venerdì, Maggio 24, 2024
Cattivo CittadinoNewsVideogallery Amatoriale

CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / LA CILIEGIA NON E’ ARRIVATA: NON SI VIVE DI SOLO DERBY

(Gianni Barone, immagine by Demian Yamik) – Il Parma per chiudere il suo terzo campionato in B – da favorita, a tratti super, quasi in bellezza – attendeva, coi suoi tifosi, la ciliegina, dopo la gran bella torta farcita di ben 76 punti, che, però, non è arrivata, a fronte del terzo 1-1 consecutivo – dopo quello di Bari (valso appunto il ritorno là dove gli compete, cit.) e in casa con la Cremonese (altra favorita che si è impallata nel finale) – che a differenza dei due precedenti non è stato particolarmente gradito, nonostante sia arrivato al cospetto di una squadra, la Reggiana, che ha dimostrato di essere quadrata (ogni riferimento al classico sfottò può considerarsi puramente casuale, o voluto solo in parte a metà) in ogni parte del campo e capace di fermare la Furia Crociata (se così si può dire…), sia all’andata senza reti e sia al ritorno con una segnatura per parte, accontentando le parti in causa, proprio a metà.

Una metà dopo aver raggiunto la meta (promozione) o le mete (primo posto assoluto, aggiunto al passaggio di categoria dopo tre lunghe e non semplici stagioni) che non può che essere considerata positiva o di buon auspicio per il futuro prossimo venturo di un club che si è dato struttura, che ha procurato successi e valorizzazioni tecniche che fino a qualche mese orsono apparivano alquanto improbabili.

Tutto si è compiuto nel tempo, con la pazienza che nel calcio non è presa tanto in considerazione, pur trattandosi di una virtù, cardinale fin che si vuole, ma non prioritaria per alcuni: ha saputo aspettare, pensare, e talvolta digiunare (per due campionati di seguito) questo Parma, a guisa di un “Siddartha”, non qualunque e non qualsiasi, che ha permesso di mettere a punto una filosofia non banale di gioco (verticale e poco orizzontale), improntata al coinvolgimento totale e massiccio della rosa che talvolta, non ultimo quello in occasione della gara di ieri che, all’annuncio della formazione anti Reggiana, ha creato qualche imbarazzo e qualche mal di pancia, a chi non crede e non crederà mai nel collettivismo (considerato troppo becero forse) applicato al gioco del pallone da sempre improntato alla divinazione e all’idolatria dei singoli capaci, in termini magici ed estatici, a risolvere da soli, con colpi e prodezze le partite.

Non sia mai: lasciamo a loro, ogni tanto, un segno o un sogno. A rinnegare tale sacro precetto, ci ha pensato Pecchia, che è riuscito fino alla fine a stupire tutti, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, ha chiesto anche a chi non aveva avuto tante opportunità dal primo minuto di farsi carico del fardello di un derby sempre ingombrante, sempre scomodo e mai scontato nelle evenienze della sorte, e dagli esiti oltremodo oscuri ed incerti.

E qualcuno ha anche abboccato all’amo, teso dal tecnico, poiché in caso di sconfitta, ci sarebbe stata non dico una sollevazione, questa sarebbe stato impossibile dopo il primo posto in classifica acclarato e meritato, ma una piccola dose di malcontento in quella frangia di supporter che non gradiscono i colpi di genio o le intuizioni quando le stesse minano le loro certezze immutate e immutabili nel tempo della loro appassionata vita da tifosi tutti di un pezzo.

Non è arrivata la vittoria neanche quando le cosiddette o considerate prime scelte sono entrate in campo per rianimare il match dopo lo svantaggio e quando la formazione di Nesta (ieri guidata dal vice Lorenzo Rubinacci) ha arretrato il proprio baricentro di gioco, e ha badato a non prenderle in virtù di una fase difensiva tutt’altro che disprezzabile, soprattutto all’interno della propria area in cui il non disdegnare di stringere marcature a uomo ha dato i suoi frutti sull’esito finale dell’incontro frenando l’impeto conclusivo della pattuglia Crociata in leggero crescendo.

È stata l’ultima puntata, l’ultimo bacio, quello che in amore si scorda sempre, ma nel calcio, no, di Cristian Ansaldi, capitano di giornata pur con in campo Delprato, che ha lasciato la squadra regalandosi l’azione del rigore adamantino su di lui, che ha generato il rigore del pareggio trasformato da un freddissimo, quanto implacabile Bonny, unico fra gli attaccanti più impiegati nell’anno, in campo dall’inizio al Città del Tricolore di proprietà Mapei/Sassuolo che ancora non si sa, per le vicende tribolate della compagine neroverde della capitale delle ceramiche, se il prossimo anno in A potrà ospitare di nuovo la squadra di Pecchia.

È stato un derby non pirotecnico, nonostante qualche petardo esploso qua e là e qualche eccesso non ragionato o sportivo di qualche ultrà nel dopo gara, che ha visto il Parma cercare e a volte riuscendoci, di interrompere la trama della manovra avversaria imperniata sulle giocate del perno centrale Bianco, già ammirato all’andata e di proprietà viola, che si è dimostrato elemento già di categoria superiore per come sa leggere le varie situazioni e per come pur non facendosi tanto vedere riesce a farsi sentire, eccome, nell’economia generale del gioco della sua squadra.

Per parte sua il Parma ha dovuto constatare che quest’anno ha sofferto, più del dovuto, non tanto quelle formazioni di alta classifica che lo hanno incalzato, pur a debita distanza di sicurezza, fino alla fine, e neanche quelle di bassa classifica, le cosiddette piccole, fino allo scorso veri e propri tabù per i Crociati, quanto le squadre del “ceto medio” del campionato, contro le quali non è riuscito a vincere, squadre come il Palermo (3-3 e 0-0), del ceto medio più elevato visto l’organico e l’approdo ai play off, o come il Cosenza del fantasmagorico Tutino, deludente solo a Parma ma non in tutti gli altri “altrove”, o come appunto la Reggiana (0-0 e 1-1), per non tacere del Modena che il suo massimo picco lo ha raggiunto proprio contro il Parma, pareggiando all’andata, raggiunto solo nel finale extra time, e vincendo al ritorno in maniera molto netta e sorprendente forse nell’unico vero momento buio, di confusione o di amnesia totale, patito dai Crociati in tutte e trentotto le partite.

Un Parma che all’esame della Coppa Italia, con compagini della categoria superiore ha sempre risposto presente, dimostrando un certo tipo di adattabilità a quella massima serie, che ora dopo la “splendida torta farcita”, delle promozione ottenuta con margine e merito, si appresterà a disputare pur con la mancanza di quella “ciliegina” del derby non vinto, che a qualcuno brucia ancora anche se, prima o poi de ne dovrà fare una ragione. Non si vive di solo derby, il pane quotidiano a volte diventa importante… Gianni Barone immagine by Demian Yamik

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

6 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / LA CILIEGIA NON E’ ARRIVATA: NON SI VIVE DI SOLO DERBY

  • “derby non vinto, che a qualcuno brucia ancora anche se, prima o poi se ne dovrà fare una ragione”
    Temo proprio invece che questo non accadrà. Lorenzo Minotti docet.

    Rispondi
    • Il prossimo non seguire la A e concentrati allora solo sul derby che non c’è!

      Rispondi
  • Ho una proposta. Restiamo in B e concediamo la massima serie alla Cremerdese del coglione Muto così l’anno prossimo abbiamo altri due derby da “goderci” il 25 aprile è nata e così facciamo felici i nostalgici di Barbuti e Ganz.

    Rispondi
  • pecchia for ever salvaci tu...

    La prestazione di ieri ha confermato come per la serie A occorra integrare la rosa.
    A mio parere occorre un centrale difensivo sx (Circati è dx pur giocando ed anche bene a sx), un esterno sx di fascia in difesa, per come la vedo io necessita anche un portiere bravo di piede ma anche tra i pali…e qui vedo molto bene Andrea Fulignati ed infine un altro veramente bravo è il suo compagno Van Deputte, sempre che il Catanzaro non salga in A e cmq intenda cederli…magari!!!!

    Rispondi
    • e per rinforzare la rosa per la A compri due in serie B? Prova ad andare a leggere cosa ne pensano a Catanzaro di Fulignati… e se Vandeputte a 28 anni è ancora in B ci sarà un motivo? Ma perchè quelli delle altre squadre sono sempre meglio di quelli che giocano nel Parma? mistero…

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *