RAGIONANDO SULLE DICHIARAZIONI DI CHERUBINI ALLA GAZZA
(Gmajo) – Con un giorno di ritardo provo a chiosare le dichiarazioni dell’Ad Federico Cherubini alla Gazzetta di Parma, scusandomi per non esser riuscito prima nell’intento, ma ieri avevo da finire di mettere in piedi e poi attuare le dirette streaming sull’apertura della campagna abbonamenti, con la prima giornata della Fase 1, il tutto inframmezzato da una visita oculistica che non avrei certo potuto disdire, dopo averci messo una vita per ottenerla: mi garantiscono, strumentalmente, che vedo da Dio (venti/ventesimi, tecnicamente si dice così, io ero rimasto ai decimi), anche se la mia percezione è quella di vedere una… benedetta mazza (per certi versi: beato me!).
Il giornalista Gian Luca Zurlini, benché fresco pensionato, ieri ha pubblicamente effettuato uno spot per il suo ex giornale, consigliando la lettura dell’intervista del direttore Claudio Rinaldi al Plenipotenziario: a suo dire questa sarebbe un condensato di tutte le cose che sono mancate al Parma in 5 anni di KK. Mi permetto di eccepire e di non trovarmi d’accordo con l’illustre collega, tra l’altro proprio su un argomento che ci accomuna, ossia il New Tardini. A mio modo di vedere, infatti, su questa specifica tematica, mi è parso di riascoltare, tra l’altro con una cadenza similare, viste le comuni origini, certi tormentoni del suo predecessore (lato corporate) Luca Martines, con le interlocuzioni col Comune sempre molto positive. Cherubini non è andata molto più in là della propaganda, in cui l’ex MDC indubbiamente eccelleva. In sostanza: nulla di nuovo, se non la conferma della PEC al Comune per la soluzione a stralci (celo) e che «i tecnici sono al lavoro per predisporre il nuovo progetto, con un cronoprogramma dettagliato».
Forse, allo Zurlo sono piaciute le motivazioni che hanno convinto il club a tornare sui propri passi dopo cinque anni (cosa che non va certo passata in cavalleria, come se nulla fosse…), che sono poi le stesse che chiunque di buon senso (quorum nos, che con diverse articolesse avevamo spinto in questo senso) avevano sostenuto quando ci si intestardiva (per accontentare il re) a perseguire l’improbabile progetto di demolizione e ricostruzione dell’Ennio, con annesso non sense dell’esodo per tre anni della tifoseria e l’utopia del provvisorio. «Abbiamo preferito seguire l’esempio dell’Atalanta e dell’Udinese che, pur con qualche disagio, hanno giocato nella loro città anche durante i lavori. La modifica del progetto rafforza anche l’asse tra club, amministrazione e tifoseria. E direi anche con la cittadinanza, nel rispetto dell’attività dei comitati in questi anni. Teniamo sempre presente che il Tardini ha un’atmosfera incredibile, come tutti gli stadi dentro la città, in Italia e in Europa. Il 70 per cento dei tifosi arriva con mezzi alternativi e ecosostenibili. Queste peculiarità meritano di essere valorizzate. Non avrebbe
avuto senso pensare di costruire uno stadio in un’area diversa, se si pensa
al consumo di suolo, al traffico generato, a tanti disagi di varia natura».
Sul resto delle grandi opere (il Centro Sportivo/Direzionale di Collecchio) ed il rapporto col territorio, molto fumo e poco arrosto: vedremo, al di là dei blablabla, se nel tempo si muoverà (davvero) qualcosa, o se, come negli anni precedenti non ci sarà nulla di concreto: mi perdonerete, ma non sono molto ottimista, né mi faccio incantare dalle parole, sebbene sia cambiato l’oratore che le pronunzia. Un altro tema che, viceversa, ha ammaliato Zurlini, venendo in ambito sportivo, è la perentoria affermazione (che rivede la filosofia della casa madre), per cui, oltre a continuare a cercare di valorizzare i giovani, sarà importante anche avere giocatori esperti: «Pensare di avere solo giovani può
diventare autolesionistico, è un esercizio di stile che non porta valore aggiunto alla squadra». Un mix da sempre sostenuto dallo Zurlo, che ci sentiamo di condividere appieno, ritenendo i calciatori “pronti“, fondamentali non solo per il processo di maturazione di quelli ancora acerbi (non Francesco), che sembrerebbe essere la preoccupazione maggiore del club nella prospettiva player trading, ma anche per quello che è (o dovrebbe essere) il core business aziendale, ossia l’andamento sportivo della squadra nelle competizioni in cui è iscritto, soprattutto la lunga corsa a tappe del campionato di Serie A.
Nella conversazione con Claudio Rinaldi, Cherubini ha confermato l’obiettivo stagionale, o meglio quello di breve-medio termine (dunque pluriennale), che aveva già precedentemente indicato parlando coi cronisti a margine del Festival della Serie A al Teatro Regio. Nella nostra prima interpretazione, avevamo inteso il voler stare lontano dalle ultime 6-7 posizioni della graduatoria (ossia una salvezza più tranquilla di quella della passata stagione, in cui tanti hanno patito sofferenze, anche se, a ben vedere, perfettamente in linea con quanto ci si poteva aspettare nel primo anno da neopromossa: la stizza derivava dal vezzo di essere grandi coi grandi e piccoli coi piccoli), ma il concetto dell’Onnipotente è più largo, ossia restare stabilmente nel club di quelle 13/14 sempre in Serie A, evitando lo spiacevole effetto yo-yo.
Per costruire questa stabilità, Cherubini (in linea con i desiderata della proprietà) ha scelto di stupire, puntando sul più giovane allenatore dal dopoguerra della Serie A, ossia Carlos Garcia Cuesta, che tra un mese abbondante compirà 30 anni. Quello che razionalmente può sembrare un azzardo ha raccolto apprezzamenti per il coraggio di cambiare. Nel suo articolo, Gianni Barone ci spiega che la Spagna è un paese per giovani, l’Italia per vecchi, certo, vi è, che la serie A si gioca qua. «Abbiamo studiato attentamente il suo profilo, siamo convinti che sarebbe la scelta giusta per aprire un nuovo ciclo del Parma». Così, Cherubini, nelle poche righe di incipit del pezzo di Rinaldi, evidentemente già pronto da giorni (era la classica retrospettiva sulla passata stagione), ma rinfrescata con la notizia dell’ultima ora dell’ingaggio del nuovo allenatore (in quel mentre non ancora ufficiale, di qui il sarebbe). Poche parole, ma efficaci, perché indicano la volontà di apertura di un ciclo.
E per aprire un ciclo, serve stabilità: «Parto dal presupposto che, con il ritorno di alcuni infortunati lungodegenti e il rientro di alcuni giovani dai prestiti, il Parma ha una rosa di circa trenta giocatori e un ottimo zoccolo duro da cui ripartire. Certo, ci saranno dei cambiamenti: qualcuno arrivato alla fine del suo percorso a Parma partirà, come pure altri che hanno tante richieste da
squadre più titolate del Parma. Ma nessuno sta pensando a una rivoluzione dell’organico: questo vorrei dirlo con grande chiarezza ai tifosi. La continuità è molto importante: e l’esperienza insegna che l’indice di stabilità di un club è proporzionale all’età media di permanenza dei calciatori all’interno del club. Una squadra che cambia 25 giocatori e vince non si è ancora vista».
Uno dei tanti interrogativi che StadioTardini.it si era posto, nei giorni scorsi, era quello se, dopo cinque anni (un po’ così…), KK avesse intenzione di rilanciare con un all in, oppure ridimensionare, magari passar la mano, o confermare il solito tran tran: quest’ultima opzione, razionalmente la meno logica secondo la tradizionale lettura italiana del calcio, sembra, viceversa, essere l’opzione scelta. Non credo, infatti, che il solo Cuesta (malgrado il pedigree) possa far gridare all’all in, ma anche le parole del Pleni relative al mercato, sembrano indicare una continuità di progetto (con la medesima filosofia) che si era interrotta, per forza di cose durante la gestione straordinaria di Chivu, in cui tutto è stato lecito, persino l’abbandono del calcio propositivo, per far punti in modo tradizionale (ivi inclusi i tanto vituperati pareggi, piccoli passi per una grande salvezza).
Tutto questo, però, mi puzza più di autogestione: ossia, in sostanza, ridimensionamento, nel senso che è più facile ritenere che sia arrivato il momento del raccolto, in luogo di ulteriore semina: fuor di metafora, non credo che il padrone abbia voglia di continuare a metterci cento milioni l’anno, ma, appunto, far sì che la sua creatura, in cui tanto ha prima profuso, ora vada avanti con le proprie gambe, senza che debba continuare ad iniettare risorse. In questo senso si capiscono molto le cronache di mercato, che fanno del Parma un supermarket (e, si spera, non un discount). Per le tante voci in uscita, Esposito Senior a parte, non se ne sento altrettante in entrata, anche se prendiamo per buona la volontà di Cherubini di trapiantare un rinforzo per ruolo, a patto che resti inalterata la spina dorsale, cosa di cui nutriamo molti dubbi, qualora dovessero partire i pezzi migliori, anche se, con decisione, Cherubini garantisce che Leoni e Suzuki resteranno Crociati…
Nessuna rivoluzione, anzi, pura continuità, anche per quanto concerne il dipartimento tecnico del club, andando a confermare quanto dal sottoscritto anticipato nei giorni scorsi, allorquando davo per certo Alessandro Pettinà direttore sportivo (ammettendo, onestamente, che, per il resto, ossia l’allenatore, brancolavo nel buio). Le affermazioni di Cherubini raccolte da Rinaldi, al riguardo, sono ben chiare: «La riorganizzazione iniziata con il mio arrivo a Parma è fatta, ne sono molto soddisfatto: Alessandro Pettinà è il football director, si occupa in prima linea degli aspetti tecnici
insieme a Mamo Notari, che è il capo scout, e a Mathieu Lacome, responsabile dell’area performance & analytics». Dunque, come si era ben capito, nessun direttore sportivo di grido, o di fiducia del Pleni, che si fa andare bene i dirigenti più stimati dal proprietario.
Riporto, pur nutrendo qualche perplessità al riguardo, le parole dell’AD relative all’armonia che, a suo dire, ci sarebbe a Collecchio: «Uno dei punti di forza del Parma è la bellissima armonia che c’è tra staff e società: cosa piuttosto rara, nel mondo del calcio. Spesso, in tante altre società, leggendo certe dichiarazioni si ha l’impressione che siano realtà in contrapposizione. Qui no, remiamo tutti nella stessa direzione». Tralascio di parlare del passato (ossia le lunghe spiegazioni su Pecchia/Chivu), giacché non macina più: unica eccezione che mi concedo, la conferma della paura fottuta che Cherubini aveva di retrocedere: «Diciamo la verità: tra febbraio e marzo abbiamo avuto
tutti paura, pensando alle ultime giornate del calendario. E invece abbiamo ottenuto i punti della salvezza proprio nelle gare sulla carta più difficili. Ecco perché Bergamo resterà a lungo tra i ricordi più belli dei tifosi: perché ha chiuso un finale di campionato carico di emozioni». Cherubini ha anche illustrato la campagna abbonamenti e parlato del calcio femminile, ma ormai sono le 13 e dobbiamo pubblicare… Gabriele Majo
LEGGETE E DIFFONDETE
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Ho letto l’intervista e credo che quelle di Cherubini siano per lo più frasi di circostanza.
Il mercato è già iniziato e le trattative non si fanno a mezzo stampa.
Le intenzioni erano chiare già prima dell’intervista, Bonny, Sohm, Man, Mihaila sono sicuramente sul mercato in quanto per ragioni diverse hanno completato il loro cilco a Parma.
Ovviamente la società si augura di monetizzare, dopo anni di investimenti ci sta.
Leoni e Suzuki, così come Circati, Bernabè e Keita, farebbero bene a restare perchè il loro percorso di crescita non è affatto concluso. Ma ovviamente se arrivano offerte mostruose se ne può e se ne deve parlare.
In quanto agli acquisti, si vedrà ora con il nuovo Allenatore.
Ad ogni modo è già arrivato Ordonez e seguiranno i rientri dai prestiti di Kouda, JouJou e Sits che verranno sicuramente valutati per una eventuale integrazione alla squadra.
A me sembra che l’indirizzo sia già tracciato, poi il mercato è sempre dinamico e può prendere traiettorie non previste.
La strada intrapresa non è sbagliata, anche se presenta molti rischi.
Come giustamente detto da Alberto Di Chiara, sarà importante iniziare bene per evitare che arrivino pesanti critiche da tutto l’ambiente e iniziare con Juventus, Atalanta e Cagliari sarebbe stata dura anche per Conte in panchina.
Sinceramente faccio fatica nel riconoscere in Alberto Di Chiara un maître à penser, peraltro sembra non conoscere le stigmate di questo Parma (al momento non è variato), per cui se dovesse continuare ad essere grande con le grandi, la partita più difficile delle tre sarebbe quella col Cagliari e non certo con Juve ed Atalanta…
Direttore, dopo aver letto le parole di Cherubini, le sue interpretazioni mi sembrano le più pessimistiche che si possano scegliere o mi sbaglio? Mi spiego meglio… di tutto quello che ha detto nulla le ha fatto “brillare” gli occhi? In fin dei conti non ha fatto proclami stratosferici. Però in tutto quello che ha detto ci vede solo del retorico o del “già detto” in passato. Per me solo il fatto di aver fatto cambiare idea a KK sul tema stadio nonostante i milioni e milioni di euro già profusi non mi sembra cosa da poco..poi non essendoci ancora date certe ed affari conclusi è naturale siano solo parole, ma il cambio di rotta è qualcosa di estremamente positivo. Dopo di che sulle questioni tecniche aspetterei almeno i primi movimenti di mercato prima di giudicare e trarre conclusioni su quello che sarà la linea futura che KK vorrà intraprendere..ora mi sembra davvero prematuro. Poi che i commenti sulle presunte trattative vengano proprio da lei che è notoriamente un anti mercatologo mi fa un pò specie. Non so, tutto questo suo pessimismo mi ha colpito sinceramente
Il pessimismo è negli occhi di chi legge…
Non ho più l’età per aver occhi che brillano nel leggere interviste istituzionali.
A scanso di equivoci ricordo di esser stato io a farvi venire la cherubinimania, per cui qualsiasi cosa accada è merito di Cherubini…
eh certo, prima da poi toglie? così non è valido😁
È evidente che Cherubini non può spaparazzare tutti i nomi dei giocatori di cui se ne farebbe anche a meno, vorrebbe dire abbassarne drasticamente il valore se mai ce ne fosse, sicuramente i nomi fatti sono i più appetibili e sono quelli con cui per varie ragioni potresti fare cassa, ma della rosa di 30 di cui parla molti sono ragazzini da mandare a giocare in prestito.
Discorso a parte per Mihaila l’ingaggio alto e la storia di infortuni, ne limita a detta anche del suo procuratore le possibilità di partenza, per non parlare dei pochi gol fatti partendo dalla sinistra accentrandosi per tirare col destro, con pallone calciato di esterno a uscire, la soluzione sarebbe l’impiego sull’altra fascia dove magari di esterno destro qualche pallone riesce a metterlo dentro.
Anche a livello nazionale è tutto uno scervellarsi nell’indicare in Cuesta l’azzardo che disorienta, nessuno si capacita di questa scelta così come si punta il dito verso la sua assenza totale d’esperienza. Se a questo aggiungiamo che, in Italia, nonostante stiamo da anni arrancando da tutti i punti di vista quando sorge la parola “calcio” con tutti i satelliti del discorso coinvolti, dai settori giovanili, alle strutture, ai quadri federali e via andär, mi chiedo, come mai tutti coloro che procedono in questo solco di diffidenza non si siano chiesti se quest’esercizio che li vede impegnati non sia superfluo. Si, perché risulta evidente a tutti, fin dal primo istante, che la nomina di un trentenne senza esperienze di panchina sia, a tutti gli effetti, un’ azzardo senza dubbio alcuno. Per questo semmai dovremmo valutare altri aspetti che questa nomina ci impone di pesare.
Volendo ragionare in termini di totale superficialità e volendo considerare come discriminante l’età per valutare le capacità di una persona, potremmo dire, con grande apprezzamento dei millenials, Z o Alpha, che uno troppo anziano non è più idoneo ad allenare per raggiunti limiti. La differenza generazionale, la comprensione eventualmente distorta del sentire di un giovane, l’arretratezza di pensiero nei confronti di un calcio che cambia dalle nove del mattino alle quattordici del pomeriggio…insomma, un véc’ al’gh à l’artérjo e l’è imbambì…basta non alleni più. In questo caso in aiuto intervengono l’esperienza, la saggezza e le conoscenze maturate sui campi. Un giovane, diversamente, dev’essere necessariamente un completo demente a prescindere, anche se un club come l’Arsenal se lo tiene per diversi anni, mentre “accessori” come entusiasmo, idee sincrone con i tempi, formazione al passo con quello in cui il calcio si è trasformato, doti personali…tutte caratteristiche trascurabili. Purtroppo da noi abbiamo provato sulla nostra pelle l’utilità di tutte le certezze di cui sopra. Fabio Pecchia a metà del guado anagrafico, così non si fa torto né ai vecchi rimbambiti né ai giovani dementi, svariate panchine da secondo e mica al Mapei, Real Madrid ed altre squadrette simili, mago delle promozioni, esperienze internazionali e soprattutto non dimentichiamoci, bravissimo ed intelligentissimo…e poi…alle prime difficoltà, tutta questa esperienza a cosa è servita…a fargli dire qualche settima dopo l’esonero che ringraziava anche chi non aveva avuto la pazienza di credere in lui…partite su partite buttate al vento assieme alle nostra bile quando sarebbe bastato chiedere ad un’ allenatore degli under 11 per fare quel poco che “uno esperto come lui” avrebbe dovuto padroneggiare con semplicità.
Peraltro non succede mica solo a 44°48’05.3’’N – 10°19’40.8’’E, anche ad Empoli, quest’anno, il mago D’Aversa, mica un implume, ha iniziato la sua performance con qualche gioco di prestigio, ha continuato creando suspense, ha proseguito illudendo che si poteva riuscire e po’…bociè. Il buon Di Francesco, pur ormai abbonato alle retrocessioni, non può certo dirsi un inesperto debuttante, nel 2018 ha ribaltato un turno di Champions con un 3 – 0 ad un Barcellona con Messi, Inesta e Suarez in campo, eppure…così è toccato a tanti altri esperti e navigati che nemmeno hanno finito la stagione, obbligati dalle circostanze a cedere il passo ai soliti subentranti “autunno – inverno”, un po’ come fare un cambio dell’armadio.
Forse è solo che in certi casi va bene un Ranieri ed in altri un Fabregas, senza per forza dover “colpevolizzare” uno per l’età.
Quindi la domanda non è se Cuesta sia o meno un’ azzardo, risulta evidente lo sia, ma non per questo significa fallimento assicurato, diversamente basterebbe prendere un D’Aversa qualsiasi e vai… “apriti ciclo”. Se poi si ha realmente l’ambizione, la volontà od anche la mal riposta speranza di far qualcosa meglio che tirar con l’acqua alla gola fino all’ultima giornata e provare a guardare un po’ più in la dell’annualità, il rischio sembra ancora più tollerabile, certo un po’ o la và o la spàca, ma diversamente, chiedere Nicola, Giampaolo o Vanoli, che pur in linea con i teorici obbiettivi, …tanti saluti e si riparte sempre da capo. Le fasce degli allenatori evidentemente non sono troppo intercambiabili, per cui, certe figure, accettano solamente determinati club ed agli altri restano …quegli altri, quelli che spesso vengono esonerati, coloro che se raggiungono l’obbiettivo vengo ugualmente sollevati dall’incarico od addirittura quelli che se ne vanno perché nel contempo sono maturate vedute differenti. Aprire il famigerato ciclo è sempre più difficile, in questo calcio che si vive a quadrimestri, forse l’unico modo è proprio partire con chi deve incidere il primo LP in modo che possa buttarci dentro tutta la voglia, la grinta, e idee ancora intrise di qualche follia in ragione della confortante esperienza, se poi dovesse esserci anche riconoscenza a sariss al màsim …diversamente si potrebbe correre il rischio di sentir il solito disco, i soliti suoni, quelli facilmente orecchiabili, con la speranza che la puntina non gratti proprio sul finale, ma senza aver il desiderio di riascoltarlo subito.
Sicuro che la band ha in tutto questo la sua importanza fondamentale, tutti dovranno suonare alla perfezione, diversamente al frontman, anziché lanciare tanga e reggiseni arriverà la sciolta di Davide.
STANDING OVATION (le 50 euro al solito posto, grazie)
…visto che è tempo di mercato potremmo contrattare su 30 euro più eventulai bonus ?
Mi accodo a Simone T. Bravissimo Ale, anche senza remunerazione
…visto che non costa niente…ti mando un bel …GRAZIE
Almeno qualche birra offrila!!
Sono finti i soldi. 4 parole per sintetizzare l’aria ai denti di Cherukraus.
Se ci sono mai stati in realtà perché non ce ne siamo accorti avendo fatto 3 anni di B e una salvezza al 78 esimo dell’ultima giornata della serie A peggiore della storia
In sostanza Cherukraus è venuto non per far crescere il cleb ma per garantire una sorta di autonomia liquidatoria imbellettata per gli allocchi con filosofie proto adolescenziali indispensabili per avere scuse e confondere le idee. La sostanza è che il monogiacca non molla più un biadino ma vuole passare per innovatore. Ergo come comunità dovremmo fare di tutto per convincerlo a levarsi dai maroni perché è pericoloso come una pandemia.
Neustift im Stubaital, nel 2008 ha ospitato la nazionale spagnola di calcio che avrebbe vinto gli europei.
Qui siamo scaramantici, che sia di buon auspicio.😅😅
Ringrazia il cielo che almeno fanno il ritiro. Ci sono voluti 3 crociati e 37 infortuni muscolari per far capire che l’esigenza di Don Fabio di non allontanarsi troppo da Bologna è stata devastante
In base a come sarà completata la squadra capiremo se portare avanti il tuo progetto carbonaro, nel frattempo però devi rispettare chi soffre più di te…un po’ di compassione per Frigeri … vede il suo amico, tutti i santi giorni, sulle pagine dei giornali, messo in vendita senza sentimento…temo si sia rifugiato disperato a Casa Ferrari ad aspettare di sfogarsi pubblicamente alla prima puntata dell’anno prossimo di C&C
Ho sentito dire da due anziani al bar alla quinta fojieta che il prossimo anno l’obiettivo è la serie B
Finora l’entusiasmo dei Parma Angels lampeggia.
Evidentemente era amato già ai tempi della Juve visto che è sotto gli occhi di tutti che il famoso AD, per mesi l’uomo di copertina … a Parma non ha ancora dato frutto. Disattento (non ha mai presentato alla stampa l’ex Chivu), senza entusiasmo (non ha mai sostenuto la squadra nelle 13 commoventi stazioni affrontate da un Parma memorabile… o lo ha fatto con dichiarazioni omeopatiche e poco passionali), distaccato (non ha partecipato al mercato invernale), ripetitivo e fumoso forse anche puntiglioso, in questi mesi non ha lasciato traccia di sè. La fama che lo accompagnava di dirigente sportivo apicale e rampicante è stata purtroppo finora disattesa e, botanicamente, si direbbe che a Parma, abbia privilegiato espressioni sotterranee tipiche degli ortaggi da radice o dei tuberi rispetto a rigogliose fioriture.
Ma da ieri con il reclutamento ufficiale del giovane Holden in panchina qualcosa è cambiato. Non credo che si possa addossare la sorprendente decisione a kk o meglio il potenziario, scegliendo di partorire un topolino, era certo che il presidente avrebbe come si conviene riconosciuto il giovane. Il nostro magnate pur amando le nuove e nuovissime generazioni mi pare però che abbia chiesto anche solide rassicurazioni prima di investire una consistente somma di denaro per il mantenimento di un baby-mister (quando con gli stessi soldi avrebbe potuto comprare un intero asilo) e soprattutto prima di affidargli i gioielli di famiglia ha voluto accertarsi che il neonato non fosse un topasino. Evidentemente le garanzie che ha ricevuto sono state sufficienti.
A Giugno la luna di miele continua ma io non riesco ad essere ottimista…tutta l’impalcatura si poggia sulle spalle di un giovane topo da biblioteca che non ha mai allenato e di un angelo forse sopravvalutato
Fai bene a non essere ottimista, nemmeno io lo sono, chi potrebbe esserlo senza avere dati reali su cui basarsi. Il discorso vale però anche per l’ ipotesi contraria, diversamente il tanto amato Chivu, anche da te, non avrebbe avuto l’ opportunità Parma che a noi ha fatto comodo. Credo non vi sia molta differenza fra far gavetta nelle giovanili dell’ Inter o fare quattro o cinque anni in prima all’ Arsenal, o forse si…ma non so chi sarebbe in credito. In ogni caso non credo che vi sia tutta quest’ adorazione del Cherubini, solo un po’ di sano desiderio che possa essere colui che aiuti “la transizione”. Non basta per quella auspicata metamorfosi il solo arrivo dell’ allenatore, che all’ apparenza sembra confermare certe linee guida, servirà ovviamente altro per valutare, con tutto quello che si è sopportato non mi sembra una prova insormontabile. In ogni caso personalmente non ho particolare infatuazione per il Cherubini, già mesi or sono l’ avevo definito “un po’ blisgos”, ma serve ricordare di come qua, da sempre, si sono invocati personaggi alla Sartori, poche parole e focus sui fatti, magari i tuoi ortaggi da radici od i tuberi, con un altro po’ di tempo, germoglieranno le fioriture lussureggianti che auspichi, diversamente andrà tutto in malora..poi se proprio vogliamo, nonostante le varie esperienze, anche Cherubini, a ben vedere, si trova in una situazione differente rispetto al suo passato…ma qua mi sembra lo si voglia giudicare già anche sul futuro…aspetema cal ‘riva …se poi ci sarà da legnare …che legna sia
Il sesso dell’angelo….
Ciao Alessandro il rischio che si corre con questi argomenti è di finire a parlare di quello…
La parabola di Chivu si è conclusa ed è stata una delle più intense esperienze calcistiche che io ricordi. Un ex campione, un trismegisto, e il suo staff, con la squadra unitissima, hanno conquistato una salvezza che sembrava impossibile e ci sono riusciti proponendo un calcio essenziale e bellissimo. Già all’esordio col Bologna si è avuta la sensazione che il mondo era cambiato (peccato che qualcuno in società abbia finto di non vedere la mucca in corridoio ridimensionando quelle gesta memorabili). Adesso abbiamo voltato immediatamente pagina e ogni confronto di ciò che è stato con quello che si sta affermando non è esprimibile. Abbiamo un nuovo allenatore, il potenziario ha fatto le sue dichiarazioni e ad oggi io non mi riconosco che pessimista, per svariati motivi. Ma la situazione è in movimento…(?)
Ps devo dire però che si vede che non sei un ortolano …e che non maneggi carote e patate. At salut
… bisogna accontentarsi, i campi fioriti di patate sempre brulicano di farfalle
Allenatore senza potere oppositivo, scelto in linea con i valori della proprietà. La gioventù non è indice d’incapacità, e nemmeno d’inesperienza. Di cui discutere, semmai, è del rapporto reciproco tra chi allena e chi corre e calcia. Rammento che un ventinovenne agli occhi di un ventenne è un adulto. Gli inadattabili, come in ogni ambiente di lavoro, saranno allontanati ed in questo caso saranno i cosiddetti senatori non allineati. Quindi, un Mr. sotto veto perpetuo che dovrà veder cedere a malincuore i pezzi da 90 ed acquistare pezzi da 40 o 50 senza fiatare. Inoltre, non c’è da preoccuparsi, se la macchina non gira è già pronto l’esonero ante Natale … alla Maresca. Al contrario se tutto, per caso o per capacità, funzionasse si griderà al genio ecc … ecc …
Scommessa finanziaria, ne più ne meno, come gli americani vedono lo sport e la vita in generale.
Linea verde, tinta unita. Ugo concordo con le tue argomentazioni e seguendo il tuo pensiero mi pare anche che si possa prevedere un’ulteriore spinta verso il basso dell’età media che probabilmente ci permetterà di essere davvero la squadra più giovane della serie A e forse dei 5 maggiori campionati d’Europa (con un’età media verosimilmente tra i 22 e i 23 aa). Per me però le preoccupazioni non si esauriscono qui perché il fatto che il nostro baby-mister non abbia mai avuto la responsabilità di una squadra non mi sembra un vantaggio. L’onda verde però si sta estendendo anche ai dirigenti e il giovane Pettinà ha aggiunto un’ulteriore nomina alle sue già numerose responsabilità. I manager più maturi sono stati invece avvisati che la società apprezzerebbe molto se mettessero in atto i rimedi suggeriti per contrastare la comparsa, sui loro visi, delle prime rughe. (segue elenco)
oltre ad adorare il cavallo pesto, adoro i ricorsi, le coincidenze che mi inseguono nella vita.
Chi fu nel 1990 l’allenatore esordiente in A che incontrò alla prima giornata la Juventus? Come andò la sua esperienza sulla panchina crociata?
Per buon auspicio conviene perdere con la Juve tra 2 mesi?
Al di là dei tanti discorsi e seghe mentali bisogna riconoscere una cosa: l’allenatore bambino non ha esperienza e ha sempre fatto il secondo (mestiere diverso dal fare l’ allenatore, l’arsenal l’ha tenuto perché era bravo a fare il secondo), quindi è ovvio che ci sia molto scetticismo. Molti di noi tifosi sono intrigati da questa scelta che è rara nel mondo del calcio, ma la ragione porta a giudicare tale scelta come un enorme salto nel buio. E siccome ci piacciono i salti nel buio e la sofferenza unica dei tifosi, con una mano al calendario per leggere i nomi dei santi e l’altra in zona mediana a fare gli scongiuri, questa mattina ho rinnovato il mio abbonamento in curva nord.
Pleni, Onnipotente…Va bene tutto, però più che StadioTardini sembra più un sito da chiamare StadioGiglio ormai…
Ok il nervoso dato dal recente contenzioso, ok il non fare parte della Società, però c’è molta aria di percùlo al Board e sempre una vena polemica che al nostro Parma, possiamo dire, bene non fa.
Certo è piacevole leggere queste cose, dopo aver dedicato ore e ore di volontariato (anzi: spendendo) a favore della comunità del Parma Calcio…
Comunque, anche grazie alle definizioni affibbiate dal sottoscritto (Plenipotenziario, Onnipotente), Federico Cherubini è particolarmente amato dai tifosi che riconoscono in lui appunto il dirigente di forte esperienza nel calcio italiano che è sempre mancato durante la gestione Krause.
Il recente “contenzioso”, che è stata un’autentica porcata che mi è stata perpetrata e che continua vergognosamente a pendere sul mio capo, non è stato ancora risolto, ma non ha mai influito (né mai influirà) sulla onestà intellettuale delle mie composizioni.
Vena polemica è negli occhi (prevenuti) di chi ce la legge.
Se ama il “pensiero unico”, trova altrove molte altre possibilità di lettura, magari anche più leggere rispetto ai miei elaborati.