martedì, Ottobre 6, 2026
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FUORI I PIGNOLI di Fiore Di Feo / CHIFFI, CHE MALEN!

(Fiore Di Feo) – Ricordate la più grande partita di calcio di tutti i tempi? Risposte attese: Italia-Germania a Messico 1970? Con Martellini che urla “Riva, Riva, Riva!”? No. Non quella. Allora penserete ad Italia-Brasile 1982? Con Zoff che blocca sulla linea di porta l’ultimo attacco dei verdeoro. No. Molto intensa, ma non è quella… Qualcosa di Italia ’90? Notti magiche, inseguendo un gol? Acqua, acqua… Deve essere obbligatoriamente Berlino 2006… Per forza!, direte voi. Sbagliato ancora… La più bella partita della storia è datata 1997. Italia-Marocco. Sontuosamente raccontata, con riprese in stile “Fuga per la Vittoria”, nel film cult “Tre uomini e una gamba” di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Gli highlights di quell’incontro li conosciamo a memoria. Capovolgimenti di fronte, grandi gesti tecnici, esultanze, dediche, proteste, spintoni e l’assegnazione, non senza polemiche, del rigore finale causato da Giacomino Poretti. Il personaggio di Chiara (Marina Massironi) intuisce il tiro ad incrociare dell’avversario e distendendosi sulla propria destra, para sventando il gol. Italiani tutti esultanti, rivali disperati…

L’epilogo di Parma-Roma di domenica poteva essere il medesimo, se Zion Suzuki fosse riuscito ad opporsi al fendente di Malen. Coincidenza: anche l’attaccante olandese ha calciato ad incrociare alla destra del portiere, che aveva indovinato il lato, ma nulla più ha potuto contro forza e precisione del tiro. I protagonisti della partita, nella sopracitata scena del film, terminata la stessa, chiacchierano ricordando le gesta dell’uno e dell’altro durante il match, esaltandone qualità e stile d’esecuzione. Aldo seraficamente spegne, poi, gli entusiasmi chiedendo al gruppo perché allora, nonostante tutto, si sia ugualmente perso l’incontro. Il Parma esce dalla miglior partita stagionale un po’ allo stesso modo. Nessun punto, molto rammarico, tanti rimpianti e un bastimento di recriminazioni grande quanto “il carro dei Cuestiani”, dal quale permango serenamente a terra.

Mettiamo in chiaro alcuni elementi vincolanti a tutto il discorso, per arrivare al punto d’analisi che gradirei porre all’attenzione del lettore. La Roma ha dominato la partita? No. Il Parma, ai punti, si è dimostrato, in quest’occasione, al livello della Roma? Sì. L’arbitro Chiffi ha mostrato la competenza necessaria per tenere in mano una partita del genere? No. Giungiamo alla domanda centrale: per valutare la prestazione del Parma “a secco”, asciugandola dal populismo del tifoso, che si sente (forse giustamente, in quest’occasione) vittima di una serie di torti duri da digerire: il Parma e Carlos Cuesta hanno fatto tutto quanto in loro potere per evitare il contro ribaltone della Roma nei minuti di recupero, dopo aver compiuto loro stessi, nel secondo tempo, una remuntada assolutamente inattesa? Secondo me, No.

Il Parma e il suo allenatore hanno molto da rimproverarsi. Nei momenti decisivi dell’incontro ci sono state delle mancanze. Partendo dal finale, dai minuti di recupero, andando a ritroso, varie disattenzioni sono state pagate care. Nell’extra time, il pallone si fa “sparire”. Malizia, fallo tattico e corpo davanti alla palla, per non far battere rapidamente le punizioni. Protesti, ma non ti fermi. Spezzare il ritmo, in possesso palla ci si dirige verso la lunetta del calcio d’angolo. Vent’anni fa, ricordo partite agli sgoccioli del cronometro in cui il pallone arrivava a Domenico Morfeo, che non si metteva a fare giochini strani, ma nascondeva la sfera col corpo, buttava indietro il fondoschiena per coprirla e si prendeva il fallo. E la partita era congelata.

Le famose tonnare, già ricordate in altri articoli, a questo giro sono state più confusionarie, con palloni “ciccati” e svarionati. Sbagliando in area, domenica, pronti ad approfittarsene c’erano i lupi romani, non gli asinelli friulani di Udine… L’incidenza positiva dei cambi è stata ben inferiore al cinquanta per cento, tre delle cinque sostituzioni sono state tra l’inutile e il dannoso. Vi siete accorti, negli ultimi venti minuti, che Almqvist era entrato? L’innesto di Carboni al posto di Valeri, quale logica doveva soddisfare? Il livello degli avversari che avrebbe incrociato nel finale infuocato era alla sua portata? Più che l’ingresso di Britschgi, l’uscita di Delprato era irrinunciabile? Nicolussi, Elphege, Strefezza: Dybala ha retto cento minuti abbondanti, loro al netto di acciacchi (il brasiliano probabilmente) non potevano resistere?

Dispiace che una prestazione comunque entusiasmante – utilizzo questo termine volutamente eccessivo per rimarcare la differenza con il livello medio delle performance stagionali finora offerte dai Crociati – sia vanificata anche da leggerezze e confidenze tecniche che squadre come la Roma non ti perdonano.
L’errore in impostazione da cui scaturisce il primo gol di Malen, l’azzardo su qualche anticipo in area che poteva dare un altro rigore ai giallorossi (contatto Valenti-Mancini), mancare di concentrazione (Troilo) nel non seguire il movimento di risalita della difesa avversaria e vanificare il colpo di testa di Pellegrino, il “gigante” Soulè messo in condizione di colpire un palo di testa (!). Dettagli, elementi difficili da collegare tra loro, ma combinati assieme danno da pensare.

Per carità: datemi così tutte le partite dell’anno e io, spettatore, queste “virgole” nelle prestazioni le concedo serenamente. Non dobbiamo dimenticare, girandoci dall’altra parte, come protagonisti del match (senza casacca Crociata) hanno dato un’impronta decisiva, con la loro prestazione, all’incontro. Dybala ha degnamente eseguito uno dei suoi ultimi tango nel campionato italiano, con qualità tecnica capace di sormontare una collezione di infortuni tra le più fastidiose vissute da uno dei giocatori più talentuosi passati negli ultimi anni in Serie A. Sarò impopolare, ma ci metterei la firma ad avere con la fascia di capitano un rompiscatole come Gianluca Mancini. Delprato, sei un bravo ragazzo e onori più che degnamente la maglia del Parma, ma questo è anche il tuo limite: quando in campo chi vuole farsi rispettare da arbitro e avversari “deve comunque minimo avere la rogna”. Fastidioso, presente e costantemente in pressing psicologico. Anche Chiellini era odiato: avreste preferito averlo contro o al vostro fianco?

Lo stesso Troilo, agli occhi di qualcuno (brividi da paura isterica) un piccolo Kaiser Beckenbauer, invece che, con fare da bulletto, zittire senza senso, dandogli del “Bobo”, Barella a San Siro, apostrofandolo per le disgrazie della Nazionale, dovrebbe coltivare con umiltà le discrete attitudini fisiche. Così da farsi trovare pronto quando deve affrontare un’ex riserva dell’attuale quinta forza della Premier League. Ricordiamo ai tanti che l’olandese Malen, acquistato a gennaio 2026 dalla AS Roma, si appresta a divenire, oltre che MVP della stagione anche l’intervento, nel mercato di riparazione, più impattante forse dai tempi del “Chino” Recoba a Venezia (gennaio ’99).

Riserva nell’Aston Villa, la squadra del cuore di William, il principe del Galles, erede al trono del Regno di Albione (la Gran Bretagna, come Borgo San Donnino prima che diventasse Fidenza) l’attaccante orange ha trovato nella Capitale probabilmente la sua “terra promessa”, il trampolino decisivo per svoltare la propria carriera. Domenica ha mostrato le sue qualità, innegabili, a cui i gialloblù hanno tentato di porre limite, parzialmente, provando a lavorare di reparto. In tante situazioni 1vs1 si è dimostrato superiore. Se la soglia d’attenzione non è massima, qualche volta può esserci Suzuki, altre volte poca precisione degli attaccanti, ma il conto salato prima o poi arriva…

Chiffi, che dire. Voler cavar sangue dalle rape è utopia. Arbitro inadeguato per partite in cui almeno una delle squadre in campo si gioca qualche obiettivo. Non è nemmeno una questione di meritocrazia: è che in giro non c’è di meglio e il livello medio è drammaticamente imbarazzante. Inutile rimarcare ancora i singoli episodi, che sviscerati fanno comunque scappare un “che nador!” a questo o quel giocatore del Parma che avrebbe potuto fare meglio. Britschgi la marcatura in area, Mateo ti fischiano fallo contro non stare a protestare e mettiti davanti la palla. Cose minime, piccole, che poi portano a danni più grossi…

Grossi come gli abbracci che la Curva Nord ha regalato durante l’intervallo a Thomas Brolin, eroe di quell’epica Era lontana, custodita nel cuore dei tifosi più romantici. Lo svedese ha ricambiato con sorrisi paciosi, figli di gratitudine e buona cucina, che l’esperienza parmigiana gli ha fatto scoprire nel corso degli anni.

Nota di cronaca, per tranquillizzare tutti i supporters. Alla ripresa del secondo tempo Thomas ha salutato ed è tornato in tribuna. Il botto sentito sotto le gradinate immediatamente dopo il suo abbandono della Curva non è dipeso da lui. Era un semplice petardo. Non è stato Brolin ad esplodere… Fiore Di Feo

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