IL COLUMNIST di Luca Russo / IL BILANCIO DEFINITIVO DELLA SERIE A 2024/25
(Luca Russo) – La Serie A si è conclusa tra venerdì, l’altro ieri e ieri sera: eppure, il dolce suono degli applausi non si è ancora fermato. Applausi per il Napoli che con pieno merito, e qualche demerito da parte della concorrenza, si è laureato Campione d’Italia. Applausi per l’Inter che, comunque vada, titolo o meno, coppa dalle grandi orecchie oppure no, ha disegnato una traiettoria che in nessun caso potrà essere archiviata alla voce fallimenti.
Applausi per Igor Tudor (decisamente meno per la Juventus) abile a correggere la rotta maldestra, e inevitabilmente destinata al naufragio, tracciata dal suo predecessore Thiago Motta e a condurre, tra affanni prevedibili e preoccupazioni crescenti, la formazione bianconera verso l’ambito e redditizio quarto posto, obiettivo minimo ad inizio anno, divenuto chimera in corso d’opera e aspirazione massima una volta mollato in fretta e furia il tanto decantato progetto tecnico dell’allenatore italo-brasiliano.
Applausi per Claudio Ranieri (decisamente meno per la Roma), e qui ogni considerazione mi sembra superflua: basta andare a rivedere dov’era la Magggica quando Ivan Juric è stato sollevato dal suo incarico e dove Sir Claudio l’ha accompagnata, ovvero alle soglie della più importante competizione calcistica per club in ambito internazionale, restandone però fuori.
Applausi anche per il Cagliari, il Como, il Genoa, il Verona, il Lecce e il Parma che, con modalità differenti tra l’una e l’altra, hanno portato a termine il difficile compito di conservare la categoria. Sardi, lariani, liguri e scaligeri quasi in scioltezza, salentini e Crociati dovendo sudare le cosiddette sette camicie. A fine campionato, tuttavia, conta il cosa, al come ci si pensa a bocce ferme e, naturalmente, nell’ottica di apportare, caso per caso, i correttivi necessari.
Ma c’è una squadra che, malgrado non abbia saputo evitare la retrocessione in Serie B, probabilmente più delle altre merita gli applausi e una sincera standing ovation, ed è il Venezia.
Ieri, per la Volata Salvezza Live che vi è stata offerta da StadioTardini.it, mi è stato dato l’incarico di assistere al testacoda tra i lagunari e la Juventus. Con gli arancioneroverdi a caccia di una vittoria per sperare (nella salvezza, che sarebbe arrivata solo se contestualmente Empoli e Lecce fossero uscite sconfitte dai rispettivi impegni, o nello spareggio, se almeno una tra azzurri e giallorossi avesse pareggiato) e i bianconeri bisognosi dello stesso risultato per incassare (il ricco assegno che viene staccato dalla Uefa a favore di chi partecipa alla Champions League).
Un confronto che non ha certamente deluso chi si aspettava un duello avvincente ed agonisticamente entusiasmante. Cinque gol, una rete annullata, un palo e una girandola di emozioni che resteranno a lungo nel bagaglio dei rimpianti dei tifosi veneziani (se la loro squadra avesse giocato sempre così…) e nella collezione dei sospiri di sollievo di quelli juventini (ricordate il gol di Faraoni in un Napoli-Verona di fine campionato 2020/2021?).
Ma la partita ha “detto” molte altre cose. Ci ha “raccontato” che nel primo tempo i lagunari hanno messo in campo assai più energia degli ospiti ed hanno esercitato una pressione costante e ben orchestrata che gli ha permesso di arrivare per primi su quasi tutti i palloni, di vincere gran parte dei contrasti e nel complesso di tenere a bada gli uomini di Tudor, che le reti dell’1-1 e dell’1-2 le hanno trovate più per giocate individuali che di squadra.
Non è una casualità che al di qua dell’intervallo i padroni di casa abbiano colto un palo, con Nicolussi Caviglia, e costretto la retroguardia bianconera agli straordinari. Nel secondo tempo la trama non è stata poi così differente. Certo, la Juventus è rientrata sul rettangolo verde con un piglio più combattivo, ma il 2-2 siglato dai lagunari l’ha fatta traballare, e non poco, tant’è vero che sono stati proprio i ragazzi di Di Francesco a sfiorare il 3-2 prima che Locatelli, dal dischetto, realizzasse il 2-3. E comunque neppure lo svantaggio ha indotto il Venezia a mollare e a sventolare bandiera bianca, come certificato dagli interventi miracolosi di Di Gregorio che hanno sventato sul campo il 3-3 e in classifica la “retrocessione” in Europa League degli ospiti.
Insomma, il Venezia se l’è giocata fino alla fine, ci ha provato sempre e comunque. Anche quando, complice lo 0-1 del Lecce a Roma con la Lazio, ha avuto la consapevolezza che nemmeno una vittoria avrebbe potuto risparmiargli il ritorno, triste e sconsolato, in cadetteria. È questo lo spirito da cui gli arancioneroverdi dovranno ripartire nella prossima annata se vogliono riconquistare la Serie A smarrita al termine di un campionato in cui spesso, troppe volte hanno raccolto meno di quello che hanno seminato. Doverosi, giusti, legittimi e sacrosanti gli applausi per chiunque abbia centrato il proprio obiettivo stagionale. Ma questo Venezia, il Venezia che ieri ha messo alle corde la Juventus in cerca del pass per la Champions League, malgrado non abbia saputo evitare la caduta in Serie B, li merita più delle altre. Luca Russo
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Per me quello della juve è il più grosso segnale di mediocrità del campionato, cagliari verona parma e lecce si son salvate offrendo poco, ma che una (non) squadra come la juve sia arrivata 4a e sia qualificata per la champions fa molto effetto, questo al di là delle simpatie o antipatie.
Al napoli applauso fragoroso direi