CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / LUCE A SAN SIRO
(Gianni Barone) – Il Parma espugna il Meazza e accende la sua luce a San Siro in una sorta di apoteosi del catenaccio, lo stesso che nessuno vorrebbe, per impudenza o vergogna pronunciare, sostituendolo con il più politicamente e sportivamente corretto “blocco basso”, tirato in ballo più volte, a più voci, e a più non posso per descrivere il suo atteggiamento; sarebbe stato meglio parlare di strategia, risultato alla fine vincente con il quasi imbattibile Milan (non perdeva da ben 24 turni). Il tutto, dopo avere tremato per molti attimi al pari del palo interno colpito (che sta tremando ancora) da Leao poco prima del gol, prima annullato e poi convalidato di Troilo, con grande scorno del commentatore DAZN arbitrale Marelli, che lo aveva giudicato, da non convalidare, a causa di ben due azioni dubbie (ostruzione di Valenti sul portiere, impercettibile, e fallo di Troilo al momento dello stacco su di un difensore, inesistente) prima della sentenza arrivata da Lissone, confermata e sancita sul campo dal direttore di gara.
Una vittoria che non è una grande impresa del Parma, ma piuttosto un’impresa “grande” di Cuesta, che si è avvalso di tutte quelle componenti che nel calcio servono, tipo il coraggio, il caso, la fatalità e per ultima, solo in ordine casuale, di una buona dose di buona sorte, che non fa mai male e che sarebbe sempre da coltivare, credendo di potercela fare contro tutto e contro tutti, grazie a quella “cosa” che tutti gli imputano essere, a torto, una colpa, un difetto (il famoso non gioco, per dirla alla Cassano), ma che alla fine, pur non pronunciandola per snobismo, diventa più che mai una risorsa.
Quello che Brera, di cui tutti si riempiono la bocca con le sue citazioni, avrebbe così definito, testuale tratto da un suo pezzo di tanti anni fa sul catenaccio: “Non gioco e improvvise fiammate è innata sapienza tattica, contenimento dello sforzo e fonde assieme fantasia ed estrema concretezza”. Ecco, quello che si dice pragmatismo, proprio al cospetto di un avversario, il Milan, che quando è costretto a fare la partita, senza subirla, va in difficoltà, fatica, e alla fine, come gli era capitato una sola volta, alla prima giornata, sempre in casa con la Cremonese, perde, senza se e senza ma.
E per chi una volta leggeva “La leggenda del Santo catenaccio”, a mo’ di conferma, sarebbe opportuno ricordare cosa scriveva Aldo Bardelli, giornalista ed allenatore al tempo stesso (un po’ come me, fatte le dovute proporzioni temporali) dopo la vittoria del Padova di Nereo Rocco nella stagione 57-58 (un’era geologica calcistica fa) con l’Inter di Foni, in uno scontro fra due diverse potenze tecniche, entrambe fedeli al modulo del catenaccio, scritto che così recitava in riferimento al Padova di cui sopra “Una distribuzione degli uomini ordinata in ogni settore e con una mobilità stupefacente. In difesa c’è sempre l’uomo in più, affinché l’isolata prodezza di un attaccante avversario non metta in crisi l’intero settore, ma a centrocampo lo schieramento è elastico e denso, l’inserimento degli uomini nei reparti è sollecito e puntuale, l’azione d’attacco ambiziosa, sempre affidata a due o tre elementi come appunto prevedeva ….”.
Non serve dilungarci troppo per capire che, quando si è in presenza di un’impresa grande o grandissima che sia, i concetti e le parole sono sempre le stesse anche a distanza di tanti anni come dimostrato da quello che si visto a Milano in cui l’uomo in più in difesa, di cui sopra, diventa Troilo che libera la sua area, anticipa e spazza via e poi in seguito ad un’azione d’attacco ambiziosa, su corner perfetto per la precisione, trafigge il portiere avversario con un colpo di testa in seguito a stacco imperioso, e che il centrocampo denso ed elastico che alternativamente può fare a meno prima di Nicolussi e poi di Bernabé ( altra intuizione felice e azzeccata di Cuesta) funziona ed imbriglia la presunta corazza rossonera ancora in sofferenza con le cosiddette piccole.
Il Parma, dopo avere fatto le prove a Bologna, con una squadra di media entità, riesce a sfatare il tabù del non riuscire a battere le cosiddette grandi, ottenendo una vittoria che sarà ricordata a lungo, come le precedenti col Milan, a San Siro, con i gol storici di Stanic ed Asprilla, difficili da dissipare e cancellare dalla memoria gongolante dei tifosi. E dopo Sorensen in gol con la Viola, la replica di Ordonez col Bologna, ecco che arriva la conferma del “non c’è due senza tre”, con il gol di Troilo di ier sera, che sancisce che il tanto vituperato e contestato mercato estivo, ha fruttato tre vittorie e nove punti in totale grazie ai gol dei sopracitati acquisti estivi, mentre per ciò che attiene a quello invernale, gli arrivi di Strefezza e Nicolussi, per diverse condizioni e predisposizioni, si stanno rivelando alquanto congeniali al gioco e funzionali agli obiettivi stagionali che si stanno avvicinando sempre di più.
Pur in presenza di quel non gioco di cui molti critici hanno parlato e pur facendo leva su quel “catenaccio” di cui non si vorrebbe nemmeno sentirlo nominare (e di cui, invece, non ci si dovrebbe per nulla vergognare), ma che i cui effetti stando garantendo quella stabilità, quella solidità, quell’equilibrio di cui il tecnico e la squadra avevano bisogno per affermarsi e per sconfiggere scetticismo e diffidenza. Napoleone diceva di preferire, per le sue battaglie, generali fortunati rispetto a generali che fossero bravi: nel calcio, invece, a quanto pare, per vincere le partite serve avere entrambe le doti in questione… Gianni Barone
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Sinceramente non capisco mai troppo bene gli entusiasmi e le nostalgie per il bel gioco, intanto per la sfuggevole volatilità del concetto medesimo, che troppo spesso poi sfocia in vaghi estetismi fini a sé stessi…come tanti ho l’amministrazione per le squadre che hanno fatto la storia ma in definitiva ognuno deve giocare come può e come sa. Cassano se ne farà una ragione… piuttosto ho una domanda per lo scrivente dell’articolo. Se non ricordo male diceva mesi fa che alcuni sono incuriositi/cultori dei giocatori, altri delle squadre, ma Lei è un cultore degli allenatori. Cuesta la incuriosisce? A me parecchio.
Secondo me occorre stabilire dei confini per il concetto “bel gioco”. Va paramentrato alla squadra e ai giocatori, non è un concetto assoluto. Il bel gioco che puo’ esprimere il Parma è diverso da quello dell’Inter. Ultimamente credo si possa dire che il Parma gioca bene, pur nel suo catenaccio, ed è meno noioso di 2/3 mesi fa.
Solo per i risultati…
non sono del tutto d’accordo… i risultati aiutano a edulcorare il giudizio però il Parma lo vedo meno restio a cercare di costruire, meno timoroso… fino a poco tempo fa si arrivava a metà campo e poi si tornava indietro fino al portiere, si faticava molto a fare due passaggi consecutivi, i giocatori di fascia arrivavano fino a tre quarti poi si fermavano e tornavano indietro… piccole cose che stanno pian piano cambiando io le vedo.. ovvio che non siamo forti, abbiamo tanti problemi, giocatori ancora poco adatti alla A…
magari è solo miopia come mi ha detto un collega milanista quando gli ho riso in faccia stamattina..
Vincere aiuta a vincere, inequivocabilmente. Però non mi pare di ravvisare (per fortuna) rivoli propositivi. Resto dell’idea che il Buon Cuesta, dopo aver restaurato il catenaccio, sappia istruire i suoi al contropiede. Comunque a parità di prestazione e approccio gara, se avessimo solo pareggiato o perso i tre match della recente collana, i giudizi sarebbero ben diversi, a dimostrazione che siamo tutti risultatisti. Inclusi i giochisti tra cui annovero tutti coloro che ora che la salvezza è cosa fatta, vorrebbero intravvedere maggiore propositività in luogo della conservazione.
Ovviamente la mia è ammirazione per le grandi squadre. Ma si possono ammirare anche impegno, abnegazione, cinismo, capacità di fare squadra e di ottenere risultati a prescindere dal monte ingaggi, o prescindendone relativamente poco.Poi poteva andare diversamente in queste tre partite… certo, ma sulle 38 partite il calcio racconta una sua verità che può essere contraddetta solo con una realtà alternativa molto fantasiosa.
Io voglio dire: stiamo godendo per tre vittorie in stecca? bene: e allora che ci impipa, ora, di star qui a pensare che Cuesta, nelle prossime gare, possa offrire qualcosa di diverso da quello che è ora. Godiamo e basta, senza fare i narcisi a voler cercare per forza il bel calcio o la propositività, anche se, e noi lo scriviamo da mesi, va fatto qualcosa per sistemare il contropiede che da sempre completa il catenaccio.
Però abbiamo vinto (facendo 4 gol in 3 partite!)… quindi fortuna, caso, fato o migliore approccio alle partite anche sulla fase offensiva? Visto che la fase difensiva a parte qualche inciampo era già (e continua a essere) buona.
Potrebbe però essere che da tifoso ignorante io mi faccia abbagliare dai 9 punti fatti.
Ma in effetti a me va benissimo così (per il momento) e non immagino chissà quale calcio spettacolo da qui alla fine del campionato. Maggiore efficienza ed efficacia… quello magari si
Bel articolo. Gianni Barone mi ha da sempre abituato a leggerlo e difficilmente a commentarlo poiché richiederebbe una buona dose di tempo e riflessioni. Sono d’accordo con il Gosino quando vede un Parma più consapevole del proprio gioco, dei propri schemi e delle proprie potenzialità; occorre però tener bene presente che sono state aggiunte due pedine, di cui una molto incisiva nello sviluppo di trame offensive (tal Strefezza), il quale si sta dimostrando molto duttile dotato della giusta fantasia e imprevedibilità: con la palla al piede dà sempre la sensazione che qualcosa deve succedere. Guardando il Parma di Cuesta (senza sporcarmi la bocca con Brera che più di una volta ho citato, forse anche impropriamente), mi ricorda molto quello di D’Aversa, con la differenza che il mago di Stoccarda aveva una rosa nettamente più tecnica rispetto a quella di oggi, con interpreti di assoluto valore; nonostante ciò si ostinava ad un gioco-non gioco a volte indisponente, ma altrettanto pragmatico. Ieri tra me e me mi chiedevo: “pensa se avessimo un Gervinho la davanti cosa combinerebbe il Parma di Cuesta!”.
Come ben dice il direttore siamo tutti “risultatisti”, ma per quanto mi riguarda, se avessimo perso con il Milan sarei stato soddisfatto della prova, consapevole che non tutte le domeniche ti trovi davanti Leao, Pulisic e compagnia cantante. Quindi felice del risultato e del gioco espresso e di quello che il nostro mister cerca di inculcare tutti i giorni ai suoi giocatori, ovvero che ci sono momenti della partita in cui non puoi avere il gioco in mano e devi subire; ma lo devi fare con organizzazione sfruttando ogni occasione per ribaltare l’azione difensiva in offensiva. Mi manca solamente quella fase di riagressione tipica del calcio moderno, forse perché manca gamba o forse gli interpreti; sono convinto che arriverà anche quella fase. Infine volevo sottolineare quanto Keita stia diventando a tutti gli effetti il nostro leader indiscusso, utilizzato durante la partita in molte zone del campo con risultati straordinari. Bravo il ragazzo.
Corretto, i due innesti di gennaio finora hanno dimostrato di essere stati azzeccati.
Senza entrare nel merito dell’articolo, sempre ben strutturato e con interessanti spunti di riflessione, vorrei sottolineare solo un episodio della partita di ieri, premesso che ero presente allo stadio. Il pragmatismo del nostro mister è ormai evidente a tutti ma ieri mi è tornata alla mente la partita, persa, dello scorso anno. In vantaggio 2 a 1 al 90° e con Leoni e Keita in panchina il nostro Pecchia non ritocca la formazione mettendosi a 3 dietro e becchiamo 2 goal, anzi 3 perchè uno lo annullano per un fuorigioco di 3 cm, con Pavlovich che faceva il centravanti…ieri dopo il goal venuto al 84° minuto Cuesta mette Estevez al posto di Pellegrino, punto e basta. Il nostro mister sarà anche uno studente dell’erasmus come definito da qualcuno in questo sito, ma si vede che impara in fretta.
Saluti a tutti
Non come definito in questo sito “genericamente”, bensì nello spazio commenti. Un conto sono gli autori, un altro i lettori. Grazie
UFFICIALMENTE LA TERZA RETROCESSA SARA IL TORINO da oggi potete scommetter tranquilli sul torino come terza retrocessa D AVERSA e’ il nuovo allenatore ahahaha ma mi chiedo perche’ un presidente deve prendere d avesa ? da quando e ‘andato via da parma non ha azzeccato un anno che sia uno !! alla samp allontanato prima che li mandasse in serie B anticipata con polemiche della moglie , a lecce stava retrocedendo e diede la testata a uno del verona fu cacciato se no retrocedeva a empoli e’ retrocesso ! e ce ne voleva azzeccavano sempre l allnatore con lui hanno ciccato clamororamente …………ma chi ha come procuratore conte ? ma come si fa a prendere d aversa che e 5 anni che non fa un anno giusto dovrebbe essere in serie C invece lo dobbiamo vedere ancora in serie A ? certo lui bel gioco non ne fa , giocatori non li rivaluta litiga con tutti permaloso come e’ ma cosa gli fanno contratti pluriennali non capisco se mi spiegate ( a parma con una corazzata con giocatori di serie superiori …….vinse e ringraziamo il rigore non dato al pordenone che poi per scusarsi gli regalarono un calciatore l anno dopo …… )