martedì, Maggio 28, 2024
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IL DISTINTO, di Riccardo Schiroli / IL DERBY NON CONTAVA

(Riccardo Schiroli, immagine in evidenza by Demian Yamik) – E’ successo che Cata [Pecchia] abbia scelto di affrontare la Reggiana con in campo 2 titolari su 11, uno dei quali (Bonny) anche in un ruolo nel quale abitualmente gioca e non gioca. Ma in campo c’era un centravanti vero (Colak), cosa che va nella direzione della mia personale visione del calcio, che è più “tradizionale” (sarà l’età) di quella di Cata. Quindi, di questo non mi posso lamentare. Anche perché poi Bonny ha fatto gol, per quanto su rigore.

Ma torniamo alle 9 riserve in campo. La premessa è che per quasi tutto il secondo tempo hanno poi giocato Bernabè, Man ed Hernani e che l’ultima mezzora l’ha fatta anche Mihaila. Insomma, Cata sapeva quel che faceva. La sostanza invece è che “la scelta della formazione non ha avuto rispetto per i tifosi” non si può sentire.

Cata è l’allenatore e, come mi hanno sempre detto gli allenatori che giudicano l’operato di un allenatore, “solo lui vede i giocatori tutti i giorni e ha tutti gli elementi per scegliere”. Fuor di (lo riconosco, stucchevole…) buonismo, escludo che un allenatore faccia una formazione per far dispetto ai tifosi. O anche per far loro piacere. Un allenatore fa la formazione per vincere la partita. E sceglie avendo molte più informazioni di noi. L’allenatore, inoltre, guarda a un progetto complessivo di gestione dei suoi. Una singola partita non può essere più importante del progetto (Cata ha sempre detto che il suo scopo era coinvolgere tutti, dall’inizio alla fine), a meno che non sia una partita dalla quale dipende l’andamento di una stagione. Tipo uno spareggio o una finale. L’ultima giornata di un campionato già vinto contro una squadra distante 29 punti in classifica non credo rientrasse in questa casistica.

Il Derby dell’Enza (denominazione ufficiale, stando a Wikipedia; il primo derby risale alla stagione 1912-1920) oltretutto non è che nelle ultime stagioni avesse avuto una gran storia. Il Parma aveva vinto tutti e 2 i derby del campionato 2016-2017 in Lega Pro. Erano passati 20 anni secchi dal precedente derby tra Parma e Reggiana. Nella stagione 1996-1997 si era giocato l’ultimo derby di serie A. Per ritrovare un derby in serie B bisogna invece andare alla stagione 1989-1990 e alle 2 vittorie del Parma di Nevio Scala.

A questo punto, ho 2 domande:
1) Ma cosa ve ne frega del derby con la Reggiana, visto che contava esattamente niente? (risposta di Majo: ma che ne sai tu che sei milanista?)
2) Ma qualcuno pensa davvero che le società debbano basare le loro scelte su come le prenderanno i tifosi?

Secondo l’insegnamento del Maestro Marzullo, proverò anche a darmi una risposta. Almeno, al quesito 2. Il quesito 1 so che mi porterà a ricevere qualche rimbrotto via commenti. E me ne farò eventualmente una ragione.
Qualcuno lo pensa davvero. Ad esempio, i tifosi della Curva Sud del Milan, che hanno messo in scena un processo alle intenzioni (“vogliamo un mercato ambizioso”, quando il mercato non è ancora iniziato) lasciando la squadra senza cori e incitamento per 2 partite. Che per la verità, contavano solo appena di più di Reggiana-Parma.

Detto questo, posso inforcare uno dei miei cavalli di battaglia. Non ho mai provato simpatia per gli ultras (o ultrà) in nessun campo della vita, meno che mai quello da calcio. Personalmente, capisco poco il senso di passare tempo a organizzare cori, ma riconosco che ognuno si diverte come vuole (io, per dire, mando messaggi vocali scatenando il mio talento di imitatore). Sono invece disturbato dal fatto che si possa ritenere normale fare agguati con strategie militari a chi tifa per un’altra squadra.

Al termine di un Parma-Napoli degli anni ’90 scrissi che i tifosi del Parma mi avevano deluso perché a parole si definivano diversi (festa per la “squalificazione” dalla prima Coppa UEFA e tutto) e poi minacciavano di botte i napoletani che esultavano per un gol di Careca. Questa posizione mi valse uno “Schiroli vaffanculo” della curva Nord (stoppato presto da un intervento del solerte Giorgio Gandolfi, addetto stampa del Parma di quegli anni) e un “ma lasci lì” di Giorgio Pedraneschi in diretta su Teleducato.

Voglio arrivare qui: sono le società stesse a voler far credere ai tifosi che partecipano al processo decisionale. Salvo poi disconoscere i tifosi quando si allargano troppo. Per rimanere al Milan, se i calciatori si fanno arringare dai capi ultras dopo le brutte prestazioni (è successo lo scorso anno a Spezia e quest’anno in Europa League a Roma), si devono poi tenere la “contestazione silenziosa”. Allo stesso modo, se qualche tifoso ha avuto indizi che la partita con la Reggiana è la più importante dell’anno, se ci ha creduto non è colpa sua.

So benissimo che il tifoso di calcio in Italia non lo si può trattare da cliente. La Curva Sud del Milan è normalmente uno spettacolo. E nel suo piccolo (dico proprio la dimensione del Tardini rispetto a Meazza), anche la Curva Nord Bagnaresi mi ha spesso emozionato. Però non andrei oltre. Il tifoso è importante, ma resta un tifoso. Che oltretutto ha un potere enorme: se non è contento, smette di pagare.

Un ragionamento simile vale anche per il giornalista. Che non è un allenatore aggiunto. E non deve diventare un critico nel senso di come vedeva questa figura il grande regista Elia Kazan (Un tram che si chiama desiderio, La valle dell’Eden, Fronte del porto…), ovvero “un eunuco nell’harem: passa il tempo a contemplare quel che gli è precluso e proibito”.
Il giornalista non è lì per dire che l’allenatore avrebbe dovuto fare questo piuttosto che quello. Ma per chiedergli “perché hai fatto questo?“. E renderlo noto al pubblico che all’allenatore non ha accesso.

Se l’allenatore è Sacchi Arrigo da Fusignano, in verità non potrebbe funzionare. Perché lo prenderebbe come un atto di lesa maestà. Ma questo è un altro discorso. E poi Arrigo è a sua volta passato a interpretare il critico di Kazan da qualche decennio.

Tornando al derby, e se non ho fatto male i conti, quello di sabato scorso a Reggio Emilia è il pareggio numero 29 tra le 2 rivali. Le vittorie sono in perfetta parità: 27 a 27. Non so voi, ma io spero che il Parma si stabilizzi in serie A e queste cifre non cambino per un secolo o 2… Riccardo Schiroli, immagine in evidenza by Demian Yamik 

Stadio Tardini

Stadio Tardini

5 pensieri riguardo “IL DISTINTO, di Riccardo Schiroli / IL DERBY NON CONTAVA

  • Grande Schiro…..
    Discorso impeccabile….
    E cata…n.1!!!!!

    Cad-Fhb

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  • Premesso che mi piacerebbe conoscere le Sue sensazioni se un giorno l’allenatore del Milan schierasse 2 titolari in un derby di fine campionato con l’Inter. Tornando a Parma tutto bello e perfetto ma dopo che i tifosi durante i festeggiamenti chiedevano allo sfinimento di vincere il derby del grana, sarebbe interessante vedere disertare le trasferte dagli unici sempre presenti ( gli ultras appunto)

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    • Riccardo Schiroli

      Sarà anche l’età, ma in una partita che non conta nulla, non ci farei troppo caso. E sono sempre propenso a credere che un allenatore prima di scegliere ci pensi bene. Un consiglio: come tifosi (io del Milan) non prenderci troppo sul serio ci farà bene alla salute

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