martedì, Ottobre 6, 2026
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FUORI I PIGNOLI di Fiore Di Feo / A.A.A. CERCASI ALLENATORE?

(Fiore Di Feo) – Roma, Como, Sassuolo. Quanti punti deve ottenere in queste tre partite Carlos Cuesta per rimanere anche la prossima stagione come allenatore del Parma? Domanda trabocchetto. La risposta non si limita ad un semplice numero e ad unico senso logico del discorso, offrendo, a parer mio, varie interpretazioni con scenari e conseguenze differenti.
Le ultime giornate di questo campionato, con una salvezza ottenuta, nelle fredda realtà matematica, in modo sontuoso, rappresentano l’interrogazione finale per certificare il voto definitivo dell’operato del trainer spagnolo.

La sfida di domenica sera coi giallorossi della capitale, guidati da mister Gasperini, arriva ad una settimana dalla dignitosissima prestazione da sparring partner con l’Inter. Dopo aver partecipato da imbucati alla festa tricolore di San Siro, che ha celebrato, alla voce scudetto, la tacca numero ventuno nel palmares dei nerazzurri, i Crociati si affacciano sereni ad un maggio in cui il profilo degli avversari è sicuramente stimolante per nomi e livello tecnico.

Le sfide a cui andranno incontro i gialloblù vedono le antagoniste capaci di offrire, durante la stagione, livelli di gioco che vanno dal più che soddisfacente (Sassuolo, innegabile il buon lavoro di Fabio Grosso con i neroverdi) all’eccellente (alcune partite del Como sarebbero da studiare ai corsi allenatore), passando per la solida ed intensa qualità che alla Roma si è sviluppata, mese dopo mese, con l’arrivo dell’ex tecnico atalantino. Per Gasp a Roma, forse, ha più senso parlare di insediamento, soprattutto dopo il sorprendente deragliamento dell’aplomb di Sir Claudio Ranieri. I ruvidi metodi comunicativi di chi ha fissato Bergamo sulla cartina europea hanno ottenuto il risultato desiderato, facendo uscire dai quadri dirigenziali l’icona romana nata a Testaccio e tanto applaudita anche a Parma, grazie alla salvezza miracolosa della primavera 2007.

Quanti punti riuscirà a raccogliere il Parma? Come approcceranno queste sfide Delprato e compagni?

Per Roma e Como c’è ancora in ballo il pass Champions League. Per i giallorossi la trasferta al Tardini ha il pronostico blindato sul due in schedina, per avere ancora occasione di superare la Juventus (impegnata a Lecce il sabato sera) soprattutto se i bianconeri facessero bottino pieno al Via del Mare. Un inciampo dell’una o dell’altra in questa giornata potrebbe rappresentare il “what if” per antonomasia della loro stagione.

Nella corsa al quarto posto il Como si trova in una posizione di rincorsa che offre nel calendario molto appetibile la possibilità di fare en plein nelle tre giornate rimanenti. La sfida casalinga sulle rive del lago comasco con i Crociati rappresenta per i lariani lo sforzo finale, ipotizzando nell’ultimo turno la vittoria in trasferta contro i sempre più derelitti grigiorossi di Cremona.

Potrebbe accadere che si arrivi, perciò, alla festa al Tardini dell’ultima giornata con un possibile zero nella casella dei punti e un tre in quella sconfitte consecutive. Fra venti giorni il sapore di una vittoria col Sassuolo potrebbe avere un retrogusto sorprendente.

E’ risaputo come Cuesta, Cherubini e la proprietà abbiano in programma di vedersi a breve per fare un bilancio finale della stagione, mettendo sul tavolo intenti, idee e propositi per costruire, se non rafforzare (leggasi prolungamento contratto), il futuro prossimo del connubio. L’esito di queste ultimi turni potrebbe avere il suo peso sui discorsi che verranno intavolati. Un possibile pesante calo di tensione nelle prestazioni potrebbe infastidire la dirigenza, che vedrebbe macchiata la base di dati raccolti finora che, nei numeri, mette il Parma in risalto anche a livello europeo ad esempio alla voce punti per gol fatti.

Come dettagliatamente spiegato giovedì sera a “Calcio e Calcio” da Luca Ampollini, è normale che la società esegua dei sondaggi per tutelarsi nel caso in cui, per i più disparati motivi, le strade con Cuesta si dividano. Visione differente sui programmi futuri, proposte contrattuali da realtà più remunerative, interessi societari su nuove figure tecniche. Le possibilità sono molteplici, ma permettono di aprire i giochi sulle candidature al successore di Carlos.

A.A.A. – In questo anagramma, tre iniziali, tre cognomi, tre potenziali sostituti di Cuesta. Chi vi stimola maggiormente? Porto all’attenzione del lettore, quasi fosse un menù, con qualche dettaglio su origine del prodotto e spunti su pro e contro della scelta. Tre italiani, giovani, con esperienza internazionale raccolta o in campo o in panchina. Visioni tattiche differenti, ma tutte interessanti, almeno per intavolare una chiacchiera da bar costruttiva.

Partiamo con il primo: Ignazio Abate.
L’ex terzino del Milan (figlio di Beniamino, numero dodici storico dell’Inter) attualmente allena in serie B alla Juve Stabia. Dopo aver debuttato in panchina nelle giovanili rossonere, con la cui Primavera è arrivato alla finale di Youth League (la Champions dei ragazzi), Abate stava ottenendo ottimi risultati in una piazza bollente come quella di Terni, dove i rapporti tra dirigenza, da un lato, squadra e tifosi, dall’altro, hanno vissuto momenti tesissimi, sfociati nell’esonero del tecnico e la squadra che ha fortemente osteggiato questa scelta societaria. Nella stagione 2025/2026 Abate ha firmato con le “Vespe” di Castellammare di Stabia un contratto biennale valido fino al 30 giugno 2027. Sotto la sua guida, la squadra campana sta vivendo una stagione sorprendente riuscendo anche a centrare l’obiettivo dei play-off per la Serie A. Le sue squadre offrono un calcio basato su intensità, pressione alta e verticalità. Al di là dei sistemi di gioco, la sua filosofia predilige il controllo del gioco tramite una manovra dinamica, valorizzando la spinta degli esterni e il recupero immediato del pallone. Abate è pragmatico, difensivamente parlando, ed approccia alla fase offensiva in modo coraggioso, chiedendo ai suoi giocatori grande sacrificio atletico e personalità.

Tre elementi pro e tre contro un suo possibile arrivo a Parma:
Pro:
Low cost – Rispetto agli altri due nominativi, l’ingaggio parrebbe più basso, in relazione alla disponibilità dell’allenatore di non farsi scappare l’occasione di arrivare in serie A
Conte prima versione – Se il merito di Cuesta è di aver sempre avuto un gruppo compatto mentalmente, con Abate questo potenziale verrebbe estremizzato tatticamente anche in fase offensiva. Un Antonio Conte prima versione, quello di Bari e Siena per intenderci. In quelle esperienze, soprattutto Bari, l’ex capitano della Juve portò innovazioni forti come l’esasperazione della partecipazione al gioco dell’estremo difensore. Mister Abate cova idee stimolanti che sarei curioso venissero sviluppate a Parma.
Personalità – Da giocatore ha calcato campi importanti, vestito maglie pesanti, confrontatosi in spogliatoio con compagni di squadra con ego molto ingombranti.
Pasteggerebbe serenamente nella pancia del Tardini, non avendo problemi a porsi a muso con ipotetiche teste calde della rosa gialloblù (al momento sinceramente non ne scorgo all’orizzonte)
Contro:
Il richiamo lombardo – Essendo cresciuto professionalmente in quel di Milanello, i possibili legami stretti con le realtà dell’hinterland meneghino potrebbero facilitare la sua candidatura alla panchina del Monza, nel caso questo venisse promosso in serie A. Dopo Nesta, l’arrivo in Brianza di un altro ex rossonero non sarebbe improbabile, visto come il legame tra le due società è molto oltre il confidenziale.
Appeal carriera da giocatore – Alcuni buongustai potrebbero storcere il naso al suo nome facendosi condizionare, errore pacchiano, da quanto Abate abbia mostrato tecnicamente in campo come giocatore. Grande aratore di fascia, gregario prezioso, ma piedi da revisionare. Molti potrebbero fermarsi a queste evidenze. Un po’ come viene visto Gennaro Gattuso, onesto mestierante della panchina, con un grandissimo palmares da giocatore, ma schiavo della sua indole agonistica che aveva quando indossava le scarpette chiodate. Si tende sempre a convincersi che il talento tecnico da giocatore si travasi nelle competenze da allenatore, e il mondo è pieno di esempi che mostrano l’esatto contrario. Non ultimo l’ex CT della Nazionale italiana inciampata rovinosamente in Bosnia due mesi fa.
Attaccamento alle “Vespe”- Le dichiarazioni di Mister Abate, sul rapporto instauratosi con la piazza campana, mostrano un forte legame creatosi grazie ai risultati, ma anche allo spirito portato dall’ex terzino rossonero. I playoff saranno una vetrina importante per tutti i tesserati stabiesi e ogni turno superato verso la finale regalerebbe sogni ma anche certezze sulla struttura della squadra che eventualmente, la prossima stagione, potrebbe presentarsi imprevedibilmente tra le favorite per la lotta promozione. Sempre che alla guida rimanga lo stesso Abate, legato alla società campana fino a giugno 2027. Potrebbe esserci, pertanto, un patto d’onore più forte di una proposta in massima serie, e la consapevolezza dello stesso Abate che un anno in più in B sarebbe formativo.

La seconda A dell’anagramma è quella di Alberto Aquilani, come anche la A di Luca Ampollini che giovedì, sempre a “Calcio e Calcio”, ha indicato l’attuale allenatore del Catanzaro, anch’esso impegnato nei playoff di serie B, come il nome forte di Cherubini e proprietà in caso di “adios e suerte” con Cuesta.
Della lista dei giovani allenatori rampanti, oramai pronti e desiderosi del grande salto nel circo della serie A, il nome dell’ex regista romano che, oltre alla casacca della Magggica ha indossato anche quelle di Milan, Fiorentina, Juventus e Liverpool, è il primo sul taccuino di parecchie società in odore di cambio tecnico in panchina. Si accoda al torpedone di spasimanti anche il Parma. Non scopro certo l’acqua calda, indicando Aquilani e concordando con Ampollini, nel considerare questo nome come il più accattivante per il futuro crociato. A Catanzaro l’idea di calcio di Aquilani ha proseguito la sua evoluzione, dopo i vari successi con la Fiorentina Primavera (coppa Italia e supercoppa di categoria entrambe per tre volte) e l’esordio tra i grandi a Pisa.
Calcio basato sul posizionamento, sulla pulizia tecnica e sulla gestione costante del pallone. La costruzione dal basso viene enfatizzata con, anch’egli, focus della figura del portiere come giocatore di manovra (alla Butez del Como per intenderci) e creazione di spazi in verticale. Fluidità di sistema e scarsi preconcetti tattici, cercando sempre la superiorità numerica a centrocampo.

Tre elementi pro e tre contro un suo possibile arrivo a Parma:
Pro:
Estetica del gioco – Difficile fare “peggio” di Cuesta sulla materia bellezza del gioco e della manovra. Aquilani e il suo gioco posizionale vengono riconosciuti come molto estremi in termini di volontà di dominare il campo. De Zerbi insegna e i discepoli crescono come funghi, chi con attitudini più marcate e altri in versione più light.
Fame di bello della piazza Crociata – Alberto Aquilani potrebbe trovare a Parma una piazza vogliosa di scoprire cosa succede nella metà campo avversaria. I connotati del suo gioco potrebbero sfamare questo desiderio dei tifosi
Giovani protagonisti – La filosofia di mercato della dirigenza gialloblù spinge tantissimo su giovani calciatori da indirizzare e formare. L’esperienza calabrese in serie B di Aquilani ha le stesse linee guida. Il tecnico romano non si troverebbe in difficoltà nel malleare menti libere e predisposte a prendersi responsabilità se buttate in mare a nuotare da sole.
Contro:
Ingaggio – Aquilani è consapevole che il suo nome è quello più desiderato da tanti. Il ruolo di predestinato lasciato vacante da Daniele De Rossi, la cui carriera sta ponendo basi sempre più robuste ogni turno che passa, amplia la percezione della sua figura, nel momento in cui qualsiasi società si affacciasse per sondare, proporre, concretizzare un’offerta economica. Il Parma non è società disposta a partecipare ad aste al rialzo.
Attrattività della piazza – Quest’estate alcune piazze importanti vedranno un cambio alla direzione tecnica. I rumors su Fiorentina, Bologna, Sassuolo (tra le principali) rendono queste panchine, soprattutto le prime due, gustosissime per figure ambiziose come Aquilani. Considerando anche il potenziale prospetto di giocarsi l’accesso all’Europa, queste società appaiono molto più interessanti agli occhi di chi sa di essere desiderato.
Attuale struttura della rosa del Parma – E’ cercare il pelo nell’uovo, ma il gioco di Aquilani potrebbe trovare pochi punti di contatto con la struttura fisica importante dei corazzieri d’attacco Pellegrino ed Elphege. Diventerà un falso problema nel momento in cui la percentuale di occasioni messe a disposizione ai due centravanti salirà in modo considerevole.

Il nostro tour nell’anagramma che apre il titolo dell’articolo si conclude su una A con storico legame familiare con Parma e il Parma. Un cognome che rappresenta tuttora la massima espressione della gestione tecnica calcistica italiana ad altissimo livello. Il nome è Davide, la A di cui parlo è quella Ancellotti. Il figlio di Carlo, suo storico vice al Real Madrid oltre che attualmente inserito nello staff tecnico del Brasile. Pragmatismo e innovazione tecnologica del calcio moderno. Gli ultimi successi di Ancelotti senior attingono a piene mani negli studi sviluppati dal figlio Davide, che hanno accompagnato l’evoluzione tattica e l’analisi del dettaglio in realtà calcistiche storicamente convinte di poter vincere senza sforzi, solo perché indossano la camiseta blanca. Il futuro ha corso più velocemente rispetto alla tradizione e la famiglia Ancelotti ha cavalcato il travaso di competenze, raccogliendo enormi successi di campo. Un ibrido tattico, meticcio tra più influenze e filosofie. Davide Ancelotti non è un estremista, ben lontano dal guardiolismo, termine oramai sinonimo nel calcio di integralismo.
Pur partendo da sistemi di gioco diversi (il primo predilige la difesa a quattro, il secondo no) tra Davide e Carlos ci sono aderenze tattiche. Entrambi concordano su una fase difensiva in cui il passaggio ad una linea a 5 sia necessario per coprire meglio l’area quando l’avversario attacca con molti uomini.

Tre elementi pro e tre contro un suo possibile arrivo a Parma:
Pro:
Aria di casa – Davide è nato a Parma. Il legame di papà Carlo con il territorio ducale è profondissimo e la sua famiglia è cresciuta qua. La quiete ambientale potrebbe venire ricambiata con un impegno superiore sentendo la responsabilità di rappresentare i propri concittadini.
Analisi dati – Cavallo di battaglia di Ancellotti jr è l’analisi dei dati in tempo reale. Utilizzo della tecnologia applicata alle valutazioni tattiche spinto sull’acceleratore, con valutazioni live utili per correzioni in corso di gara. In termine tecnico si chiama Data-Driven: potrebbe essere la parola magica per conquistare l’attenzione di una proprietà proiettata all’innovazione della gestione tecnica di un club.
Empatia con i top player – La chiave dei successi madrileni, con Carlo in panchina, non è stata solo la sua sagace gestione umana del talento, ma anche la capacità del figlio Davide di convincere con personalità anche i top player che metodi e soluzioni tattiche proposte portavano innovazioni vincenti.
Avere la squadra dalla propria parte è un punto fondamentale quando si portano novità.
Contro:
Il peso del cognome – Se chiamarsi Ancellotti può aprire tante porte, sostenere il peso della storia fatta da Papà Carlo potrebbe diventare insostenibile in un paese come l’Italia che non aspetta altro che costruire paragoni e confronti, ricamando su ogni singolo passo di Davide per creare una irreale sfida padre-figlio
Rapporti con la dirigenza – Davide Ancellotti ha debuttato come primo allenatore nell’estate del 2025 sulla panchina dei brasiliani del Botafogo. L’esperienza è terminata a dicembre dello stesso anno, non tanto per risultati troppo scadenti, ma per forti divergenze con la proprietà, con cui non c’era sintonia nella gestione dello staff e della campagna acquisti. Davide arrivò a porre un aut-aut alla proprietà: o le cose tecniche e di campo si fanno a modo mio, con tutto il mio staff al completo, altrimenti prendo e vado via.
Il sollevamento dall’incarico, con risoluzione del contratto, fu conseguenza di una tensione politica interna al Botafogo, più che una questione tecnica.
Il mondiale con il Brasile – Al momento Davide è al seguito della nazionale verde oro. Il mondiale negli States (featuring Canada e Messico) non è cosa da accantonare per un abboccamento con una squadra di serie A. C’è la possibilità di entrare nella storia del calcio dalla porta principale. Se c’è vero interesse di una società, questa deve essere capace di attendere e pazientare. Il gioco potrebbe valere la candela, trovandosi all’improvviso in panchina con l’ex vice allenatore dei campioni del mondo. Fiore Di Feo

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3 pensieri riguardo “FUORI I PIGNOLI di Fiore Di Feo / A.A.A. CERCASI ALLENATORE?”

  • La mia paura è che se va via cuesta arrivi il solito giovane allenatore straniero di belle speranze

    • Tipo Cuesta…

  • Francamente, trovo queste argomentazioni davvero malevole e irrispettose del campionato del Parma.

    Ma cosa ci si aspettava da questa stagione, di vincere il campionato in carrozza con Cutrone e Oristanio?

    Ma per favore.

    Chi critica Cuesta per il mancato gioco spettacolare mi sa che è rimasto ai tempi di Tanzi oppure vive su Marte.

    Ricordo a tutti che la Reggiana è retrocessa in serie C mentre il tanto criticato Parma di Krause e Cuesta si gode la serie A e ha la possibilità di guardare al futuro con fiducia, pianificazione e programmazione.

    Non siamo una realtà che può cullarsi sul fatto che restare in serie A è un diritto divino.
    Come dimostra la storia delle piazze vicine, vivere la serie A senza rischi richiede un grande lavoro da parte della società e dello staff. Lavoro oscuro che a volte non viene percepito o apprezzato dal tifoso medio basso ma che è l’unica strada per garantire un futuro di vertice a questa squadra.

    Mettersi a fare il Toto allenatore quando nessuno ha mai fatto dichiarazioni ufficiali su un possibile divorzio, lo trovo davvero un disgusto esercizio di masochismo.

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