venerdì, Aprile 19, 2024
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / C’E’ LA SPACCATA E CHI L’HA STECCATA

(Gianni Barone, foto di Corrado Benedetti) – La vittoria del Catanzaro sul Parma, nella giornata in cui tutte e tre le prime della classe hanno steccato clamorosamente in casa, è stata sicuramente figlia della gara d’andata, per stessa ammissione dei mister, esplicita di Vivarini, e sottintesa di Pecchia, gara in cui aveva prevalso il realismo parmense sulla ideologica presunzione dei catanzaresi di potere menare le danze a loro piacimento, dimenticandosi di quella fase difensiva che, se ben applicata, riesce ancora a dare i suoi frutti al contrario di quando è ignorata, per spocchia o attitudine, e può produrre errori o omissioni di controllo e marcatura che possono costare alquanto cari.

E il Parma di ieri, di cui Pecchia si è detto fiero, per la prestazione che ha offerto, non è riuscito, come in altre occasioni, a mascherare alcune fragilità e defezioni della fase difensiva di cui si discorrerà più oltre, con la praticità di un attacco, il migliore della categoria, che di steccate, prima di ieri e solo a Modena, ne aveva conosciute ben poche.

Abbiamo citato delle quattro sconfitte, un’inezia, se si pensa a quante ne hanno collezionate le altre, solo le due in cui la strategia dell’avversario abbia trionfato più della tattica stessa, a quanto pare, sebbene in entrambe le situazioni Modena, appunto, e col Catanzaro, ai Crociati era stato opposto, in tema di sistema di gioco avversario, quel 3-5-2, quasi di mazzoniana memoria, sempre attuale ed intramontabile, perché quasi assurto a “panacea” tattica di tutti i mali, quando urge una svolta risolutiva definita “staccata” o “spaccata”, non abbiamo ben interpretato dall’alfabeto “pirandelliano”, di Vivarini che ha animato di spunti e di colori tecnici il dopo gara, non indulgendo in quegli strascichi polemici da lui proposti, e a questo punto non sappiamo se tradotti a dovere o meno, in settimana.

Lo stesso tecnico, con molto franchezza ed onestà, ha fatto capire che se suoi avessero giocato, dal punto di vista strategico lo ribadiamo, come sanno o come hanno fatto all’andata tanto per intenderci, difficilmente sarebbero stati in grado di battere il Parma. Parma che si è lasciato irretire e attirare nella trappola del gioco propositivo costruito da dietro, che alla fine rappresentava più una mossa difensiva che una proposta di gioco vera e propria. Infatti il “giocare nella nostra metà campo sia in costruzione che in difesa”, come lo stesso Vivarini ha fermamente asserito, è risultato essere “la chiavetta di volta” (dire la chiave era forse eccessivo), dell’incontro che ha “sfaldato e fatto perdere l’equilibrio” (sempre testualmente dal vivarini-pensiero) con l’arma dell’ampiezza, tipica del sistema a 3-5-2 adottato, risultata, poi, in occasione del primo gol e di altre successive uscite, decisiva e tale da mettere in difficoltà la linea di reparto 4+2 del Parma, colta in velocità e d’infilata.

L’idea di farsi attaccare alti, e di concedere la profondità, a quanto pare ha funzionato, grazie, però, alla acquisita attenzione dimostrata dai giallorossi, i quali, tuttavia, sulla traversa di Sohm e sul tiro di Man salvato sulla linea devono ringraziare solo un qualcosa che li ha assistiti, che di tecnico e strategico, al contrario di altri accorgimenti evidenziati studiati alla vigilia, ha ben poco.

Accorgimenti tipo la marcatura quasi a uomo su Bernabè, (pochi, forse, se ne sono accorti davvero) da parte sia dei centrocampisti che degli attaccanti che a turno rientravano, e l’aver costretto gli uomini di Pecchia, ancora testuale: “sono venuti a uomo su uomo contro i nostri vertici”, versione un po’ criptica che forse vuole confermare, ma siamo sul piano delle ipotesi, il fatto che il loro lavorare bene nelle zone basse abbia finito per alterare il piano tattico dei Crociati che non riuscivano a far trovare sbocchi offensivi alla loro manovra, presumiamo di tradurre in questo modo quanto udito nell’effluvio verbale finale del disponibile, scatenato, e soddisfatto Vivarini.

Aggiungiamo il “volevamo tenere alto e attaccare di spaccata”, per completare il suo “uno, nessuno e centomila” espresso in libertà cosmica di pensiero, e così siamo a posto tutti con la coscienza, nella speranza che qualcuno ci abbia veramente capito qualcosa, o meglio, o più di noi. Sta di fatto che ancora volta il Parma è caduto, contro una squadra che si era presa la briga, come confermato dallo stesso tecnico, di studiarlo a fondo e individuando bene i suoi punti di forza, e lo ha fatto cambiando sistema, attuando, come successo anche col Modena, quel 3-5-2 a cui i Pecchia boys, paiono essere un po’ allergici, ma questa forse rappresenta solo un’impressione, perché lo sappiamo tutti il sistema migliore, per eccellenza, infallibile, non esiste, ancora, in natura.

Esiste solamente la possibilità di studiare dove attaccare, dove iniziare a difendere, in una sorta di geografia del terreno di gioco, che abbiamo imparato a conoscere un po’ tutti quanti, proprio grazie a queste partite definite “istruttive”, tra Parma e Catanzaro, due modi non simili di come si può fare bene in questa stagione, in cui si dovrebbe imparare a conoscere i limiti nel tentativo di non commettere sempre gli stessi errori.

Leggi il perdere di vista l’avversario, cioè non marcarlo, o non contrastarlo a dovere quando stacca di testa su azioni da calcio d’angolo. Limiti che una squadra forte come il Parma, dovrebbe saper metabolizzare e di conseguenza superare. Gianni Barone, foto di Corrado Benedetti

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

8 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / C’E’ LA SPACCATA E CHI L’HA STECCATA

  • Confesso la mia evidente ignoranza in italiacano, ma di questa articolessa non ho capito niente, manco fosse scritta in cinese mandarino.

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  • Faccio però notare a chi boffava che il mago del mercato Pederzoli ha un mercato incredibile e che era in procinto di andare al Napoli e portarsi Pecchia che Adl ha preso Manna.

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  • 32 gol subiti in 31 partite sono imbarazzanti comunque per una squadra prima con 8 punti di vantaggio sulla terza. Mi sarei anche rotto di partire ogni weekend sotto di un gol.

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    • #siamoappostocosi non serviva un centrale

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  • siccome pecchia la mena che ha bisogno delle energie di tutti ! lo facesse per davvero ! possibile che non si possa vedere colak in campo ? insomma cosa ha fatto ? ma prova le due punte charpentier colak forza pecchia cambia qualcosa …….. ormai ci conosco urge cambiamenti

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  • Cambierei Pecchia e assolderei il grande Gede…….. Credo che. Ste partite le avremmo sicuramente portate casa e tipo come Bianco e Vivarini certe cazzate se le sarebbero tenute in bocca

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  • Si stavolta pecchia a dire che era soddisfatto della squadra ha pestato una quaglia. Il prossimo anno, se andiamo in a, ci saranno da cambiare parecchie cose se non vogliamo fare la fine della salernitana, speriamo che krause lo capisca, mah….

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