lunedì, Luglio 22, 2024
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IL COLUMNIST di Luca Russo / EURO 2024, I PRIMI VERDETTI

(Luca Russo) – La seconda giornata del gruppo A di Euro 2024 ha dato il la ai primi verdetti della competizione in terra teutonica. La Germania è già certa della qualificazione agli ottavi di finale, deve solo scoprire se passerà da prima o da immediato rincalzo e potrà farlo nello scontro diretto contro la Svizzera che metterà in palio il posto più ambito del girone.

Per gli elvetici, invece, il passaggio del turno non è ancora aritmetico, ma poco ci manca: con un pareggio al cospetto degli uomini di Nagelssman, gli ottavi diventeranno realtà, ma da secondi classificati; un successo gli consegnerebbe la prima piazza e una qualificazione in grande stile; ma anche perdendo con uno scarto minimo potrebbero nutrire speranze di turno successivo, indipendentemente dal posizionamento finale, forti come sono di una differenza reti che gode di buona salute dopo il 3-1 all’Ungheria in apertura.

Anche la Scozia, asfaltata nella gara inaugurale dalla Germania con un 5-1 che sembrava il preludio ad un Europeo da vivere nei panni di squadra materasso, può immaginare un futuro oltre la prima fase: se dovesse superare l’Ungheria con un ampio margine di gol, potrebbe rientrare nel giro delle terze ripescate o addirittura finire seconda qualora la Germania riservasse ai ragazzi di Yakin lo stesso trattamento somministrato a quelli di Clarke.

Difficile, al contrario, che l’Ungheria riesca ad allungare la sua partecipazione all’Europeo, il 2-0 incassato da Musiala e soci, unito al 3-1 subito per mano della Svizzera in occasione della prima giornata, complica sensibilmente il cammino dei magiari in direzione ottavi di finale, trasformandolo in un’asperità quasi impossibile da scalare.

Calcoli e combinazioni a parte, oltre che i primi verdetti, la seconda giornata del gruppo A ci ha regalato pure quella che almeno secondo me finora è stata la più bella sfida del torneo, non Germania-Ungheria (2-0) andata in scena nel pomeriggio, ma Scozia-Svizzera (1-1) della serata.

E non si parla di cifra tecnica in senso stretto, perché dalle due nazionali in questione non ci si poteva aspettare una contesa all’insegna del fioretto, sebbene la conclusione vincente di Shaqiri che è valsa l’1-1 finale sia da cineteca. No, qui il riferimento è all’agonismo, alla grinta, allo spirito e al temperamento che sono riuscite a mettere in campo, con la Tartan Army che in questi specifici fondamentali si è fatta preferire ai Rossocrociati.

Baricentro alto sia per gli uni che per gli altri: un atteggiamento tattico che ha dato alla luce un match ad alta intensità e ricco di capovolgimenti di fronte. Al netto di alcune fasi di gioco in cui le due contendenti hanno tirato i remi in barca per rifiatare, l’arrembaggio e gli assalti della Scozia non hanno conosciuto pause lunghissime e l’intraprendenza della Svizzera, sostenuta da una qualità complessivamente superiore rispetto a quella in dote agli avversari di serata, non è mai venuta meno.

Le due marcature che hanno fissato il risultato sull’1-1 rispecchiano il dna delle squadre: il vantaggio degli scozzesi nasce da un’azione insistita e una deviazione sfortunata di Schar, il pareggio degli elvetici è una perla di rara bellezza di Shaqiri. Sciabola e sciabolate da una parte, fioretto e stilettate dall’altra. Ndoye ha avuto in due circostanze la palla che avrebbe regalato il 2-1 agli elvetici. La Scozia ha colpito un palo con Hanley a poco più di venti giri di lancette dal triplice fischio. Nemmeno nel finale, quando le forze scarseggiano e la volontà di gettarsi al di là dell’ostacolo di solito viene sovrastata dall’istinto di autoconservazione che induce a credere che “siano meglio due feriti che un caduto”, c’è stato spazio per il più classico degli “accontentiamoci del pareggio ché in fondo in ottica qualificazione può andare bene ad entrambe”.

No, gli uomini di Clarke e quelli di Yakin se la sono giocata a viso aperto e senza esclusione di botte, colpi e risposte fino alla fine. Ricordandoci, in questo modo, cosa può ancora essere il calcio se non la si dà per vinta al fanatismo/integralismo tattico di chi vorrebbe stravolgerne i connotati e la sua stessa essenza. Luca Russo

4 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / EURO 2024, I PRIMI VERDETTI

  • Sulla Rudarola di oggi c’è un passaggio inquietante che la dice lunga sul fatto che Krause, come prima di lui i piocioni e prima di loro il bresciano, ha finito i soldi. Parlando di Cambiaghi (giocatore che a me fa schifo per altro, con 1 gol in stagione) si legge che costa 7 milioni (cifra da serie B) “ben lontani dal tetto del Parma”. Se 7 milioni per una punta sono fuori budget amici miei possiamo chiudere e andare a casa. Io ho finito

    • La Rudarola, come la definisci tu, va avanti per luoghi comuni, tra cui quello di bollare fuori budget ogni acquisto, come, appunto, se stessimo vivendo ancora nell’era Ghirardi o in quella dei Magnifici 7, dimenticandosi che il Parma è in mano a un visionario imprenditore di successo, pieno di pila (poi quanto sia o meno desideroso di continuare a sputtanarla nel giochino, non lo so). Per cui piantiamola con paragoni che non stanno in piedi e con la fola che ha finito i soldi, perché ne ha, ne ha…

  • Siamo tornati ai “bagget” di Faggiano (anche Ampolè è un fiero sostenitore del bagget per cui anche Banaya che una cv simile a quello del mitico Mifta del Lentigione è fuori bagget)

  • Non sono d’accordo. Finora le più belle partite si sono viste nel gruppo C, che è quello più equilibrato.

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