lunedì, Luglio 22, 2024
ColumnistNews

IL COLUMNIST di Luca Russo / EURO 2024: L’ITALIA HA PERSO, MA NON TUTTO E’ PERDUTO

(Luca Russo) – Abbiamo perso, ma non tutto è perduto. Contro la Croazia, all’alba della prossima settimana, l’Italia avrà a disposizione due risultati su tre (vittoria e pareggio) per qualificarsi agli ottavi di finale senza dovere sperare di accedervi nelle vesti di terza ripescata.

È questo il bicchiere mezzo pieno, oppure pieno per un quarto della sua capacità, di una serata che a definirla storta si commette un evidente errore di geometria. Un errore per difetto se si guarda alla prestazione degli Azzurri, per eccesso se ci si limita a guardare il risultato, perché poteva finire con una goleada della Spagna che invece si è dovuta accontentare di un 1-0 che almeno numericamente è un risultato tipico di un altro calcio, di un’altra epoca, di altri tempi. Merito di Donnarumma, che, al netto dell’autorete di Calafiori, dalle sue parti non ha lasciato passare nemmeno uno spillo, e in due casi della traversa.

L’andamento della partita ha smentito impietosamente tutto o quasi tutto ciò che è stato detto alla vigilia sul conto delle Furie Rosse. Che erano state descritte come formazione ormai solo lontanamente imparentata con quella che dominava in materia di possesso palla e aveva bisogno di frullare un numero imprecisato di buone e grandi occasioni per spremerne una rete. A Gelsenkirchen gli uomini di Luis de la Fuente hanno espresso volumi di gioco e di opportunità impressionanti, specialmente se rapportati al nulla assoluto generato dal (non) gioco dei ragazzi di Spalletti, al quale dopo la lezione di ieri sera ci verrebbe da chiedere se sia ancora convinto che “non è importante vincere, è importante giocare bene”.

Il paradosso è che nonostante l’enorme produzione offensiva di Morata e compagni è toccato a Barella e soci realizzare, nella porta sbagliata e con la complicità di un Calafiori per la verità poco colpevole nella circostanza, il gol che ha permesso agli iberici di ottenere in un solo colpo la certezza aritmetica del passaggio agli ottavi di finale e la prima piazza nel girone. Come a dire che la Spagna può provare a cambiare il pelo affidandosi ad interpreti con caratteristiche tecniche e attitudini tattiche diverse rispetto a quelle degli invincibili che diedero il la al lungo ciclo di successi 2008-2010-2012, ma non perdere l’abitudine a un calcio che pur sviluppandosi secondo forme differenti mantiene alla base la stessa sostanza vincente degli ultimi due decenni: tanto possesso palla, una ragnatela di passaggi volta a destabilizzare l’assetto difensivo dei rivali di giornata per poi punirli a colpi di improvvise accelerazioni, triangolazioni e fiammate, la spiccata predisposizione a saltare l’uomo sulle corsie laterali (forse l’unica vera novità del loro modo di giocare) favorita dalle qualità di Nico Williams da una parte e Lamine Yamal dall’altra, ghiotte opportunità in serie, ri-aggressione alta, altissima degli avversari un attimo o pochi attimi dopo aver smarrito il controllo della sfera e da ultima, ma non ultima per importanza, la capacità lì dietro di letture preventive e chiusure puntuali che fanno delle Furie Rosse uno schieramento che agli altri undici in campo concede qualche timida speranza ma quasi mai la gioia del gol (dopo due giornate sono ancora a zero reti subite), potendo far leva su una retroguardia bene assemblata e che può vantare tra le sue fila un elemento del calibro di Cucurella che finora è stato impeccabile in ogni specialità della fase difensiva.

Nell’avvicinamento alla sfida di Gelsekirchen è stato scritto anche che gli uomini di Luis de la Fuente al contrario dell’Albania avrebbero obbligato l’Italia a difendersi di più e però dandogli contestualmente la possibilità di attaccare in spazi più aperti, senza andare a sbattere sul medesimo autobus piazzato dalle Aquile a ridosso della propria area di rigore a protezione di Strakosha. Sbagliato, perché Morata e compagni un autobus lo hanno si parcheggiato, ma nella metà campo avversaria e con chiari compiti offensivi, e così gli Azzurri non hanno potuto fare altro che difendersi. E basta. Barella e soci non sono riusciti fare il calcio che è (o sarebbe) nelle loro corde, se non in maniera molto sterile negli ultimi venti minuti della contesa, né si sono messi nelle condizioni di verificare se fosse possibile trarre beneficio dalla costruzione dal basso degli iberici, sfruttando quegli studi “al contrario” di Spalletti finalizzati a capitalizzare difetti e lacune della primissima impostazione di gioco altrui.

Tra i nostri l’unico a superare ampiamente la sufficienza è stato Donnarumma, il che la dice lunga sullo sviluppo del big match della seconda giornata del gruppo B. A niente è servita la strategia mediatica di amplificare sensibilmente le qualità degli uomini di Luis de la Fuente trasformandoli in veri e propri Golia nella speranza che ciò facesse di noi dei Davide pronti a combatterli e sconfiggerli finanche con la più rudimentale delle cerbottane. Il duello contro la Spagna doveva suggerirci chi siamo. Il messaggio è arrivato forte e chiaro. Lo spareggio contro la Croazia ci dirà invece cosa e quanto potremo ancora fare ad Euro 2024. Luca Russo

2 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / EURO 2024: L’ITALIA HA PERSO, MA NON TUTTO E’ PERDUTO

  • Com’è che Davide non dice la sua? Che sia Qatariota?

  • Una partita così oscena da parte della Nazionale non la ricordavo da anni.

I commenti sono chiusi.