lunedì, Marzo 4, 2024
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL VALORE ETICO DELLA VITTORIA

(Gianni Barone) – Ci risiamo: puntualmente, ad ogni momento della stagione, soprattutto durante le soste per le Nazionali, quando i campionati s’interrompono, si ripete e forse si ripeterà all’infinito – quando neanche due rette parallele riusciranno ad unirsi, per l’eternità – il solito tema, il solito dramma su cosa sia bene e cosa sia male nel calcio, nell’esercizio di ottenere la vittoria, se con il gioco (o presunto tale) propositivo, di posizione, di possesso, di palleggio, manovrato fino all’ossessione con la ripetizione di passaggi sempre uguali (il Divino, non Otelma, ma Guardiola ne indica 15 circa), oppure attraverso il vecchio, vilipeso, vituperato, anacronistico, scomodo, brutto cattivo e sporco “contropiede”, a cui per ripulirlo un po’, non sdoganandolo del tutto, si è addirittura voluto anche cambiare nome declinandolo nella post moderna “ripartenza”.
Tema che torna, nei corsi e ricorsi storici, non vichiani della società, ma del calcio, quando ci sono di mezzo i soliti “mostri sacri” del pallone, che fanno glamour, che fanno trend, che fanno chic (parole italiane no, eh? Non si sa mai…), partendo dal solito Sacchi, de “l’importante non è vincere, ma giocare bene”, arrivando fino al tiki-taka dell’immenso Guardiola riveduto e corretto in chiave più pragmatica nel City attuale, passando, però, attraverso il concretismo dei vari Allegri, Conte, non dimenticando le lezioni olandesi, anni 70, dai noi riproposte nel precedente Cattivo Cittadino, del rivoluzionario calcio totale dell’Ajax e della Nazionale ispirata dal visionario Rinus Michels.
Tutto secondo copione, fino a quando, però, nella «querelle» s’inserisce, forse anche suo malgrado, il magistero di sua maestosità del calcio e della vita, Sire Carlo Ancelotti, affermato dal magnifico conferimento, recente da parte dell’ateneo di Parma di una prestigiosa e meritata laurea ad honorem per meriti indiscutibili. Il buon Carletto, scendendo dal piedistallo accademico ha fatto parlare di sé, in quanto il suo Real, in un trionfo del sano e vecchio contropiede, tirando ben 18 volte contro la porta avversaria, quella del malcapitato Braga, ha sancito, dall’alto dell’autorevolezza di chi l’ha compiuta, l’affermazione del «tradizionalismo» in luogo del «modernismo» manovriero di cui sopra, allontanando progressivamente Re Carlo da Reggiolo, dal solco tattico del suo mentore Sacchi, diventandone di fatto un eversore. Anche se «l’apostasia» di Ancelotti nei confronti del suo vecchio maestro al Milan si era sviluppata e consumata negli anni precedenti e non di recente, il tema del contendere sembra quasi risolversi in una mera questione di “lana caprina”, come si evince da alcuni passi di un pezzo su “La Repubblica” non firmato di qualche giorno fa che ha voluto trattare l’argomento. Infatti così l’estensore anonimo dell’articolo sul giornale ex scalfariano, ha avuto modo di esprimersi esaltando la qualità intrinseca, leggi abilità tecnica individuale, da cui è vietato prescindere, il dribbling, è la più antica forma, veloce e spettacolare di creare una superiorità numerica laddove con il vantaggio posizionale (si presume del gioco tout court, anche se non specificato) si ottiene con una lunga serie di passaggi.
“…Se hai fuoriclasse puoi lasciar loro la libertà di seguire l’ispirazione, mentre se devi cavartela con un organico da zona salvezza, un lavoro collettivo che nasconda le carenze dei singoli, diventa fondamentale”: un po’ debole questo pensiero se si osserva che il Parma di Pecchia, che fondendo tradizione e modernismo, contropiede e gioco verticale, non lotta per la salvezza, e riesce con il collettivo, esaltato dai singoli niente male, ad ottenere grandi risultati finora.
Tutto questo per dire che l’aria che si respira sull’argomento risulta fritta e fritta male, con olio bollente già abbastanza frusto e da buttare. Quindi constatiamo quanto risulti essere ozioso questo esercizio di contrapposizione tra gioco e risultato, tra gioco e non gioco, tra difensivisti e offensivisti, tra integralisti ex come Ancelotti lo era stato, già ai primi tempi in cui allenava il Parma, ma per fare la carriera che ha fatto, ha dovuto rinunciare ad esserlo. Perché la ricetta, lui c’insegna, per le vittorie nel calcio è essere disposti a cambiare opzioni di gioco di continuo, scegliendo di volta in volta quale filosofia adottare senza fossilizzarsi su posizioni oltranziste o estreme.
Questa la vera lezione per una visione post moderna, che sappia fondere più stili di gioco al meglio nel momento più opportuno. Non deve esistere una vittoria buona dettata dal gioco (o presunto tale) o vittoria non buona ottenuta dal gioco di rimessa, che per quanto denigrato, nell’ottica di un etica nichomachea: si tratta sempre di gioco a tutti gli effetti. Lunga vita al contropiede. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

3 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL VALORE ETICO DELLA VITTORIA

  • Luca Ermacora

    Alla fine il gioco del calcio è semplice: basta segnare un gol in più degli avversari.

    • E se sta bene Inglese in B fa la differenza anche se la serie B è un campionato difficile e tutti possono perdere con chiunque e la classifica conta in primavera anche se prima o poi bisogna affrontarle tutte e Doria alé alé Reggio m…a il 25 aprile è nata…

  • pecchia for ever salvaci tu...

    Più che un articolo calcistico un trattato filosofico…….il calcio metafisico o fantacalcio ed arcano per i più.
    Piacevole lettura ed apprendimento, raro leggere commenti calcistici con tanta erudizione e brillante sfoggio di cultura umanistica e sapienza, una nicchia preziosa.

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