martedì, Ottobre 6, 2026
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / E IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO (… A RISALIRE LO STIVALE)

(Gianni Barone) – Me la cavo a fare cosa? O a far capire cosa? Cavarsela a fare cosa, nel caso del Parma, sembra ovvio, scontato ed inutile aggiungere altro, visto – stando ai numeri, alle prestazioni, e ai rapporti di forza dei singoli e del collettivo ben gestito e manovrato a dovere dal nocchiero Pecchia non di una livida palude, ma di una squadra che anche quando rallenta o frena lievemente nel «makadam della serie B» – come se ne esce turno dopo turno, in maniera perentoria, dalle difficoltà o dalle avversità. Il Parma se la sta cavando alla grande non c’è che dire e se la caverà in maniera egregia, su questo anche se non tutti hanno il coraggio di dirlo (Majo, invece, sì, a Parma Talk) non vi sono dubbi, salvo cataclismi o intemperie al momento alquanto improbabili se non impossibili.

Piuttosto l’ “io speriamo che me la cavo” è difficile, a chi, come me, sta cercando da anni di spiegare quello che non sempre dicono tutti, compresi allenatori e giornalisti quotati (con i fenomeni della rosea in testa che, avendo ascendente sulle masse, sono gravati di responsabilità non comuni) e che non sempre risulta essere corretto semanticamente ed esatto concettualmente. Lo so si tratta di una questione di lana caprina, quindi inutile, senza importanza, quella relativa all’uso improprio e scorretto del termine “modulo”, considerato spesso e volentieri nelle disquisizioni tattiche dotte o meno, quale sinonimo del lessema “sistema di gioco”, più adeguato secondo l’idea che una volta la scuola allenatori di Coverciano aveva l’agio d’inculcare in tutti i suoi corsi, centrali e periferici, nelle menti degli aspiranti tecnici di prima, seconda o terza categoria, come si diceva una volta, UEFA Pro, A, B, C, secondo la dizione corrente moderna.

Ora assistiamo ad un “florilegio” dell’uso improprio della parola modulo in tutte le salse e in tutti gli happening sportivi Tv o via web, ultimo, solo in ordine di tempo il “Parma Talk”, sul post Ternana-Parma, nel quale era ospite il nostro/vostro direttore Majo, unico dei quattro partecipanti, compreso il conduttore Lorenzo Fava, a non cadere nell’errore di confondere le mele con le patate, al contrario degli ospiti Vincenzo Bellino di Pianeta B, esperto di cadetteria, Leonardo Gabelli di SportParma, e Marco Piccioni ex collaboratore di D’Aversa nell’ultimo, prima di questo, Parma vincente.

Ecco, per riuscire a prendere “un piccione con una fava”, in luogo di due nel senso che oltre alla questione del modulo che appassiona pochissimo i tifosi e gli sportivi, di questo ne siamo consapevoli, affiora alla luce della prestazione del Parma a Terni, un discorso relativo al cosiddetto “calcio posizionale” che molti faticano, per ora, ad assimilare, visto che sono poche le formazioni in Italia, qualcuna in più all’estero, che si avvalgono di questo tipo di atteggiamento, allo scopo di adattare al meglio, nelle due fasi di gioco e di possesso e non possesso di palla, il proprio schieramento.

Cioè a dire, si difende in un modo, nella fattispecie del Parma in Umbria (con il 4-3-3) e si attacca in maniera diversa con un centrocampista (come il caso di Hernani al Libero Liberati, che non era un calciatore, ma un motociclista ternano a cui è intitolato da sempre l’impianto di Terni) capace di alzare il suo baricentro all spalle, come ultimo raccordo, delle tre punte.

Qualcuno, Piccioni nello specifico su SportParma, ha affermato che Pecchia non fa calcio posizionale. Vero nella misura in cui si esclude dall’analisi l’ultima gara vinta con la Ternana, aggiungendo quindi che, di solito, non sono in molti a farlo con continuità, neanche coloro i quali – Guardiola, Maresca, su tutti – in passato lo avevano proposto per primi.

Però in futuro le cose cambieranno, come è successo alla sciagurata “costruzione (costrizione) dal basso” che molti amano, solo a parole, ma che pochi praticano con sistematicità, per evitare di correre il rischio di subirne gli effetti negativi che sono insiti in tale tipo ossessione alla moda. Avremo sempre più squadre, forse, in un futuro abbastanza prossimo, che diventeranno meno integraliste in fatto sistemi di gioco: questo sembra logico, in quanto si privilegerà allo schema rigido una più razionale e dinamica occupazione degli spazi, al fine di trovare varchi e soluzioni offensive imprevedibili. Ma di questo se ne parlerà più in là nel tempo…

“Io speriamo che me la cavo” a non essere considerato maestro solo con i toni canzonatori che qualcuno usa nei miei confronti, ritenendo ciò che affermo inutile, di “lana caprina” appunto. Docente lo sono stato in altri ambiti lavorativi nelle materie geo-topo-cartografiche-estimali, ho rischiato, perfino, in tali ambiti, di avere come collega, Marcello Mastroianni, che prima di fare l’attore nel 1943, era tecnico presso l’Istituto geografico militare, lo stesso che fino a poco tempo fa era diretto dal Generale Vannacci, quello del mondo alla rovescia, che tanto divide, ma che talvolta si rispecchia anche nel calcio non nei moduli (anche se non tutti capiranno mai cosa sono veramente) o nel gioco posizionale, patrimonio di pochi maestri, piuttosto negli integralismi, nei dossieraggi, nelle clientele dilaganti che se infiascano di competenza e preparazione.

E pensare che Piovani definendoci, a Terni, ironicamente “maestri” (io e Majo, of course), il vero significato di sistema di gioco, che lui usa sempre correttamente in luogo di modulo, pare lo abbia imparato proprio da noi, chiedendo poi conferma al suo ex compagno di trasferte Grossi, che chissà se potrà ancora chiamarci “il gatto e il gatto”, in quanto per lui, nessuno di noi due, illo tempore, possedeva l’astuzia o il raziocinio della “volpe” in ogni campo. (E qui mi inserisco io, Majo, per riportare, doverosamente ai sensi della legge della stampa, una rettifica che lo stesso Grossi mi aveva chiesto per le vie brevi, dopo che nel Diario Crociato, avevo citato la fortunata definizione Il Gatto e Il Gatto: “Contesto l’avverbio velenosamente e ti ingiungo di eliminarlo per non indurmi alle appropriate sedi… casomai simpaticamente… Non essere ancora permaloso dopo 20 anni”). 

Altro che Diario del maestro, tratto da un anno a Pietralata interpretato da Bruno Cirino, come nella fiction Tv: il nostro sarà sempre, felinamente,“un Diario Crociato”, alla ricerca delle eccellenze gastronomiche italiane, dopo le “ciriole ternane”, contiamo di gustare a Bari «gli spaghetti allo scamarro di Lolita Lobosco» (foto sopra), e a Palermo «la pasta incasciata alla vaghetto», sempre che ci sia consentito risalire lo stivale a nostro piacimento senza limitazione alcuna.

Però, ascoltando le repliche di Bar Sport con Paolo Grossi che parla di capolavoro, in omaggio più alla canzone sanremese del «il Volo» che non ad altro, quando tratta delle rotazioni operate dal tecnico, dall’inizio di questo campionato, mi viene da dire al quotato giornalista, ormai ex Gazzetta, «benvenuto tra noi gatti», visto che sull’argomento ci siamo sempre spesi in favore di quella tendenza a cambiare, usata dal tecnico, nel solo intento di valorizzare il più possibile la rosa tenendo tutti sulla corda, evitando di avere titolari e riserve, retaggio di una visione provinciale e per niente glamour e attrattiva del calcio.

A volte, a fare sempre la volpe e a credersi superiori agli altri, non sempre paga. Quindi ben vengano anche le altre opinioni da lui espresse che ripetono in pieno ciò che noi, umili e semplici gatti, (o micioni) su queste colonne abbiamo sempre sostenuto circa il fatto che il Parma pratichi il suo calcio in maniera flessibile ed elastica (talvolta perfino posizionale, vero?) e che il suo atteggiamento non si adatta agli avversari, bensì alle situazioni. Ma va? Niente di più vero e niente di più dissimile, da quello che gli «umarèll» di Stadio Tardini, in versione cocoon, in quel di Terni e di sorta in altri circondari della penisola di qui alla fine del torneo, sostengono alla Pereira di pessoiana creatura, già da tempo. Carta copiativa docet. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

Un pensiero su “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / E IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO (… A RISALIRE LO STIVALE)”

  • Beh, Gianni Barone può allenare se ci tieni tanto a chiamare le cose con il loro giusto nome calcistico 😉

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