IL “PLAYER TRADING” A FORTE RISCHIO DOPO LA SENTENZA DIARRA
(Gmajo) – Tempi duri per le società del business calcio continentale che, già vessate dalla bolla dei diritti tv – col mercato in contrazione in tutta Europa, come si è accorta la Cadetteria italiana – ora rischia di perdere anche i (facili) ricavi da player trading, dopo la storica “sentenza Diarra”.
La scorsa settimana, infatti, è arrivata a conclusione, davanti alla Corte di Giustizia Europea la lunga controversia tra l’ex centrocampista del Real Madrid ed il Lokomotiv Mosca, con una sentenza che stabilisce, sulla base degli articoli 45 e 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che alcune norme del Regolamento FIFA – in particolare afferenti l’articolo 17, in cui i paragrafi 1 e 2 regolano le risoluzioni di contratto con e senza giusta causa – sono contrarie alle leggi dell’Unione Europea poiché potrebbero ostacolare la libera circolazione dei professionisti e dunque tale articolo è ora nullo.
Lassana Diarra, nel contenzioso con il club russo, era assistito dall’avvocato belga Jean Louis Dupont, già passato alla storia per la vicenda Bosman del ’95 che aveva rivoluzionato il calcio (la FIFA, infatti, venne costretta ad abolire l’indennità di trasferimento a fine contratto, coi calciatori liberi di trasferirsi da una squadra all’altra, senza versamenti di denaro), ed anche quest’ultima sentenza va a scardinare, come allora, il sistema calcio, in quanto, secondo una lettura estensiva della sentenza, al momento disponibile solo in francese e in polacco, un giocatore potrebbe arrivare, addirittura, a cambiare squadra in un qualsiasi momento, senza dover risarcire il club di appartenenza, come era previsto fino ad oggi.
Diarra, infatti, in base all’articolo 17 ora eliminato, lasciando il Lokomotiv Mosca dopo solo il primo dei quattro anni pattuiti dal suo contratto, avrebbe dovuto risarcire il vecchio club con circa 10 milioni, dopo la sentenza non più dovuti.
E’ vero, come sostiene chi tende a sminuirne le conseguenze (come la stessa interessata FIFA), che sono stati aboliti appena due paragrafi, ma si tratta di due architravi su cui si regge la macchina del calciomercato internazionale, per cui, come trent’anni fa, potrebbe “cambiare l’orizzonte del calcio”, come sostiene il sindacato mondiale dei calciatori Fifpro.
In Italia chi meglio di altri, a mio giudizio, ha analizzato il Caso Diarra, in modo molto approfondito, completo e sufficientemente chiaro anche all’inclita è senza dubbio il portale di Gianluca Di Marzio, che si domanda come cambierà il calciomercato?
Di Marzio inizia con il mettere in correlazione tra loro le due storiche sentenze, anche perché la Diarra è figlia della Bosman, e non solo perché il legale a monte sia lo stesso. Dopo la Bosman, racconta Di Marzio, fu necessario un ultimatum della Commissione Europea, che minacciò sanzioni, perché la FIFA adeguasse il proprio regolamento. Ed erano passati 6 anni: dal 1995 al 2001 nulla si era mosso. Alla lunga, dunque, ne conseguì un gentlemen agreement basato sulla “stabilità contrattuale”, concetto che si ritrova anche nella sentenza Diarra, ma, come compensazione, per i club che temevano di non aver più introiti dai trasferimenti dei calciatori, vennero introdotte l’indennità di formazione e il meccanismo di solidarietà.
Fu così che ebbe i natali il famigerato articolo 17 del regolamento FIFA sulla risoluzione contrattuale con o senza giusta causa, secondo cui quando c’era una risoluzione contrattuale in pendenza, la parte che risolve senza giusta causa era passibile di sanzione economica e sportiva. Non solo, come specifica sempre Di Marzio, l’articolo 17 fissava dei criteri che la FIFA definiva “oggettivi” per determinare l’entità del risarcimento: numero di anni di contratto rimanenti, stipendio, spese del club in corso per acquisire il calciatore, ecc. Ebbene: tutti questi parametri sono stati attaccati e contestati nella sentenza Diarra: infatti, secondo la Corte di Giustizia Europea questi criteri non sono chiari, trasparenti, oggettivi.
La Corte, altresì. ha sancito che il principio della responsabilità solidale è un chiaro ostacolo alla libera circolazione dei calciatori/lavoratori, e circa la libera concorrenza, la Corte – spiga Di Marzio – va giù ancora più pesante, affermando che i club sono liberi di concorrere sul mercato e di acquisire i prodotti e i servizi (in questo caso le prestazioni dei calciatori).
A fronte di tutto ciò, Di Marzio argomenta che stavolta la FIFA non potrà aspettare 6 anni come all’epoca di Bosman per intervenire, ma dovrà farlo al più presto. Esemplificando: Se un calciatore decidesse di risolvere oggi il contratto senza giusta causa, infatti, in caso di condanna dalla FIFA DRC (che si attiene ai propri regolamenti e all’articolo 17) potrebbe portare il caso alla corte per un articolo che è stato dichiarato contrario al diritto dell’Unione Europea. E dunque, l’organismo internazionale potrebbe/dovrebbe sfruttare l’occasione per evolvere il proprio regolamento, rendendolo più moderno.
Oltre all’interpretazione di Di Marzio, ne esistono anche altre, tra cui quella della Gazzetta dello Sport, che azzarda: “La prima conseguenza che viene in mente è che i contratti dei calciatori avranno tutti validità annuale. Che senso avrebbe offrire accordi pluriennali se un calciatore può liberarsi dopo 12 mesi? Il concetto di giocatore svincolato, lista che negli ultimi anni si è rimpolpata costantemente, rischia di sparire, come conseguenza del punto precedente. I tesserati sono tutti ‘svincolabili'”. L’altro problema per i club è che un calciatore avrà un suo valore, ma non sarà riconosciuto alla squadra di appartenenza. Ossia: le società pagherebbero il professionista, (ossia il giocatore), ma non più il club a cui appartiene. Bye Bye Player Trading… “Aspetto deflagrante questo, perché verrebbe a cadere una possibile fonte di introiti oggi fondamentale, soprattutto per le squadre più piccole. Che ne sarebbe dei diritti di formazione oggi riconosciuti ai club? Teoricamente potrebbe sparire il concetto stesso di calciomercato, restando solo aperte le trattative tra club e giocatori, con tutte le conseguenze economiche del caso”.
Pensa anche che noia per i giornalisti che da 30 e rotti anni, d’estate, ma non solo, bivaccano sulle bagatelle di mercato, per tacere dei siti specializzati, inclusi quelli controllati dai procuratori. Già, i procuratori: stando al pensiero della Rosea, escono potenziati da questa vicenda, secondo altri no, perché prenderebbero più peso i direttori sportivi bravi.
Probabilmente il prossimo passo, conclude la Gazzetta dello Sport, potrebbe essere l’introduzione di un tetto salariale: “Servirebbe quindi un regolamento totalmente rinnovato, magari con l’introduzione del modello NBA con l’introduzione del salary cap rigido e un mercato fatto solo attraverso scambi, ma andrebbe chiaramente adattato alla realtà del calcio europeo e mondiale”.
Lorenzo Vendemiale, sul Fatto Quotidiano, tende a limitare la portata della sentenza, sostenendo che non è scritto da nessuna parte che d’ora in poi i calciatori potranno stracciare i contratti a piacimento per accasarsi al miglior offerente. Aggiungendo che il caso Diarra assomiglia più al lodo Mutu (anni fa condannato a risarcire il Chelsea dopo il licenziamento) che alla sentenza Bosman, con alcune specificità che potrebbero limitarne la portata. Innanzitutto in questo caso fu proprio il club (il Lokomotiv Mosca) a rescindere il contratto, e non il calciatore, come invece si vorrebbe intendere per il futuro. Per altro, il dispositivo chiarisce che il trattato non si applica alle situazioni in cui tutti gli elementi sono confinati all’interno di un unico Stato membro (ma solo tra Stati diversi), dunque eventualmente gli effetti della sentenza non riguarderebbero i trasferimenti all’interno di un singolo campionato (ad esempio da una squadra di Serie A all’altra), ma solo verso altri tornei, e già questa è un’ulteriore limitazione. Anche secondo lui, però, si tratta di un ulteriore punto a vantaggio della lobby dei procuratori.
Infine, Ultimo Uomo, ricorda quanto il player trading sia fondamentale per le società di calcio, grandi o piccole che siano: “continua a rappresentare una fonte essenziale di ricavi per i club. Nel 2024, stando al report della FIFA che si occupa di studiare i trasferimenti nel calcio a livello globale (l‘International Transfer Snapshot), la spesa complessiva dei club professionistici maschili è stata pari a 7,91 miliardi di dollari, di cui 6,45 miliardi nella sessione estiva, la seconda cifra più alta di sempre. La prima? Nel 2023, con 7,43 miliardi di dollari investiti sul mercato solo in estate”. E aggiunge: “Anche società capaci di fatturare 600, 700 o 800 milioni di euro a stagione, insomma, si affidano al player trading, che rimane una fonte di introiti importante per tutti, e vitale per molti”.
Vitale anche per il Parma Calcio 1913, perché dietro la politica dei giovani, sia pure strapagati, c’è la speranza che questi, in futuro, possano fruttare in futuro ricche plusvalenze, tipo quella sostanziosa, in appena 12 mesi – da un mercato invernale al successivo – ottenuta per Jayden Quinn Oosterwolde (classe 2001), fiore all’occhiello, finora, di quella ricerca che ha nei potentissimi Mathieu Lacome (capo area performance e Analytics, dipartimento con 30 professionalità in servizio) ed Alessandro Pettina (Director of Football Finance) le punte di diamante della piramide apicale divisione sport (rimasta orfana, del managing director dopo la fine del rapporto con Roel Vaeyens, non rimpiazzato e la trasformazione alla Lotito del presidente Krause, ultimo terminale anche operativo. E’ quindi con occhi particolarmente interessati che continueremo a seguire la vicenda… Gabriele Majo
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Il punto centrale e’ sicuramente la libertà assoluta del lavoratore di muoversi liberamente all’ interno della comunità europea. Dunque l’articolo 17 inteso come divieto di risoluzione del contratto calciatore/club senza giusta causa e conseguente pagamento di indennizzo , cui e’ tenuto in solido anche il nuovo club, viene rimosso.
Va da sé, che a questo punto il vincolo pluriennale del calciatore col club rischia di diventare lettera morta. Unico modo di ovviare e’ introdurre nella libera contrattazione delle due parti una clausola per liberare il calciatore che però dovrà, almeno formalmente, essere pagata dal calciatore. Oggi si chiamano impropriamente clausole rescissorie ed esistono già. Probabilmente diventeranno la regola .
Ma al di là di questo, il player trading deve sparire e con esso quel giro vorticoso di soldi coi procuratori e intermediari a farla da padrone e con acquisti a rate e spostamento di soldi in varie parti del mondo. Che senso ha pagare soldi per un “cartellino” o dare prestiti onerosi se ogni calciatore può muoversi liberamente quando vuole?
Ciò rappresenta un indubbio risparmio di costi per i club ( pensiamo all’affaire inglese del parma quanto meno sarebbe costato) ma anche una voce di entrata minore.
In Europa sta montando l’idea concreta di un diritto tributario unico ( già si e’ visto con le conseguenze della sentenza Apple/Irlanda) e anche nel calcio si vuole combattere alcuni malcostumi. In mancanza di un legislatore ci pensa la giurisprudenza a eliminare consuetudini che in alcuni o molti casi generano entrate che sfuggono al fisco.
Ora bisogna attendere la sentenza diarra tradotta in italiano ( disponibili solo la versione in polacco e francese) ma la fifa dovrà rivedere la norma , credo prima del mercato di gennaio e al momento almeno adottare misure transitorie per tutelare in qualche modo gli investimenti fatti dai club anche nell’ ultima estate. Ma il solco e’ tracciato.
Ma magari!!!! Sarebbe finalmente la fine, la pietra tombale su questa cacata dei giovani sconosciuti da “valorizzare” e finalmente si torneranno ad acquistare i giocatori in quanto funzionali al momento, non in ipotesi future. E chissà che tutto questo non spinga Kraus a mollare il baraccone e levarsi dai coglioni e liberarci.
La cosa realmente grave testimoniata anche dalla parole di Pecchia ieri “la visione del club è chiara..” e via di cazzate sul tema è che il nostri amato club non è più una squadra di calcio che fa calcio al meglio delle possibilità. Ma lo strumento di una filosofia, di un’idea, cosa questa che non mancano di ripetere a vomito per indottrinarci. A me delle filosofie non frega une emerito cazzo. Io voglio vincere le partite. E da tifoso sentire che la filosofia viene prima della squadra e delle sue esigenze mi manda in bestia. Non si prende il 34 enne che magari serve perchè “è contro la filosofia del club”. Ergo le esigenze tecniche vengono dopo la filosofia, che viene prima della squadra. E non capisco come in tanti non si siano ancora accorti di questa lenta ma ormai compiuta sostituzione operata dal Messia portato da Barilla. Non c’è più il Parma, ma la “filosofia di KK e del club”. Di fatto noi col Como (che come ha ingenuamente evidenziato Pecchia è agli antipodi) o con l’Empoli o gli strisciati non tifiamo più il Parma come fino al 2020, ma una “filosofia”, una religione, un concetto. Io tifo Parma, non le filosofie. Andate al diavolo ladri del club, non mi avrete mai tra le fila dei babbei lobotomizzati dalla religione del putto. Voi e i vostri ridicoli leccapomelli.
Però, caro Davide, sei incontentabile: Ferrari (e non Barilla, che del Parma ha smesso di occuparsi non appena il suo rampollo ha lasciato le Giovanili per trasferirsi in USA, e soprattutto dopo che l’era biologica di Nevio era terminata, surrogata da quella meno utopica e più tradizionale di Faggiano) ti ha portato esattamente il prototipo di quello che è il tuo presidente ideale, ossia ricco sfondato e che spende, e non ti va bene solo perché come scopo sociale ha quello di servirsi della squadra di pallone che ha comperato per diffondere nel mondo il suo credo filosofico inclusivo?
Caro mio, se uno arriva dall’altra parte del globo per acquistare una società di calcio blasonata, grazie a Calisto, ma di fatto pur sempre espressione di una piccola città, cacciando (non voglio dire nel rudo, ma ci siamo capiti) 400 milioni, avendo in animo di aggiungerne un’ulteriore metà per uno stadio nuovo a sua immagine e somiglianza, vorrai pure consentirgli di avere, in cambio, un tornaconto personale, che, nel suo caso, è, appunto, il divulgare il suo Credo. Poi che questo Credo sia un italianissimo e poco americano predicare bene e razzolare male, magari, è un altro discorso, perché se sei per il green non dovresti nella stessa settimana far viaggiare il tuo aereo personale molteplici volte solo per guardare partite di calcio…
Voglio dire: tu ti lamenti tanto, ma, al di là di qualche mania del visionario, questa proprietà ha molti più lati positivi rispetto a diverse altre, cito sovente il multiplo 777, ma a ben vedere tutti questi fondi hanno altre loro finalità (certo non quella di far godere i tifosi), e appena la stretta di cui abbiamo parlato in questo articolo, sommata alla crisi dei diritti tv, scoprirà il grande bluff dell’eldorato, penso assisteremo alla grande fuga di tutte queste proprietà straniere, attratte come l’orso il miele, dal calcio italiano…
Oh la ,lo sapevo che saresti entrato nel club dei normodotati,ti do la tessera onoraria,da ” ha sctate Carli “alla consapevolezza del fu parma in quanto tale il passo é stato doloroso ma tant’é
ahahahaha
Direttore io tifo una squadra, non un Credo, una Religione, una Filosofia. Ci sono fior di proprietà straniere che non sono Fondi e che gestiscono, chi più chi meno in modo valido ma guardando al lato sportivo, non a un Credo. Commisso a Firenze, Saputo a Bologna, i Friedkin a Roma, Pagliuca a Bergamo, i tabaccai a Como (beati a Como), i quatarioti a Palermo, etc.. Io di soggetti come Kraus che fanno del calcio una battaglia di religione non ne vedo uno in giro per l’Europa. Ci sarà un motivo o lui è il solo genio e tutti gli altri sono coglioni?
Nel frattempo quello definito da te come un “ciarlatano” è stato premiato come manager del mese in Premier League, non nel campionato del Burkina Faso…
Non lo vorrei neanche nel Tide anche se vincesse 87 Cempions
Con krause e la sua filosofia accontentiamoci della serie b
A parte credo, mantra, filosofie, brufoli ed implumi ed ancora, soldi spesi, bene o male, progetti realistici o meno, realizzati o meno, la questione dovrebbe essere, se resti in A tutto potrebbere prendere una certa forma altrimenti se torni in B sprofondi in una voragine. Soldi dai diritti Tv fine, introiti dalla vendita dei giocatori, poca roba, verrebbero raziati a poco prezzo. Quindi, evidentemente sono certi di riuscire nell’intento permanenza e consolidamento in A con questa “filosofia”… un piano B nemmeno preparato? Ok la sicurezza nelle proprie idee ma, come al solito, questa sembra errata valutazione e tracotanza. Mi spiace ma, in tutto questo, a mio parere anche Pecchia ha grandi responsabilità nell’avallare il tutto, se altri non capiscono, prima o poi qualcuno che da la sveglia dovrebbe esporsi ma forse sono proprio tutti come quelli che lavorano in via Mantova …alcuni dispersi in una volta rosea altri a cui piace tanto la frutta.
Se pecchia non avallava il tutto veniva esonerato e probabilmente al suo posto arrivava un allenatore sconosciuto e straniero, krause è il padre padrone, con lui non si discute, se finiamo in b saranno cazzi suoi, speriamo se ne vada
97 minuti di applausi a Benni
Grazie
… e proprio quello doveva accadere…in quel modo il re era definitivamente ed inesorabilmente “denudato”, in questa situazione invece Pecchia continua a fare la foglia di fico ed accadimenti come lo scorso anno non fanno altro che rinsaldare certe convinzioni anzichè modificarle…e si tira avanti …in un modo o nell’altro i “x#§§^” suoi sono e saranno anche, almeno in parte, nostri. Come ricorda il Direttore visto che in giro non ci sono poi tanti fenomeni non sarebbe stato così deleterio provare ad educare questo … certo che se sono tutti preparatissimi, bravissimi e soprattutto “hombre vertical” in questo modo alora a semà a post, a questo punto penso che quando sbatterà il muso ancora una volta e gli verranno a prendere Bernabè per 8 milioni e Bonny per 6 dovra fare due conti…magari saranno contenti e segneranno sulla lavagna -386 al ripianamento … e dietro Ampollini ad urlare Vaaamoooss
Pecchia fa da parafulmine, per ora, perché è nel suo interesse (ha un curriculum penoso per la A). Una volta creata una buona immagine di sé, farà le sue serene valutazioni su Kk e vision
Quando la politica interferisce nello sport fa solo danni
Argomento tanto interessante quanto complesso, attendiamo le prossime puntate, le conseguenze ipotizzate sarebbero molto peggio degli effetti della bosman, in ballo non c’è solo il player trading (del povero per necessità e dell’esaltato per vocazione) ma anche una sana programmazione pluriennale