mercoledì, Luglio 24, 2024
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IL COLUMNIST di Luca Russo / EURO 2024: SE L’ITALIA SEGNA IN ZONA PARMA

(Luca Russo) – Tra il Parma di Fabio Pecchia e l’Italia di Luciano Spalletti c’è un divario tecnico che è anche superfluo provare a tracciare nei suoi contorni e nelle sue proporzioni. Epperò c’è un aspetto che accomuna le due squadre, uno di quei dettagli che nel calcio moderno spesso fa la differenza, indipendentemente dal fatto che ci si giochi la promozione diretta in Serie A con Como e Venezia o la qualificazione agli ottavi di finale degli Europei contro la Croazia di Modric, ed è la capacità di restare sul pezzo fino agli ultimissimi istanti dei minuti di recupero ed avere quindi la forza, sia fisica che mentale, di metterla dentro per riacciuffare un pareggio o, meglio ancora, completare una rimonta, operare il sorpasso e portarsi a casa l’intera posta in gioco. Una specialità nella quale sia i Crociati che gli Azzurri hanno dimostrato, e in più di qualche circostanza, di sapersela cavare con profitto e successo.

A Lipsia, teatro del duello tra l’Italia e la Croazia con in palio la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta di Euro 2024, è stato proprio un gol in zona Parma…pardon…Cesarini affrescato da Zaccagni con un destro a giro di rarissime bellezza e precisione – su assist di un esuberante, inesauribile e lucidissimo Calafiori – a regalare ai ragazzi di Spalletti il biglietto per Berlino laddove sabato andrà in scena l’ottavo contro la Svizzera di Yakin.

La perla dell’esterno in forza alla Lazio ha pareggiato il vantaggio degli uomini di Dalic realizzato da un intramontabile Modric, che poco prima, però, si era fatto parare un rigore – “figlio” di un fallo di mano di Frattesi – da un Donnarumma monumentale come spesso accade quando indossa la casacca della nazionale.

Un 1-1 che, al netto delle sue conseguenze sullo sviluppo degli Europei in corso di svolgimento in Germania, conferma ulteriormente quanto la selezione balcanica storicamente costituisca una sorta di bestia nera, uno spauracchio per la rappresentativa azzurra. Tant’è vero che negli 8 precedenti disputati tra il 1994 e fino a ieri sera, i nostri avevano raccolto appena 5 segni X e addirittura 3 sconfitte, un ruolino di marcia che non poteva essere il miglior viatico per affrontare una contesa così delicata e decisiva.

Come se non bastasse, a renderla ancora più complicata, almeno sul piano della cabala e delle statistiche, ci ha pensato il tabù del 24 giugno, una data che negli ultimi quattordici anni ha spesso dispensato delusioni e dolori all’Italia calcistica: il 24 giugno del 2010 gli Azzurri vennero sconfitti dalla Slovacchia ed eliminati dal mondiale sudafricano; il 24 giugno 2014 fu l’Uruguay a superarci e a spedirci fuori dal mondiale brasiliano. Corsi e ricorsi storici che avrebbero fatto impallidire chiunque, non l’Italia, non l’Italia di Spalletti che per quanto non sia il meglio possibile sotto il profilo tecnico e per niente squadra, disunita, poco compatta e sfilacciata come è, sul piano tattico, può far leva sull’abitudine a non darsi mai per sconfitta.

Un atteggiamento da cui sono originati il capolavoro pennellato da Zaccagni e, appunto, il solito pareggio contro la Croazia. Un pareggio che questa volta tuttavia ha il sapore della vittoria perché non si porta appresso un’eliminazione, ma un passaggio di turno.

Il ct, sorprendendo tutti, per lo “spareggio” di Lipsia si è affidato al 3-5-2 e alle novità Raspadori e Retegui nell’undici titolare con Chiesa inizialmente relegato in panchina. Una scelta che sembrava vincente dal momento che nel primo tempo Barella e soci complessivamente si sono fatti preferire ai loro avversari. Non a caso le migliori occasioni al di qua dell’intervallo le hanno avute, di testa, Bastoni e Retegui, col difensore dell’Inter neutralizzato da un grande intervento di Livakovic e l’attaccante del Genoa disinnescato da una deviazione della retroguardia croata.

Nella ripresa l’Italia è sparita dal campo, la Croazia è salita di tono, Donnarumma ha stoppato qualsiasi pericolo si presentasse dalle sue parti (attività alla quale per la verità si è dedicato con successo pure nei 45′ iniziali), incluso il calcio di rigore di Modric, poi il centrocampista del Real Madrid a bersaglio ci è comunque andato e a quel punto Spalletti non ha potuto fare altro che puntare tutte le sue fiches sui cambi. I cui effetti di fatto prima non si sono visti, poi si sono visti poco e male e infine si sono visti eccome col destro a giro di Zaccagni. Che si scrive gol, ma si legge Berlino. Luca Russo

Stadio Tardini

Stadio Tardini

2 pensieri riguardo “IL COLUMNIST di Luca Russo / EURO 2024: SE L’ITALIA SEGNA IN ZONA PARMA

  • Solo una società di pazzi poteva rinnovare Cicciobello Valenti, bidone inenarrabile che fa danni da 4 anni. Anziché casarlo via a sbarate nel culo abbiamo pure rinnovato. Così il gatto e la volpe non prenderanno nessuno in difesa e anzi si dirà che….
    #siamoappostocosi
    #rinnoviamoecaroselliamo
    #risparmiamoecisalviamo

    E Inglese quando rinnova? E Drissa? E Ahi no!?

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  • Infatti il Parma batterebbe questa Italia. Siamo 100 volte più forti.

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