martedì, Ottobre 6, 2026
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IL GRAFFIO DEL LEONE / LA PRIMAVERA È ANCORA LONTANA

(Markness) – Si era detto, nei giorni precedenti, che la sfida con la Cremonese sarebbe stata spigolosa e così è stato. L’avvicendamento in panchina dei grigiorossi con l’ingresso di un maestro della tattica come Giampaolo, ha portato subito i suoi frutti, evidenziando i limiti di esperienza di Cuesta che, anziché puntare sulla solidità difensiva dimostrata con avversari ben più forti, ha ritenuto fosse la giornata buona per sperimentare un Parma più offensivo, dal maggior possesso palla con Ondrejka a fare il Bernabé come proposto da Chivu la scorsa stagione.

Il risultato è stato tragico, per una serie di ragioni che potremmo riassumere come un’incapacità innata e direi anche insanabile (almeno in questa stagione) di proporre gioco, la condizione di forma di Ondrejka, che gli impedisce di essere determinante come invece aveva dimostrato di essere prima dell’infortunio, una leggerezza generale da parte di tutta la squadra che sembra aver perso la fame di qualche settimana fa a seguito della buona posizione di classifica attuale e gli errori tattici di Cuesta nell’impostare la gara fin dall’inizio.

Il match di sabato scorso era una partita da non sbagliare, perché in caso di vittoria o anche di pareggio, avrebbe sancito quasi inesorabilmente il raggiungimento dell’obiettivo stagionale e ritengo che non fosse il caso di proporre soluzioni tecniche e tattiche alternative, come invece Cuesta ha deciso di provare.

Mi riferisco all’inserimento di Ondrejka nel ruolo di Bernabé, con il chiaro intento di fare la partita e puntare sul possesso palla alto e schiacciare l’avversario.

Al contrario, viste le caratteristiche del nostro Parma e vista l’importanza della gara, io ritengo sarebbe stato più profittevole chiudersi in difesa, lasciando il pallino all’avversario e puntando a blindare lo zero a zero.

Al riguardo, trovo quindi un grave errore non aver utilizzato fin dall’inizio Estévez e Nicolussi Caviglia, affidandosi ad un Ondrejka, che purtroppo dopo l’infortunio di luglio scorso non è più lui, e riproponendo per l’ennesima volta Sorensen che francamente arrivati a fine marzo, credo si possa tranquillamente definire senza offendere nessuno, come una scommessa persa.

Impossibile, poi, non toccare il tema del dualismo Corvi-Suzuki che anche in questa occasione non ha fatto emergere alcuna superiorità da parte del “titolare” nipponico nei confronti del “panchinaro” parmense. È vero che il tiro di Maleh era forte, ma è altrettanto vero che il tiro parte da fuori area e la traiettoria è abbastanza centrale.

Non siamo di fronte ad una papera di Suzuki come quella di Torino, sia ben chiaro, ma fare il miracolo non era tecnicamente impossibile e il punto è che molti dei punti conquistati dal Parma con Corvi e Rinaldi in porta, sono arrivati anche grazie a dei “miracoli” del portiere, mentre nelle due sconfitte del Parma con Torino e Cremonese, il giapponese che ambisce al Mondiale con la sua nazionale non ne ha presa neppure una…

Dunque, cosa aspettarci dal futuro di questa squadra che davanti agli occhi di Krause e della Capa dei Capi ha sfoderato una prestazione talmente scialba e triste da far inferocire il pubblico del Tardini in una mezza contestazione al punto da costringere addirittura Cherubini a presentarsi davanti ai microfoni “dopo” la partita e non semplicemente “prima”, a DAZN, come da consuetudine.

Ad essere razionali, la situazione di classifica ci dovrebbe far restare fiduciosi e tranquilli di riuscire a portare il risultato a casa, sono infatti davvero tante le squadre sotto di noi in classifica, ma occorre anche dire che il calendario ci offre solamente 3 gare che potremmo considerare abbordabili: Pisa in casa, Udinese fuori e l’ultima di campionato in casa col Sassuolo. Per il resto, sulla carta potremmo perderle tutte.

Se qualcuno pensava di aver raggiunto fin da marzo l’obiettivo e poter, quindi, destinare il resto del campionato a degli esperimenti tattici che consentissero anche di valorizzare maggiormente alcuni giocatori in ottica mercato, beh è il caso che si ricreda immediatamente e torni ad indossare l’elmetto, perché la guerra non è finita e occorre difendere le proprie posizioni ancora a lungo.

Le prossime due gare con Lazio e Napoli sembrano messe apposta per allargare la ferita, dovremmo quindi essere bravi a gestire il momento difficile e recuperare la forma e la condizione migliore nei match con Udinese e Pisa dove si deciderà il nostro campionato e sarà fondamentale raccogliere almeno 4 punti.

Ad ogni modo, quello che appare chiaro dopo quest’ultima gara è che, nonostante i buoni risultati degli ultimi mesi, la fase di crescita di questa squadra non è affatto conclusa, la primavera non è ancora arrivata e i frutti ed i fiori del nostro giardino sono ancora lontani dallo sbocciare. E’ ancora presto per dare giudizi definitivi sulla stagione e sulla rosa, ma c’è da chiedersi cosa avrà pensato Krause nel guardare questo triste spettacolo accompagnato dai fischi dello stadio che fanno da colonna sonora ad un progetto sportivo, quello costruito dal tycoon americano in questi anni, che sembra destinato a non staccarsi mai dalla mediocrità a cui siamo costretti ad assistere noi tifosi. Markness

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6 pensieri riguardo “IL GRAFFIO DEL LEONE / LA PRIMAVERA È ANCORA LONTANA”

  • Io onestamente questa volontà di Cuesta di voler proporre un Parma più offensivo non l’ho vista, abbiamo giocato con 7 difensori contando Keita e Sorensen, che sono due centrali davanti alla difesa, e i due esterni che avevano la retro inserita.
    Mi è anzi sembrato che Cuesta eccedesse in prudenza contro una squadra che è venuta qui per pareggiare e si è trovata a vincere grazie a un Parma mai così balordo e a due regali inaspettati.
    Forse con Nicolussi ed Estevez avremmo visto un maggior propensione offensiva visto che soprattutto il primo ha la tendenza a giocare in avanti anziché indietro..

    • Sono d’accordo: mentre impaginavo l’opinione di Markness, ho fatto le medesime considerazioni, dal momento che, proprio in quel mentre, stavo raccontando nel Diario Crociato, come, forse, avrebbe potuto essere più funzionale, benché puzzi di Pecchia, il 4 2 3 1, che aiuterebbe, fondendo le caratteristiche di Keita e Nicolussi Caviglia, la prima linea di centrocampo rendendola più completa, anche se si sarebbe trattato di una soluzione offensiva poiché con tre trequartisti. Poi, in partita, visto come stavano andando le cose, Cuesta ci è arrivato, ma a buoi scappati…

    • Io nel primo tempo soprattuto ho visto il tentativo di spostare la mediana nella metà campo della Cremonese nel tentativo di utilizzare Ondrejka come rifinitore aggiunto a Strefezza con l’intenzione di fraseggiare e mantenere il possesso palla in una posizione più avanzata del solito possesso palla sterile operato da Keità.

      Un 3-5-2 che in fase di possesso si trasformava in un 3-4-2-1, di Chivuana memoria insomma.

      Tutto molto bello, se non fosse che Ondrejka non si regge in piedi e non è mai riuscito a far funzionare l’idea iniziale di puntare su un regista alto, mentre Sorensen non si è capito ancora quale fase (difensiva o offensiva) riesca a fare nei suoi soliti 5 km di corsa a vuoto ogni 45 minuti a tempo.

      Dal mio punto di vista, sarebbe stato meglio puntare su una linea di centrocampo veramente a 3 e con caratteristiche più conservative puntando fin da subito sul talento di Nicolussi-Caviglia o sulla tigna di Estevez o Ordonez.

      Ho avuto l’impressione che non si sia realmente compreso l’importanza di questa partita e diversamente da altre uscite anche con squadre nettamente superiori, ci sia stato inconsciamente il tentativo di sperimentare qualcosa di diverso che purtroppo non è ancora nelle corde di questa squadra con il risultato di aver rovinato una gara che ci avrebbe visto sorridere anche con un banalissimo 0 a 0.

      • Il Parma però è solito giocare con un paio di mezze ali (o seconde punte o giocatori di raccordo tra centrocampo e attacco, come si preferisce), che siano due tra Sterefezza-Ondrejka-Bernabé-Oristanio-Benek quando c’era. Secondo me la spinta e propensione offensiva arrivano dal centrocampo (e senza uno capace di giocare la palla è difficile) e dagli esterni che spingono (e anche qui se sono ancorati dietro è dura). Si fa fatica a essere propulsivi quando 7/10 della squadra giocano dietro al centrocampo e quando gli esterni arrivano al massimo 10 metri dopo il centrocampo.
        Sempre per tirare in ballo il maggior punto interrogativo di questo periodo, NIcolussi Caviglia, quando è entrato si è visto un giocatore che ha l’abitudine di smarcarsi e andare incontro per farsi dare la palla e di cercare soluzioni in avanti. Anche Estevez ha in misura minore (perché tende a giocare più orizzontalmente) questa attitudine.

        • Condivido a pieno che il ruolo degli esterni è fondamentale per la tipologia di gioco di una squadra che impiega la difesa a 3.
          Purtroppo uno dei principali limiti della nostra rosa è proprio in questo reparto dove la società non ha voluto investire nè in estate e neppure a gennaio, lasciando i soli Valeri e il giovane svizzero a macinare le fasce per una intera stagione.

          Come già scritto molteplici volte in precedenti interventi, a mio avviso questo è uno dei peccati originali dei problemi di questa squadra.
          Non poter disporre di alternative ai titolari sulle fasce, è un handicap importante per l’allenatore.
          A gennaio poi, addirittura siamo andati a perdere con lo scambio Lovik-Carboni.
          Laddove il norvegese qualche partita l’aveva anche giocata, l’argentino ex Empoli non è mai stato considerato e ci ritroviamo con un Valeri spompatissimo e lo svizzerino che francamente ha fatto pure troppo rispetto alle aspettative.

          Sul centrocampo condivido anche quanto scritto su Nicolussi-Caviglia, che a mio avviso meriterebbe maggior spazio così come Estevez.
          Non saprei dire se restano in panchina per una scelta tecnica o se li si preferisce nel secondo tempo in quanto hanno poca autonomia fisica.

          Un’altra costante che purtroppo ci penalizza è la lentezza con cui si fa girare il pallone e gli errori “non forzati” nel passare e ricevere il pallone.
          Da fuori l’impressione è una scarza qualità tecnica degli intepreti, ma potrebbe essere anche dovuta ad cattivo posizionamento dei giocatori che si ritrovano a gestire il pallone sempre in dinamiche di svantaggio rispetto al posizionamento degli avversari.

          Purtroppo ad oggi, seppure dovessimo sfangarla e salvarci, questa stagione sembra offrire davvero poco lustro nelle valutazioni dei singoli giocatori che anche in chiave mercato non sembrano aver dimostrato chissà quali valori da far gola alle Big italiane o europee.

  • anch’io anch’io anch’io voglio lanciare i miei numeri! e i miei ricorsi storici.. il 4-1-4-1 di Maresca (qualcuno l’ha nominato in un articolo recentemente, io dico non invano) potrebbe essere la soluzione! poi però mi fermo, respiro, cogito e mi rendo conto che di esterni di centrocampo non ne abbiamo più tra cessioni, infortuni, involuzioni psicofisiche.. faccio la conta, di giocatori sani (sotto TUTTI i punti di vista) non ne abbiamo per completare l’Undici, quale che sia la figura che vuoi disegnare sul rettangolo. da Circati a Pellegrino, passando per Ondrejka e Keita, Valeri e Britschgi sono tutti l’ombra di quello che hanno fatto intravedere nel passato più o meno recente. per motivi diversi (?) ad oggi non abbiamo 11 calciatori da scendere in campo.. posso solo augurarmi che sia colpa del cambio di stagione, delle prime allergie (chè i pollini sono insidiosi), di deconcentrazione da cosa facciamo a pasquetta se gli hermanos non mi invitano all’asado.. poi forse tornerà ad avere senso sparare numeri, e ricorsi storici.. perchè quando c’era lui..

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