martedì, Aprile 23, 2024
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IL DISTINTO, di Riccardo Schiroli / LA COSTRUZIONE DAL BASSO HA ROTTO

(Riccardo Schiroli) – Io, per natura, sono contro ogni forma di integralismo. E questa mia attitudine mi ha meritato, agli occhi del direttore di questo sito, la definizione di “democristiano”. Fin dai tempi della redazione sportiva di Onda Emilia. Della stessa redazione facevano parte, uno di loro a titolo anonimo, per lo meno nella seconda parte della carriera, due veterani che attualmente sono consiglieri comunali di minoranza. E che al contrario del direttore già citato, amano etichettarmi come “comunista”. Curiosamente, nella “gabina” (cit.) elettorale, mai ebbi a calcare la croce sul simbolo di questi partiti popolari ormai estinti peggio che il Dodo a Mauritius. Ma sto divagando. Torniamo subito agli integralismi, non prima di aver chiarito che per definirmi ritengo più appropriato “ex chierichetto” che “democristiano”. (Caro Riccardo, io stesso mi autodefinisco, orgogliosamente, democristiano, essendo contrario al bipolarismo infantile all’italiana che comporta l’eterna campagna elettorale, mentre, allegramente, stiamo affondando come il Titanic. Avanti al centro, contro gli opposti estremismi (cit). Anche se lì Guccini si riferiva al PSDI… Comunque sfoggiando il colbacco – vedi foto sotto – Arturo e Fabrizio potrebbero non avere tutti i torti… nota di Majo).

A me, questa storia della costruzione dal basso ha onestamente stufato (eufemismo). Benché io capisca il senso del ripartire palla al piede rispetto a lanciare lungo, non capisco la necessità di farlo, nonostante tutto. E veniamo allo specifico. Contro il Como, il Parma, costruendo dal basso, ha combinato un casino e regalato il gol del pareggio.

Sento sempre gli allenatori discettare del fatto che “la giocata non va forzata”. Benissimo (cit. Cav.). Il concetto deve valere anche quando si costruisce dal basso. Se no, vuol dire che vogliamo fare i fenomeni per sostenere un dogma. E mi sembra il colmo, tirarsela che “noi costruiamo dal basso”, poi buttar via la palla e regalarla agli altri. E se proprio la palla la dobbiamo buttare via, almeno facciamolo verso una fascia laterale, non verso le zone a traffico più intenso. Ricordo che me lo hanno insegnato nei pulcini dell’Arsenal (di Marore, non di Londra) nel 1974. Quando le mie velleità di essere il Pierino Prati della bassa vennero mortificate dalla retrocessione nella squadra B. Ma sto divagando ancora…

Il pareggio a Como è un buon risultato. E devo dire che Cata (Pecchia) mi ha fatto molto contento dimostrando, nell’ultima parte della gara, quel sano realismo che deriva da un concetto cardine del calcio mondiale: “se non puoi vincere, assicurati di non perdere”.

Non tutti la pensavano come me nella chat, ormai a Voi lettori nota, della mia lega di Fantacalcio. Dove, dopo l’ingresso di Charpentier, è emerso un pungente: “Adesso che abbiamo il centravanti, non c’è più nessuno dietro che lo sostiene”. Che ritengo allo stesso tempo ingeneroso (verso Cata) e troppo generoso (verso Charpentier, che quasi mai l’ha vista e quando l’ha vista non l’ha controllata. La palla, dico…).

Dall’altra parte, Gabrielloni dev’essere a sua volta andato in crisi esistenziale per la solitudine. Il Como era meno incline a costruire dal basso di quel che mi aspettassi, visto che è pur sempre una squadra concepita da Cesc Fabregas. Nel primo tempo, mi ha fatto vedere qualche sprazzo di calcio verticale promettente. Poi ha sposato lo schema “mandala lunga e vediamo quel che succede”. Succede che Gabrielloni fa mediamente brutta figura.

Guardando l’area tecnica del Como, vedevo un energumeno che non mi sembrava Fabregas. Poi ho visto Fabregas spuntare dalla panchina. E il telecronista di DAZN dare un nome all’energumeno: Osian Roberts. Stando a Wikipedia, è “l’uomo più influente del calcio gallese”. Titolo che io pensavo spettasse a Ryan Giggs, ma fa niente.

Roberts, sempre stando al Wikipedia, è il “caretaker”, più o meno il “facente funzione”. E a questo punto, ci sarebbe da capire cosa fa Fabregas. Di certo, Roberts fa più paura di lui.

La nuova versione di Cata prudente, visivamente mi è tornato elfo ballonzolante. Con tanto di tuta.
Lui almeno, ha tutta l’area tecnica a disposizione e non la deve dividere con un (ingombrante) Osian Roberts… Riccardo Schiroli

Stadio Tardini

Stadio Tardini

7 pensieri riguardo “IL DISTINTO, di Riccardo Schiroli / LA COSTRUZIONE DAL BASSO HA ROTTO

  • Diciamo che la costruzione dal basso va valutata a seconda della situazione. Noi forse abbiano ancora giocatori troppo inesperti per fare queste valutazioni.
    Crescranno

  • Anch’io sono contrario alla costruzione dal basso. O comunque falla se hai i giocatori adatti per questo tipo di gioco.

  • Giovani stranieri di belle speranze per il gioco dal basso e il terzino ibrido centrocampista. Purtroppo ci hanno creato così Craus, Notari, Ribalta e Pederzoli

  • Ci si sofferma solo sugli errori (quanti sono stati nella stagione del Parma?), ma non si guardano i vantaggi, che il Parma ha tratto da questo tipo di gioco, riuscire ad essere in superiorità numerica nella metà campo avversaria ed aprire spazi da poter sfruttare. Tra l’altro se le più forti squadre, anche a livello internazionale lo utilizzano, evidentemente porta più vantaggi che problem

    • Le più forti squadre a livello internazionale palleggiano dal basso senza però Osorio, Balord, Circati, Di Chiara e Chichizola. Sta tutta qui la differenza

  • Triple-sec

    Si potrebbe sostenere che in coda alla partita Mr. Moulinski fosse in versione Cata-su …

  • pencroff

    insomma Davide, siamo pur sempre primi in classifica: cambia disc.
    Le grandi squadre internazionali c’entrano col Parma come io c’entro con la Ferrari di formula uno: sbasot
    Ciao Caro

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