CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / LA CADUTA DEGLI DEI
(Gianni Barone) – Con un titolo così eccessivo e leggermente fuorviante, affrontiamo subito di petto l’argomento, che altri opinionisti sul giornale locale, ieri, hanno voluto e saputo, per ovvie ragioni, aggirare per non correre il rischio di fare brutte figure e non prenderci affatto e venire poi additati come poco esperti, poco lungimiranti e soprattutto scarsamente abili nel comprendere le situazioni non di campo, ma quelle legate ad equilibri sempre molto difficili da decifrare, ma anche con la consapevolezza che, mantenendo inalterato il tabù dell’allenatore del prossimo anno, oltre a prendere tempo ed attendere sviluppi improvvisi, sarebbe stato utile a prolungare l’attesa senza esporsi nella segreta speranza della riconferma a cui in molti, pur non confessandolo direttamente aspirano.
Noi, invece, no: facciamo esercizio di realtà e cerchiamo di capire e scoprire il perché di tanto indugiare nel tentativo di chiarire quale sia l’effettivo motivo del contendere, alla luce, non tanto di come si sia arrivati al raggiungimento del risultato finale coincidente con gli obiettivi societari e tecnici di inizio stagione, quanto dell’oggettività indiscussa di un’impresa che alla vigilia, con un tecnico sconosciuto, da tutti considerato acerbo, inesperto e finanche inadeguato, sembrava sicuramente difficile se non impossibile.
Partendo da questo dato, che strada facendo è stato smentito dai fatti, sarebbe opportuno chiedersi, in presenza di titubanze e perplessità che in molti faticano ad afferrere, ma cosa avrebbe dovuto fare di più e meglio Cuesta, per meritarsi la riconferma e per potere rispettare il contratto in essere, evitando di essere messo in discussione in questa maniera? Maniera che c’è chi preferisce non trattare a fronte di situazioni incerte e complicate come questa in cui è difficile riuscire ad intravedere una fine e una risoluzione risulta essere impresa gravosa forse superiore, negli sforzi che occorre mettere in campo, rispetto all’impresa di aver raggiunto una salvezza con ben undici punti in più rispetto alla terzultima (retrocessa) Cremonese e solo quattro punti in meno (45) nei confronti del Sassuolo (49) formazione mai in discussione, durante tutto l’anno per ciò che concerneva il discorso retrocessione, ma ammirata per gioco prodotto sotto la guida di Grosso (anch’egli già non confermato) e soprattutto capace di ottenere l’undicesimo posto in classifica come prima squadra della parte sinistra della graduatoria, in soldoni la prima delle ultime.
Parma terzo delle ultime, stando ai riscontri finali che appaia il Toro come punti e precede Fiorentina, Genoa, Cagliari e Lecce, che pur essendo state invischiate nelle parti basse per maggior tempo rispetto ai Crociati, non stanno vivendo le medesime contraddizioni che sono in atto e si spera si possano risolvere a breve (sperema dabaun) circa il proprio futuro legato alla conferma o no dei tecnici che hanno concluso la stagione.
A parte la Fiorentina che cambierà guida tecnica assieme al Torino, tutte le altre, forse, andranno alla riconferma degli allenatori, sapendolo già adesso e in alcuni casi anche prima della fine, cosa sarà il loro futuro. A Parma, invece, no: ma cosa avrebbe dovuto fare di più e di meglio Cuesta? Per evitare questo tormento (tra virgolette) non piacevole? “Co vriv da lu’ la pensio’”? Avrebbe pensato e scritto molto meglio di me il nostro amato e arguto Ale Pongonazzo.
Siamo qui ad arrovellarci e discutere a vuoto, mentre assistiamo ad epurazioni totali di vertici al Milan e a riconferme incredibili alla Juve, siamo ancora a dire le parti si dovranno sedere al tavolo per decidere. Decidere cosa? Se Cuesta può far cambiare mentalità alla squadra? O se saprà valorizzare meglio i suoi giocatori? I quali, a mio avviso, se non si sono valorizzati non è che la colpa possa essere totalmente ascritta al tecnico: all’interno dello spartito generale predisposto e messo in atto da chi di dovere, ognuno diventa solista, protagonista e responsabile di sé stesso del proprio gioco e nell’inserimento nel tessuto connettivo (e collettivo) della squadra e della manovra della stessa in termini di compattezza e coesione fra singoli e reparti. Ricordando, inoltre, che sarebbe ora di abbattere quella marea di luoghi comuni che accompagno il cammino di una squadra, legati a ruoli, qualità, e capacità tecniche degli interpreti, che continuano ad affollare discorsi nei talk e sui social frequentati da tifosi e non solo.
Stiamo assistendo ad una vera caduta degli dei, sotto gli occhi di tutti che segue al “crepuscolo degli idoli” e degli dei stessi, che qualche oracolo vuole nascondere o evidenziare a seconda dei propri impulsi volti a veicolare il pensiero dei tifosi che lo seguono e imitano senza esercitare un minimo di personale critica sugli eventi e sulle gesta della propria squadra.
Siamo arrivati a dire che il Parma è stato difensivista, sì, ma non troppo, e solo fino ad un certo punto, forse solo per assolvere Cuesta dalle accuse di non gioco, che gli sono piovute addosso da parte di eminenti critici nazionali (che hanno visto si e no una o due partite intere del Parma in tutto l’anno) e dalle quali lui non è ancora riuscito a liberarsi, chissà se in futuro, in qualsiasi posto dove andrà (quando si si scoprirà) , riuscirà a liberarsi di tale ingombrante fardello, quasi ideologico, legato al suo gioco, che per alcuni è sintomo o sinonimo di pragmatismo ed intelligenza tattico-strategica, ma che per molti è solo bieco e oscuro difensivismo di stampo catenacciaro. E che sia questo il motivo per cui su di lui, nelle segrete stanze societarie, si nutrono ancora perplessità circa una sua capacità di evolversi, presentandosi con un progetto tecnico differente, più evoluto, per l’appunto?
Però, in attesa che si trovi il tavolo attorno al quale sedersi per capire, discutere e risolvere l’annosa questione, ogni ipotesi risulta essere lecita e condivisibile: però l’attesa logora al pari del potere per chi non ce l’ha e qualcuno avrebbe detto, nei confronti di una piazza che non si attende “una piazza pulita”, come quello che si sta verificando altrove dove la caduta degli dei, che sembrava generale, ma in che effetti è solo parziale, perché qualche “Dio duro”, o meglio, più prosaicamente, qualche idolo rimane e permane per dettare legge e fare scelte dopo aver epurato tutti, tranne se stesso. In altre parti, addirittura, per ragioni di bilancio si prosegue con gli stessi.
Intanto, il valzer delle panchine, che coinvolge più della metà di quelle di A, impazza e ognuno spara la sua, su chi prenderà Aquilani, Abate e dove andranno Italiano e Palladino, ex enfant prodige, ora pure loro in discussione e che fine (dorata) faranno i mostri sacri Conte e Allegri se nessuno dei due (come si spera) andranno in Nazionale.
Ma da noi, soprattutto, urge sapere quale fine (meno dorata degli altri) farà Cuesta, enfant prodige, al momento ancora a metà, perché se così non fosse, o sarebbe già sicuro di onorare l’impegno col Parma o sarebbe già pronto ad emigrare per altri lidi più o meno dorati. Ma la sua colpa non si riesce ancora ad individuarla: forse non ha valorizzato al massimo il talento (inespresso) di Bernabé? Non ha contribuito all’esplosione di Sorensen e Ordonez, rivelatisi, secondo il comune sentire, dei mezzi se non autentici flop? I quali, tuttavia, con i loro gol (Ordonez col Bologna e Sorensen con la Fiorentina in casa) e con l’assist di quest’ultimo per il gol di Elphege col Pisa, hanno contribuito, alla conquista di punti importanti che hanno decretato il risultato numerico più che sufficiente al raggiungimento dell’obiettivo. Decisivi, forse, più dello stesso Bernabé. Ma forse in questo caso il fine (ottenuto) non ha giustificato i mezzi (il famigerato gioco) ritenuti non all’altezza delle aspettative di chi dal calcio pretende altro. Cosa ? Al momento non è dato sapere: l’importante è cercarlo anno dopo anno, cambiando sempre ed affermando tutto e il suo contrario, con stupefacente disinvoltura e equilibrismo. Gianni Barone
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“Ciao come va? Hai una faccia…”. “Guarda, lasciami stare, questi incompetenti mandano via l’allenatore…”. “Caspita, mi dispiace, a me piaceva poi…e chi sono questi nuovi che lo mandano via?”. “Come chi sono? Sono sempre gli stessi, ormai non ce ne libereremo mai! Certo che tu ogni tanto dici di quelle cose…”. “E questi dirigenti, mi dici tu, sono gli stessi che l’hanno preso l’allenatore?”. “Ovvio!, degli incompetenti che guarda….”
Non condivido derubricare a luogo comune i ragionamenti riguardanti le (scarse) qualità e capacità tecniche della rosa ma dopo qualche mazzolata ai tifosi mi sembra che l’ultima frase sia un ottimo “avviso” alla società, grazie Barone
Barone – e in generale tutti noi – “mazzola” quando ritiene necessario farlo… Alle volte io eviterei di reiterare, ma, appunto, ognuno è libero, sempre nel lecito, checché se ne dica (cit), di scrivere quel che vuole.
Il fatto che sia diventato un “luogo comune” la qualità non eccelsa della rosa, penso non sia una derubricazione del nostro vice direttore ma un dato di fatto, dal momento che a tutti i livelli c’è chi pontifica di qualità della rosa (secondo alcuni buona, secondo altri no), come se fosse l’aspetto essenziale della questione, quando, come sto ripetendo io, quella che conta è la funzionalità. Se Bernabé, per esempio, fosse più dotato di Sorensen, ma risultasse meno funzionale alla squadra, che ce ne facciamo? Il calcio è uno sport di squadra, in cui anche gli ingranaggi più umili hanno la loro importanza, specie se più funzionali rispetto ai più dotati che non incidono…
Direttore ci vuole un giusto equilibrio tra funzionalità e capacità tecnico/tattiche. Un giocatore puo’ avere i piedi di ghisa ed essere funzionale e va bene in squadra, ma (e sto estremizzando) se ce ne sono 11 ad avere i piedi di ghisa possono essere funzionali finché si vuole ma più di un tanto non si va avanti.
Poi la funzionalità di un giocatore la trova l’allenatore in base a come lo mette in campo oppure lo mette in campo in base alla sua funzionalità? Il tormentone Bernabé ad esempio nasce dalle critiche di tanti che fosse fatto giocare fuori ruolo (o fuori funzionalità).
Insomma la linea è sottile e proprio perché il calcio è gioco di squadra anche la sua gestione è questione di “squadra” di aspetti diversi.
Come ho più volte argomentato in stagione, Bernabé se non è risultato funzionale al gioco di Cuesta, non è perché l’allenatore gli chiedesse cose astruse (tra cui fare il terzino), ma perché lui, magari facendo pure il mescolino, non ha saputo fare la differenza come poi, in maniera molto più chiara ed evidente, avrebbero fatto (con il medesimo allenatore) Strefezza e Nicolussi Caviglia. Dietro l’alibi della posizione (come se fosse determinante un metro avanti o indietro) ci si è nascosti a lungo, ma, appunto, abbiamo il palese esempio di chi, al di là delle indicazioni dell’allenatore, ha saputo decisamente meglio di lui mettere a frutto i propri talenti
Il caso Bernabé era un esempio, la mia era una domanda più generale, se la funzionalità dipende più dalla posizione in campo o più dalle caratteristiche del giocatore.
Però giusto per parlare del sesso degli angeli qualche talebano le potrebbe contestare che NIcolussi e Strefezza hanno giocato nel loro ruolo naturale e Bernabé no… consideri che io sono dell’idea che lo spagnolo dovrebbe approdare ad altri lidi mentre Nicolussi e Strefezza no…
…..noto che ha usato la parola “talenti”…. quindi la qualità alla fin fine conta…
I talenti contano se li metti a disposizione della squadra. Il ruolo di Bernabe? È l’Araba Fenice…
Con Don Fabio Pellegrino era in panca ,assieme a un certo Leoni,e Keita giocava non più di 45 minuti….. giusto per sottolineare il ruolo che può avere un allenatore, indipendentemente dalla rosa
Buonasera, sono perfettamente in linea con il nostro DIRETTORE. A conferma della sua tesi è sufficiente vedere le 2 squadre che stasera giocano la finale di Conference League. Due gruppi di giocatori “normali” ma ottimamente utilizzati dai due Mister perché ognuno funzionale nel proprio ruolo e quindi nel gruppo squadra
Ma la domanda rimane, la rosa del Parma è composta da giocatori “normali” o sotto soglia della normalità tecnica ? Io sono per la seconda e una squadra di tal fatta si può salvare solo con il “blocco basso” marchio di fabbrica del Cuesta di quest’anno. Diamogli giocatori migliori e allora oltre all’attenzione difensiva avremo anche ripartenze efficaci
Esempio, Strefezza in questa rosa sembra Lamine Yamal
Strefezza non verra’ riscattato..malissimo..al di la del mister. ..chi sara’?.. keita e suzuki venduti al 99% .. bernabe sempre rotto …strategie non si sa’.. ma secondo lro dt maio un tecnico che decide l anno prossimo di sedersi in panchina e’ tranqillo?
Ribadisco la mia opinione: dopo gli investimenti dei primi anni per tornare in A, adesso l’obiettivo è quello di rimanerci con anche il pareggio di bilancio, che oggi possiamo raggiungere solo col player trading. E per fare player trading serve valorizzare i giocatori più talentuosi della rosa. Cuesta è in grado di valorizzare i giocatori più talentuosi (vedi il citato Bernabè) per provare a rivenderlo a 30 mln o li lascerà appiccicata l’etichetta di “eterno predestinato” anche a 28 anni? Personalmente credo che l’incontro di domani possa ruoterà soprattutto attorno a questo, piuttosto che sulla stagione e i punti fatti o la salvezza con quattro giornate d’anticipo.