lunedì, Luglio 22, 2024
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IL COLUMNIST di Luca Russo / EURO 2024: IL GIOCHISTA SPALLETTI SI FIDA DI FRATTESI

(Luca Russo) – “Che vincere sia importante sono tutti bravi a dirlo. No, non è importante vincere. È importante giocare bene”. Testo e arrangiamento a cura di Luciano Spalletti, che lo stesso commissario tecnico ha interpretato, in sede di conferenza stampa, a margine della vittoria per 2-1 (convincente a metà) dell’Italia sull’Albania nella prima giornata del gruppo B.

E così anche Luciano da Certaldo è stato contagiato da quel virus che imperversa, totalmente incontrastato, in ogni angolo calcistico d’Europa e che ha generato una folta e nutrita schiera di tecnici per i quali il fine principale del gioco del calcio sarebbe giocare bene, solo in subordine si dà un’occhiata al risultato. E se non arriva, poco importa, a patto però che, appunto, si sia giocato bene.

Al contrario, vincere a seguito di una prestazione opaca e priva di ricami può lasciare un certo margine di insoddisfazione.

Si tratta della recente disputa sorta tra “giochisti” e “risultatisti” nella quale sia i primi che i secondi sono devoti alle proprie convinzioni e non c’è alcun altare buono che possa convincerli a sacrificarle in nome di dettami tattici più equilibrati.

Non vi è tuttavia alcun dubbio che l’anno scorso a Napoli non avrebbero certo barattato lo Scudetto in cambio di un’annata imbottita di “complimenti per la trasmissione” e pacche sulle spalle per il bel gioco. Lo stesso ragionamento può essere applicato alla spedizione Azzurra in terra teutonica: difficile ipotizzare che qualcuno o più di qualcuno dei 60 milioni di CT dell’Italia che si nascondono tra i supporter del Bel Paese rinunci alla conferma del titolo vinto nel 2021 qualora questa non fosse accompagnata da un calcio effervescente.

È molto più probabile, e verosimile, che il sostenitore italico medio si accontenti di vincere, anche in assenza di un calcio impreziosito da pailettes e lustrini, specie in una competizione così breve, compressa e intensa come la più importante rassegna riservata alle nazionali del Vecchio Continente.

A tal proposito ben vengano, ai fini del traguardo più grande, successi come quello ai danni dell’Albania. Ma guai a pensare che tutte le ciambelle riescano col buco come a Dortmund. La vittoria va accolta con favore, non esaltata oltremodo perché altrimenti si finisce nella trappola del dualismo che coinvolge “giochisti” e “risultatisti”.

È molto più utile analizzarla senza indossare le lenti dei primi né dei secondi.

Il trionfo maturato al Signal Iduna Park ci ha consegnato alcuni indizi buoni e altri che buoni lo sono assai meno. L’Italia costruisce agevolmente occasioni da gol, ma con altrettanta facilità non le converte in rete. Fermo restando che storicamente non è nelle corde dei nostri macinare più realizzazioni di quelle che effettivamente servono, contro l’Albania una tale e diffusa imprecisione non è stata pagata a caro prezzo, anche se Manaj al tramonto del match stava per presentare il conto che solo un Donnarumma imperiale ha cestinato come si deve quando è troppo salato; al cospetto della Spagna una simile dose di generosità potrebbe essere punita da altrettanta concretezza da parte degli attaccanti delle Furie Rosse, che almeno nel duello con la Croazia si sono riscoperti cinici, determinati e puntuali a tu per tu con l’estremo difensore avversario.

Per tornare ai voti alti in pagella, da non trascurare la capacità di reazione degli uomini di Spalletti allo schiaffo subito da Bajrami dopo una ventina di secondi circa dal fischio di inizio con la gentile e imprevidibile collaborazione di Dimarco: in altri tempi e con un’altra selezione tricolore, un ceffone a freddo del genere avrebbe trasformato in Everest il resto della contesa. Così non è stato perché, al netto dell’inesperienza comunque presente in qualche elemento della rosa, questo gruppo ha una consapevolezza delle proprie capacità e dei propri mezzi uguale a quella dei propri difetti e dei propri limiti. Il che aiuta, e tanto, quando il vento si alza, le onde pure e il cielo promette tempesta a uscirne indenni e condurre la nave in porto.

A proposito di consapevolezza nelle proprie potenzialità, detto che Barella e Chiesa in Vestfalia sono stati i migliori in campo per distacco, vanno sottolineate quelle ancora quasi del tutto inespresse di Frattesi. La sua abilità in materia di incursioni sotto porta è merce rara, non solo nel contesto calcistico italiano, ma anche in quello internazionale. Mentre per gli attaccanti si parla di fiuto del gol, per l’ex calciatore del Sassuolo si può tranquillamente dibattere di senso della posizione e dello spazio, per ora non di fiuto della rete perché negli ultimi 10/15 metri gli manca ancora quella “cattiveria” tale da renderlo un cecchino dell’area di rigore. E contro l’Albania, ahinoi, ce lo ha dimostrato. Nell’Inter Simone Inzaghi lo utilizza da primo cambio, raramente dall’inizio. In Nazionale Spalletti, al contrario, si fida completamente delle sue doti e spesso lo schiera nell’undici titolare. Ciò che manca è la fiducia di Frattesi in sé stesso. Messo a posto questo indispensabile tassello, l’Italia si ritroverà tra le mani un attaccante con nei piedi almeno una conclusione vincente a partita. Luca Russo

Un pensiero su “IL COLUMNIST di Luca Russo / EURO 2024: IL GIOCHISTA SPALLETTI SI FIDA DI FRATTESI

  • Vabbè, Frattesi è titolare in questa nazionale perchè è uno dei pochi centrocampisti, se non l’unico con capacità di inserimento.

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