martedì, Febbraio 27, 2024
Carmina ParmaNews

FRANCO ZUCCALA’, QUEL TIMBRO AUTOREVOLE E SOGNANTE CHE CI PORTAVA IN CASA IL PALLONE DELLA DOMENICA

(Luca Savarese) – Certe voci sono un po’ come gli amori per Antonello Venditti, non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. Quella di Franco Zuccalà, dal potere altamente evocativo, sembrava di non voler finire, di avere ancora, qualcosa da raccontare, faceva giri immensi e poi, sapeva ritornare per riiniziare un’altra storia o semplicemente, per riavvolgere il nastro di vecchie cantilene, messe in tavola, con un fascino inedito, come se le stesse spiegando, per la prima volta.

Ti sia lieve la terra Franco Zuccalà, caleidoscopico aedo del pallone, quando il calcio, non era ancora stato invaso dagli urlatori.

Su queste colonne lo intervistammo, fu una chiacchierata spensierata e lunga, iniziata con un tocco di quell’ironia che sempre ne accompagnava le uscite: “Franco che consiglio daresti ad un ragazzo che vorrebbe fare questo mestiere?” “Non farlo!”.

Quando partivano i servizi a Novantesimo minuto, speravamo che appena arrivavano le immagini, facesse seguito la sua voce. L’impresa eroica dell’Ascoli che riuscì a sbancare san Siro, con il graffio arcuato ed imparabile dell’ex bomberone crociato Massimo Barbuti, alla prima giornata del campionato 1986-87, la confezionò, come tante altre, lui.

E noi ci trovavamo un po’ come Ulisse alla corte di Alcinoo, quando l’aedo Demodoco snocciolava le sue trame, pendevamo dalla sua bocca e le sue parole, avevano il potere di ingentilire il vespero domenicale.

Ma attenzione: non tesseva semplice poesia, ma la sua narratio, aveva una solidità stimolante e mai né banale né barocca.

Oggi il futebol pullula di bordocampisti, se ne trovano ovunque ed in qualunque salsa. Ma l’inventore del bordocampista fu lui, per una circostanza singolare. Poiché Bruno Pizzul in tribuna doveva fumare, attraverso un cavo e dei fili, incaricò lui di pensare alle interviste da bordo campo, in quello spazio rasoterra, così a contatto, col mondo della vita dei calciatori.

L’esordio, nel 1958, diciottenne, sul Corriere di Sicilia, nella sua Catania, dove venne alla luce il 22 settembre del 1940. L’asciuttezza, la imparò lì. Dove iniziò ad essere penna. Poi,la Gazzetta Dello SportTuttosportIl Giornale: scripta manent. Dunque, eccolo in Rai: Domenica Sportiva, il tg1 e come si diceva, Novantesimo Minuto: verbant non volant. Uno, per il quale, non giravi pagina, né cambiavi canale.

Un tardo pomeriggio autunnale di qualche anno fa, lo incontrai nei pressi della sua abitazione milanese: coppola in testa, occhiali e lungo paltò bluastro. “Buonasera Franco, complimenti!” “Buonasera a te”. Guardava le foglie che cadevano, forse pensando, alla caduta di qualche campione.

Esordio di Buffon al Tardini, 19 novembre 1995, nel circolo degli aristei: Beccantini, Cerruti ed altri, che scoprirono quel poco più che bambino fermare il Milan degli invincibili, c’era anche lui, Franco Zuccalà: la dolcezza dello zucchero, la sapidità del baccalà.

“Al teatro Regio avevano preparato la grande orchestra ma alla fine è rimasto solo un violino ad intonare la marcia trionfale dell’Aida ed alla fine è rimasto solo, Giuseppe Verdi vestito di gialloblù può attendere, per adesso Scala ha solo dato lo stop al Milan. Palloni d’oro come se piovesse, e tanti aspiranti. Partita per intenditori, i leoni sono qui ma nella gabbia del centrocampo dove si lotta ferocemente ed è difficile uscirne. La sorpresa, il portiere Buffon, nipote di Lorenzo che giocò nel Milan e nell’Inter. A diciassette anni esordisce in serie A e sembra un veterano”.

Questo il suo attacco, dal camion Rai del Tardini. Musica, da maestri

Ciao Franco, grazie, di ogni tua parola. Luca Savarese

ARTICOLI E CONTRIBUTI MULTIMEDIALI CORRELATI

A TU PER TU CON… FRANCO ZUCCALA’ di Luca Savarese

3 pensieri riguardo “FRANCO ZUCCALA’, QUEL TIMBRO AUTOREVOLE E SOGNANTE CHE CI PORTAVA IN CASA IL PALLONE DELLA DOMENICA

I commenti sono chiusi.