martedì, Ottobre 6, 2026
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IL GALLO DI CASTIONE / IL PARADOSSO DEI GOL

(Il Gallo di Castione) – Rifiuterò sempre il Nobel, perché in Scandinavia fa freddo. Me lo ha detto la Juventus e Lovik ha confermato, anche se nemmeno il clima italiano gli è piaciuto e ha preferito quello turco. Son le cose della vita, quella strana esistenza dove tutti ci sentiamo essenziali. Ma pare ben strano. Galileo lo ha rimosso dal centro del mondo, Darwin lo ha spodestato dal vertice della creazione, Freud gli ha sgretolato l’io, ma l’uomo conserva intatta la sua presunzione. Dagli un computer e un social network e tutti diventano esperti di tutto in pochi minuti. La tecnologia ci aiuta (e anche gli algoritmi), ma l’antica paura di esserne succubi ritorna ogni volta che manca il buon senso di farne un buon uso.

Poi arriva anche l’intelligenza artificiale (da non contrapporre all’idiozia naturale), e tutti a ritornare sulla macchina che sostituirà l’uomo, idea ricorrente che non mi sembra normale. Ma, come diceva Alda Merini, signora dei manicomi che conobbi anni fa ricca di un umanità sconfinata “chi decide cosa è normale? La normalità è un’invenzione di chi è privo di fantasia”. Aggiungeva, poi, quegli elementi che rendono l’uomo qualcosa di diverso da un’intelligenza artificiale: “abbiamo fame di tenerezza in un mondo in cui tutto abbonda.” E aggiungeva una triste caratteristica dell’uomo cattivo animale: “La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno”.  E nei momenti in cui si è sentita tradita dal mondo: “le mosche non riposano mai, perché la merda è davvero tanta. C’è gente che parla per riempire il vuoto della sua intelligenza.”

Ma lasciamo la poesia della Merini per altri contesti, perché, ben sapete, questo spazio è dedicato ai fatti del pallone e più in particolare al Prima Calcio. Così vi faccio un resoconto che ha visto di nuovo contro il Cagliari e il Parma. Iniziamo la narrazione dalla metà in su della partita, che nel primo tempo poco o nulla successe. Quando, dopo un primo tempo sonnecchioso, tipico di una partita da risultato scontato, il Parma è rientrato in campo con la difesa a 4 e con una punta in più, la curiosità di capire come avremmo giocato la seconda fase prese me e gli altri tifosi sugli spalti. Caviglia ha sostituito un Ordonez che aveva svolto il suo compitino senza esaltare. Oristanio sostituiva il soldatino, vittima di una pallonata sul volto che aveva salvato la porta, ma lo aveva rintronato abbastanza da scegliere la via della prudenza e degli accertamenti diagnostici in ospedale. Cuesta voleva davvero provare a vincerla rischiando qualcosa là di dietro? Parve di si, ma dopo il quarto d’ora il redivivo Folorhunso si inventava un tiro a scendere che fulminava il poco colpevole Corvi. Prodezza assoluta dell’avanti sardo mentre il “portierino” vigilava coscienziosamente sul suo palo preparandosi all’eventuale uscita in caso di cross. Certo, ho pensato, con ancora davanti il replay del tiro da un metro di Pellegrino parato dal portiere isolano con un altra prodezza, certo, riflettevo pessimista, che se noi non la mettiamo dentro da un metro e loro segnano da casa loro, la partita pare segnata.

Poi, e lì è uscita l’origine spagnola del Mister, è iniziata la partita del tiki taka, dall’alto della nostra presunta superiorità tecnica, raggiunta coi cambi di metà partita. Tanti passaggi, ma i pochi pericoli per il Cagliari son venuti solo su punizione. Ci voleva un doppio rimpallo per pareggiare le sorti della gara, mettendo sui piedi di Oristanio la classica palla “basta spingere”. Gol che non varia la valutazione del tornante che non aveva lasciato traccia di se in campo sino al gol su assist della difesa avversaria.

Poi, quasi più nulla, pareggio poteva essere perché un punto per uno non fa male a nessuno e pareggio è stato. Parliamo di un pareggino fra i tecnici più giovani della serie A che venivano pronosticati come probabili esonerati, ma che han fatto i risultati utili, pare, per raggiungere l’obiettivo salvezza. Se la speranza si nutre di illusioni, lo sconforto è quasi sempre onnivoro, ma anche i piu’ sfrenati pessimisti e contestatori sono disarmati al momento sul destino del Parma, a meno che Cremonese e Lecce, a meno nove, non decidano di vincerle tutte, da qui in avanti. Ma intanto oggi hanno perso entrambe (0-2 dal Milan; 3-1 dal Como in rimonta).

Ma parliamo dell’arbitro, estendendo il concetto agli arbitri che, forse aiutati dall’alibi VAR , trovo siano un poco in degrado. Se il mai abbastanza lodato Benfi (alla Barlettese-Andria-Trani) fosse ancora in attività a quasi 90 anni non definirebbe più l’arbitro cornuto, ma diversamente abile, per essere politicamente corretto. Infatti, dopo aver visto Parma-Cagliari con falli non fischiati, corner mai assegnati, decisioni di difficile interpretazione nei confronti di entrambi i contendenti si resta perplessi su come un guardalinee dei play off di serie B sia tornato da protagonista a dirigere la stessa partita fra isolani e Crociati. Non potrebbe essere cornuto perché anche a casa gli spunta un fallo laterale dall’armadio, un fallo di fondo dallo sgabuzzino, ma poi prende un fallo da dietro: cornuto non è proprio più il termine appropriato per queste casistiche, caro Lino.

Si diceva all’inizio: non esiste la normalità e così mentre io mangio il cavallo crudo qualcuno assiste orripilato e non mangia carne. Così rivolgo un pensiero al vegetale che soffre – Fiore (o carciofo) se dal tuo stelo colasse sangue e lacrime dai petali, rinunceremmo a coglierti?

Ma veniamo rapidamente all’attualità più cogente. Paginate di islamologhi, islamofili, islamofobi. Cresce l’islamindecisione. Se Dio ci assolve, lo fa sempre per insufficienza di prove… Il Gallo di Castione

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