lunedì, Aprile 15, 2024
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DIARIO CROCIATO / SOTTO IL DILUVIO UNIVERSALE DA PIACENZA AL TARDINI…

(Gmajo) – Da quando il Vostro Umarèll è tornato a comporre il proprio Dario Crociato, sovente ha accompagnato il racconto a margine delle partite, con protagonisti comprimari alcuni tifosi della squadra del cuore, che si sostiene con trombe e bandiere, fin che non ci cambiano l’Inno (motivo per cui vale sempre la pena riascoltarlo, prego regia…)

A ‘sto giro, però, purtroppo, i contatti con i tifosi Crociati (scusate, noi continuiamo, come consolidata consuetudine a definirli così, in luogo di gialloblù, assai preferito a chi non è un-official, magari per piaggeria nei confronti del proprio datore di lavoro, il quale si era esposto in un certo senso, e di lì tutte le grandi manovre che potrebbero sfociare nella damnatio memoriae) si sono limitati ad un rapido scambio di battute, attorno alle 20, al Casino Petitot, con i miei apprezzati compagni di viaggio a Como, culminato con l’ormai leggendario post partita al Narghilè. Purtroppo, infatti, per tutta una serie di vicissitudini di cui mi appresto a riferirvi, non sono riuscito ad arrivare puntuale per le 19, allorché il Gallo di Castione aveva dato appuntamento ad intimi ed imbucati per un apericena apri-gara di cui non vi parlo, essendo rimasto a digiuno (e dagli con questa Quaresima forzata)...

In realtà, però, il Sommo Sacerdote, nonostante fosse contrariato, a seguito di una confessione ampia ed articolata del peccatore, (in realtà aveva abbastanza fretta, per cui me la sono cavata a buon mercato come quando si va in San Rocco con penitenzieri larghi di manica…) decideva lo stesso di concedergli l’eucarestia laica, ossia il famoso Veleno, o zuccherino imbibito di alcoli, in questa stagione di tinta verde come la menta del nostro amico pakistano sull’altro ramo del Lago di Como. Quindi non ho varcato la soglia dell’Ennio proprio a digiuno digiuno: anzi, debbo proprio ammettere che ho tratto giovamento dalla comunione profana, dopo ore ed ore all’addiaccio sotto il diluvio universale…

No, non ero andato in Curva Nord in anticipo sul kick off, anche perché non possiedo le mitiche cerate gialle o verdi e gli stivaloni con cui si proteggerebbero, secondo il nostro amato troll Davide, gli ultrà (visto da lontano, a me ieri sera parevano blu): mi ero bagnato come un pulcino in quel di Piacenza, nella lunga attesa di un autobus in servizio di linea (MB) dalla zona Gragnana (ove ha sede lo studio oculistico Maserati, che a novembre 2022 mi miracolò, donandomi la vista bionica attuale, facendomi rottamare gli occhiali che mi hanno accompagnato – non sempre gli stessi, veh – per oltre mezzo secolo) alla stazione ferroviaria del comune con la Lupa, dove contavo di prendere il convoglio di ritorno verso Parma ben prima delle ore 18.49, come, purtroppo, accaduto, proprio per poter assaggiare le leccornie marchinettiane, sia pure in forma ridotta infrasettimanale rispetto ai ricchi e qualitativi pre-gara del sabato.

Il contrattempo non mi ha impedito di raggiungere il posto assegnatomi in tribuna stampa – a fianco di Andrea Belletti che ha l’onere di raccontarvi in presa diretta testuale l’evento, alla mia sinistra, mentre alla destra del padre (scusate la modestia) c’era Pietro Razzini con il quale abbiamo condiviso tante e tante partite della femminile – in tempo per poter filmare, come da maniacale costume (che ci volete fare, per me questi intramontabili riti consolidano il senso di appartenenza al club), gli spalti (nell’occasione non proprio assiepati) durante la lettura delle formazioni (speaker Luca Ampollini), l’Inno Forza Parma, l’ingresso delle squadre in campo e il cerimoniale d’inizio.

Penserete: una volta tanto non ti sarai perso il gol lampo, visto che quando fai i bagordi con Marchinetti & C. te li perdi sempre, andando a zonzo zigzagando sotto la pioggia alla ricerca del cancello d’ongresso… Ebbene, debbo confessarVi che anche stavolta sono riuscito a perdermi la prodezza iniziale del rigenerato Wylan Cyprien (2′): eppure, come vi dicevo, ero già regolarmente accomodato sul mio scranno (a differenza del Sinigaglia, dove avrei pagato il ritardo stando seduto alla bersagliera, in una postazione senza seggiolino), ma per servirvi al meglio, il Vostro cronista stava armeggiando per caricare, freschi freschi, sul canale YouTube di StadioTardini.it, appunto i video di cui sopra, perdendosi quanto contemporaneamente di prezioso stava avvenendo sul campo. Meno male che sono ancora in funzione i monitor di servizio che l’ottimo addetto broadcaster Angelo Dall’Asta (per gli amici caschetto bianco) verifica prima di ogni gara che funzionino a modino.

Vi stavo riferendo delle mie peripezie sotto il rovescio a Piacenza: come Vi dicevo, per motivi del tutto personali (una banale abrasione corneale fluo positiva e iperemia congiuntivale, di cui ignoro la causa, non avendomi nessuna fanciulla cavato gli occhi) mi aveva fatto precipitare, per porvi rimedio attraverso il centro oculistico di mia fiducia, nella città dove avrebbe dovuto giocare il Parma Calcio la prossima stagione, se nel frattempo l’ottimo managing director corporate Luca Martines non avesse provveduto a convincere il presidente Kyle Krause della necessità di dotarsi di un “temporary” in provincia, condividendo il nostro stesso pensiero che non va assolutamente disperso il patrimonio di entusiasmo che si è creato attorno alla squadra.

Che lo stadio provvisorio sia la priorità lo ha dichiarato a chiare lettere proprio il manager nell’intervista a tu per tu con il direttore della Gazzetta di Parma Claudio Rinaldi, per cui, al di là delle tattiche alla Burkina Faso anni 80 di informazione e controinformazione stile Thomas Sankara cui il dirigente ha dichiarato di ispirarsi durante una chiacchierata con il giornalista Vanni Zagnoli in un video cult, non abbiamo ragione di credere che si tratti solo di un diversivo per calmare le acque e tener buone le folle, che già si erano lamentate attraverso uno striscione esposto durante la precedente puntata parmigiana (fine gennaio 2024) di Kyle Krause e dello staff anglo-americano a Parma (dei british non abbiamo tracce stavolta), per poi in un secondo momento riciclare l’ipotesi (ad ora) scartata del Garilli.

A meno che non siano sfuggite ai miei occhi – freschi di revisione – ieri non mi pare ci siano state altre lenzuolate a tema, pur essendo un argomento molto caldo e dibattuto in Curva, anche per il via del contest (nessuno dei Sindaci protagonisti lo vuol chiamare così, e tutti, a parole, sono per quella che sarà la scelta migliore, ossia quella del proprio territorio) tra i vari comuni che vorrebbero aggiudicarselo: però è bene che il presidente Kyle Krause sia compiutamente informato (ma temo che l’interlocutrice più giusta, in questo senso, non sia l’astro nascente del gruppo Erin Kuhl, immortalata dalle telecamere in servizio al Tardini per Parma-Cosenza al suo fianco, ma assente, almeno così ci riferiscono i presenti, alla cena di lavoro al Malaspina, terminata con lo scatto fotografico con le Legends) che un conto è optare per una delle quattro soluzioni in provincia (noi, annoveriamo anche Sorbolo-Mezzani, con cui Martines dice di non dialogare poiché il Sindaco Cesari, per i suoi gusti, è troppo mediatico: ma del resto è così anche per le emergenze nella Bassa, tipo l’alluvione dell’Enza, sicché…) un conto, sia mai!, contrabbandare Piacenza come se fosse una di quelle. Insomma, come scrivevamo pochi giorni fa: Piacenza is not an option.

E che Piacenza non sia una valida option l’ho personalmente sperimentato giusto ieri, in anticipo su quanto i tifosi potranno fare direttamente sabato 16 marzo p.v. allorché ne saremo ospiti per la partita con la FeralpiSalò, che, come noto, è costretta a giocare lì per l’assenza dei requisiti richiesti del proprio impianto: vero, la strada ferrata (ritardo di 7′ a parte da aggiungersi) l’ho percorsa in 36′ minuti, ma in attesa del bus che mi riportasse dal quartiere decentrato (più o meno come la Galleana) alla stazione ferroviaria (l’autista ci ha messo una ventina di minuti, andando come un dannato, più o meno come il sottoscritto, con Gianni Barone, da Catania a Licata, nell’anno della promozione in A della squadra di Nevio Scala) sono stato sotto l’acqua una bella oretta (in compenso l’MB delle linee Seta, nella direzione opposta, Besurica, è passato due volte dalla fermata prospiciente la mia, facendosi beffe di me…) col risultato che ieri sera lamentavo un abbassamento di voce che mi impediva di conferire con i miei compagni di banco, e oggi mi sono risvegliato con la mia voce che era un mix tra quella del compianto Corradone e quella di Sandro Ciotti

Del mitico radiocronista, che chiuse la carriera in un Cagliari-Parma 2-0 del 12 maggio 1996), avevamo già proposto uno spezzone di radiocronaca all’interno della rubrica Cattivo Cittadino di Gianni Barone dopo Como-Parma, in omaggio al celeberrimo palo del Sinigaglia, che gli impediva la perfetta e totale visione del terreno di giuoco dell’impianto lariano: qui sopra ne propongo un altro, affinché i millennials possano apprezzare come fosse una radiocronaca ritmata, perfetta, precisa, prima che si virasse verso la proposta degli urlatori, che tanto piace oggi, persino a qualche dinosauro del microfono, che afferma di ispirarsi ai sudamericani, con l’ardire di criticare la scuola italiana, soprattutto gli inarrivabili Ameri e Ciotti. Quest’ultimo non nacque con la sua caratteristica voce roca, ma gli venne, narra la leggenda, perché fece una lunghissima radiocronaca sotto la pioggia, alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968: quattordici ore di diretta che gli causarono problemi alle corde vocali dai quali non guarì. Per ora ne ho solo la voce, ma quanto mi piacerebbe averne il lessico… Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

4 pensieri riguardo “DIARIO CROCIATO / SOTTO IL DILUVIO UNIVERSALE DA PIACENZA AL TARDINI…

  • Gallo di Castione

    Anche a me piace molto il lessico, meglio se con le salsiniche, preferita prezzemolo e uovo.

  • Non è il prez. è tornato a portare sfiga?

  • Direttore se guarda bene la foto sotto lo striscione Dané noterà alcune vecchie e care cerate gialle (da indossare rigorosamente con stivaloni in gomma da caccia verdi). La ragione per cui le blu stanno purtroppo prendendo il sopravvento sulle mitiche gialle e verdi risiede nei cinesi (non nel mitico cinese senza nome portato dai seven probabilmente raccattato in via Sarpi a Milano). Ai bei tempi per acquistare una cerata da stadio si andava in Ghiaia al mercato, nei negozietti tra la Ghiaia stessa e le vie limitrofe, oppure nei negozi di ispirazione militare (dove si acquistavano anche le sahariane, gli eskimi e le Kefiah per quelli di sinistra) o nei paesi ai consorzi (dove si trovavano anche gli stivali verdi di gomma insieme ai semi di tomacche e al concime). In Ghiaia le cerate erano per lo più gialle perché nate per andare in Graziella anche sotto l’acqua (il giallo rende il pensionato visibile anche sotto un acquazzone e impedisce all’auto di tirarlo
    sotto), viceversa nei negozi di ispirazione militare e nei consorzi erano verdone oliva 🫒 come gli stivaloni. Oggi che quella tipologia di esercizio commerciale è scomparsa ahinoi le cerate si trovano solo dai cinesi (esempio il terrificante spaccio odoroso di plastica di Via D’Azeglio dove c’era la Standa o l’agghiacciante cubo all’uscita dell’autostrada) e i cinesi le hanno per lo più blu e di una consistenza diversa, più sottile tipo kway e non gommosa come le gialle di una volta. Ecco spiegato il cambio di cromia in curva. Bisognerebbe chiedere allo spettinato vice sindaco che da oppositore del nuovo stadio amerà cerate e stivaloni come giudica questo cambio di paletta cromatica nelle serate di pioggia.

    • Skaramacai

      Grandissimo commento,uno spaccato del passato e del presente della cittá.però il market cinese al posto della standa se non sbaglio lo godo

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