mercoledì, Giugno 19, 2024
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FEMMINILE, UN DISASTRO DI SERIE A

(Gmajo) – Nel lontano 2007, in una intervista a Parma Daily, dichiarai che il mio sogno era che il Parma Calcio si dotasse di una squadra femminile: doveva trattarsi di una di quelle preveggenze che ogni tanto mi vengono – ho doti da Cassandra che, se opportunamente valorizzate, potrebbero rivelarsi un valore aggiunto, ma di solito resto inascoltato, salvo poi sentirmi ripetere: lo avevi detto – giacché si realizzò qualche anno dopo, stagione 2015-16, ossia quella della ripartenza dalla D del Nuovo Inizio, dopo il fallimento del fu Parma F.C., allorché i Magnifici 7 decisero di ampliare l’offerta inglobando il nucleo storico della squadra women di Noceto, dismessa dai locali Crociati, e trasformata in Parma Femminile.

Il progetto partì con magna pompa, tanto è vero che Ringo (Gruppo Barilla), main sponsor del Parma Femminile, per l’8 marzo 2016, decise di celebrare la ricorrenza della Festa delle donne con un cortometraggio, girato dal regista Luca Lucini (quello di Tre metri sopra il cielo, opera, quest’ultima, che giusto quest’anno compie 20 anni), con protagoniste le calciatrici Crociate, dal significativo titolo: Pura Passione che poi mi vide personalmente impegnato in una grande opera di promozione/diffusione nei cinema di città, provincia e regione (quando nei piani iniziali dei produttori avrebbe dovuto esserci solo una apparizione su Sky e sul loro canale YouTube).

Una narrazione, quella del corto, che nulla ha a che vedere con i fasti della Serie A e del professionismo, che qualche anno dopo avrebbe attratto come una sirena l’attuale presidente del Parma Kyle Krause, desideroso di esserci a tutti i costi (è proprio il caso di dirlo, ma come lui ripete ai tifosi: tranquilli, sono soldi miei…), nell’anno della svolta, al punto di acquistare il relativo ramo d’azienda dell’Empoli (non era possibile, per ragioni burocratiche, il solo titolo sportivo) e trasformarlo in Parma Calcio 2022: per ragioni di inclusività, non lo si poteva chiamare semplicemente Parma Women, (come fan tutti) così come il colore rosa veniva messo al bando dalle grafiche del sito ufficiale, perché per il proprietario del Parma Calcio donne e uomini pari sono e queste distinzioni anche nelle tinte dovevano sparire (anzi: non credo che fosse un caso la commistione, quando la terza divisa women tendeva all’ azzurro, e quella dei men al rosa, meglio fucsia).

Quel primo Parma Femminile, come ben raccontato nella pellicola di Lucini, era nato dal basso (come la famigerata costruzione oggi così di moda): era una storia, appunto, di passione e di fango che ben narrava le difficoltà vere, vissute dalle protagoniste, per inseguire un proprio desiderio e vederlo realizzato solo dopo grandi sforzi, trovando i primi ostacoli in famiglia, eccezion fatta per il nonno della protagonista, l’allora Capitano Barbara Mainardi, nella finzione Sara, suo unico sostegno.

Ringo – che in quei tempi campeggiava sulle casacche Crociate come main sponsor di Femminili e Giovanili del Parma Calcio – dedicò il film “a tutti quelli che inseguendo la loro passione hanno scoperto il segreto per poter volare e rimanere bambini”. Le premesse per un futuro roseo per il Parma rosa c’erano tutte: l’idea iniziale era quella di una crescita in tandem e parallela alla maschile, purtroppo, però, poi le cose si arenarono, allorquando le Crociate, che in quella prima stagione (la riforma dei campionati sarebbe stata successiva) militavano in Serie C, il gradino più basso pro tempore, non riuscirono ad essere promosse, avendo trovato sulla propria squadra il San Marino, avversario più forte ed in grandissima ascesa, al quale dovettero cedere il passo, mentre i maschietti di Apolloni centrarono l’obiettivo.

La stagione successiva, però, tutta l’attenzione della Società venne attratta dai malesseri della maschile, con il repentino cambio di filosofia dall’utopia del calcio biologico di Nevio Scala al ritorno alla normalità con la cacciata degli eroi (ricordata anche nell’ultima puntata dello speciale di Sandro Piovani per 12 Tv Parma in occasione del centenario del Tardini da Marco Ferrari), Nevione, ma anche Minotti, Galassi ed Apolloni, nel tentativo, comunque andato a buon fine, di rimettere le cose a posto e a proseguire con il programma che sarebbe terminato con il “come noi nessuno mAi”.

Ecco, idealmente anche la Femminile avrebbe dovuto fare altrettanto: c’è da dire, però, che proprio in seno al club venne meno la voglia di lavorare su questo comparto, lasciato bivaccare senza investimenti e peggio ancora programmazione, e rimasto vivo proprio grazie alla pura passione di qualche dirigente specifico (un errore che il riporto fosse lo stesso delle giovanili, il quale solo a queste si dedicava, non avendo nello specifico interessi o preparazione specifica), staff tecnico e calciatori. Non mancarono, comunque, i risultati, come il duplete della squadra di Mister Andrea Bazzini (oggi dall’altra parte dell’Enza) che centrò la prima promozione in Serie C (dall’eccellenza) e la Coppa dell’Emilia.

Impresa che successivamente – ma siamo già in epoca Krause – sarebbe stata bissata dalla squadra allenata da Coach Ilenia Nicoli (l’unica vincente della sua era fino al 1° posto conquistato al culmine dell’attuale stagione da Fabio Pecchia) dismessa subito dopo la promozione in C per far posto al grattacielo, senza fondamenta della Serie A, voluto in prima persona da Kyle Krause, che avrebbe perseguito il suo progetto, all’oscuro di tutti i dirigenti, tecnici e calciatori di quella femminile, realizzato in gran segreto da altri suoi diretti collaboratori.

Coach Ilenia Nicoli sarebbe rimasta al Parma Calcio, ma dirottata come allenatore responsabile della formazione Primavera 1, la capitano di allora Debora Fragni, unico anello di congiunzione con il primo Parma, quello di Pura Passione (assieme a Cristina Romanini, nel frattempo ridimensionata e passata all’attività di base), sarebbe diventata team manager (salvo poi lasciare al termine della stagione), mentre di calciatrici sarebbero rimaste solo Matilde Ravanetti ed Aurora Remondini, oltre ad un esiguo manipolo di Primavera, tra cui l’orgoglio del vivaio Alessia Marchetti, che avrebbe quest’anno debuttato, con gol, in Serie B.

Ecco, se c’è qualcosa che nel Parma Femminile ha continuato a funzionare è proprio il settore giovanile, coordinato da Federico Pangrazi, arrivato al Parma mercoledì 22 Agosto 2018, nel pacchetto con l’ASD Vicofertile che, in ossequio agli obblighi federali, trasferiva in Crociato tutto il vivaio, ossia oltre 60 atlete in erba destinate all’allora Juniores Under 19, Allieve Under 17, Giovanissime Under 15 ed Esordienti Under 12.

La formazione Under 19, che nel proprio telaio ha anche alcune atlete del territorio che han fatto tutta la trafila, per due volte consecutive si è salvata nel massimo campionato di categoria (la Primavera 1, tabù per la maschile, che per la quarta volta in stecca ha steccato i play off di Primavera 2), mentre l’Under 17, allenata da Mister Andrea Cerati si è già qualificata per le fasi finali del campionato di categoria e, nell’ultima giornata, si giocano il primo posto affrontando la Fiorentina.

Per poter aver risultati, a mio modo di vedere, anche il processo della prima squadra avrebbe dovuto essere altrettanto graduale, e non verticale, con una serie A comprata (ma non è questo il problema, perché così han fatto tutti, nel settore, dunque non si è trattato di un’americanata) e buttata su due mesi prima dell’inizio della stagione, con tutta la squadra di C dismessa, con una diaspora in altre squadre del territorio (con ben 3 formazioni tra città e provincia iscritte in Eccellenza che si erano spartite quelle calciatrici, salvo non ripetere l’esperienza la stagione dopo, a riprova delle controindicazioni per il movimento). Il grattacielo senza fondamenta non poteva stare in piedi (come Cassandra diceva allora, e non oggi col senno di poi…). Ed infatti è caduto incredibilmente giù, nonostante le immense risorse investite dal patron, ad ennesima dimostrazione che il solo soldo non basta.

Certo, non abbiamo la controprova, ma con opportuni investimenti graduali – al di là della godiola di volerci esser per forze nel primo anno di A – peraltro di gran lunga inferiori alla (sinora) fallimentare operazione acquisizione Empoli, con ogni probabilità la massima serie la si sarebbe potuta conquistare sul campo, facendo nel contempo accrescere l’interesse dei tifosi per il femminile, mentre così siamo ai minimi storici, anche perché prima, essendo espressione del territorio, almeno le tribune del Noce si popolavano di famigliari ed amici delle atlete, mentre ora, visto, ahimè, l’interesse zero della piazza per il calcio women, malgrado una serie superiore, ci sono numeri davvero poco confortanti, dal momento che una struttura monstre non ha saputo partorire una idea che fosse una per attrarre le folle e a nulla son serviti stereotipati promo attraverso i canali social o dispersivi annunci luminosi o fonici al Tardini

Già, il Tardini, come avevo già avuto modo di esprimere in precedenti pezzette, nell’attuale stagione si è andato a distruggere tutto lo storytelling precedente, circa il fatto che le donne del Parma fossero le uniche della penisola a giocare nello stesso impianto degli uomini, lo storico Tardini, sempre per via di quella inclusività tanto cara a KK e lodato, in diretta tv nazionale in chiaro sul salotto de La 7 dall’allora Ct dell’Italdonne Milena Bertolini, anche per l’idea di un unico abbonamento per assistere alle gare di uomini e donne Crociati.

Non solo, in quella stagione, quella ormai così lontana della Serie A, le gialloblù erano andate in ritiro a Pejo, proprio come gli uomini, e si allenavano a Collecchio (sul campo delle Giovanili, con scorno dei mister del settore), all’inseguimento di una eguaglianza rimasta solo sulla carta (basti dire che il ristorante interno di Collecchio, coi prelibati piatti dello chef Ravasini è disponibile solo per la squadra maschile ed i dipendenti, ma preclusa alle donne).

Eguaglianza abrogata con l’inizio della stagione da poco andata agli archivi, allorquando tutto il comparto femminile è esodato al Noce: non solo sui campi, tradizionalmente calcati dal Parma rosa fin dagli albori, ma anche come uffici, trasferitisi in una tensostruttura (figliuolescamente ribattezzata hub”) inaugurata con il Sindaco di Noceto Fecci che aveva approfittato dell’occasione per buttare lì pure l’idea di fare nel suo comune lo stadio provvisorio per la maschile.

Peraltro, nei programmi iniziali di Doppia Kappa, c’era, invece, che l’arena della Femminile sorgesse al Mutti Training Center, nello stesso impianto definitivo per la Primavera. Visto lo stato dell’arte, sinora non si è mossa una paglia – come si sarà accorta anche la Sindaco del comune pedemontano Maristella Galli, che ha incontrato, stando a quanto scrive Parma Today, l’imprenditore americano nelle scorse ore – forse è un bene che non ci sia stata la promozione in Primavera 1 della squadra allenata da Mister Beggi, perché oggi come oggi la struttura delle giovanili, al di là dei proclami, è fatiscente ed inadeguata anche alle semplici riprese televisive previste da quel tipo di campionato.

Con enfasi una volta il tycoon si lasciò sfuggire un pari investimenti per atleti maschi e femmine, salvo poi correggersi in corsa, perché è piuttosto evidente che il costo del lavoro per il pallone men è di gran lunga superiore a quello women, anche se alcuni polemici tifosi gialloblù (ora dissoltisi nel vento della promozione in A) ebbero da rampognare quando nella sessione invernale del mercato, nel tentativo di salvarsi, alle donne vennero aggiunte cinque atlete, nel più totale immobilismo di quello degli uomini. Ovviamente cinque calciatrici di buon livello in A femminile sono ben lontane dal costare tanto quanto un modesto calciatore della B maschile.

A proposito di budget: c’è qualcosa che mi è sempre sfuggito nella gestione Krause, perché se da una parte il proprietario pare non lesinare risorse (360 milioni, non sono bruscolini, e qui non parliamo di quattrini virtuali, ma concretamente immessi e non più recuperabili dal mecenate, come certificato dai bilanci), dall’altra i suoi amministratori, talora, applicano delle spending review che possono apparire bizzarre, tipo il non voler tesserare una ventiquattresima calciatrice per la rosa della prima squadra femminile (pur sapendo che tra le 23 ce n’erano alcune lungodegenti che sarebbero guarite tardi, costringendo l’allenatore a fare i saldi mortali) o ridurre le risorse per il vivaio (nell’attività di base, tanto per fare un esempio, fino all’anno prima, almeno, davano un cestino, ora manco quello…). Il direttore sportivo, nella scala gerarchica, risponde al managing director sport, il quale, nella testa di Krause, dovrebbe occuparsi di femminile come del maschile (aspetto, questo, che sta alla base dei prematuri addii di Ribalta e soprattutto Fournier), pur non avendo preparazione specifica in materia.

L’attualità vorrebbe che mi soffermassi a ragionare sul presente, con vista sul futuro. Per via di una per me imperscrutabile meritocrazia, in anticipo sull’esito della stagione, il presidente ha confermato il capo macchina della femminile Domenico Aurelio: purtroppo, però, l’anelato spareggio A col Napoli lo andrà a giocare la Ternana, poiché, per via del karma, proprio l’ex tecnico esonerato del progetto A Fabio Ulderici, alla guida del Chievo, è venuto a battere il Parma al Noce, condannando, di fatto, la società ducale ad un nuovo anno di purgatorio in Serie B.

A questo punto per Domenico Aurelio potrebbe valere, per proprietà transitiva, lo stesso principio attuato per il pari grado della maschile Mauro Pederzoli, sempre confermato da perdente (ed ora, da vincente, non ancora confermato): probabilmente alla base del prolungamento (ribadisco, avvenuto prima delle ultime due partite, sull’entusiasmo delle 11 vittorie su 11 precedenti) potrebbe esserci la volontà di perseguire successivamente l’obiettivo con una continuità progettuale, malgrado le cocenti delusioni finora raccolte dall’operazione Serie A Femminile, ossia l’incredibile retrocessione e la mancata promozione al primo colpo. Come accaduto al Parma di Pecchia, dunque, speriamo in una migliore sorte al secondo tentativo.

La guida tecnica, al di là di alcuni aspetti personali-professionali che deve risolvere, potrebbe essere appannaggio, appunto nel nome di questa continuità, di Mister Salvatore Colantuono, del quale si è vista la mano e l’impronta per gran parte della stagione, anche se resta la pecca che, proprio nei momenti decisivi, la sua squadra abbia ceduto: era stato così alla fine del girone d’andata, quando, al di là della battuta d’arresto con la capolista Lazio, magari preventivabile, ci fu anche con quella il Cesena e soprattutto col Freedom, salvatosi anche grazie a quei tre punti inaspettati, che viceversa sarebbero stati assai utili alle Crociate che han chiuso con 71 punti, 5 in meno della Ternana (76) e 8 della Lazio (79).

Sanguinano anche alcuni punti persi per strada all’inizio, allorquando si sarebbero potute fare scelte migliori circa l’estrema difesa, poi tardivamente attuate. Va da sé che se resta Colantuono, poi bisognerà lasciargli l’opportunità di lavorare col medesimo gruppo di questa stagione, del resto come avvenuto per Pecchia alla maschile, potendo avere nell’amalgama un’arma in più. Gabriele Majo

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Gabriele Majo

Gabriele Majo, 60 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 a Dicembre 2023 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società. Dal 2010, a conferma di una indiscussa poliedricità, ha iniziato un percorso come attore/figurazione speciale di film e cortometraggi: l'apice l'ha raggiunto con il cammeo (parte parlata) all'interno del pluripremiato film di Giorgio Diritti "Volevo Nascondermi" (con presenza nel trailer ufficiale) e partecipazioni in "Baciato dalla Fortuna", "La Certosa di Parma", "Fai bei sogni" (del regista Marco Bellocchio), "Il Treno dei bambini" di Cristina Comencini, "Postcard from Earth" del regista Darren Aronofsky, "Ferrari" del regista Michael Mann. Apparizioni anche nei cortometraggi nazionali "Tracce", "Variazioni", "L'Assassinio di Davide Menguzzi", "Pausa pranzo di lavoro"; tra i protagonisti (Ispettore Majo) della produzione locale della Mezzani Film "La Spétnèda", e poi nei successivi lavori "ColPo di Genio" e "Franciao".

3 pensieri riguardo “FEMMINILE, UN DISASTRO DI SERIE A

  • Ci vorrebbe una Betty Bavagnoli…

    Comunque vincere il campionato di C non è una passeggiata da quel che ho visto, mentre diciamo che con un paio di scelte di buon senso nella costruzione/correzione della rosa l’anno scorso la A la si sarebbe potuta mantenere. Fra l’altro il Parma è retrocesso con più punti di quanti ne abbia fatti quest’anno il Napoli penultimo… Intanto il Genoa ha preso Guarino per la panchina, se non si investe con più serietà pure l’anno prossimo sarà dura…

  • Il Genoa se leggete un po’ di news su 777 lo vedo male molto… a Liegi han chiuso anche il campo di allenamento in stile Ghirardi Manenti. Doria alé alé puzza di pesce 🐠 ultras Tito

    • Tu avevi detto che il Doria era favorito dal Palazzo e che sarebbe tornato in A.

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