CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUALE ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’?
(Gianni Barone) – Assunzione di responsabilità ed entusiasmo. Ma quali? Dalle parole di Fabio Pecchia, capiamo, semmai ce ne fosse stato ulteriormente bisogno, che qualcosa è mancato e sta mancando, infortuni eccellenti, compresi, nel Parma in questo periodo cruciale, quando mancano otto partite (tutte da giocare senza Bernabé e Circati), e quando gli scenari potrebbero o dovrebbero, per le cause di forza maggiore tristemente note, necessariamente cambiare sotto diversi aspetti.
E non pensiamo sia solo questione di assunzione di responsabilità, pura e semplice, che sembra, anche se non dovrebbe per ovvi motivi, essere venuta meno, perché se così fosse non ci sarebbe tanto da star tranquilli o sereni; e nemmeno sarà semplice la questione di mancanza di entusiasmo, visto che lo stesso, stando all’evidenza, in certi frangenti di gioco sembra aver sempre accompagnato e supportato le azioni messe in mostra dai giovani Crociati, le quali sono sempre state giudicate, dalla maggioranza di critica e tifosi, in maniera non del tutto negativa, anzi a tratti, nelle esaltazioni di parte, più che positive se non ottimali.
Quindi cosa manca e cosa serve che debba essere messo in atto per raddrizzare la barca (o la baracca che dir si voglia) prima che, non dico debba andare alla deriva, ma prima che sia troppo tardi? E ancora una volta, come era già successo in passato in altre epoche e in altre categorie, tutto ciò avviene, e va verificato e attuato, se solo si riuscisse a trovare un senso o una soluzione al momento d’impasse, che se, anche se taciuto ufficialmente nelle dichiarazioni di rito e di convenienza, esiste, proprio alla vigilia della trasferta di Venezia, su di un campo, tradizionalmente ostico ai colori del Parma Calcio, siano essi quelli storici biancocrociati, che quelle più glamour (sic) gialloblù per non tacere di quelli, improbabili, giallo canarino simil Modena, che scaldano il cuore di una ristretta frangia di sostenitori a cui tutto va bene (anche madama la marchesa), tranne che gli arbitri continuino di accanirsi, ahi loro, contro la loro squadra del cuore, sempre grande, grande, grande…
Se fosse solo questo il problema, trasformato ad arte in flebile sterile “alibi” fuori luogo. Che tutto vada bene (madama la marchesa) è però vero fino ad un certo punto, verrebbe da eccepire stando ai fatti concreti (banalmente basta guardare la classifica, o costatare, che poi è come zuppa e pan bagnato, la stessa cosa, il ruolino di marcia, sfidando lo sdegno di chi perennemente è portato sempre a sostenere il contrario, o sempre e comunque a sostegno della formazione che non va mai, tradita, contestata o peggio ancora criticata al fine di non destabilizzare gli equilibri dell’ambiente.
Però, i problemi evidenziati nell’ultima gara col Genoa, che hanno ingrandito tutte quelle lacune che in altre gare parevano solo accennate, o inesistenti quando si era stati al cospetto degli squadroni tipo Milan (battuto con merito anche per demeriti altrui), tipo Napoli (usciti sconfitti più per episodi particolari, che per altro) e tipo Juve (in cui la vittoria sfiorata sarebbe stato un giusto premio).
A parte le situazioni contingenti di cui sopra in cui aveva prevalso la “grande motivazione” creata per il confronto con le big, in altri momenti qualcosa di piccolo non aveva funzionato o non aveva permesso alla squadra di arrivare a quella vittoria, divenuta quasi un tabù, dopo due mesi e passa di distanza dall’ultimo ormai lontano successo.
Però, la circostanza di non aver tirato mai in porta contro il Genoa – mai accaduta prima in stagione – deve aver fatto scattare un campanello d’allarme, che deve aver risuonato per tutta la settimana (corta) di preparazione e di avvicinamento alla gara del “Penzo” di Venezia, al punto che si richiede un appello a quel “senso di responsabilità”, che dovrebbe essere implicito o insito, quando si ha a che fare con dei professionisti di livello elevato.
Proprio per questo, certe parole dette oggi in sala stampa, potrebbero anche apparire, non dico fuori luogo, ma almeno contraddittorie con il clima da mulino bianco che si è sempre voluto creare nel gruppo squadra compatta ed affiatata e sempre pronta a riversare sul terreno di gioco, tutto l’impegno, la combattività e tenacia riscontrabili o possibili tout court. Incluse le dichiarazioni di nulla aver avuto da eccepire nell’opra dei propri uomini al termine della gara con il Genoa, unanimemente ritenuta la peggiore del torneo.
Appunto, proprio questo, si è avvertito nell’ultimo impegno, in termini di combattività e furore agonistico mancanti, che , al più presto, dovrebbero essere ripresi, recuperati o ricreati di peso in occasione di questo “snodo delicato”, lo ribadiamo, della stagione che dovrà essere affrontato, da qui ad una decina/quindicina di partite, e giocato in modi diversi, rispetto a quanto fatto finora, fino a quando, cioè, è occorso il malaugurato infortunio di Bernabé, su cui verteva il progetto tecnico dell’allenatore, destinato a pesare, più di tanti altri, nell’economia del gioco stesso, stando alle caratteristiche del giocatore iberico che non trovano, in rosa, alcuno che le possa in qualche modo simile surrogare al meglio.
Quindi, dovremo abituarci ad un Parma, differente, forse, con meno possesso, e con meno capacità creativa di sapere incidere sulla gara, e in cui si dovranno con maggiore frequenza “incrociare i bulloni” e non svolazzare di fioretto: sarà richiesto maggiore agonismo, e maggiore presa di contatto nei duelli da affrontare con “forza, grinta e cativeria”, (con un t sola come insegnavano i grandi vecchi del Montanara) lasciando da parte anche qualche “gemma tecnica”, in cambio di maggiore forza d’urto nel reparto centrale, dove Estévez, Sohm, Keita, Hernani (quando tornerà disponibile), con le loro diverse caratteristiche e qualità, saranno chiamati ad avere approcci e atteggiamenti più “ruvidi” e meno “buonisti”, sempre nel senso più autentico dei termini seppur veicolati nei binari della possibile e auspicabile correttezza e/o lealtà sportiva.
Un Parma più duro dovrà essere escogitato per recuperare quell’entusiasmo che si vuole non abbandoni il percorso e il sentiero fin qui tracciati, per non perdersi e per non disperdere del tutto ciò che si creato come collettivo. Sarà questa la presa di coscienza da prendere, responsabilità o no, a parte, sarà questo il nuovo registro strategico da intraprendere?
Oppure cosa d’altro dovremo aspettarci? Perché nella logica della sostituzione di un elemento cardine, che guidava e fungeva da faro o punto di riferimento del gioco, mentre qualcuno parla anche di un cambiamento di modulo (semmai di sistema sempre per essere precisi e competenti), possibile o improbabile, a seconda degli orientamenti, di sicuro qualche accorgimento strategico va escogitato e il duo Pecchia-Porta, sulla carta, molto avveduto in materia, di sicuro s’inventerà qualcosa per stupire chi al momento non riesce ad ipotizzare altri tipi di soluzioni.
Qualcosa va cambiato, qualcosa va ideato, qualcosa va inventato, nel campo delle capacità tecniche e gestionali di chi è chiamato a far fronte a questo tipo di emergenze, e se questo significa “assunzione di responsabilità”, allora sì che siamo tutti d’accordo, nel poterlo affermare con tutto l’entusiasmo possibile, immaginabile di questo modo, che ci rimane ancora per riuscire a pensare di farlo per il bene di tutti, ma soprattutto del Parma (squadra e società). Gianni Barone
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Ridatemi D’Aversa. Per pietà. Altro che il “gioco di Pecchia”. Con 4 scappati di casa ti salva a dicembre.
Basta Serse cosmi con 4 svincolati
A Lecce contestano. Non hanno Tv Upi, Manfredini, Rugolotto, Ampollini, Frigeri e Bernardini. Hanno beati loro ancora cervelli pensanti, libera stampa e libero arbitrio. E hanno ancora i coglioni. Che noi abbiamo perso ormai da anni