CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / CUESTA LA VICTORIA SIEMPRE
(Gianni Barone) – Con undici vittorie, quarantacinque punti a fronte di soli ventotto gol segnati (pochi) e quarantasei subiti (pochissimi, rispetto a ben altre 10 squadre), Carlos Cuesta Garcia rischia di non essere l’allenatore del Parma per il prossimo anno, attraverso un esonero (indipendentemente dalla formula, più probabile la rescissione) che avrebbe dell’incredibile (ma vero), che nessuno avrebbe voluto nemmeno immaginare. Invece, purtroppo per molti, e per fortuna per pochi impavidi, sarà, salvo sconvolgimenti della natura calcistica (sempre pronta a stupire) così senza alcun tipo di appello.
Ma come? Con una salvezza raggiunta con largo anticipo, ottenuta non attraverso il gioco, quello che tutti vorrebbero vedere e non solo nel mondo dei sogni irrealizzabili, ma grazie ad un elevato grado di concretezza sconfinante nel cinismo strategico più estremo, capace di generare risultati che nessuno avrebbe potuto o saputo preventivare, che però non basterà, a quanto pare, a garantirgli la fiducia da parte di una società che aveva, tra lo scetticismo e la diffidenza generale, fatto una scommessa, con lui, vinta, fino ad un certo punto, però, stando al fatti, semmai si materializzerà ciò che in molti temono.
Hasta la Victoria sempre, verrebbe da dire fino alla vittoria sempre, fino ad un certo punto, ribadiamo con un Cuesta che non può dolersi più di tanto, ma che si vede negare ciò che a lui sembrava poter essere sufficiente, se non di più, utile alla riconferma non luciferina, ma che però sempre, alla fine, lo ha beffato e lo befferà più che mai senza remissione, salvo cataclismi dell’ultima ora, sempre possibili, ma alquanto improbabili.
Cuesta, se fosse, vero se ne va, ma perché lo deve o lo dovrebbe fare? Per esclusive questioni tecniche o per elusive questioni di feeling, al momento alquanto imperscrutabili e inintellegibili per coloro i quali non riescono ancora a capacitarsi che ciò possa essere reso possibile. Eppure, non si tratta di finzione o fraintendimento: è tutto vero quello che in molti hanno percepito, a livello di sensazioni, dalle parole del tecnico del Parma al termine dell’ultima partita vinta bene col Sassuolo, grazie al gol di Pellegrino di testa, questa volta buono, dopo i due precedenti che gli erano stati annullati, a causa di inezie regolamentari che avevano cancellato le prodezze balistiche del centravanti argentino, autore di un finale di stagione positivo, agevolato più che dalla concorrenza, dalla coabitazione possibile con Elphege, ieri assente per infortunio al pari di Strefezza, l’elemento più funzionale di tutti alla riscossa Crociata messa in mostra nel girone di ritorno, che sembra essere stato definitivamente, in ottica futura, messo da parte, discutibilmente, fin che di vuole, ma alla resa dei fatti, inevitabile per ragioni conflittuali con la linea operativa societaria che non lascia adito e nessun tipo di eccezione o ripensamento.
Fuori Cuesta, fuori Strefezza, e fuori chi altro, oltre a quelli la cui partenza sembra inevitabile (Suzuki e Bernabé) o possibile (Pellegrino e Keita), ma non del tutto proficua in termini di costruzione della rosa per la prossima stagione, da affrontare con la guida e la gestione tecnica misteriosa e forse nemmeno conosciuta, ad oggi, da parte di chi crede di poter fare a meno (a cuor leggero) di un tecnico che al suo primo impatto in serie A, ha dimostrato di essersi saputo adattare (non male) ad una realtà che conosceva solo in teoria e solo in base ai sentito dire, con impatto performante, accettabile, limitatamente alla fase difensiva da lui metabolizzata nel modo che migliore non avrebbe potuto essere. Però, c’è sempre un però che pregiudica tutto e che spinge chi di dovere a fare giravolte inaspettate e al momento non facili da capire o da accettare.
Ma il punto quale? 24149. Cuesta che non si sente accettato e che non gode più della fiducia espressa in sede di ingaggio la scorsa estate, oppure se sia o sarà Cuesta in presenza di richieste, al momento indecifrabili, a non volere più essere al centro di un progetto che non sente più suo o vicino alle sue aspettative o ambizioni? Ma la verità dove andrebbe ricercata, se non nel fatto che entrambe le cose, al momento all’apparenza contrapposte, possano aver concorso nell’attuale processo di separazione delle parti, dopo un solo anno di collaborazione, pur a fronte di un manifesto programmatico, reso noto al momento della presentazione e della scelta di Cuesta, che faceva intuire o presagire tutt’altro in un’ottica volta a non dovere, in termini di stabilità di progetto, cambiare allenatore ad ogni piè sospinto.
La realtà, invece, fotografa ben altri scenari, anche se in molti sperano il contrario dopo essere saliti in ritardo sul carro di Cuesta, vincitore morale (“Cuesta la Victoria siempre”) e ora si trovano in difetto o spiazzati di fronte all’atteggiamento innovativo della Società, di cui non condividono le mosse e l’orientamento volto ad individuare chi si dovrà adattare ai diktat societari di difficile condivisione. E adesso che si fa, che si deve fare per uscire dall’impasse per cercare di risolvere il quesito senza scontentare nessuno, non c’è in questo apparente e incruento scontro nessun vincitore, ma solo vinti piegati all’interesse e al pensiero per affermare il principio che “pur che finisca bene”, va bene tutto, sempre fino (Hasta) ad un certo punto in cui le parti di comune accordo decidano, senza colpo ferire e senza fare rumore, di separarsi e non intraprendere insieme lo stesso percorso, che stando ai fatti non ha di certo generato tempeste, in quanto si credeva, a suo tempo, di non avere seminato tempesta.
In molti credono e pensano di aver equivocato le parole di Cuesta nel post partita col Sassuolo (un po’ Scansuolo, ma non troppo…) anch’esso giunto al capolinea con la gestione Grosso, vicino a Firenze secondo molti (sempre che non gli venga preferito Cuesta, una volta liberato dal Parma, anche per via dei buoni uffici Cherubini-Paratici) nutrendo la speranza che si possa attuare un dietro front improvviso e gradito a chi ha apprezzato, pur tra alti e bassi, l’operato del tecnico iberico molto amato, non come non tanto tempo fa, dai parmigiani che faticano ad intravedere un suo sostituto credibile capace di non deludere la piazza.
Ai prossimi giorni l’ardua sentenza sul Dopo Cuesta semmai ciò diventasse una realtà vera, come quella che sembra, e non solo quella supposta o immaginata in termini di percezioni personali non suffragate al momento da nessun tipo ufficialità tanto attesa e desiderata per ragioni di trasparenza da richiedere se non da pretendere. Gianni Barone
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Veeeeehhhhh lo paghi te Stefrezza????? E la plisvalenza come la fai veeeehhhhhhh?????Non siamo mica il Como vehhhhh ahahahhahahahahha il real Como ahahhaha le figurine, Fabregas 200 milioni vehhhhhhhhh questa società, il progetto Mamo Notari, il nuovo centro sportivo vehhhh ce l’ha il Como il nuovo centro sportivo?????Ce l’ha il Como Frigan?????Ahahahahaha vehhhhhhhhh
Mi metti di fianco tra parentesi chi stai sbertucciando? Ormai non so più chi ha detto cosa, quando, in che contesto ecc… oppure se sono robe tue!!
Davide non sei obbligato a scrivere per forza…anche perchè scrivi sempre le stesse cagate, non ti senti un pò inutile? Come fai a non rendertene conto? Non dai nulla a questo sito