mercoledì, Giugno 12, 2024
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUI SANREMO, A VOI PARMA…

(Gianni Barone) – Dal festival, non della canzone, ma dell’elegia Crociata (con il gol di Stefano Pioli nel pantano di Sanremo) a quello della serie A, che si svolgerà a Parma tra pochi giorni, per l’interesse e la gioia di tutti (e non dei soliti pochi eletti, almeno così si spera) il passo potrebbe essere breve, ma difficilmente sarà così perché, forse, nell’attesa kermesse del Festival della serie A, in onda (si fa per dire), nella nostra città, da venerdì 7 a domenica 9 giugno 2024, di quella partita di 40 anni fa (4 giugno 1984), correttamente ricordata stamani dalla Gazzetta di Parma, non si potrà tanto parlare, visto che nella sezione “Happy birthday Miss Radio”, in programma sabato 8 al Palazzo del Governatore, alle ore 10.30, con moderatore Massimo De Luca, illustre ex giornalista Rai e non solo, non ci sarà nessuno, tra i cosiddetti speaker (termine inconsueto ed alquanto inusuale per definire coloro i quali partecipano all’evento), che quei momenti, tanto cari, quanto remoti nelle memoria dei tifosi, li ha vissuti veramente dal vivo.

Non mi risulta infatti di aver visto a Sanremo, quel giorno, in cui io, invece, ero presente, in veste di radiocronista dell’unica emittente parmigiana presente, Radio Emilia (ripetuta anche, a reti unificate, da Radio Parma) e diffusa in contemporanea in Piazza Garibaldi, attraverso gli altoparlanti, per il coordinamento e la regia dell’allora ventenne Gabriele Majo, né Bruno Gentili, né, Francesco Repice, entrambi di Radio Rai, uno ex, l’altro ancora in servizio, né Gian Carlo Ceci (ex Radio Parma ed oggi apprezzato autore di StadioTardini.it) e neppure Massimiliano Montefusco, general manager di RDS, che non ho mai avuto il piacere conoscere, vale a dire tutti coloro che dovranno, nel panel di cui sopra, ricordare anche, i momenti epici (sic) della radiofonia calcistica nazionale e locale.

Di quel gol (in tutta la carriera ne avrebbe segnati solo 3, uno per ognuna delle tre categorie) Stefano Pioli ha parlato oggi con Gian Carlo Ceci durante la visita alla mostra fotografica storica sui 60 anni della Polisportiva Coop Parma 1964, dove il difensore si era formato facendo tutta la trafila (con compagno Michele Pertusi, vedi foto sotto dell’annata 1979, che avrebbe poi raccolto gloria internazionale in ambito diverso dal pallone, ossia come basso) in corso di svolgimento fino al prossimo martedì 11 giugno 2024 nella sala A in via Melloni 1/a a Parma.

Ricordi ormai lontani di quel Parma di Marino Perani, con quel “gollonzo”, del giovanissimo Stefano Pioli (agli albori di una fulgida carriera da calciatore prima e da tecnico, poi, sebbene, ora, in attesa di collocazione dopo le brillanti gesta sulla tolda rossonera) che spalancava le porte della serie B, allora grandissimo traguardo per la società e per la città, passaggio propedeutico al successivo avvento sulla panchina parmense, di quell’Arrigo Sacchi, che mosse proprio da noi, proveniente da Rimini, i passi decisivi per la sua brillante carriera, prima da tecnico e poi da santone o guru del calcio.

Sarà presente, Sacchi, al Festival della serie A, però in un’altra sezione quella dei “Legendary coach”, (usare l’italiano ogni tanto no eh?) insieme agli iconici Fabio Capello, Claudio Ranieri, moderati o stimolati dal Re dei telecronisti urlatori Fabio Caressa di Sky Sport, all’interno del quale si parlerà non tanto di tattica, quanto di strategia nel calcio, o per lo meno così potrebbe essere stando a quanto il “guru di Fusignano”, Righetto (come soleva chiamarlo Gianni Brera suscitando, tuttavia, in lui, non poca indignazione) ha affermato qualche giorno fa in un’ intervista al quotidiano Libero.

Arighe, infatti, a proposito di Thiago Motta, allenatore in pectore (si attende a giorni l’ufficialità) della Juventus, informandoci della novità, ci dice: “Thiago è uno stratega in un paese dominato dai tattici che giocano sulla difensiva e su gli errori degli altri” e se lo dice lui c’è da credergli, anche se sul fatto dei tattici e del superamento concettuale dei sistemi di gioco e dei moduli (anche se gli stessi, dall’avvento della zona a oggi non sono mai cambiati checché se ne dica e se ne scriva, impropriamente, ovunque), in luogo di una più ampia visione “strategica” del calcio, su queste colonne, e in diverse mie apparizioni televisive, ne ho sempre parlato, riprendendo spesso, idee e concetti formulati dall’ex tecnico del Modena Paolo Bianco, divenuto (im)popolare con il famoso “vaffa”, recapitato in diretta ad un giornalista modenese, ma convinto assertore di questa nuova categoria di pensiero.

Ma chi sono gli allenatori tattici? Questa la domanda che è stata posta a Sacchi, il quale ha così avuto modo di affermare “sono quelli che fanno spendere tanti soldi perché non credono nel gioco e nel collettivo (quindi Pecchia di sicuro non lo è per niente), vogliono i migliori per ruolo per sopperire alla mancanza di idee”. Tranciante (sarebbe tranchant alla francese), ma ugualmente deciso e perentorio pur con parole “nostre”, il pensiero del vate di Fusignano (manca solo il termine sciamano e poi abbiamo esaurito, per lui, tutti gli appellativi possibili al momento, anche se ora risulta essere quasi un collega in virtù delle sue ripetute incursioni su Tv e giornali specialistici: come sono lontani i tempi, in cui, al suo buonasera generale rivolto ai presenti in un ristorante di Parma, noi si rispondeva con un quasi impertinente:Ciao Arrigo, che così afferma con forza “i tattici fanno un gioco che non è un gioco”, e dopo questo che altro aggiungere?

Forse conoscere i nomi dei prossimi allenatori, il cui quadro della massima serie è in via di composizione, che appartengono a questa categoria, visto che Sacchi elencando Baroni (ex Verona richiesto da Cagliari e Monza), Vanoli (quasi ex Venezia ad un passo dal Toro), De Zerbi (di sicuro ancora lontano da noi anche per il prossimo anno) e Sarri (tuttora in cerca di autore o estimatore, sia da noi che all’estero), ci fornisce l’identikit del perfetto “stratega”. Sì, ma agli altri, della futura serie A “come soh come soh?” (“come sono?”, tradotto dal romanesco di un ruspante caratterista famoso) come urlava, appunto, il pizzicagnolo, alias Mario Brega, all’impaurito avventore Carlo Verdone (nel film Borotalco) che con in bocca ancora un oliva da masticare, rispondeva “son greche”, invece di dire “son bone”, come avrebbe preteso il suo inferocito interlocutore.

Ecco, come sono, allora, i prossimi allenatori di A, vecchi, nuovi, o in pectore, non buoni o greci (secondo la visione filmica ricordata), ma tattici o strateghi? Gasperini (Atalanta) con il suo uomo contro uomo asfissiante, di sicuro poco incline a chiudersi in un sistema di gioco, quindi strategico. Palladino (ex Monza, forse alla Fiorentina) anch’egli fedele alla difesa a tre, ma poco tattico e inquadrato in avanti con due trequarti dietro l’unica punta. Davide Nicola all’Empoli, pure lui, pur fedele ai dettami dello schieramento difensivo a tre, tendente a cinque, opta per un attacco ad una sola punta più un fantasista, o presunto tale alle sue spalle, quindi schema tattico fluido e non ben definito dai canonici numeri del sistema adottato. E che dire di Italiano (ex Fiorentina in orbita Bologna post Thiago) tanto amato dagli esteti del bel calcio, di certo non tattico secondo il pensiero sacchiano di cui sopra, senza esitazione alcuna, pur prediligendo quel 4-2-3-1 simil Pecchia sufficientemente “posizionale”.

Gilardino confermato al Genoa forse qualche strascico da “tattico”, nel suo 3-5-2 lo mantiene anche se la sua idea collettivistica non viene sempre accantonata. Su Simone Inzaghi (Inter) tutti avremmo detto “tattico”, però Righetto ci ammonisce affermando “È diventato uno stratega”, e se lo dice lui, crediamogli. Su Thiago Motta (ex Bologna prossimo alla Juve) è inutile soffermarsi: stratega tutta la vita. Anche Tudor (Lazio), se rimane e se resiste a Lotito per tutta l’estate, difesa a tre, e interpretazione fluida del gioco negli altri reparti, una sola punta fissa, e due incursori di qualità alle sue spalle. Gotti (Lecce), che pare prossimo alla conferma, se continua con il 4-4-2 che nel post D’Aversa, ha ottenuto la salvezza con anticipo, potremmo parlare di un tattico a metà, che asimmetricamente sulle fasce alterna a destra un giocatore offensivo e a sinistra un terzino puro, quindi strategia in fieri, verrebbe da azzardare.

Al Milan post Pioli, che abbiamo ricordato con lo storico gol di Sanremo 84, sembra che arrivi a giorni Fonseca, ex Lille, ma anche ex Roma, con pochi remake entusiasmanti, sul quale lasciamo per il giudizio la parola ancora a Sacchi, che ci dice «Speriamo che si riveli uno stratega, anche se mi sembra più un tattico», non aggiungiamo altro. Per il Monza, dopo l’addio di Palladino, sono in lizza, come detto Baroni, oltre a Nesta, Dionisi e più defilato Pirlo, che difficilmente lascerà la Samp, tutti profili da stratega puro non ci sono dubbi. Al Napoli si attende Conte, con ansia e curiosità, stando alle sue ultime apparizioni sembra non aver dimenticato di essere un risultatista della prima ora, tradotto tattico fino a prova contraria. De Rossi alla Roma, convincente fino ad un certo punto, lo ricordiamo in B, parentesi non certo esaltante per lui, con spiccata tendenza ad un’ottica pseudo posizionale, quindi con predisposizione strategica preminente.

Se al Torino, come molte voci lasciano supporre, andrà Vanoli fresco di promozioni e di elogi, giunti da più parti col suo Venezia, fidando nel fiuto e magistero di Sacchi, gli attribuiamo la patente di stratega anche nella massima serie. Per finire restano le incognite di Udinese (Cannavaro in forse), Cagliari e Verona oltre al Venezia che dovrà in fretta sostituire, se sarà così davvero, un tecnico molto prezioso come Vanoli, fermo restando che le altre neopromosse, Como e Parma, confermando, rispettivamente il duo Fabregas-Roberts sul lago, e il «tuttidentrista» Pecchia nell’ex glorioso ducato, secondo lo speciale «codice Da Vinci» redatto dal grande Arrigo restando anche in A, resteranno nella sponda della strategia evoluta e non nell’arcigna tattica dei numeri. Questo è quanto in attesa che il mercato si popoli di trattative vere e proprie e non solo di nomi tipo Ferrari, Maggiore, Pirola che al momento oltre a non trovare conferme effettive, lasciano un po’ il tempo che trovano, non infiammando poi tanto la platea Crociata che resta in trepidante attesa di notizie sicure o vere.

Intanto buon Festival della serie A, a tutti, quello di Sanremo di quarant’anni fa resta solo nel ricordo di pochi (io sulla riviera, insieme a Ugo Ferri e Fabrizio Pallini per la radiocronaca di Radio Emilia, e poi in diretta per tutto il viaggio di ritorno dietro al pullman Crociato con il radiotelefono di Ugone, all’epoca una rarità, con Gabriele Majo in Piazza Garibaldi a Parma, con la sua 127 tappezzata in ogni dove con decalcomanie dell’emittente, a districarsi tra la folla bagnata per sentire gli umori in diretta dei tifosi festanti, di quella giornata piena di pioggia, e di allegria per molti, ma non per tutti. Qui Sanremo a voi Parma, con tanti all’ascolto della diretta per quasi tutto quel giorno, lungo, più lungo da non dimenticare mai più. Visto che dello stesso, malgrado i 40 anni tondi, se ne parlerà poco o niente… Gianni Barone

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

3 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUI SANREMO, A VOI PARMA…

  • Bonny è talmente forte e un fuoriclasse che non è nemmeno titolare nella Francia under 20.

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  • Ho proprio difficoltà a leggere gli articolo di Barone, che ci posso fare? 😀

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