sabato, Luglio 20, 2024
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IL COLUMNIST di Luca Russo / EURO 2024: L’ALTRA FINALISTA E’ L’INGHILTERRA

(Luca Russo) – L’Olanda frena, fa inversione ad U e torna a casa. L’Inghilterra accelera, sorpassa e continua il suo viaggio verso Berlino. Domenica prossima all’Olympiastadion toccherà ai Tre Leoni l’onore e l’onere di contendere alla Spagna di Luis de la Fuente il titolo di Campione d’Europa.

È il premio che gli uomini di Southgate hanno scartato a Dortmund facendo indispettire i ragazzi di Koeman che la finale, al contrario, la guarderanno dal divano di casa e in canotta, bermuda e pantofole, se il caldo di questi giorni non dovesse allentare la sua presa feroce e lasciare spazio a temperature più dolci.

Una potente e precisa conclusione di Simons ha portato gli Orange in vantaggio, Kane su rigore ha ristabilito l’equilibrio e Watkins in pieno recupero, da posizione defilata, ai confini del proibitivo, ha messo in buca la palla dell’1-2 e regalato ai suoi un finesettimana da sogno, e da sogni, nella capitale tedesca.

Meritato oppure no? La risposta giusta forse sta esattamente a metà strada. Per la prima volta nel corso dell’Europeo in corso di svolgimento in Germania gli inglesi sono scesi in campo con una determinazione e una qualità delle giocate e della manovra nel suo complesso finalmente all’altezza della competizione, della posta in palio e in ogni caso assai diverse da quelle che avevano accompagnato, tra il male e il malissimo, le precedenti uscite.

In tal senso non si può non ricordare in che modo l’Inghilterra si è spinta fino all’atto conclusivo di Berlino: vittoria stiracchiata contro la Serbia alla prima, pareggio sofferto con la Danimarca nel turno successivo, medesimo risultato con le medesime difficoltà al cospetto della Slovenia in chiusura di girone, qualificazione ai quarti di finale acciuffata nei supplementari contro la Slovacchia, passaggio in semifinale strappato solamente ai rigori con la Svizzera.

Il tutto senza mai brillare sul piano del gioco, ma facendo leva sistematicamente sulla capacità di essere gruppo e squadra che non ha a caso le ha permesso di trovare diverse reti in zona Cesarini e dintorni. Ne sanno appunto qualcosa la Slovacchia, infilata al 91′ dalla splendida rovesciata di Bellingham, la Svizzera, colpita all’80’ da Saka, e l’Olanda, affondata al 91′ da Watkins.

Se un indizio è un indizio e due indizi sono una coincidenza, al terzo si arriva alla prova, per cui non fidatevi di chi parla di Tre Leoni esclusivamente baciati dalla buona sorte e nulla più. Alla stessa maniera diffidate di chi, riferendosi al ct inglese e segnatamente ai cambi che ha operato nel finale (fuori le due stelle Foden e Kane, dentro Palmer e Watkins, autori rispettivamente di assist e rete dell’1-2), tira in ballo Napoleone che preferiva un generale fortunato a uno bravo, perché non siamo di fronte ad un inedito o a un lancio di dadi dettato dalla disperazione o, peggio ancora, dall’improvvisazione, ma a mosse tattiche ampiamente collaudate e che di fatto hanno sempre prodotto esiti favorevoli per Southgate: Foden e Kane sono stati sostituiti sia contro la Slovacchia, nell’ottavo di finale di Gelsenkirchen, che con la Svizzera, nel quarto di Dusseldorf; anche Palmer è stato già impiegato da “sesto uomo” spaccapartite (per fare un parallelismo col basket) e proprio nelle partite di cui sopra.

A Dortmund, comunque, gli uomini allenati dall’ex calciatore di Crystal Palace, Aston Villa e Middlesbrough, hanno finalmente messo in mostra la migliore versione di loro stessi. Tolto il quarto d’ora iniziale, durante il quale l’Olanda ha macinato corsa e gioco ad alta velocità e trovato, meritandolo senza dubbio, il vantaggio griffato da Simons, l’Inghilterra ha controllato l’andamento e il ritmo della gara a proprio piacimento concedendo agli avversari solo qualche timido contropiede che i ragazzi di Koeman non sono riusciti ad orchestrare come avrebbero dovuto.

I Tre Leoni hanno sfoderato in una sola serata tutto ciò che non gli era riuscito fino ai quarti, quarti compresi: qualità in fase difensiva che gli ha evitato black out e cali di concentrazione quando la palla ce l’avevano gli altri, qualità nelle letture a metà campo che gli ha permesso di decifrare e interpretare correttamente i vari momenti della sfida, qualità nelle iniziative d’attacco che li ha messi nelle condizioni di sapere esattamente quando sferrare questo o quel colpo e quando, al contrario, rifugiarsi in un giropalla ragionato, talvolta ai limiti del palleggio quasi defatigante, qualità nell’atteggiamento adottato al Westfalenstadion che li ha indotti a non trascurare nemmeno un dettaglio di una sfida così delicata.

Eppure il computo delle occasioni non ha visto una delle due formazioni prevalere chiaramente sull’altra. Al netto delle rispettive realizzazioni, gli Orange hanno sfiorato il 2-1 prima con Dumfries che di testa ha colpito la traversa e poi, nella ripresa, con Van Dijk sulla cui imbucata il riflesso di Pickford è stato tanto decisivo quanto eccellente; gli uomini di Southgate l’1-2 se lo sono visti negare da un salvataggio sulla linea di Dumfries che ha neutralizzato una serpentina da capogiro di Foden e successivamente dal palo centrato dallo stesso Foden con una conclusione dalla distanza di rara bellezza.

Ma torniamo all’interrogativo di svariate righe più su: il successo dell’Inghilterra è meritato oppure no? La risposta, come si diceva, è a meta strada. Il trionfo è meritato per la prova offerta dai Tre Leoni, tuttavia è stato macchiato da due decisioni arbitrali che ai più sono parse discutibili: generoso (non troppo, secondo me) il tiro dal dischetto che Zwayer ha concesso a Bellingham e compagni per intervento imprudente di Dumfries su Kane (le punizioni a due in area di rigore che fine hanno fatto?), molto più inspiegabile e tecnicamente “grave” il fallo (che secondo me non c’era) ravvisato dal direttore di gara in occasione di un’interessante sortita offensiva dell’Olanda dal quale è scaturita la ripartenza che ha poi spalancato la strada all’1-2 di Watkins. Nell’epoca del VAR è inconcepibile che competizioni del genere possano essere condizionate con così tanta leggerezza. Ma così è, se vi pare.

A Berlino toccherà a Spagna ed Inghilterra giocarsi la corona di Campioni d’Europa. Da un lato la squadra più bella del torneo, dall’altro una delle più brutte, se non la più brutta in assoluto tra quelle di un certo livello (almeno fino ai quarti, quarti compresi). Entrambe, però, accomunate dall’aver raggiunto la finale anche grazie a qualche aiutino arbitrale di troppo. Luca Russo

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