mercoledì, Ottobre 7, 2026
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / PARMA PIU’ CHE FORTE, FORTINO

(Gianni Barone) – Vi ricordate la telefonata che salva la vita nello spot d’antan con protagonista Massimo Lopez, nei panni del condannato a morte che riesce a rimandare la sua esecuzione grazie allo stratagemma dell’ultimo desiderio? Ecco ora che lo stesso sequel viene riproposto, attualizzato, la frase forte dello spot pronunciata dallo stesso Lopez diventa “più che forte, fortino”, che sembra fotografare al meglio la situazione del Parma che più che forte, visto che in attacco non concede lampi, è fortino, non nell’accezione diminutiva del termine, per come riesce a reggere l’urto e seguita a non subire gol o subirne pochi (è la ottava miglior difesa del torneo: meglio hanno fatto solo le sette squadre che al momento sarebbero qualificate per le coppe europee) allungando la striscia positiva, e dimostrando con la compattezza e solidità difensiva di essere in grado di scavare tra se e la zona retrocessione un solco non profondo, ma profondissimo, misurato in ben dieci punti, che lo pongono al riparo, asserragliato nel suo fortino, da ogni possibile compromissione con il discorso retrocessione, con una salvezza che si sta consolidando sempre più.

Ancora una volta vale la regola che da “primo non prenderle”, si stabilizza nel mantra del “primo non scoprirsi”, e questo lo compie anche quando su tre azioni di rimessa, ripartenze o contropiede che la Fiorentina gli concede, la squadra non si disunisce per niente, mantenendo il blocco basso, non facendosi ingolosire dalla situazione di capovolgimento di fronte, lasciando dietro la linea del pallone, avanzata, un numero cospicuo di uomini pronti, attenti, applicati, a non mollare gli ormeggi e a non sguarnire il fortino (e da qui la ragione del titolo) difensivo che rappresenta l’autentica “forza” di questa squadra, a cui fare gol, da parte degli avversari, risulta essere impresa alquanto proibitiva, se non impossibile, e lo score di due gol subiti nelle ultime cinque gare imbattute, sono un’oggettiva certificazione della sua stabilità e del suo equilibrio riconosciuto, che gli basta e gli serve per trarsi fuori da ogni tipo di pericolo futuro.

Poi, se il gioco offensivo non permette all’undici Crociato, di fare male o d’impensierire chi ha di fronte, come da proposito della vigilia espresso dal suo tecnico, diventa un qualcosa di non preminente e addirittura secondario. Incredibile, ma vero, che più vero non si può e non si deve, visto che, la squadra, pur cambiando le pedine, causa defezioni dell’ultima ora – ieri la prima volta in assoluto senza Bernabé – non ne risente nel rendimento, nella mentalità e nella strategia di gioco applicata alla tattica (o viceversa) che si rivelano azzeccate, nell’ottica non della vittoria, stante la sterilità offensiva di cui sopra, ma dell’aver evitato la sconfitta, ancora una volta in una trasferta, che alla vigilia, in virtù delle motivazioni della squadra viola, più in ambasce che mai, sembrava difficile e complicata.

Invece, la squadra viola non è stata né travolgente, né arrembante, palesando limiti strutturali evidenti, in una gara che più di calcio, sembrava una partita a scacchi♟️, senza colpi di genio da ambo le parti, sin dall’avvio, che non ha subito accelerazioni e cambi di ritmo che hanno alla fine favorito al massimo il compito del Parma, che aveva tutto l’interesse a cloroformizzare, come poi è avvenuto, la contesa, chiudendo centralmente tutti i corridoi, e lasciando agli uomini di Vanoli, fischiati alla fine (ma anche all’intervallo) dal suo indispettito pubblico, solo la possibilità di effettuare innocui traversoni dalle fasce, puntualmente assorbiti e respinti dall’attenta batteria dei saltatori del Parma molto centrati.

Cuesta, alla vigilia, aveva promesso tre strade per raggiungere l’area avversaria, uno: palle inattive (inesistenti: un solo corner battuto), due: offensive posizionali e l’impiego di Cremaschi poteva far presagire un Parma più camaleontico da una fase all’altra, poi smentita dall’impiego dello statunitense, all’esordio come titolare, come vice Brit cioé quinto puro di destra, ed infine, tre: ripartenze, tre di numero in tutto, in cui, però, sono mancate la velocità di applicazione e sino sfumate nella precisione imperfetta e nella mancata abitudine a perfezionarle.

Tutto bene per la vocazione risultatista che esulta, ma non trionfa a scapito di quell’indole giochista che viene rimandata a data da destinarsi, semmai se ne avvertirà il bisogno e l’urgenza per chiamarle in causa per abbracciare la causa Crociata, che al momento ha dimostrato di poterne benissimo fare a meno. Fin che si può o se ne potrà. Gianni Barone

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Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).

9 pensieri riguardo “CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / PARMA PIU’ CHE FORTE, FORTINO”

  • La grande delusione a mio avviso attualmente si chiama Pellegrino. Se Cherubini riuscirà a far soldi a giugno con la sua cessione è davvero un mago. L’involuzione del giocatore è palese, anche se devo dire non l’ho mai considerato un fenomeno. Attualmente fa fatica a fare tutto, a correre (sembra abbia le gambe legate da un elastico), di testa ne prende poche quando prima era la sua arma vincente, non riesce a stoppare un pallone e a far salire la squadra e infine, ma questo già si sapeva, i piedi non sono quelli di un calciatore di serie A. L’unica cosa che no gli manca è la grinta, ma a mio avviso troppo poco per fare il titolare e sperare ci risolva i problemi la davanti.
    Mi dispiace dirlo, perchè sembra fosse finalmente arrivata la prima punta che tanto desideravamo, ma ultimante è davvero pochissima cosa, tanto che Elphege ha finalmente preso il suo posto ieri, non tanto perchè sia un altro fenomeno, ma quanto perchè almeno proviamo a lanciare un altro giocatore dato che l’argentino probabilmente ha bisogno di tirare un pò il fiato.

    • Personalmente non sono d’accordo: la valutazione mi pare oltremodo ingenerosa nei confronti di uno dei pochi veri centravanti in circolazione, autore di gran parte delle (poche) segnature del Parma, squadra che, oggettivamente, davanti ha non pochi problemi, ma non certo imputabili a lui, sebbene, convengo, stia passando un periodo di abulicità, forse non proprio dipendente solo da lui. Motivo per cui, io continuerei a tenermelo stretto, essendo merce rara.
      Circa Nesta, ce ne aveva detto un gran bene l’esperto Malù durante la diretta da Milano dell’ultima ora del Calciomercato: a Barone piace molto ed io mi fido, ma da qui a pensare che ci si possa privare a cuor leggero di Pellegrino ce ne passa.
      Infine: le valutazioni vanno fatte in un lasso di tempo considerevole, non a spot da una partita all’altra e con essa le valutazioni su eventuali rami secchi da tagliare…

      • Credo vada molto a gusti. Purtroppo credo sia oggettivo che il periodo abulico di Pellegrino non sia di sole una o due partite ma ben più lungo. E’ assolutamente vero che le occasioni da sfruttare arrivino con il contagocce, ma proprio per questo,a differenza di quegli attaccanti a cui arrivano più occasioni e il margine di errore si alza, nel suo caso il margine di errore dovrebbe essere ben più basso di quello che effettivamente è. Sia ben chiaro, la mia opinione non si basa solo dalle ultime uscite, ma l’arco di tempo preso in considerazione è più ampio. Lo reputo un attaccante con grande grinta e generosità, ma poco di più. La sua parte fino ad ora l’ha fatta mettendo a segno come dice lei un numero di reti che ci permette di essere dove siamo, ma non possiamo sapere se chiunque al suo posto avrebbe saputo fare meglio o peggio. A mio parere fino ad ora non ha fatto sfracelli, da uno come lui mi aspetto faccia reparto da solo, cosa che purtroppo non fa. Forse lo faceva ad inizio stagione ma ora come ora fa molta fatica a fare qualsiasi cosa. E ripeto, mi dispiace perchè il ragazzo non si può dire non ci metta la cosiddetta “garra”, ma per quanto mi riguarda in questo momento meriterebbe più considerazione il nuovo acquisto, se non altro per dargli almeno l’occasione di mettersi in mostra. Non riesce veramente a tenere su un pallone e quando un attaccante con le sue caratteristiche non riesce a farlo è davvero un problema.

    • Purtroppo io non riesco a leggere le sue riflessioni sul Cannellone e su Cherubini se le scrive in Linguadoca, (la stessa parlata dalle Vedove e per la quale non c’è un traduttore). Recentemente, nel medesimo idioma, ho trovato commenti anche su Bernabè. Le lingue estinte le lascerei ai filologi

  • Fiorentina messa veramente male.parma concentrato ma ancora una volta emersi limitibtecnici e di manovra della fase offensiva evidenti..campionato di bassissimo livello. Fase difensiva ok ..unico punto forte fino ad ora..scusate ma 33 34 punti non sono sufficenti per tirare in porta? …..allora poi non ce da lamentarsi se tanti si lamentano nonostante la classifica..

  • Ci vuole coraggio a criticare Pellegrino, ma l………….e che parla ma non sa cosa dice,mi dica chi in tutta l’annata quanti palloni ha avuto dai compagni di squadra e quanti attaccanti ha di fianco per dargli una mano!!poi l’ho trovi spesso in difesa ad aiutare i compagni di squadra,ho sbaglio?????il solito fanatico!! MHAAAA

  • Se pellegrino era in un’ altra squadra avrebbe fatto il triplo dei gol ma Ke partite vedete nn gli arrivano mai palloni utili solo sporchissimi sfido io a fare meglio kiunque

  • Io non contesto il numero di gol che ha fatto che per forza di cose non può essere elevato, ma ultimamente le poche palle che tocca le perde tutte e non è una mia opinione ma un dato di fatto. Poi che corra e si sbatta mi sembra di averlo riconosciuto, ma da un attaccante che viene etichettato come “forte” mi aspetto decisamente di più. Non mi va di ripetere ciò che ho già scritto abbondantemente, chi vuol capire capisca. Che poi che in un’altra squadra avrebbe fatto il triplo dei gol è un’altra bella favola. Rimango assolutamente della mia, se riuscissimo a monetizzare a giugno sarebbe tanta roba. Poi i leoni da tastiera possono tornare a offendere senza problemi

  • In risposta a tutti e a tutto. Mi sembra fin troppo palese che Pellegrino ha tutti i difensori addosso, come lo stesso Bernabè è oggetto di marcature speciali per questo calano i rendimenti, perché ti marcano a dovere. Lo stesso trattamento non viene certo riservato a Sorensen, Ordonez, Brischi o altri che incespicano sulla palla in modo autonomo, volontario e reiterativo. Per me Bernabè e Pellegrino restano, insieme a Keita i pilastri della squadra. Non a caso Pellegrino + Bernabè hanno segnato insieme 9 reti il 50% scarso del totale, in realtà Bernabè ne avrebbe segnate 4 ma l’hanno codificata come autorete. Dette queste ovvie banalità si può concludere dicendo che se i compagni non sfruttano le superiorità numeriche create dai due sopraccitati, mica è colpa dei due sopraccitati noooo?

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