martedì, Maggio 21, 2024
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CUORE MATTO O ARCIMATTO

(Gianni Barone) – Avremmo potuto e voluto ricorrere al solito «Grande Parma, grande cuore», usato a più non posso in passato per descrivere prestazioni al di sopra di ogni norma o di ogni ragionevole ricordo e ricorso a gesta eccezionali (con una sola z quando sarebbe preferibile usarne due se non tre), in ambito Crociato, molto spesso abusato, ma abbiamo desistito e ci siamo ridotti ad un motto più musicale che poetico, «Cuore matto», che i non più giovani ricorderanno cantato da un Little Tony, a Sanremo, in versione Elvis.

Ma “benché torturato, al di là di ogni limite di sopportazione umana”, come avrebbe soggiunto il mitico James, nostro guru anni 80, che ci ha da poco lasciati, “per non fornire al nemico nessuna informazione”, o spiegazione in merito e in materia, ci accontentiamo di commentare l’ennesimo successo del Parma, quasi “fuori tempo massimo”, con tutta la tranquillità, la serenità e l’ordinaria normalità, che senza volere può condurre alla “follia”, sportivamente parlando, che un tifoso potrà attendersi o pretendere da eventi di tale portata che si ripetono ad intervalli quasi regolari, nel cammin di nostra vita, e con frequenza incredibile più che mai, nella selva oscura della cadetteria.

Quella che poteva essere una partita normale, ordinaria, poco incline a slanci geniali o alzate d’ingegno tout court, semmai si fosse concretizzato il pareggio che aveva raggiunto oltre il novantesimo, il tenace Pisa di Aquilani, esponente della nouvelle vague dei tecnici che si convertono presto e bene, obtorto collo, loro malgrado a pratiche calcistiche quasi conservative per salvare capra, cavoli e pellaccia in quella jungla brutta, sporca, e cattiva, che è la serie B, si era trascinato e trasformato in qualcosa che è stato tradotto e declinato, da chi per fede soffre, spera, e sbuffa, nell’impresa che mette a repentaglio tutto l’armamentario cardiologico di cui dispone oggi un comune mortale, che muove e muore (metaforicamente) per il vessillo Crociato, o come un attentato vero e proprio all’incolumità personale o collettiva dell’intera tribù che palpita per un Parma, grande e degno, vieppiù, di palcoscenici più grandi o nobili.

Per farla breve, i sette minuti più recupero che Pecchia, con suo discoro espresso a fine gara, ha concesso al prode Partipilo (ex più Partipilo per tutti di cettoqualunquistica memoria) hanno fruttato molto di più delle sue ardite intenzioni di schieramento iniziale, a grande trazione anteriore proposto, con il quale si era prefissato, pur con tutti i rischi del caso in presenza di una mediana (Sohm e Bernabè) priva di incontristi o frangiflutti che dir si voglia, di mantenere il palleggio il più possibile nella metà campo avversaria, entro la quale avrebbe voluto costringere la compagine pisana, di solito nero-azzurra, ma per l’occasione, generando non pochi imbarazzi cromatici e di orientamento in molti spettatori da stadio o da Tv, travestita da Parma, sfoggiando un inconsueto completo gialloblù.

Da Partipilo, passando per Charpentier arrivando a Delprato, si è compiuta l’impresa, quasi il miracolo di annullare il pareggio di Canestrelli, che per l’eternità (vacua) di un solo minuto e mezzo, aveva creduto di poter tornare nei pressi della famosa torre pendente, con il titolo di eroe di giornata, prode, e meritorio di stima e affetto incondizionati. Invece il cuore matto del Parma, di questa stagione, ha stravolto ancora, semmai ce ne fosse ancora bisogno di affermarlo, il sentiment di chi gli si fa incontro e crede di poterlo non dico fermare, ma perlomeno contrastare.

Non è stagione, forse, questa per gli altri, e non ci sono episodi, sviste, amnesie sui calci piazzati, che tengano e che possano scalfire la superiorità di coraggio, spirito, convinzione, determinazione messa in campo dalla truppa del tecnico “latino”, di Formia, che al riparo di taccuini e telecamere, gongola non poco in vista dello scontro diretto di Como.

E neanche il pelo nell’uovo delle critiche dei gol presi su palla inattiva, lo scuote più di tanto, visto che riesce ad esternare all’uditorio giornalistico/ pubblicistico la differenza sostanziale e strutturale fra il primo gol preso, su azione susseguente a corner, con tanto di rimpalli e seconde palle mancate, e il secondo su punizione diretta sul palo lontano meno protetto, non attribuibili né l’uno e né tantomeno l’altro al modo con cui ci si difende in analoghe situazioni, cioè privilegiando il postmoderno “controllo a zona”, in luogo del più arcaico marcamento a uomo, decisamente retrò.
Tutto passa in secondo piano, quando si ha la forza di essere forti e di dimostrarlo coi fatti, fino in fondo, fin all’ultimo, finché fischio finale non ci separi.

E che dire del fatto che il Pisa, nel primo tempo, si sia presentato, per ben tre volte, con un suo giocatore, solo davanti al portiere Chichizola? E che sia riuscito nella minima impresa di segnare un sol gol, con quel Valoti figlio di ex Crociato (?) già a segno all’andata, di sbattere col suo teutonico di seconda generazione Tourè (anch’egli giustiziere dei Crociati giusto un anno fa nell’ultima sconfitta interna dei nostri/vostri eroi) sui guantoni del portiere, per non tacere del gol mangiato, divorato, masticato da Torregrossa a porta vuota giunto al tiro, non con il piede sbagliato, ma “col cervello poco irrorato di sangue” come avrebbe sentenziato “l’arcimatto” Gianni Brera, visto che siamo in tema (di follie calcistiche in meno) ricordando la sua celebre rubrica critica sul bolognese “Guerino”, diretto dal famoso “Stracandido Cucci”, tuttora in servizio. Eh si che dire? Che non era destino che il Parma non potesse vincere una gara del genere: Dei ed astri non avrebbero voluto. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

4 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CUORE MATTO O ARCIMATTO

  • Intanto festeggiamo lo Scansuolo. Dai che dopo 9 anni l’efebico Carnevali, la famiglia di Piastrellon de Piastrelloni, Palmieri e tutti gli altri avvoltoi ladri pagano il furto indegno al nostro cadavere. Quando depredarono un cadavere ancora caldo. Dai che ci sarà il derby al Mapei

    • Skaramacai

      Quest’ anno molto probabilmente ci saltano fuori,andranno giù l anno prossimo e spariranno

    • concordo pienamente… purtroppo hanno possibilità di salvarsi perchè la Salernitana dopo che ha preso Liverani ha già sentenziato la retrocessione, il Verona è praticamente fallito ed il Cagliari non è da A ma doveva essere in B al nostro posto… se non sarà quest’anno sarà il prossimo…

  • A noi il Parma piace così. Da quanto era che una squadra non ci emozionava in questa maniera?

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