante e a cui tutti dovrebbero fare riferimento.
Ma, autoreferenzialità, a parte, non mi è mai piaciuto dare i voti a nessun singolo, quindi ben vengano le parole di chi afferma che nel calcio «il collettivo siamo noi», in quanto il concetto ci restituisce una visione vera di uno sport di squadra da ammirare, non solo per le giocate individuali, ma per le manovre, corali nel breve come nel lungo.
E come dice il tecnico Bianco del Modena (che si continua a citare), che ieri ha tolto l’ultima imbattibilità del torneo cadetto, quella del Brescia (gara seguita dal vivo anche da Tommaso Ghirardi, immortalato dalle telecamere accese al Rigamonti) «Più che i sistemi di gioco (non moduli, badate bene), che ormai contano sino al fischio d’inizio, conta la strategia di gara: conta chi sa occupare bene il campo e chi riesce ad essere aggressivo, ma anche attendista, occorre saper costruire da dietro quando è il momento (non sempre per vizio, o per vezzo, come spesso capita) e saper giocare sia nel breve, che nel lungo».
E aggiungiamo: tenere conto di chi si ha di fronte e di come gioca, adattandosi alle varie situazioni di gioco, alle potenzialità e ai difetti della squadra che s’incontra.
Cancellare ogni tipo d’integralismo tattico e anche strategico, proprio come il Parma sta cercando di far abituare – finora con eccellenti risultati – chi lo segue.
Non c’è bisogno di aver fenomeni o fenomenali giocate per fare bene, per raggiungere il risultato: a volte basta studiare l’avversario, come il tecnico Bianco del Modena ha fatto contro il Brescia, mettendosi (da prima del fischio d’inizio, ma anche poi) a specchio, tatticamente, (3-5-2 nella fattispecie), rinnegando lo schieramento abituale, che non deve essere per forza un dogma (vero Zeman o Marino?).
Occorre, e il Parma di Pecchia, lo sta insegnando un po’ a tutti, anche saper soffrire al punto giusto e sapersi difendere bene, visto che molti allenatori moderni, offensivisti e propositivi, se ne dimenticano, spesso, di questo tipo di fase o atteggiamento, tipo Aquilani del Pisa, sconfitto in casa dal fanalino di coda Lecco guidato dall’ex Crociato Bonazzoli (novello Flaborea o Clagluna, per ragioni di patentino mancante del suo secondo in pectore, ma primo di fatto) capace, in contropiede, di colpire e di ottenere una storica vittoria, per i manzoniani (così si auto definiscono i lecchesi) in B dopo cinquant’anni di assenza. Questo è il calcio che piace, quello che sorprende, quello del Venezia che cede alla Reggiana, della Cremonese dei fenomeni Coda e Vazquez, che stenta, della Samp e dello Spezia, che cercano di rialzare la testa, pur essendo in zona retrocessione, e del Palermo, sostenuto da quasi trentamila tifosi, che per poco non ci lascia le penne e rimane a distanza di sicurezza, in classifica, nei confronti del Parma. Questo il calcio del siamo noi, al quale lasciamo a chi non è d’accordo con noi, l’agio di attribuire un voto in pagella, senza timore di essere smentito o contestato. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

2 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL COLLETTIVO SIAMO «NOI»

  • Un dovere per il Parma dover giocare di squadra, visto che non abbiamo un giocatore che eccelle. Forse solo Bernabè.

  • Ho letto 3 volte questo prolisso pippotto e la cosa più bella è la Lacoste dell’insolvente. Ha una fornitura a vita pagata coi soldi del Monopoli o sono ancora le stesse di 15 anni fa?

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