venerdì, Febbraio 23, 2024
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / FUGA PER LA VITTORIA

(Gianni Barone) – Nella giornata in cui tutti gli analisti tecnici, in salsa parmigiana, presenti nei media local e nazional popolari, concordano in tutto (o quasi) e si mostrano tutti (o quasi) moderatamente ottimisti, circa il proseguo del cammino del Parma, con vista verso il traguardo diretto delle serie A (che ovviamente nessuno ha il cuor di leone di pronunciare in sfida a quella scaramanzia che attanaglia e riduce, più che mai, in termini di speranze positive future chiunque) e cercano, da par loro, di convincerci della bontà delle armi che i Crociati hanno finora evidenziato e che metteranno ancora a profitto, sul campo, nel prosieguo del torneo, ecco che ci accorgiamo che tra gli armamentari lessico-ideali, manca o viene solo momentaneamente accantonato il termine «fuga» che accompagnato all’altro sostantivo, lecito fino ad un certo punto, poiché in conflitto con canale e scongiuri vari di sorta da sempre, e cioè «vittoria», ci conduce ad un titolo «Fuga per la vittoria» tratto da un film del 1981, che molti ricorderanno ancora, in cui recitava il mitico Pelé, capace di quella spettacolare e famosa rovesciata, rimasta nella storia, non solo del cinema e negli occhi di molti appassionati di questo sport/gioco, privati, dal vivo, nella realtà di tutti i giorni, di un gesto tecnico-atletico di tale portata, da tempo immemore, nonostante la presenza nel nostro calcio di tanti campioni, definiti nel gergo Tv moderno, top player da ogni urlatore cronista che si rispetti, incapaci, a quanto pare, di ripetersi in cotanta abilità.

Nella «Fuga per la vittoria», già in atto da parte dei Crociati, seppur non ancora il vantaggio sulle inseguitrice appaia netto ed indiscutibile a tal punto di non dover subire nessun tipo di timore, tutti i magnifici sei più uno, che fa sette, che non stiamo qui a citare, perché già noti al nostro apprezzabile uditorio, sono stati bravi e in grado di spiegarci in maniera esaustiva le ragioni degli exploit dei nostri eroi guidati in panchina, da un tecnico che altri non hanno e che sotto sotto qualcuno, senza ammetterlo giammai, ci invidia pure.

Un tecnico che non è scienziato, che non è fenomeno, a cui piace far cambiare faccia alla sua squadra e pelle ai suoi giocatori, pur mantenendo quell’identità di gioco, detta di dominio da alcuni, e di propositività (termine che non so neanche se esista nella nostra amata e vituperata lingua) da altri sta pagando in termini di risultati e sta perfino divertendo e appagando chi non condivide atteggiamenti conservativi e ostruzionistici tout court. Eppure in difetto di perfezione qualche lacuna o omissione nelle prestazioni del Parma, quasi, dei record, di quest’anno, lo si può o lo si dovrebbe riscontrare, rilevare e di conseguenza rivelarlo.

Non siamo, come gravità, a livello dei tre problemi tirati in ballo dall’avvocato del cinematografico «Johnny Stecchino» di Benigni, che affliggevano la terra di «Trinacria», vale a dire, le eruzioni del vulcano, la siccità (ie sicco usando lo slang locale) e il traffico (tentacolare e vorticoso), in luogo dell’’ignorata «mafia», per ovvi motivi di omertà, nel nostro caso invece non si può non tacere, e gli illustri analisti tecnici di cui sopra, non stati in proposito per nulla reticenti o disattenti, della vulnerabilità puntuale e diffusa della difesa del Parma (qualcuno più acuto parlerà di fase difensiva) in occasioni dei cross dal fondo, dalla trequarti, in generale, e in particolare delle azioni su calcio piazzato, sia esso punizione o corner, in cui si evidenziano oltre che difficoltà nei duelli aerei anche difetti di posizione in fase di controllo e marcatura.

Difetti che, a detta degli esimi di cui sopra, una squadra forte, di qualità, di alta classifica, non dovrebbe avere e non si può, in nessun modo permettere, anche perché la lezione delle partite sporche e del calcio ignorante (di cui nessuno si deve offendere e vergognare) dovrebbe essere assimilato completamente e non solo in parte, o in alcune partite, da parte di un organico, come quello Crociato, che sta maturando in consapevolezza dei propri mezzi e in personalità. E questo è il primo dei tre punti (al pari delle eruzioni vulcaniche della nostra metafora filmica), il secondo (uguale alla siccità) è il non concretizzare al massimo ciò che si costruisce: le famose occasioni sciupate in serie a Cittadella come altrove, che ha dato titolo al nostro ultimo pezzo, gradito anche da altri che lo ha ripreso e ripetuto il giorno dopo, ed infine terzo stadio il più importante, connesso al precedente, è quello di mantenere in vita gli avversari e le partite fino alla fine generando sofferenza eccessiva con il rischio di compromettere tutto il bel lavoro fatto nel corso della gara, il famoso «traffico» tentacolare, vorticoso all’interno della propria area, da evitare al pari della innominata e innominabile, mafia, da cui, per ragioni di sicurezza, personali e non solo, sarebbe opportuno tenere lontana.

Per arrivare al titolo del nostro pezzo odierno, non dovrebbe mancare molto, visto che la fuga è già in atto, e i prossimi impegni con Pisa, in ripresa, in casa e Como in trasferta, che non molla, dovrebbero essere rivelatori del vero destino di questa squadra. Ma ricordando il Pelé della fuga per la vittoria, nel film omonimo, ci viene in mente Alberto Mandolesi, grande radio-telecronista della Roma, che in una sera di febbraio di quarant’anni fa, al nostro fianco al Tardini, insieme al mio amico Paolo Donnini, e al suo amico e tifoso giallorosso, Antonio Venditti detto Antonello, al termine di un Parma-Roma di Coppa Italia, finito 0-0, per magnificare la prestazione del Crociato, Marco Macina, coniò per lui, il titolo «Pelé bianco».

Non fu profetico vista la carriera non brillante e non in linea con le grandi doti del sammarinese attaccante, però ci piace ricordarlo proprio all’indomani in cui il nostro Alberto ci ha abbandonato, a 77 anni, causa malattia, lasciando un vuoto incolmabile nell’ambiente giallorosso e delle radio e Tv private della capitale per i suoi servizi, le sue cronache, e soprattutto per la sua umanità e per la sua grande simpatia. Gli andò meglio, come previsione, come rammenta in queste ore Repubblica, quando profetizzò «Un evento storico», l’ingresso in campo, il 28 marzo 1993 (Brescia-Roma) del 16enne Francesco Totti, sconosciuto a decine di suoi colleghi. Non a lui. che aveva capito prima di tutti cosa accadeva quel giorno.

Io e Gabriele Majo che lo abbiamo conosciuto e apprezzato lo riteniamo uno dei più cari colleghi incontrati in giro per l’Italia, negli anni d’oro delle radio private, locali, in cui riuscire a fare le radiocronache, noi del Parma e lui della Roma, non era né facile e né semplice. Ma era bello ugualmente… Alberto Mandolesi tessera dell’Ordine n…., come amavi declamare al cospetto dei vari «Cerberi» posti all’ingresso dello stadio che non volevano farci entrare. Però siamo sempre entrati lo stesso, vero? Ciao Alberto sempre presente come noi e con noi… Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

2 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / FUGA PER LA VITTORIA

  • Chissà il re dei cornacchioni non appena leggerà un titolo del genere :D. Comunque gambe in spalle, testa bassa e focus sul Pisa.

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  • Chissà se le due ore sotto l’acqua di sabato con tanto di pastrani, stivaloni e cerate in uno stadio “vecchia maniera” (fatiscente e ormai nemmeno più degno di paese sub sahariano, basti vedere gli impianti della Costa d’Avorio), hanno fatto capire, se mai ce ne fosse bisogno, che o si va nel futuro senza tante balle o si resta con la cerata e il sacco del rudo in testa.

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