PARMA, CORSARO A BOLOGNA 14 ANNI DOPO E +8 SULLA ZONA ROSSA

(Vincenzo Bellino) – Dopo le due batoste consecutive contro Atalanta e Juventus, serviva una risposta vera. Serviva carattere, rabbia, identità. Serviva dimostrare di essere ancora vivi. La prestazione può dividere, può far discutere, ma su una cosa non ci sono dubbi: il Parma ha mostrato orgoglio, cuore e una feroce volontà di restare dentro la partita fino all’ultimo secondo.
Il destino ha scelto il suo uomo simbolo. Ordonez, protagonista in negativo all’andata con quell’espulsione che aveva spianato la strada al successo del Bologna al Tardini (1-3), questa volta ha ribaltato la storia, ergendosi ad attore protagonista. Tre punti pesanti in chiave salvezza: quarto successo nelle ultime undici, sesto stagionale e +8 sulla zona rossa. Un messaggio forte e chiaro alle dirette concorrenti per la lotta salvezza.
Bologna conquistata…14 anni dopo
L’ultima portava le firme di Jaime Valdés e Nicola Sansone. Dopo quattordici anni di attesa, il Parma torna a vincere a Bologna e questa volta non si tratta solo di una vittoria: è un segnale, uno scatto mentale, quasi uno strappo emotivo dentro una stagione che fin qui è stata fatta più di resistenza che di comfort. Ci sono partite che valgono tre punti e partite che spostano la percezione di sé, e questa rientra nella seconda categoria. Perché arriva sporca, sofferta, contraddittoria, piena di episodi e tensione, e proprio per questo pesantissima.
Nessun dominio, nè statistiche da incorniciare. È stata la partita della sopravvivenza lucida, della squadra che resta dentro il caos senza perdere il filo. Il Parma ha accettato di giocarla sul terreno della pazienza, della densità, del sacrificio, seguendo un copione preparato ma pronto a rompersi in mille pezzi tra VAR, rossi, pali e ribaltamenti emotivi. E quando il copione salta, serve personalità. Quella che spesso si dice manchi alle squadre giovani, e che invece è venuta fuori nel momento più scomodo.
Il percorso di Cuesta passa anche da qui: meno estetica e più struttura, meno ricerca della giocata perfetta e più ossessione per l’equilibrio. Ha scelto di chiudere linee, sporcare i corridoi centrali, togliere aria agli esterni avversari e accettare di sembrare prudente. Non sempre bello, ma coerente. E nel lungo viaggio verso la salvezza la coerenza vale più dell’ispirazione. Questa squadra non è ancora continua, non è ancora fluida, ma sta imparando a restare viva dentro le partite lunghe, quelle che si decidono quando le gambe tremano e le idee si accorciano.
Il paradosso è che il successo nasce dentro una gara piena di complicazioni: un’espulsione per parte, decisioni discusse, un gol prima dato e poi tolto, un palo che poteva cambiare tutto. Nonostante la superiorità numerica per l’espulsione di Pobega, l’uscita di Troilo sembrava il preludio al crollo, il classico snodo che ti gira contro la giornata.
Invece no. Ordonez entra e si prende il derby con un tiro secco, senza romanzo, senza preparazione teatrale. Un gesto diretto, definitivo, quasi liberatorio. Dentro quel destro c’è la sua storia recente, c’è l’errore dell’andata, c’è la risposta personale. E subito dopo c’è Corvi, perché le vittorie pesanti hanno sempre più di un nome inciso sopra: due parate in sequenza, istinto e freddezza, e i tre punti diventano realtà.
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In classifica il salto è concreto, il margine sulla zona rossa si allarga. È una vittoria che profuma di maturazione. E a febbraio, per chi lotta sotto, la maturazione vale quasi quanto i punti.
Parma a +8 sulla Fiorentina
Ad impreziosire ulteriormente il successo corsaro ottenuto al Dall’Ara sono i rallentamenti delle inseguitrici, ad eccezione del Lecce che batte 2-1 l’Udinese al Via del Mare e lascia il terzultimo posto alla Fiorentina, beffata allo scadere dal Torino (2-2). Non si fanno male neanche Pisa e Verona nello scontro diretto in coda, anche se lo 0-0 consegna ad entrambe un punto che non serve a nessuno. Cadono Cagliari (2-0 a Roma, sponda giallorossa), Genoa (3-2 a Marassi col Napoli) e Cremonese (2-1 alla New Balance Arena con l’Atalanta), queste ultime due scalzate proprio dal Parma in classifica.
Nel weekend la squadra di Cuesta affronterà al Tardini il Verona e avrà l’opportunità di fare un ulteriore balzo in avanti. Sia perché si tratta di una diretta rivale, sia perché in caso di successo, eguaglierebbe il numero di vittorie centrate lo scorso anno (7) con tredici giornate ancora da disputare, con un condottiero alla guida con una squadra meno attrezzata dello scorso anno, all’esordio da professionista in Serie A e con ancora qualche limite di organico anche all’indomani della conclusione della sessione invernale di calciomercato. Vincenzo Bellino
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La mente errante ed intermittente di Cuesta.
Il mind wandering è un disturbo durante il quale l’attenzione si rivolge a memorie non correlate a quanto in quel momento sta capitando. In altre parole, il mister con Atalanta e Juve ha sicuramente pensato (o gli hanno fatto credere) di essere ancora all’Arsenal a giocarsi lo scudetto. Non mi stancherò di sostenere che l’unica soluzione per uscire indenni da questa stagione sarà quella di praticare un calcio oppositivo puro (senza contropiede e amenità varie). Con il Bologna nonostante il conduttore non abbia scelto l’11 migliore abbiamo complessivamente rispettato questa istruzione. A volte (spesso) ho l’impressione che neanche l’allenatore si renda conto che stiamo facendo qualcosa di innovativo, una sperimentazione che farà scuola. Una squadra infarcita di giocatori con più debolezze…che virtù (tecnicamente parlando), con un allenatore inesperto, un presidente raccoglitore e un AD fumoso e pederzolizzato, rischia di salvarsi con molte giornate di anticipo. Questa cosa è vertiginosa….altro che le litanie delle ex vedove che, come salici piangenti delle lacrime hanno fatto il proprio vezzo, afflitte ora per non divertirsi abbastanza. Suggerisco però al mister di non vagabondare con la mente e anche col Verona di praticare un catenaccio in purezza o come Icaro potrebbe bruciarsi le ali
Doppio pollicione in su
Il Metodo del Catenaccio Illuminato una scuola di pensiero che parte da un presupposto rivoluzionario, se non sai giocare, fallo diventare un punto di forza. Una filosofia che ribalta secoli di tattica, logica e buon senso, e che trova la sua massima espressione nel concetto cardine del progetto, la mediocrità come arma tattica…
Doppio pollice al quadrato, siete due geni della filosofia e della dialettica, come descrivere con esattezza una stagione calcistica in poche ricercate parole
Pronosticato cremonese sotto al parma..e sara’ cosi..e rischia grosso.parma gia salvo.pisa e verona spacciate.occhio al torino che ha brutto calendario fino ad aprile..con stadio vuoto..fiorentina? Non di sa’.per me ottenuto il massimo anvhe von fose dose di fortuna alta..in campionato scarso…ma scarso..
C’è una cosa che non capisco della squadra schierata a Bologna… Immagino che Cuesta, come fa qualsiasi allenatore, abbia chiesto qualche giocatore per il mercato di riparazione e immagino altresì che abbia condiviso con il ds i ruoli e le caratteristiche dei giocatori da inserire… Non dico che avesse una lista di nomi, ma almeno ruoli e caratteristiche si… Quindi perché prenderli e lasciarli in panchina???!!!!!
Perché la sfera di cristallo gli aveva detto che se li avesse inseriti tutti e tre nel finale avrebbe vinto la partita…
La mia teoria è che Cuesta se la fa nei pantaloni quando deve cambiare qualcosa…. tipo le sostituzioni… tutte alla fine….
mi sa che non ci sei lontano