mercoledì, Luglio 24, 2024
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL MIO CALCIO LIBERO

(Gianni Barone) – In un mondo che prigioniero è, il “mio calcio libero”… O, per lo meno, tutti a parole spererebbero che diventasse tale, ossia libero: libero da ogni tipo di condizionamento, libero da ogni freno, libero da ogni tipo di irrigidimento tattico che imbriglia il talento che a fatica i giovani calciatori (allenati in maniera non adeguata e un po’ troppo da grandi, che si auspica riescano, prima o poi, ad esprimerlo a coltivarlo e a metterlo finalmente in campo nel contesto gara).

Infatti, sulla Gazzetta dello Sport di ieri, fra le solite notizie di mercato, che ancora non c’è per tutti, essendo ancora all’inizio, e le solite manfrine del post disastro europeo con chi dovrebbe andarsene e non essere rieletto (Gravina) e chi stava per andarsene (Buffon) per approdare ad altri più comodi o familiari lidi (Parma), salvo poi, pure lui, decidere poi di restare dov’è (sarà, forse, perché non è convinto che possa raccogliere la sua eredità, per interposto Chichizola, tra i pali al Parma il nipponico di colore Zion Suzuki, simbolo del calcio inclusivo che piace al padrone, e per il quale garantisce Luca Ampollini: “E’ completo: tra i pali super reattivo e molto forte coi piedi, bravo bravo”), ti appare un articolo dal titolo “Basta tattica su baby, allenare la tecnica, scuole per istruttori”, che rappresenta un po’ la «summa» di tutto ciò su cui occorrerebbe riflettere per «trovare la luce tra le crepe», come sostenuto dall’iconico cantautore canadese Léonard Cohen (quello di Hallelujah per intenderci) e ultimamente ripreso anche dal valente e filosofico, giornalista di Sport Mediaset, nonché scrittore, salsese di nascita e adozione, Nicola Calathopoulos, a margine della presentazione del suo secondo romanzo «giallo» dal titolo «Testimone imperfetta».

In effetti i tre punti del titolo del giornale sportivo sono la sintesi perfetta dei ragionamenti che andrebbero fatti in un momento storico così delicato del calcio italiano. La tattica sta diventano un vero e proprio «male», un impaccio, sulla strada della crescita dei giovani calciatori, i quali scimmiottando i grandi finiscono per essere travolti da quell’onda di sistemi e moduli (mal espressi) che ne rallentano la libertà di attivare inconscio ed istinto che dovrebbero essere canalizzati alla realizzazione della creatività, che troppo spesso viene a mancare nelle prestazioni dei giovani stessi, quando approdano al calcio da grandi, non sempre dei grandi.

«In un mondo che prigioniero è, il mio calcio libero sei tu», riferito a quella «strada», che una volta era il primo teatro della formazione tecnica istintiva del gioco non ancora divenuto sport, prima, e business e affare dopo, fino ai giorni nostri e permetteva ai giovani di esprimersi e di scoprire e ritrovare quella «luce» della loro passione tra le «crepe» della società moderna o post moderna, di allora e non più di oggi.

Quindi basta tattica, e la fluidità della stessa degli ultimi anni in cui si afferma una sua logica posizionale, sembra in grado di poter produrre un sorta di ridimensionamento in favore di un approccio meno dogmatico e più strategico, come invocato da più parti, e che volga in questa auspicata direzione sempre che si riesca a modularla o a convertirla verso quella «tecnica» più che di base rivolta a quei fondamentali, insiti nel rapporto giocatore/palla, in quella «applicata» (tattica individuale per rimanere nell’alveo del gioco organizzato) con i movimenti con o senza palla nel contesto gara, che beninteso dovrebbero essere allenati bene e diventare preminenti nella metodologia adottata. E da qui si arriva al terzo punto quello delle scuole per istruttori, che già esistono, anche se la rosea ignorandolo, forse, ne propone l’istituzione ex novo, strutturate in corsi per «istruttori scuola calcio», gestiti dai comitati locali della federazione, che andrebbero, in ogni caso, riformati e migliorati perché troppi marginali attualmente nel contesto della formazione e istruzione dei futuri educatori sportivi.

Corsi che non devono trasformarsi in laboratori teorici in cui si studiano e si provano tecniche per i passaggi, per gli schemi o peggio ancora per quella costruzione (costrizione della moda) che più che un pregio, un vanto, molto spesso diventa un ingombro, ma devono essere in grado di formare istruttori in grado di ricostruire, nelle esercitazioni, le difficoltà della partita, dando ai duelli e agli scontri individuali o multipli, un ruolo prioritario. Insegnare la finta e il dribbling, la forbice d’interno o d’esterno (quello che volgarmente ed erroneamente viene definito doppio passo, ma de che?) in situazione di gioco e non in forma libera, senza resistenza dovrebbero essere la norma, al pari di tutti quei gesti tecnici tipo «il richiamo a 180 gradi» o il «richiamo a V» (quello che faceva Rivera e si va molto lontano nel tempo) fino ad arrivare a contestualizzare persino la «bicicletta» (quella che in partita da noi faceva solo il compianto Vito Chimenti (Vituccio) in B al Palermo e in A ad Avellino, Pisotoiese, Catanzaro) che solo pochi ora, forse, ricordano).

Tutti gesti che i giovani dai 15 ai 19 anni, o non sanno fare, o hanno dimenticato di fare, perché i loro tecnici li hanno indotti a cancellarli dal loro repertorio, in nome di quel «collettivo», esaltato dalla stessa «tattica», che ora diventa la colpevole unica di cotanta mediocrità. La rosea ci suggerisce: «Gli istruttori del futuro dovranno seguire una metodologia moderna che alleni il singolo esaltandolo “nel collettivo”, e non il collettivo». Esercizio alquanto sofistico, mi pare, quello proposto, in quanto quella metodologia definita, per ovvi motivi, moderna non è forse quel qualcosa che fino ad ora, è stato frenato da quella tendenza di tattica collettivistica ora sotto accusa.

Però lo scoglio rimane sempre quello che in nome di quell’equilibrio tattico, che tutti i tecnici invocano, ogni tipo di rigurgito individualistico (il famoso saltare l’uomo in dribbling, una volta bandito con forza ad ogni livello) già dal suo apparire potrebbe creare quegli scompensi che solo un assetto tattico, organizzato, talvolta persino rigoroso o eccessivo, potrebbe scongiurare al fine di evitare sconfitte da evitare senza se e senza ma. Il famoso detto «ai giovani bisogna concedere di sbagliare», che tutti, a parole, sono soliti sbandierare, non sempre tutti se lo potranno e potrebbero permettere quando il gioco si sa fa peso e tetro e contano solo i punti. Però sarebbe bello riuscire a ricostruire ciò che la famosa «strada», che tutti invocano, noi compresi, sapeva offrire per un «canto finalmente libero» del calcio che possa permettere di allenare al meglio la tecnica in modo da privilegiarla, in maniera assoluta, a quella «tattica» da cui tutti vorrebbero prendere le distanze, tranne poi ricorrervi per salvare la pellaccia o peggio «capra e cavoli».

«Absolute beginners», cantava il grande David Bowie, tradotto «Principianti assoluti» tutti noi lo siamo, non sapendolo e non credendolo, in questa materia. «Principianti», perché gira e gira torniamo sempre al principio, indietro, e ci piace essere dilettanti, farlo e pensarlo per diletto. «Assoluti» perché sempre pronti ad estrarre dalla nostra tasca la verità assoluta, appunto, e esprimerci per slogan definiti definitivi che ci caratterizzano. Sempre non dimenticandoci che le “crepe”, sono tante, e la “luce” quella vera, scarseggia sempre più e poi costa cara. E quanto ci costa. Sotto ogni aspetto, in assoluto. Beginners. Gianni Barone

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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / SERVE UN RITORNO AL CALCIO DI STRADA

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

3 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL MIO CALCIO LIBERO

  • Se garantisce Ampollini siamo in una botte di ferro, con Chchisola e Corvi e davanti a loro Balord, Valenti, Coulibali e Osorio abbiamo una difesa granitica che ci fa dormire tra 4 guanciali, a questo punto oggi vado ad abbonarmi #abboniamoeaiutiamo. Spero che le prime mille tessere (che saranno bruciate in 10 minuti) servano per comprare una muta di canotte e di brache corte da allenamento nuove. Viceversa sembra svendano in blocco del materiale sportivo del Fiorenzuola retrocesso in D. Nell’ottica della spendig reviù circolare e inclusiva di Krause per risparmiare si potrebbe valutarla come opzione, anche perchè riciclare e usare materiale vecchio aiuta l’ambiente e gli oceani.

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  • Si, ma se tutto questo non è inserito in un disegno complessivo stile grandi scuole calcio come il Barcellona o il Salisburgo è completamente inutile.

    Lì dai pulcini fino alla prima squadra si gioca tutti nella stessa maniera.

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  • Ciao, ci vuole un portiere d’ esperienza. accanto a un giovane.
    Io come Suzuki conosco solo la moto
    Sarà anche un portiere buona non l’ ho mai mai visto e non mi sento di giudicare

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