mercoledì, Ottobre 14, 2026
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / 4 PUNTE: E’ UN (FALSO) PROBLEMA?

(Gianni Barone) – La sindrome Tardini è certificata dai numeri di quattro sconfitte subite su sette gare, con soli cinque punti ottenuti sul proprio terreno (amico de che?) a fronte dei sette conquistati in trasferta, dove il Parma ha perso solo a Napoli con le condizioni rocambolesche e le situazioni contestate che tutti ricordiamo, e dove ha dimostrato di trovarsi maggiormente a proprio agio rispetto a quanto abbia faticato, non poco, tranne una sola volta con un Milan ancora “agostano” ed incongruo più di ora, tra le mura amiche (sì, una volta! Ora amiche per gli altri) confermando che il fattore interno, o di casa, più che risorsa è proprio diventato un bel problema (tra gli altri mille che restano, come canterebbe Orietta Berti).

Questo perché? Perché manca il dodicesimo uomo in campo? Non sia mai detto, poi anche i tifosi si potrebbero offendere… Bisogna stare attenti a usare certe le parole: occorre saperle misurare a dovere, onde evitare che chiunque venga tirato in ballo si possa offendere o risentire, quando, a torto, viene attaccato o peggio ancora vilipeso.

Giudicare, criticare, porre quesiti, oltre a non essere permesso per strumentale mancanza di tempo nelle conferenze post partita (specie se seguite a sconfitte mal digerite), diventa impresa titanica ed improba. E non si capisce bene il perché di questo tipo di limitazioni: in “A” sino al termine dello scorso triennio (quello in cui il Parma, dopo la retrocessione da ultimi classificati della stagione precedente, non aveva preso parte) i minuti canonici per dialogare con i tecnici in sala stampa a fine match erano 15 (moltiplicati per due fa 30, come riportato nel Regolamento Produzioni Televisive della Lega A, pubblicato il 6 agosto 2021): speriamo, in futuro, di essere smentiti e di poter assistere, alla fine delle partite, ad un po’ di dibattito anche con quello del Parma e non solo con gli ospiti, al di là dei soliti salamelecchi untuosi che fanno sciupare il prezioso tempo a disposizione, visto che ora è così limitato…

Perché si gioca con troppa insicurezza, dettata da troppa presunzione e troppa poca umiltà? No, non si può toccare quest’altro tasto, perché l’impegno non manca e le maglie, alla fine, risultano essere sudate, anche quando fa freddo e tira vento.

E allora dimmelo tu cos’è ? Sì, proprio tu. Come cantava qualcuno che molti di noi conoscono e che tifa per una squadra ex grande (ad oggi) che non se la passa meglio, con un solo punto in più del Parma, e, dopo aver accolto il suo terzo allenatore in stagione (il tanto odiato da qualcuno, alle nostre latitudini, Ranieri, ma certo non da noi che non scordiamo l’incredibile salvezza con Pepito Rossi, che ci regalò nell’anno del passaggio dall’Amministrazione Straordinaria a Tommaso Ghirardi), prima di Natale misurerà, all’Olimpico, le forze dei Crociati…

Prima, però, proprio nell’ex fortino di casa, bisognerà affrontare coloro che dall’altra parte del Tevere, stanno incantando con il pragmatismo tipico di un tecnico, Baroni, che all’inizio nessuno tifoso laziale voleva, perché non era uno “di nome”, famoso o santone glamour, acclamato dalle folle di esperti di telecronisti e di commentatori tecnici con tanto di pedigree, sempre pronti ad esaltare ed esaltarsi talvolta anche per un niente condito dal nulla.

Un calcio semplice e verticale a cui molti cercano di tendere, al di là di tutti i proclami propositivi che, per fortuna, stando a risultati attuali si vanno sempre più liquefacendo nelle brine e nelle brume di un campionato in cui serve di più incrociare i bulloni che non sfarfallare con leziosità.

Allora cos’è che non va con il calcio del Parma di Pecchia, che ancora molti cercano di difendere e di ammirare, anche quando i risultati non sempre arrivano a fronte di un’idea di gioco che si continua a praticare con convinzione. Calcio che sembrava non potesse prescindere da alcuni singoli che sono venuti a mancare, e che a Venezia, la prima senza la fonte creativa di Bernabé, aveva indotto, il tecnico, più per necessità che per scelta, (obtorto collo) a percorrere altri tipi di strada “strategica”, più conservativa rispetto all’usuale o al normale che avevano portato ad un vittoria (quasi) “scaccia crisi”, in termini puramente di tre punti che tardavano a materializzarsi da tempo ormai immemore.

Con l’Atalanta, invece, il Parma non ha avuto nemmeno il tempo di pensare a come atteggiarsi avanti e indietro che già stava sotto agli avversari su ogni aspetto, punteggio, supremazia, condotta di gara, approccio veemente, atteggiamento volitivo. Un Parma che ha impiegato un tempo per capire cosa sarebbe stato opportune fare per reagire e per non soccombere, avendo avuto, in concomitanza di un leggero calo d’intensità avversaria, la possibilità di scegliere quale abito tattico strategico voler indossare, che l’inizio stordente degli uomini del Gasp, (ieri squalificato dal giudice sportivo per due turni, dopo l’espulsione rimediata all’Ennio) gasati e motivati al massimo, avevano grandemente precluso rendendo la scelta, non sbagliatissima di schierare le ormai famigerate quattro punte, seppur con tutti gli aggiustamenti del caso che sono state spiegate e motivate alla fine, pur in modo succinto e forzatamente non approfondito, data la prèscia, ma assunte come la causa di tutte le sventure patite e tutte le fragilità difensive evidenziate.

Superficialmente si è sostenuto che una squadra così non può sopportare e supportare il peso di un attacco schierato con “quattro punte” (sempre sulla carta, però…) che tende a sbilanciare l’assetto e che rende vulnerabile la fase difensiva, soprattutto sulle corsie esterne, dove, di fatto, si sono decise le sorti dell’incontro, oltre ogni ragionevole limite. Però, l’idea avrebbe dovuta essere un’altra, cioè quella che Pecchia ha spiegato e con la quale ci troviamo anche d’accordo, cioè che non bisognava lasciare Bonny solo, in balia dei tre dietro che lo avrebbero più facilmente anticipato o fagocitato del tutto, invece Gasperini gli ha rubato, per così dire, l’idea, quasi “alla Pesaola”. Il quale Petisso, mitico allenatore anni 60 del Napoli, prima di ogni gara era solito dire ai suoi di attaccare e fare la gara, tranne poi, dopo che sul campo si verificava l’opposto, cioè che erano i suoi a subire le manovre asfissianti altrui, non poteva far altro che candidamente ammettere “ci hanno rubato l’idea”.

Ma accidenti del genere possono sempre succedere, sia se si gioca con quattro, tre, due o una sola punta: non è dirimente, o discriminante, nella genealogia di una sconfitta, il numero di attaccanti (veri o tattici) utilizzati. La classica questione di lana caprina per sfuggire ai reali motivi di interesse che sono alla base del difetto di personalità che potrebbe risultare determinante nei duelli in mezzo al campo e negli scontri aerei in occasione dei traversoni dalle fasce che ogni qualvolta arrivano creano sempre pericoli e apprensione in chi è chiamato ad assorbire o a difendere la propria zona difensiva.

Noi abbiamo avanzato anche il fatto che, quando si affrontano squadre come l’Atalanta – e presto anche l’Inter, dopo l’Intermezzo Lazio – , ci si potrebbe schierare a specchio con tre centrali e due esterni di difesa per fare densità in fase di non possesso, facilitando raddoppi in zone ad altro rischio, in modo da potersi permettere un rombo a centrocampo, quando si attacca a supporto di un attacco a tre punte.

Quindi, quello delle quattro punte è un problema, secondo la comune vulgata di stampa locale e tifosi, oppure si tratta di un “falso problema”, secondo quanto Pecchia, e qualcun altro che lo appoggia, ha voluto dimostrare o significare? Affidiamo ai numeri la risposta. Nelle tredici partite il Parma ha affidato il ruolo di trequartista per 9 volte ad un centrocampista: Sohm (4 volte), Hernani (4) e Hainaut (1) ottenendo 9 punti, mentre nelle restanti 4 partite si è schierato un attaccante (di nome) alle spalle di Bonny, ottenendo solo 3 punti, col la vittoria di Venezia e le 3 sconfitte contro Udinese, Atalanta in casa e Napoli in trasferta alternando, pur con varie rotazioni i vari Mihaila, Cancellieri, Man, e il giovane Kowalski a Napoli nella sua unica apparizione prima del grave infortunio patito al crociato, nel senso di legamento, e non di maglia.

Quindi, oltre alle sensazioni, i numeri inducono ad una sorta di prudenza tattica e ci indicano che sarebbe auspicabile rinunciare all’attaccante in più disposto tra le classiche linee, per non sbilanciare troppo lo schieramento. Questo in superficie, con l’ausilio fattuale dei riscontri numerici che tendono spesso a non mentire ed avvalorare tesi di chi predica prudenza ed equilibrio a piene mani, allo scopo di evitare che la squadra si scopra troppo nella fase di costruzione della manovra. Quando si cerca e s’insiste a “fare il proprio gioco”, i rischi che si possono correre sembrano essere sotto gli occhi di tutti, però, lo ribadiamo l’equilibrio da ricercare lo si può raggiungere tenendo in conto altri e più sottili fattori, quali la capacità di adattamento del gioco a quelle che sono le caratteristiche e le potenzialità messe in atto dagli avversari, cosa che altri amano, con risultati non secondari, sempre attuare.

Lo sappiamo che giocare con o senza Bernabé, che sarà assente, forse, fino a febbraio, non è e non sarà mai la stessa cosa: occorre, quindi, correre ai ripari, cercando di sperimentare qualche novità in tema di tattica e di strategia da proporre ed attuare e non continuare a far fare alla squadra il “suo gioco” che, come da noi sostenuto in un pezzo precedente, a furia di intestardirsi a praticarlo, finisce, metaforicamente, come nella roulette, che può diventare “russa” (cioè che si dorme in area in luogo di marcare stretto ad personam) ad arrivare “al rien va plus”, niente va e funziona, proprio come nell’inizio shock con l’Atalanta.

Ora arriva la Lazio con un tecnico che ama cambiare registro tattico ed interpreti di continuo e cerca sempre di avere, dalla propria squadra, soluzioni nuove che diventano, con la loro varietà e flessibilità (ricetta giusta ?) imprevedibili e di volta in volta, sia in casa che in trasferta, sorprendenti per tutti, che ha perso a Udine, a Firenze e a Torino con la Juve, poi tranne un pareggio in casa col Milan, ha sempre vinto con le squadre della parte destra della classifica, le cosiddette piccole, nove volte su tredici: con i biancazzurri ci hanno lasciato le penne quasi tutte. Il calendario finora, ha evitato, alla squadra cara al presidente Lotito, gli scontri diretti con Napoli, Inter, Atalanta, le tre più forti in assoluto: ma col Parma staranno a guardare il bel gioco avversario (o presunto tale?), o reagiranno con le loro folate offensive e i loro cross dalle fasce che di sicuro fanno venire i brividi?

Quindi occorrerà chiudere sugli esterni, al meglio, gli spifferi. Non sarà facile, non sarà semplice, contro il terzo miglior attacco del torneo, dietro solo ad Atalanta e Inter, tenere lontana la minaccia e non rischiare: però occorre dare una scossa con o senza le “quattro punte”, incriminate che, da problema – vero o falso che sia – dovrà trasformarsi, diventando risorsa e sorpresa vincente per tutti, finalmente, per spegnere le inutili polemiche che sono sorte e sono state a lungo dibattute in litanie pessimistiche senza fine e talvolta senza senso. Gianni Barone

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

9 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / 4 PUNTE: E’ UN (FALSO) PROBLEMA?”

  • Pedar Sola, si sa non fa nulla da 4 anni, se non prestare la faccia antipatica per dire le cazzate che il Padrone gli impone di propinare a noi del popolo. Oltre al NON fare però il nostro deve salire agli onori delle cronache per almeno 1 cazzata enorme a stagione, una cazzata di quelle evidenti, atte a certificare la statura professionale del Nostro. Ricordiamo Cheddira, regalato al Bari e poi venduto per 1,5 milioni in A, Brunori, i rinnovi di Cicciobello Valenti, etc.. Come scritto sapientemente da Trupo si sta avvicinando con fare felpato la prima pedarsolata del 2025, ovvero regalare il Cipriano a una diretta concorrente (Lecce, Genoa o Venezia). In sostanza il genio pelato ha messo fuori rosa il guadalupegno in agosto, gli paga lo stipendio fino a gennaio senza utilizzarlo, lo fa allenare e al 2 gennaio lo si manda allenato, non infortunato e pagato fino al giorno prima a rinforzare la rosa di una concorrente. Vai Pedar Sola stupiscici ancora!!!! Portaci in B con qualche altro effetto speciale dei tuoi

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    • Ale Pongonazzo

      Dai Davide…tìrot su….siamo in piena escalation … prima “tutti dentro” … poi la “leggerezza” … dopo ancora “serve entusiasmo” … adesso siamo entrati in periodo “spregiudicatezza” … l’ “arroganza” c’è sempre stata per cui già fatto ….mi chiedo quando arriverà il momento clistere … di gruppo ???

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      • Quando arriverà il momento festeggieremo tutti

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        • A febbraio dopo il NON mercato e la retrocessione già praticamente certa inizieranno le geremiadi con relative parate di culo su sfortuna, arbitri, infortuni. Intanto stasera a tele Kraus visto il momento è stato chiamato agli straordinari Frigeri dopo l’ospitata a Palla a in Trib ano. Il Regime chiama a raccolta i suoi più fedeli militanti per sedare ogni anche vago accenno di critica. Il nuovo mantra introdotto da Pedar Sola ovvero la sfrontatezza, sarà la base dei prossimi 2/3 mesi di indottrinamento mediatico.

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  • A parte le analisi un pò demenziali del sig. Davide, vorrei vedere dentro ogni società se non ci sono situazioni simili, i più bravi sono quelli che fanno meno cazzate, ma le fanno .
    A me fanno rabbia certe dichiarazioni di Pecchia, molto soddisfatto della prestazione del Parma contro l’Atalanta … Abbiamo preso 5 goal, 2 annullati, altri 3/4 sbagliati, poteva finire con una goleada e siamo “molto soddisfatti”, solo per quei 20 minuti di buon calcio, agevolati dalla rilassatezza dei bergamaschi . Ho sempre apprezzato Pecchia per la ricerca del gioco, per aver creato un gruppo, ma forse c’è bisogno di un bagno di umiltà, una squadra che cerca di piacersi meno ma che lotta di più e se si perde ci si deve incazzare e non fare assurdi complimenti .

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  • Luca Battaglia

    In teoria l’articolo non fa una grinza, però oltre ai numeri mi piacerebbe che scrivesse anche i nomi nelle caselle: difesa a tre o a cinque, con chi? e si improvvisa contro l’Atalanta? l’altra sera lo Young Boys ha provato a giocare uomo contro uomo, risultato 0 – 4 dopo 45 minuti, un discreto allenamento direi. A centrocampo chi mettiamo per giocare a 3? Bernabè out, Hernani out, qualcuno dirà abbiamo Cyprien, manco fosse Iniesta.. lo scorso anno in B ha fatto un paio di 10 minuti buoni, quest’anno si è magnato un goal con la Fiorentina clamoroso e nulla più.
    Forse prima di pontificare con tattiche, moduli, ecc. si deve riflettere contro chi si gioca e chi hai, soprattutto, da far giocare in quel momento.
    Poi che l’Atalanta dia 3 goal al Napoli a casa loro, 2 allo Stoccarda in trasferta (ma va?) e abbia un attacco in questo momento devastante, non conta?
    La controprova non ci sarà mai, ma qualcuno pensa che giocando a 3 dietro non si perdeva? loro attaccano anche con i centrali, giocano con la difesa a 1 metro dal centrocampo, senza nessuno da marcare veniva avanti anche Carnesecchi…..
    Buona serata a tutti

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    • Ale Pongonazzo

      …tutti dicono I love you…no, questo era un film …tutti dicono che con squadre che giocano diamo il meglio, visto che veniva avanti anche Carnesecchi avremmo dovuto fare, pur prendendone 12, almeno 5 o 6 gol…la partita con l’Atalanta non è di certo quella su cui fare ragionamenti od inventare teorie …poi però sentiemo dire da qualcuno che il percorso fin’ora è stato positivo, pensiero accompagnato quasi dall’ammonimento che non si possa e non si debba pensare in altro modo, si perchè ora non è più nemmeno possibile dissertare di calcio, a queste latitudini bisogna pensare quello che ti dicono di pensare altrimenti sei da biasimare o peggio è consentito solo accondiscendere. In ogni caso c’è davvero da essere soddisfatti pensando a Udinese, Empoli, Cagliari, Genoa… però hai ben giocato con Napoli e Juventus … quindi l’assioma è, con le piccole al tuo livello giochi male per colpa loro e non fai punti, con le grandi giochi bene per merito loro, perchè si scoprono, ma non fai punti, quindi i punti quando *#=|+/ li fai? …ah si, questo è il nostro campionato e se finisse ora saremmo salvi, peccato che non finisce ora ed il girone di ritorno ci espone ad un finale non rassicurante. Considerando che la squadra ha sempre palesato un calo di tenuta atletica da gennaio in poi e considerando anche che la condizione fisica attuale appare già molto limitata, vien da chiedersi se quanto raccolto fin ora sarà uguale, maggiore o minore di quello che raccoglieremo in futuro. Le controprove non servono da tempo, quando si fa male vi sono sempre validissime giustificazioni … quando si fa male…quand’è che si è fatto male….non si è mai fatto male …sempre sensazioni positive …. certo 15/20 minuti, ma molto positivi …diciamo prestazioni a macchia di leopardo.
      La questione quindi non mi sembra più di pontificare in un momento od in un altro, ormai si è percorso un discreto cammino di questo campionato ed è evidente che rimangono e si amplificano problemi che sono propri di questa squadra da tempo, da molto tempo e pare che non vi sia nemmeno l’intento di porvi rimedio. Gli infortuni vanno messi in conto e ci si sarebbe dovuti tutelare per tempo, del resto se quando l’anno scorso si davano meriti per i pochi infortuni dovrebbe essere naturale distribuire demeriti per i numerosi infortuni occorsi quest’anno, crociati, i legamenti non i tifosi, esclusi. E non si dica che è colpa della serie A che impone stress fisici maggiori, cosa volete la promozione in A ma giocare in una fascia di tutela protetta con ritmi da B, a n’ho miga capì.
      Sarebbe quantomeno corretto che vi fosse tutta questa indulgenza anche con chi la pensa diversamente.

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  • pecchia for ever salvaci tu...

    Parma e Venezia sono fra le 3 / 4 squadre più povere di classe e di talento e di agonismo e di fisicità.

    Se la sfiga si prende Circati e Bernabe e la borsa della spesa è chiusa con il lucchetto devi fare le nozze coi fichi secchi.

    Pecchia in questo momento “no” deve adeguarsi e coprire la fase difensiva facendo giocare insieme sia Keita che Estevez e la squadra deve mettersi in testa che è modestissima ed occorre metterci il piede (vero man???).

    Se giochi con quattro punte di cui almeno due spesso non rientrano ti fai del male e sei solo presuntuoso e meriti di essere punito e poi ha ragione Melli se sei in vantaggio chiudi la saracinesca e prendi tutto quello che c’è sull’erba se poi prendi anche il pallone è tanta roba..(Paron docet)!

    Forza Parma

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  • Così tanto x dire. Allenarsi un po’ di più non è che magari cresci fisicamente e limiti un pochino gli evidenti limiti che hai che derivano dalla follia,
    arroganza e incompetenza di chi tiene in ostaggio il fu Parma Calcio? Dato che sei gramo almeno prova ad allenarti di più x correre di più e contrastare di più. Altro che andare a fare gli anolini e le gite a Firenze il pomeriggio. Non so eh…ma insieme alla Roma (che infatti si vedono i risultati) siamo tra le squadre che lavorano meno. Poi possiamo fare dissertazioni e seghe mentali di difese a 3 o 4 ma non abbiamo gamba siamo dei piploni molli come diarrea di cane allenati in modo inadeguato per la Serie A.

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