CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / RESIPISCENZA
(Gianni Barone) – Alla fine di ogni partita contro una grande del campionato – oramai il Parma le ha quasi affrontate tutte, manca solo il Napoli che incontrerà a breve – è seguita sempre una sorta di ravvedimento operoso o meno nei fatti non si sa, ma nelle parole sempre o quasi. Un sentimento di resipiscenza che rende tutti più buoni nei propositi e più preparati a trovare le strade da percorrere, affinché si possano edificare e cementare quei processi di sviluppo del gioco, in chiave prettamente offensiva, di cui si sente parlare l’allenatore sin dai primi turni del torneo.
Assodato che non si tratta di questioni relative alla disposizione tattica, qui non si deve discutere di moduli o sistemi approntati dalle varie “lavagne tattiche”, che ogni bravo o cattivo maestro si cura sempre di mantenere a mente, e neanche di valori espressi in campo dalla qualità dei singoli, sempre tirata in ballo, spesso anche a sproposito, e allora che cos’è che va analizzato e scandagliato al fine di trovare quelle soluzioni che in presenza di avversari sulla carta, ma anche sul campo, sono o si dimostrano superiori e non solo sul piano tecnico, il solo che viene interpretato a scapito di tutti quegli altri aspetti, fisico, atletico e condizionale che caratterizzano la prestazione sportiva.
La velocità, ad esempio, attraverso quelle dei singoli, non solo legata alla rapidità, agli scatti o alla progressione, ma anche quella connessa alla velocità di pensiero nell’attuare o scegliere movimenti, azioni, corse in deviazione per effettuare smarcamenti. Troppo spesso si finisce ad essere in balia della strapotenza altrui sul piano fisico dovuta alla struttura degli avversari e alla loro forza commisurata nei contrasti e nei duelli aerei e a terra. Nondimeno, occorre fare i conti con le disparità e le differenze che emergono nella massa dei giocatori che si affrontano e segnatamente nell’ultima gara con l’Inter, si sono evidenziate nel rapporto fra Pellegrino e i marcantoni dei difensori centrali nerazzurri, sempre pronti ad anticipare e ostacolare con predisposizione alla forza il pur possente attaccante Crociato, che al confronto con lo svizzero Akanji, che Chivu ha convertito da buon laterale in ottimo centrale, risultava o appariva, non dico un fuscello o giunco, ma di sicuro un giocatore normale che si scontrava con una sorta di Colosso di Rodi in carne ed ossa e soprattutto muscoli. Gli stessi muscoli che, uniti alle tecniche di intervento, di postura o di posizionamento, fanno vincere i duelli in mezzo al campo e non solo o quando serve garra nella conquista delle famigerate “seconde palle” che fanno la differenza negli equilibri delle transizioni, sia che siano positive che negative.
Però, non si sente mai disquisire (tifosi o addetti ai lavori (che ancora non si capisce di preciso a cosa si riferiscano) di forza in più o in meno, di velocità in più o in meno, o di corse di resistenza fruttuose e non inutili nei ripiegamenti o negli inserimenti. Mai niente di tutto ciò, e in nessun caso, si varia l’obiettivo tralasciando quella benedetta (quando c’è, la si avverte o la si suppone o ipotizza soltanto) o maledetta qualità ( quando scarseggia o viene meno o è del tutto assente) a cui tutti aspirano e di cui tutti parlano, come se si trattasse dell’unico vero e grande fattore che incide nelle prestazioni e nei successi di una squadra.
Quindi, tutti alla ricerca del talento perduto, inespresso o individuato e avvertito in un determinato giocatore da cui non si può e non si deve prescindere per nessuna ragione al mondo. La condanna a cui, senza remissione o grazia, sono sottoposti giocatori del tipo o del calibro di Bernabé, sulle cui prestazioni, puntualmente tutti ci ci si interroga e tutti ci si divide (fra pro o contro) inesorabilmente. Tutti discorsi sui quali ci si accapiglia, all’indomani di ogni sconfitta, in termini di riscatto o di resipiscenza, per trovare ragioni e motivazioni per ritrovare la strada maestra dispersa e per riabbracciare l’equilibrio tattico perduto o il suo ruolo o posizione da ricercare attraverso ormai triti e ritriti tormentoni che non portano mai da nessuna parte. Per un ravvedimento che preveda il giusto impiego dell’elemento particolarmente dotato (solo di tecnica o di presunto talento) allo scopo di riattivarne l’utilità, la creatività necessarie per innervare una linea d’attacco e per trovare una chiave offensiva che possa risultare efficace e riesca a far breccia nelle retroguardie avversarie molto spesso ben fornite di forza e di determinazione sicuramente organizzate e talvolta difficili da superare facendo ricorso alla sola tecnica o alla sola qualità senza ricorrere al lato mentale e strategico utile a trovare e a scoprire, viceversa, stratagemmi o atteggiamenti idonei a creare pericoli e a costruire palle gol decisive o determinanti.
Le quali palle gol nitide e cristalline, scarseggiano sempre più anche a livello di grandi squadre e non solo di quelle di secondo piano o che lottano per la salvezza. Prendiamo, a tal proposito l’Inter di Chivu, contro il quale il Parma poco ha potuto, pur non facendosi tagliare a fette, come era capitato ad altre più titolate formazioni: quante palle gol degne di questo nome ha prodotto pur a fronte di un dominio incontrastato durato per tutto l’arco dell’incontro? Escluso il gol fortuito di Dimarco, e quelli finali di Bonny (annullato) e Thuram (convalidato senza passare dal Var per mancanza di tempo) si ricorda una sola vera e clamorosa palla gol, quella capitata a Sucic (sicuramente il peggiore tra i nerazzurri o tra quelli in campo in generale) che ha maldestramente calciato a lato da posizione vantaggiosa, per il resto solo tiri, tiri e ancora tiri nello specchio o non, o neutralizzati o deviati sulla traversa, o poco di più, e in definitiva fra gol fatti annullati, o da annullare (?) tre palle gol, per uno squadrone come l’Inter sono veramente poche, se non un’inezia se paragonata alla notevole mole di gioco offensivo prodotta.
E il Parma di fronte cosa ha opposto? Se non un solo tiro finito sull’incrocio dei pali e un’azione fermata da una chiamata di fuorigioco che doveva attendere la fine dell’azione, che poteva liberare in campo aperto Ondrejka per una potenziale palla gol frustata da un arbitro che ha commesso un grave errore (su segnalazione dell’assistente a tutt’oggi sospeso per evidenti demeriti) pur guadagnando, in pagella, delle sufficienze immeritate, frutto di analisi giornalistiche superficiali ed oltremodo errate.
Morale: poche occasioni in una partita in cui la fase difensiva del Parma ha rappresentato l’unica vera certezza di gioco che la squadra riesce a produrre in tutte le letture dimostrando che -quando Cuesta, dice tra la difesa a 4 a 3 o a 5 lui preferisce che la sua squadra difenda a 11 come effettivamente fa, non vuole fare una battuta, o essere banale (tipo si gioca undici contro undici o la palla è rotonda) e neanche fornire un titolo ai giornalisti, visto che ormai Chivu, da quando è all’Inter, non ne fornisce più a getto continuo come prima, anche se noi abbiamo beneficiato del suo blocco basso.
Cuesta afferma una sacrosanta verità alla quale però, in termini di resipiscenza dovrà seguire un ravvedimento strategico e non solo tattico ( o se preferite anche se non è esatto di modulo) che preveda l’opzione con tre trequartisti in funzione di Pellegrino, che sia più concreta e reale con movimenti in diagonale e tagli o incroci strutturati e non occasionali, per non isolarlo e renderlo, quindi, neutralizzabile o inoffensivo o non altezza del suo valore e della potenza che possiede o tutte quelle doti che ancora non sono state espresse completamente. E che non sia solo segnalato, in una squadra che commette pochi falli, quello che ne commette di più, facendo pensare a molti il concetto che essere troppo buoni o troppo corretti sia non un merito e ma una colpa, poi se il meno corretto è proprio il centravanti allora siamo in presenza proprio di “un mondo alla rovescia”, non tanto nel calcio, quello non lo è per niente, ma nel microcosmo Parma, il quale s’identifica con ben altri valori distintivi. Cioè il primo non prenderle, ma nemmeno darle sotto ogni aspetto. Gianni Barone
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Buongiorno a tutti i colleghi tifosi forza parma e speriamo Ke da domenica si scende in campo con una mentalità diversa da quello visto fin ora almeno a cercare di vincere quale partita in più dato Ke tutti dicono Ke siamo una buona squadra bu nn so