CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUANDO KK TWITTO’: “NO MORE 3-5-2”. CON LA LAZIO DIFESA A 4?
(Gianni Barone) – Fare proclami, diktat, appelli di natura tattica e strategica, nel calcio, oltre a non pagare, diventano addirittura dannosi, e chi li fa, pur non rendendosene conto, rischiando di fare figure non certo esaltanti per non dire di peggio, dovrebbe rivedere le proprie convinzioni, astenendosi dal cercare d’imporre qualcosa che non serve, che stona e che dovrebbe far indulgere, gli autori, a più miti e preparati consigli da parte di chi ne sa di più e meglio della materia: in poche e semplici parole ascoltare di più chi se ne intende, davvero, di più.
Tutto questo alla luce di ciò che si vietava, temporibus illis, cioè la pratica del sistema 3-5-2 (così definito dai superficiali per chi, come l’Inter, lotta per lo scudetto; 5-3-2, invece, per le squadre come il Parma che lottano per la salvezza, dimenticandosi che se non è zuppa, di sicuro è pan bagnato) ai tempi della gestione Liverani, dimenticata in fretta e furia, anche nell’immaginario collettivo, e che all’attualità, ossia il famigerato cambio modulo (sic!, infinite volte), passando cioè, dalla difesa a due centrali a quella a tre, viene descritto da molti, ma non da tutti, come la causa principale della svolta positiva operata da Chivu, nell’economia del gioco e delle prestazioni del Parma, che ha portato ai risultati, prestigiosi, di un aprile che doveva essere disastroso alla vigilia, ma che si è quasi miracolosamente tramutano in trionfale, soprattutto dopo il successo contro la Juve, preceduto dai pareggi utili con Inter in casa, e Fiorentina, in trasferta, dove quasi tutte le grandi ci avevano lasciato le penne, non meno scontati o banali.
Tutti grati a chi ha operato questo tipo di metamorfosi, attribuendo qualità taumaturgiche all’idea di aver cambiato il sistema di gioco operata da Chivu, che si era presentato con il 4-3-3 con Bologna, Torino, Monza, Verona, e in parte con l’Udinese, ma che con Inter, Fiorentina e Juventus, ha pensato di disporsi a specchio con le avversarie che giocavano a tre dietro, tirando fuori dal suo cilindro magico 🧙 quel bel coniglio bianco, candido, rappresentato da quel 5-3-2 (nel rispetto delle gerarchie lessicali di cui sopra) che ora tutti amano, adorano e indicano come la panacea di tutti i mali, di un Parma afflitto e incapace di reagire e di lottare con ardimento per la salvezza, cosa che fino ad otto turni fa pareva essere cosa quasi impossibile.
Ma come? Qualcuno, che si ritiene fedele alla coerenza di idee e convinzioni, si chiede ora, pur ignorando il detto, non sappiamo se più saggio o razionale, o entrambe le cose, fuse al meglio, secondo il quale “solo gli imbecilli non cambiamo mai idea”. Sì, tutto può essere possibile e tutto può succedere, nel calcio, purché si sia consci di sapere e di conoscere le motivazioni che inducono chiunque a questi improvvisi, inaspettati cambi di schieramento, di idea appunto, che sortiscono effetti che prima sembravano lontani e impossibili dall’essere inseguiti e realizzati. Chivu non ha cambiato tanto per cambiare, ciò che per molti, prima, sembrava non potesse avvenire per mancanza di duttilità e di adattamento da parte dei giocatori in rosa (a calciatori di serie A si dovrebbe richiedere questo ed altro): ha solamente deciso di adattare il proprio assetto a quello dell’avversario che aveva di fronte, nulla di più, nulla di meno, niente di sconvolgente e niente di rivoluzionario, solo semplice e sano buon senso.
L’arma del cambio di sistema, una conseguenza di quel tipo di pensiero che per molti rappresenta la strada da continuare a percorrere anche nei prossimi impegni, primo fra tutti quello di lunedì sera con la Lazio, la quale, però, si schiera con la difesa a due e non a tre, come le ultime tre squadre affrontate, quindi, nel solco dell’atteggiamento strategico di adattamento allo schieramento tattico avversario, cosa avverrà? Avanti così. col 5-3-2 beatificato da mainstream e tifosi, o ritorno all’antico rispolverando il 4-2–3-1 di pecchiana osservanza, praticato dai biancazzurri che all’andata al Tardini erano usciti sconfitti? Chivu ci starà forse pensando e propenderà per l’abiura del sistema vincente sulla Juve, come già fatto tra il primo e secondo tempo della sua unica partita persa, allorché ad Udine, dopo essere partito con la difesa a 3 fino al rigorino assegnato ai furlani, decise il cambio di registro tattico, passando al fatidico 4-2-3-1, che era ancora nelle corde dei suoi giocatori, ad esonero di Pecchia ancora fresco, pur non riuscendo nell’impresa di raddrizzare le sorti dell’incontro, in quello che rappresenta l’unico neo nella sua, per ora, brillante gestione tecnica, alla guida del Parma, rilanciato nei fatti e nelle consapevolezze.
Dovrà fare i conti anche con le defezioni obbligate (dopo aver letto ieri la diagnosi, molti ritengono che la loro stagione sia finita in anticipo) per i tre infortuni muscolari patiti da tre giocatori tutti in un tempo, e due ravvicinati dopo solo dieci minuti, che paradossalmente, con i bianconeri, da problema si sono trasformati in risorsa, con l’affermazione di Leoni (centrale dei centrali, così mai utilizzato prima) e di Delprato (da quinto a terzo o braccetto che dir si voglia) e con l’uscita di Bernabé, che pur privando la squadra del suo estro creativo e della sua tecnica, come era già successo col Bologna, alla prima di Chivu, ha garantito, incredibilmente la seconda vittoria su otto gare, della nuova gestione. Un caso? Oppure il Parma, senza Bernabé, diventa più solido e meno brillante nel palleggio, oltre che più forte nei duelli con un centrocampo più “muscolare” con i vari Keita (su tutti, prima ignorato a torto), Estévez (anche lui di nuovo fuori), Sohm ed Hernani (subentrato), che risultano con la loro praticità e corsa più utili e alla fine determinanti al cospetto di avversari meno motivati e meno combattivi.
Incredibile, ma vero: si può fare a meno di quello che doveva essere ed è, oggettivamente , il giocatore tecnicamente migliore, per vincere le partite: è fattuale, in barba a chi sostiene da sempre che dei giocatori migliori o più tecnici non si può o non si deve mai fare a meno. Il calcio non finisce mai, fortunatamente aggiungiamo noi, di sorprendere, e di stupire alla pari di Chivu, che molti ritenevano inidoneo e acerbo per portare il Parma alla salvezza, mentre ora gli stessi lo considerano un vero e proprio fenomeno, un gran tecnico geniale. Si spera, ovviamente, che sia così fino alla fine, e grazie ai risultati è passato inosservato il fatto che le due vittorie del Parma, siano state ottenute dopo l’uscita, nei minuti iniziali, di Bernabé, particolare trascurato da molti, che però non è sfuggito al fiuto di quel geniaccio del nostro direttore Majo, al quale una volta tanto mi è piaciuto, alla anti-Pesaola, rubare l’idea.
Ma che Parma sarà, insisto quello che affronterà la Lazio? A quattro o a cinque che alla fine, lo ribadiamo, nella logica del calcio posizionale che ancora non ha preso tanto piede, rimane l’unica discriminante, vera e propria, differenza fra tutti i sistemi di gioco del modulo a zona, che finiranno piano piano per assomigliarsi tutti, tranne che nella disposizione della difesa (centrale), di cui sopra, appunto. Abiura o buon senso? Gianni Barone
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Solo a sentire parlare di giovani, gioco propositivo e dominante, difesa a 4 e esterni a piede invertito mi viene da vomitare.
Comunque attenzione a quegli straccioni ridicoli del Lecce che stanno vergognosamente usando una disgrazia per non giocare e farsi spostare la partita a campionato finito così da averla facile. Fanno vomitare spero che la Lega li prenda a calci in culo esattamente come l’Udinese che fosse per me sarebbe da retrocedere se la procura federale indagasse.
perchè “no more”? a me mi piacciono invece