sabato, Febbraio 24, 2024
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DIARIO CROCIATO / RITORNO NELLA CITTA’ DELL’A

(Gmajo) – E venne anche il giorno del ritorno a Cittadella, l’antica Città dell’A, laddove, il lontano 16 maggio 2009, la squadra Crociata ai tempi allenata da Francesco Guidolin – dopo che abortì la gestione un po’ naif di Gigi Cagni, con la sua dieta a zona che aveva affamato (e forse debilitato) i suoi calciatori, al punto da spingere Lucarelli a chiederne la testa, pena il deperimento fisico – conquistò la massima serie, quella del Debito Saldato, come lo specialista della materia, al secolo Tommaso Ghirardi, volle subito ribattezzare (sfoggiando una attillata t shirt che andò a ruba, tanto per restare in tema) l’immediato ritorno là dove ci compete, dopo solo una stagione di purgatorio in cadetteria.

Temporibus illis il vostro odierno Umarèll facev a parte integrante del gruppo squadra, essendo – sia pure inconsapevolmente – agli sgoccioli di quella che sarebbe stata la sua prima esperienza interna al sodalizio Crociato quale responsabile ufficio stampa e comunicazione. Va da sé, dunque, che la destinazione proposta dal calendario – e di conseguenza dal Gallo di Castione, che ringrazio per l’invito ad aggregarmi alla macchinata completata dal proprietario del comodo crossover Dacia Duster, nonché ottimo autista, degno della consorte Marzia Bagatti, appunto assente giustificata per servizio, e Giorgio Scaglioni – mi fosse particolarmente gradita per raccogliere il terzo gettone di presenza continuativo, al seguito dei nostri eroi, dopo i precedenti con Modena (trasferta memorabile da Diario, decisamente meno la gara ed il risultato) e Venezia al Tardini (con precedente tappa al Petitot).

Scelta felice, quella del Gallo, anche per la destinazione eno-gastronomica, avendo selezionato una mia vecchia meta – non ricordo bene se proprio risalente a quella promozione o successiva -, ma da sempre rimasta nel mio cuore (nel mio stomaco, suggerite?), ossia la trattoria La Nave, di cui ho immediatamente riconosciuto le mura, anche se fuori le mura (da visitare) e ma non il rinnovato personale: c’è oggi, infatti un trio di sala molto affabile (non che allora non lo fosse, semplicemente non erano gli stessi), specie la signora che si sarebbe preso cura di elencarci (a memoria) minestre e pietanze, gran parte della tradizione locale. A scaldare gli inumiditi commensali anche un fogolar.

La nostra scelta, preceduta dalla voglia di Marchinetti, fuori menù (un po’ come quelle di Francesco Panella nel fortunato format Little Big Italy) ossia un simil Asiago, anche se eravamo leggermente fuori zona, per cui sostituito da un formaggio di malga locale, accompagnato da un fresco, ma lo stesso godiosissimo salame, sarebbe andata su delle indimenticabili (voto 11 con lode) pappardelle al ragù bianco di lepre che, sarà perché si avvicina l’ora di pranzo, non mi dispiacerebbe replicare pure ora, se fossi ancora in zona…

Mentre consumiamo, familiarizziamo con gli occupanti il tavolo alle nostre spalle, dove una signora festeggia il suo genetliaco. Il Gallo, poco cavaliere, chiede quante siano le primavere trascorse, e lei, dopo un po’ di reticenza, confessa 83. Non lo si sarebbe detto, così a prima vista. E grazie a questo dettaglio apprendiamo che pure in cucina c’è chi veleggia su quell’età, e per me questo è già un segno di garanzia, anche più della targa esposta che celebrava, nel 2020, il quarantesimo dell’attività della trattoria. Un altro documento (Licenza per la gestione della rivendita generi di monopolio), datato 29 gennaio 1985, con tanto di timbri e firme, fa bella mostra di sé nel locale adibito a bar.

La foto sopra anticipa le origini di quel che vi racconterò dopo, ma prima di arrivare alla grappa, è doveroso che Vi completi le altre portate (così per farVi salire il senso di invidia): siccome, a parere del Gallo, non ci sarebbe stato spazio per un piatto a testa per tutte e 4 le bocche attavolate, decide di ordinare due porzioni da due persone cadauna di due secondi, ossia il puledro in umido (che io non avrei assaggiato, in ossequio al fatto che non consumo, per pura ideologia, non meglio spiegabile, equini, eccezion fatta per il musso,  donando il quantitativo di mia spettanza ai miei compagni d’avventura e di beccata) e il baccalà alla vicentina (qui mi sarei rifatto con gli interessi, tanto è vero che non l’ho neppure immortalato)…

Nella foto sopra si intravvede anche la (seconda) bottiglia di un più che onesto (quasi come il conto finale di euro 27,50 cad.) Cabernet, da botte, che viene servito come vino locale. Come genere di conforto – considerata la giornata più che uggiosa, direi quasi, come Pecchia circa il Cittadella, urticante – abbiamo optato per aggiungere – a fine degustazione – la grappa già in precedenza immortalata, che avremmo finito per ritenere la colpevole del nostro ritardo con cui saremmo giunti – sotto la pioggia battente – al relativamente vicino (dipende dai navigatori pedestri e dai locali vigili urbani) Stadio Pier Cesare Tombolato.

Io e Maurizio Marchinetti, saremmo arrivati in tribuna stampa, ove eravamo regolarmente accreditati quali autori di StadioTardini.it, circa al 23′ pt, in tempo per assistere dal vivo (e documentarne, foto sotto) alla seconda marcatura Crociata, ad opera di Hernani Jr – del quale avremmo poi ascoltato anche le emozioni in sala stampa, dopo la disamina di Mister Pecchia, senza aggiungere interrogativi a quelli dei colleghi maggiormente deputati a farlo -, ma, ahinoi, perdendoci la prima, ad opera di Adrian Bernabè, all’8′ pt, persa, per poco, anche dagli altri nostri due amici accolti nel più vicino settore ospiti. Avremmo anche visto il gol della bandiera dei locali, ma su questo dettaglio direi di soprassedere.

Nella mia lunga ed onorata carriera, debbo confessare, non è la prima volta che mi capita di far tardi alla partita, a causa delle libagioni: pur fedele al motto, da me stesso emanato, “il servizio viene prima di tutto”, e pur sempre consapevole che “l’imprevisto è sempre in agguato”, mentre con il Gallo passeggiavamo sotto la pioggia alla ricerca del varco giusto per entrare nello stadio, da noi circumnavigato in lungo e in largo, non ho potuto fare a meno di andare indietro con la memoria agli episodi analoghi più clamorosi, con l’aggravante che lì la partita avremmo dovuto raccontarla in diretta e non raffazzonare poi un resoconto successivo, dopo aver raccolto da altri meno lavativi, quanto irrimediabilmente personalmente perduto.

La più clamorosa fu, assieme al collega dell’allora concorrenza, Riccardo Schiroli, a Carlo Vaccari e la già ottima (24) Serena Marsicano, ad Orte, dove alcuni limoncini – di cui si sarebbe obiettivamente potuto fare a meno, dopo aver gustato le indimenticabili (specie i crostini, ma anche i pici) portate del ristorante, ahinoi poi troppo presto trasformato in un pub – ci fecero arrivare all’Olimpico per un Roma-Parma in pratica all’intervallo, perdendo un tempo intero.

Entrambi gli affidabili inviati delle due emittenti, cercarono di sopperire alla mancata visione diretta dall’Olimpico, raffazzonando alla bene meglio dal taxi (purtroppo, non so perché, anziché svoltare a Settebagni, tirai dritto fino a Roma Sud, optando, poi, per ricorrere ad un’auto pubblica per cercare di arrivare quanto prima allo Stadio, evitando ulteriori complicazioni) un racconto ripetendo quanto più o meno capivamo dai collegamenti flash delle radio romane, troppo brevi, per mettere insieme qualche info di senso compiuto.

 

 

Era la stagione 1996-97, fu la prima ed unica volta che i Crociati riuscirono ad espugnare il campo dei giallorossi, per il resto sempre foriero di pessimi risultati, domenica 13 aprile 1997, fischio d’inizio alle 16 (aggravante, perché far tardi in un orario inumano, per i mangiatori, quale quello delle 14 di ieri è anche normale, ma alle 16!), a decidere la contesa fu Hernan Crespo, il quale segnò allo scadere del primo tempo. Peccato che io non ne ebbi immediata consapevolezza (in quei minuti stavo cercando di spiegare agli addetti all’ingresso le ragioni del ritardo, e che si sbrigassero, anzi, loro, perché dovevo lavorare…) e così finii per confezionare il servizio delle interviste dell’intervallo credendo di essere ancora sullo 0-0…

Un certo sesto senso, che talora mi assiste, mi impedì di far la figuraccia, con gli astanti e con i poveri radioascoltatori, di pronunziare quello che nella mia testa era il parziale (0-0), differente da quello mutato, clamorosamente, poco prima sul campo (0-1), gol di Hernan Crespo, ma, lo stesso il tenore delle mie domande in tribuna stampa rimase un po’ freddino e critico, come se le reti fossero rimaste inviolate. Tornato in postazione commentario, chiesi, fuor onda, a Vaccari: “Oh, ma quanto siamo?”. E vi risparmio gli improperi quando presi, finalmente, consapevolezza del parziale (0-1), che poi sarebbe diventato definitivo…

Tra me e me, mentre zigzagavo col Gallo, cercando di schivare le pocce, riflettevo sulla circostanza che quella volta non mi accorsi in alcun modo del gol fatto da “Creppo”, rimasto ovattato alle mie orecchie, o forse l’esultanza dei nostri si sarebbe persa nel gigantesco impianto della capitale, mentre stavolta ho avuto subito consapevolezza, dagli effetti sonori, della nostra prima rete, pur sbagliando il marcatore, perché, sbirciando su una chat molto frequentata dai tifosi, credo di aver letto gol di Hernani, quando invece il brasiliano sarebbe andato a segno solo dopo l’anelato nostro ingresso al Tombolato, quando a metterla dentro davvero è stato Bernabè.

E visto che sono in vena di confessioni (mi raccomando, siate clementi, non infierite), vi narrerò anche di un secondo ritardo che ho sulla coscienza, quello iniziale di un Salernitana-Parma, stagione 1999-2000, quando raggiunsi la cabina, però, solo al 3′ (quisquilie), arrabattandomi prima con un po’ di mestiere, sempre armeggiando tra accrediti da ritirare e cerberi alla consegna dei medesimi, prima di riuscire a varcarne la soglia ed accomodarmi. Anche quella volta c’entrava la tavola, certo, ma non solo: a quei tempi, infatti, da single, amavo ottimizzare le trasferte calcistiche organizzando appuntamenti al buio e così, finii nelle grinfie di una non particolarmente avvenente fanciulla di Somma vesuviana che mi convinse – tra le risa di Marsicano e Vaccari – a pranzare romanticamente in un ristorante locale. Difficile sbagliare in un colpo solo, in quelle zone, ristorante e compagnia, ma io riuscii nella impresa, completandola, appunto, con il leggero ritardo di cui sopra…

 

Devo lavorare, dicevo io, temporibus illis, alle maschere, quando ero in ritardo e loro si attardavano nel consegnare i pass, devo lavorare, avrebbe detto il giovane allievo (più di Angella e Boni e Boellis che mio, in verità) Lorenzo Fava, sentendosi rispondere da un funzionario un po’ troppo sbrigativo, a me non me ne frega un c., quando intendeva sfollarlo dalla sala stampa, per fargli raggiungere il pullman dell’ottimo “Soragna Colombi” che lo aveva trasportato all’andata, e che nell’intendimento del frettoloso avrebbe dovuto caricarlo immediatamente anche per il ritorno, facendogli saltare parte pregnante della propria attività, ossia il dopo partita. Ci saremmo prestati generosamente noi, per dargli uno strappo sino all’area di servizio di Montecchio (non Emilia, of course), dove sarebbe avvenuto il ricongiungimento, per la gioia di Fava, che così, nonostante le interferenze, ha potuto svolgere il suo lavoro, trovando pure il modo di pensare a due domande ad Hernani, dopo quelle a Pecchia... Per i quattro del Duster l’occasione, la sosta a Montecchio, per stappare un ottimo Monterosso, un po’ d’annata, ma gustoso, per festeggiare, davanti al localeautogrill, sfruttandone la copertura, la vittoria pesante di Cittadella.  Gabriele Majo

Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

2 pensieri riguardo “DIARIO CROCIATO / RITORNO NELLA CITTA’ DELL’A

  • Gallo di Castione

    Ora, il certosino buon Majo ha fatto una ricostruzione quasi narrante della trasferta a Cittadella e dellantefatto trattoria. Io mi limito a certificare la bontà della scelta riguardo alla trattoria e della partita ne parleremo successivamente. Il gol dello spagnolo me lo son rivisto e il resto della partita ero allo stadio. La compagnia era ottima, la giornata uggiosa. Il resto alla prossima puntata.

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  • Ottimo direttore che come sempre se la gode! E ieri ha mangiato sembra bene e ha pure vinto, non come a Modena.

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