CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / COSA VI PIACE DI PIU’ DEL CALCIO?
(Gianni Barone) – Siccome non posso attendere le risposte di tutti, al quesito nel titolo, mi devo, anzi vi dovete accontentare, di una mia risposta. Io, uno dei tanti, forse un po’ deluso, a volte un po’ diffidente, un po’ indolente (volevo scrivere insolente, ma fa lo stesso), un po’ stanco (sì, di cosa? Di far niente, forse), un po’ troppo poco appassionato (avrei dovuto scrivere tifoso, ma non ce l’ho fatta), il più delle volte, però sempre pronto a parlarne e a discutere con chiunque, anche con chi non ne sa e ne vorrebbe sapere.
Io dico che del calcio sono più le cose che non piacciono (intendo: del mondo del calcio) rispetto alle poche che ancora affascinano. Quindi la risposta potrebbe sembrare, in apparenza, facile. Ma io posso solo aggiungere che ciò che mi è rimasto di bello nel calcio è l’attesa (con le nostre ormai famose Anteprime live). Non un’attesa qualsiasi, ma quell’attesa in cui si può prevedere, pronosticare (senza scommettere), non sapendo come andrà a finire.
Mi piace sapere di non sapere tutto in anticipo (questa è una delle sue grandi forze). Mi piace sapere che non sempre vincono i più forti (o presunti tali) o più ricchi (reali o presunti che siano).
Mi piace sapere che il pallone sa ingannare tutti: i potenti e coloro che si sentono sicuri e a posto con la coscienza sempre, comunque e ovunque.
Del calcio mi piace la sorpresa che sorprende davvero tutti e non solo a parole.
Del calcio mi piace sapere che tutto può confondere le idee, che tutto può far vacillare o far verificare il suo contrario, tutto può smentire.
Mi piace la sua precisione (approssimativa), mi piacciono gli errori (e non solo gli eroi dei libri di biografie), i pianti e le risate, la logica illogica (dei teoremi), la matematica (anche se è solo aritmetica) emotiva delle azioni, degli schemi, delle palle colpite bene e di quelle calciate malissimo (ma che palle!).
Tutto questo è qualcos’altro che si verifica più in là (domenica, chissà?). E’ sempre bello sapere che nessuno lo sa. Tutti lo discutono, ma come dice il discorso che piacerebbe leggere, frutto di qualche ragionamento su qualche giornale potrebbe essere questo: “il calcio del secondo decennio del Duemila è un grande antidoto contro la solitudine, una grande scommessa di amicizia (fuori e dentro gli stadi, seeee… magari!).
Un gioco che potremmo inventarci, sapendo troppo bene anche di sbagliarlo. Un argomento universale, un linguaggio di tutti. E’ l’unica cosa di cui sappiamo parlare con i nostri figli, genitori e fratelli. Il grande “rompighiaccio”.
Il calcio siamo noi, in quasi tutte le nostre vesti. L’interprete più elastico e fedele di un secolo (anzi già due o più) che ha portato la gente nella storia inventando per primo (o forse no) quel gioco di squadra che è diventata la nostra società.
Mi sembra che sarebbe bello leggerlo così, perché il calcio non è solo grandi nomi, grandi campioni, grandi stelle. Per fortuna… Il calcio è anche umiltà, ma questo interessa relativamente (quando fa comodo). La modestia, a volte, è ipocrita, qualcuno m’insegna, quindi meglio parlare di sorprese, di attese, di voci che s’inseguono nell’etere e nell’aria (per favore evitando di urlare ) e si raggiungono e si sovrappongono dando notizie di gol (dagli altri campi interessati) anche questo deve essere il nostro calcio. Anche questo è grande emozione, un’emozione che ha origine in momenti lontani della memoria, ma sempre vicini, sempre attuali (volata scudetto e salvezza più che mai) sempre pronti a riempire gli eventuali vuoti creati dall’ indecisione, dalle incertezze, dalla scarsa voglia di fare o di pensare (a nuovi format).
E’ un pensiero (opacizzato) che richiede pochi stimoli, come quando si è chiamati ad eccitarsi di fronte alla freddezza, però quando ciò avviene il piacere è raddoppiato e nobilitato fino al prossimo momento di esaltazione, con risultati sbloccati, quando ormai nessuno se li aspettava più. Umori febbrili per una dirompente azione sotto porta (le famigerate azioni da gol da non confondere con i semplici tiri in porta o fuori che non dovrebbero neanche far vibrare). Ed è subito gol. E forse lo sarà ancora per un po’, fino a quando sarà ricordato.
Però, fra tutte queste cose, permettetemi tre domande:
Primo: A cosa serve il quarto uomo (o il quarto ufficiale di gara quando il ruolo è ricoperto da una donna)? Quando lo stesso non può dirimere dal campo le questioni tra le panchine ed in sede giudizio non viene interpellato su ciò che ha udito durante un diverbio fra tecnici, testimoniando a favore di uno (che non ha detto nulla di sconveniente) e contro un altro (he ne ha detto di cotte e di crude). Chiedo, eh?
Secondo: A cosa servono le interviste o gli interventi che dovrebbero essere tecnici, ma che poi di tecnico non hanno un bel niente, fatte agli ex calciatori (nel gergo cavalli 🐎) o allenatori che al momento non allenano? Perché di banalità e di luoghi comuni se ne può benissimo fare a meno senza interpellarli, salvo, ovviamente qualche rara occasione o eccezione senza fare nomi ve li faccio immaginare.
Terzo: A che servono i telecronisti quando, invece che descrivere le azioni, parlano d’altro, e propinano solo numeri e statistiche e poi non conoscono nemmeno la differenza fra modulo e sistema di gioco?
Beppe Viola, diceva: “le telecronache per mangiare, tutto il resto per vivere”, qui mi pare che per mangiare serva tutto il resto e che per vivere ci vorrebbero le telecronache, quelle non urlate, fatte bene che invece rischiano di andare a farsi benedire altrove, forse su qualche canale di nuovo tipo, non so?
Ultimo: a che serve volare (con dirette scudetto e salvezza) saltando il mangiare, se poi ci tocca sempre atterrare? L’ansia del maccherone sempre dietro l’angolo che non vuole abbandonarci mai… Gianni Barone
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leggo testualmente : “Non un’attesa qualsiasi, ma quell’attesa in cui si può prevedere, pronosticare (senza scommettere), non sapendo come andrà a finire.” …..ahahahahahaha ma dai su ……oggi per esempio mi e’ bastato 10 secondi per capire come ANDAVA A FINIRE ! ho aperto dazn ho visto lo spogliatoio del cagliari e mentre attendevano di entrare un po’ assonnati ( tutta notte li hanno tenuti svegli …i napoletani ) ma allegri si raccontavano le barzelette c e chi chedeva dove andavano poi a mangiare il pesce sembrava una gita al mare o in disco ……non ci voleva molto a capire come finiva ma fatemi il favore il calcio si sanno benissimo come finiscono molte cose,,,,,,prepariamoci prepariamoci
Prepariamoci a che cosa? L’unica squadra che non ha più nulla da chiedere al campionato è
l ‘Atalanta, Non capisco perché aleggia questo sospetto di complotto contro il Parma, secondo il quale, tutti regaleranno partite e solo noi poveri allocchi subiremo una squadra che giocherà con il coltello tra i denti.
Comunque se sarà così, da tifoso di curva Nord da una vita, chiuderò definitivamente con il calcio. Ancora un giorno e finalmente finirà questo incubo.
Parole sante
Le donne del pubblico