mercoledì, Luglio 24, 2024
Cattivo CittadinoCommentaNews

CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / ALLA RICERCA DEL CALCIO MINORILE PERDUTO

(Gianni Barone) – Già il termine minorile, che sa molto di riformatorio, di mare fuori, o di Isida (o Isola che non c’è) stona con tutto quello che, all’indomani della disfatta azzurra ha preso piede nei discorsi di esperti, soloni, o numi tutelari dell’informazione e della letteratura sportiva che impazzano su siti, giornali, Tv e agorà varie, discorsi intorno ai massimi sistemi della tattica, del talento, e della tecnica i cui contorni allarmistici, circa una loro presunta mediocrità o inadeguatezza, che s’insinuano, per riuscire a formare “il giovane calciatore perfetto o perfettibile”, che sia, in grado, anche da noi, di essere capaci di emulare i campioni veri e propri, tra i quali spiccano ancora i vari Cristiano Ronaldo in fase calante quanto o peggio di ogni tipo di luna, non solo l’ultima di Dalla o la prima maledetta di Jack Sparrow, o Mbappé, che tra un colpo al naso e l’altro, pare più propenso a candidarsi per l’Eliseo francese che allo scopo di arginare le avanzate, per lui perigliose, della destra transalpina guidata da un quasi suo coetaneo che di nome fa Bardella o delfino di Marine Le Pen poco importa (ma che cazzo c’entra col calcio? Boh, certo il ribaltone d’oltralpe non è passato inosservato nei nostri confini, andando a rinfocolare i fautori del campo largo, ma siamo off topic e quindi ci tacciamo).

Discorsi che si stanno via stemperando, perché travolti da altre più gustose e allettanti attualità fatte di campagna abbonamenti che prende il via, di calcio mercato che si distende in tutte le sue più variopinte, dal rosa al carminio fino al Magenta, in avanti e indietro con nomi e trattative il più delle volte fasulli sebbene sbandierati come suggestioni altisonanti alle quali non si può non dedicare l’attenzione da parte di chi si prende la briga di trattare al massimo la materia calcio che tutti vorrebbero semplificare, non riuscendo quasi nell’impresa, o pur con la scrittura di biografie di campioni del passato più o meno tali, che non riescono per niente a rischiarente l’orizzonte confuso, di chi si accontenterebbe di meno, di molto meno. Esattezza e competenza, laddove sarebbe opportuno richiederle.

Però, ugualmente, l’argomento disfatta, scivolato quasi per incanto o per gravità (non degli argomenti per carità) sul campo del calcio giovanile di cui a parole tutti si ritengono grandi professori o esimi esperti per il solo fatto di avere maturato in alcuni settori giovanili, siano essi di dilettanti o di professionisti poco importa, un certo tipo di esperienza lavorativa. Infatti, rispetto a chi scrive sui giornali o sui siti web come noi, chi riveste o ha rivestito ruoli operativi, apicali o no, in determinati vivai, vanta forse un diritto superiore, rispetto agli altri, cioè a gente come noi, che si auto-attribuisce competenze per trattare il tema senza timore di essere contraddetto o smentito, visto che un passato operativo lo può dimostrare.

C’è chi, poi, ha parlato, facendoselo sfuggire in Tv, di talento che manca ai giocatori di oggi (chissà perché il termine calciatori viene usato con parsimonia) perché ai giovani manca il cosiddetto calcio di strada, che ahinoi, data l’anagrafe, a gente della mia generazione non era certo mancato, quando pensavamo all’epoca, di poterne fare anche a meno per godere qualche agio logistico in più. Ecco, questo modo molto semplicistico di trovare il colpevole di cotanta mediocrità ha scatenato non dico l’ira, quanto l’indignazione da parte di chi lavora, prospera, s’ingegna e insegna con competenza e tanta professionalità riconosciutagli «urbi et orbi» nei vari settori giovanili, compreso quello del Parma.

Quindi fra ex e attuali responsabili del vivaio Crociato non è mancato, negli ultimi tempi, un accenno a quanto si è finora affermato facendo quasi diventare un caso il fatto che qualcosa negli attuali vivai non funziona di certo alla perfezione. Apriti cielo dunque, ma come si fa a richiamare il ricorso al ricordo del calcio di strada (vera e propria strega) dopo che si sono fatti studi, congressi, progressi, scuole e accademie allo scopo di trovare metodi e metodologie, persino scientifiche e sofisticate, idonee a sviluppare la crescita tecnica dei giovani calciatori, futuri talenti. Ma siamo proprio convinti che il talento si allena, sempre ammesso che sia possibile farlo, in questo modo? E che il fatto, retorico o strumentale che sia, di tirare in ballo la strada, rispolverandola dagli anfratti della memoria nostalgica di pochi, non sia un modo come un altro per cercare nuove strade (e daje con ‘sta strada) nel processo di crescita tecnica dei giovani atleti? I quali giovani atleti non bisogna negarlo, con troppa televisione all’attivo, e con troppa tattica acquisita quasi per osmosi dai media e dagli insegnamenti delle accademie stesse, sembrano essere un po’ prigionieri non tanto della tattica (quella serve in una logica di calcio collettivo, come affermato sul suo sito da Filippo Galli in un intervento riproposto da StadioTardini.it qualche giorno fa) quanto della rigidità degli schemi insiti nei vari sistemi di gioco proposti, che come invece affermato da gente come noi, o come l’ex del trainer del Modena Paolo Bianco, andranno via via scomparendo in una logica di calcio posizionale più dinamico in cui preponderante, negli sviluppi del gioco, non sarà il volgare “modulo” (usato nell’accezione di sinonimo del sistema di cui sopra e che a furia di essere ripetuto lo sta etimologicamente sostituendo), bensì la famosa e famigerata “strategia” che, a mo’ di mantra, sta cominciando a diffondere anche un’eccellenza del campo come lo sciamano Arrigo Sacchi.

Tutto questo per dire che di assoluto non c’è niente (forse solo i principianti, parafrasando il già da noi citato David Bowie con la sua “Absolute Beginners” trattava, ma di amore) e che una cosa non esclude l’altra, e cioè che la tecnica individuale e quella di base devono essere, più che mai e di più di come vengono trattate adesso, connesse, in maniera assoluta e non marginale alla tattica individuale, nota anche come tecnica applicata e non, poi, in subordine nemmeno con la tattica di squadra, quella di reparto, che attraverso la razionale distribuzione sul campo esprimerà, tramite adeguate capacità di lettura la strategia finale di gioco prescelto modulato, nei vari casi al tipo di marcatura adottato o a uomo o a zona (il famoso ed esatto modulo, finalmente nell’esattezza del suo uso lessicale tout court).

Quello che si chiede, in contrapposizione a quel “programma di tutela minorile” che qualcuno con forza propugna, e che al momento un po’ sfugge al nostro esile comprendonio, è che si da maggiore spazio all’individualità di gesto, di gioco di pensiero, che il calcio di strada istintivamente sprigionava, e che invece quello di Accademia spesso reprime o opprime in nome di una disciplina e di una organicità, le cui ragioni, potrebbero sfuggire non solo ai principianti assoluto o ai distratti di professione, di vocazione o semplicemente d’impressione.

Insegnare la finta, il dribbling, con più forza e criteri, con i vari richiami a V o a 360 gradi, le forbici semplici d’interno o di esterno o quelle doppie, con la palla al piede al fianco di scalature, incroci e diagonali da eseguire nei vari contesti da proporre proprio, come noi, involontariamente facevamo nelle interminabili partite fatte di scontri e duelli uno contro uno o contro più continui (a tutta strada) serrati , negli spazi non ancora urbanizzati anni 60/70 delle strade o del cortile con le porte disegnate col gesso sui muri o rappresentate dalle porte delle nuove autorimesse appena concepite o costruite, per non parlare della porte fatte da vestiti o da borse, il tutto realizzato con spontaneità e concretezze da rivalutare e da ricostruire all’attualità nelle scuole moderne iper-strutturate.

Tattica e tecnica che vanno a braccetto e che esistono nel loro paragone, un po’ come la felicità e l’infelicità di correre liberi di scartare l’avversario in dribbling o di perdere il pallone senza che nessuno rimproveri o lo faccia pesare. “Solo colui che provò le più grandi sventure (sconfitte) è atto a godere le più grandi felicità (vittorie)”, cantava il poeta che non aveva abbonamento a Dazn, per il resto “nuntereggae più”, abbasso Alé senza fatti e soluzioni… Alla prossima in ogni caso… Gianni Barone

ARTICOLI E CONTRIBUTI MULTIMEDIALI CORRELATI

CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / SERVE UN RITORNO AL CALCIO DI STRADA

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

Un pensiero su “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / ALLA RICERCA DEL CALCIO MINORILE PERDUTO

  • Ma se lo stesso autore ricordo ha sempre lodato il caro vecchio “catenaccio e contropiede” come può conciliarsi con la maggior tecnica richiesta?

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *