venerdì, Agosto 21, 2026
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CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / L’ITALIA CHE NON C’E’

(Gianni Barone) – Il titolo (“L’Italia che non c’è”) non lascia adito ad alcun dubbio e non coinvolge più nessuno e introduce ad un mondiale, che a detta di molti, non sarà tanto seguito dalle nostre parti perché non c’è nessuno per cui tifare, quindi niente calcio e niente partite da vedere e da vivere per oltre un mese. “Non c’è più l’Italia” e questa non è stata certo una novità, vista la terza assenza consecutiva di un calcio nazionale che dire in crisi potrebbe assomigliare ad un eufemismo e nulla di più o di meno. Meglio sarebbe quindi dire “L’ Italia che non c’è mai stata”, nel terzo mondiale consecutivo in cui tutti si devono per forza di cose “levare la maglietta” 👕 azzurra per poter seguire una kermesse che dovrebbe sulla carta perdere il suo “appeal”, solo perché mancherà l’ Italia, che non è stata capace di qualificarsi al pari di altre compagini europee che, però, per tradizione e ranking, la seguono; quindi, ci si chiede: che mondiale è e che mondiale sarà? Un mondiale sicuramente ingombrante con la partecipazione di ben 48 squadre, una vera esagerazione che non sappiamo quanto potrà soddisfare i palati sopraffini di chi il calcio lo segue non da tifoso e non per parteggiare per qualcuno, in verità una minoranza che più assoluta non potrebbe essere.

Quindi, che si fa? Si snobba la massima competizione mondiale solo perché non si può e non si riesce ad urlare, a gridare per i colori di chi non è stato in grado di meritarsi una tale splendente vetrina? Oppure, senza maglia e senza bandiera al seguito, cosa ci resta da fare? Guardare di nascosto le varie partite cercando di capire come giocano le altre, grandi o piccole che siano e come e perché hanno meritato di partecipare?

Qualcuno ha già detto “io senza Italia non guarderò niente”, quasi per auto-punirsi e per punire un intero movimento che fa acqua da tutte le parti e di cui qualcuno ha già approntato un libro nero sul calcio italiano per evidenziarne tutte le magagne, mentre già si assiste ad un falso cambio al vertice con la sostituzione del “parruccone” di turno alla presidenza di una federazione che difficilmente riuscirà ad emendarsi da tutte quelle storture che di sono evidenziate e che si accinge (speriamo ardentemente di no) a nominare come futuro commissario tecnico del rilancio (sic !!!) l’ennesimo “perdente di successo” che già aveva contribuito a non far andare ai mondiali la nazionale la volta scorsa e che per inseguire i petrodollari aveva abbandonato la barca che stava vacillando e che poi è affondata del tutto.

Incredibile, ma vero: tutto molto surreale, tutto molto grottesco, tutto molto misero lo spettacolo che ci tocca sorbire. Ma come si fa ancora a credere alla nazionale dopo questo vergognoso procedere, e come si fa a disertare il mondiale 2026, solo perché non si può tifare per una nazionale che non c’è, non c’è mai stata e mai ci sarà, se si continua su questa strada disastrata a commettere gli stessi errori.

Manchiamo solo noi, qualcuno balbetta, in questo mondiale allargato con ben 104 partite che solo pochi avranno l’agio, la sfortuna e l’incombenza di seguire, ma se manchiamo e perseveriamo nel non volere cambiare percorso affidandoci sempre agli stessi perdenti e miracolati, cosa vogliamo pretendere? Però, qualcuno appassionato solo di calcio ci sarà, almeno lo speriamo, e che non sarà considerato solo un pazzo o un maniaco, qualcuno che le partite le guarderà per vedere il calcio nelle sue peculiarità ci dovrà pur essere, dovrà pur esistere nelle nostre lande desolate, chi si approccia ad una partita di calcio non solo per divertirsi davanti ad una vittoria o soffrire (le sofferenze della vita sono ben altre) per una sconfitta.

Il calcio non è e non dovrebbe e non deve essere solo tifo, ma purtroppo pare sia proprio così, al punto che qualcuno osa dire, e non solo tra i tifosi propriamente detti, ma anche tra i giornalisti illustri (tifosi pure loro, non c’è scampo…) che guarderà il mondiale, ma tiferà per Ancelotti che guida il Brasile, motivando il disturbo e il disgusto con il piacere di seguire un tecnico italiano vincente, seppur pragmatico e concreto. Nessuno che dice di tifare per la Turchia di Montella o addirittura l’Uzbekistan di Cannavaro, chissà perché, mentre qualcuno cercherà di tifare per qualche calciatore che milita nella propria squadra del cuore e ve ne sono tanti nelle varie rappresentative come Circati e Suzuki del Parma che difenderanno i colori di due Nazioni (Australia e Giappone), pur non essendo nati entro i loro confini, al pari di tanti altri giocatori che pur di giocare hanno sfruttato il doppio passaporto tipo l’ex Parma Bonny, nato in Francia, ma convocato nella Costa d’Avorio, in virtù delle origini dei suoi avi.

Quindi, in assenza di tifosi veri autentici, molti tifosi di “risulta”, che fingeranno di gioire e fingeranno di soffrire solo per assecondare il proprio istinto poco raffinato e poco ragionevole, in quanto osservare e non guardare o vedere una partita di calcio pare essere vietato e chi lo fa commette peccato o oltraggio. Bisogna supportare qualcuno e qualcosa per forza, non si scappa. Chi come me non tiferà per nessuno sarà guardato come al solito di traverso e genererà di sicuro stupore e meraviglia. Infatti, i molti che me lo hanno già rimproverato, se ne usciranno con un perentorio “ma tu come fai a non tifare per nessuno?”. Vorrebbero anche aggiungere ma sei normale? Io spero di sì, ma forse agli occhi di tutti gli altri, tifosi, non lo sono affatto o per niente.

Vi assicuro che ho avuto un’infanzia serena e non traumatica come qualcuno potrebbe pensare: sono appassionato fino ad un certo punto e, se seguo le partite, cerco sempre di cogliere spunti che possano offrire analisi tecniche (un pazzo) circa le soluzioni, le situazioni di gioco e gesti tecnici. In poche parole direte voi: un malato di mente. Per salvare la faccia potrei dire che tiferò per Curaçao o per Capo Verde, così taciterei tutti coloro che mi potrebbero accusare di “snobismo” esasperato o di “puzza sotto il naso” imbarazzante, per non mescolarmi con la massa “acritica” di tifosi impenitenti che vogliono sempre vedere la propria squadra vincere, senza se e senza ma…

Il Mondiale dell’Italia che non c’è riuscirà ad offrirci qualcosa di nuovo o di interessante? Un dato di natura tecnica, che farà senz’altro piacere agli amanti del calcio dei moduli a 4 o 5: su 48 squadre che disputano questo mondiale non azzurrato, quelle che giocano con la difesa a 4 (con i sistemi 4-3-3; 4-2-3-1; 4-4-2 il Brasile per esempio) sono ben 38 a larga maggioranza, non come da noi, mentre quelle che giocano con la vituperata difesa a 3 o 5 sono solo 10: Rep. Ceca, Turchia (Montella), Australia (con Circati), Giappone (di Suzuki), Svezia (con Kalstrom dell’Udinese), Egitto, Giordania, Uzbekistan (Cannavaro), Ghana, Panama.

Un vero plebiscito per la linea a 4, mentre per quella a 5 lo zampino del nostro vituperato torneo italiano è più che evidente e determinate. E poi ci lamentiamo perché Cuesta nello scorso campionato ha privilegiato la linea a 5 (per 24 volte dall’inizio) a quella a 4 usata nelle restanti 14, sottolineando però che per 4/5 volte tra un tempo e l’altro ha pensato bene di cambiare assetto difensivo in nome di quella flessibilità di gioco e di pensiero che non guasta mai e che dovrebbe essere la stella polare di ogni tecnico moderno che si rispetti.

Intanto il Messico vince la gara inaugurale col Sudafrica per 2-0, senza incantare ed emozionare più di tanto, nei confronti di un avversario che chiude la gara in nove a fronte di una condotta difensiva condita da errori tecnici che alla fine sono risultati determinanti nel punteggio finale. Particolare tattico: Sudafrica schierato a 5 dietro con il Messico che difende a 3 dietro, ma attacca a 4 e chiude in 10 per un’espulsione nel recupero. Tu chiamala se vuoi flessibilità, pardon severità (che non è un difetto) da parte di un inflessibile direttore di gara che non fa sconti a nessuno. Buon Mondiale a tutti. Anche a chi non tifa… Gianni Barone

LEGGETE E DIFFONDETE

Laprimaradiolibera.itsito un-official, indipendente dall’attuale proprietà, dedicato a Radio Parma, la prima emittente libera italiana, nata il 1º Gennaio 1975. Supplemento di Stadiotardini.it, testata giornalistica registrata c/o tribunale di Parma nr 10/2011, direttore responsabile Gabriele Majo

Gianni Barone

Gianni Barone, al secolo Giovanni Battista, nasce a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1958 e si trasferisce a Parma nei primi anni 60. Qui matura la sua grande passione per il calcio, prima in qualità di calciatore dilettante fino alla Prima Categoria e poi, di allenatore, direttore sportivo, radio-telecronista, conduttore e opinionista di talk show sportivi. Giornalista pubblicista dal 1990, inizia con Radio Emilia nel 1983, prosegue con Onda Emilia (dal 19849 e Radio Elle (dal 1990). In Tv cura i collegamenti da Parma per "Il Pallone nel 7" (1991-92) di Rete 7 (BO) e collabora con la redazione di Retemilia. Negli anni Novanta effettua telecronache e servizi per il TG sulla squadra Crociata per Teleducato. Dal 2002 al 2008 produce servizi dal Tardini per Telenova di Milano all’interno della trasmissione "Novastadio". Nel 2009 commenta per La7 digitale terrestre e per Dahlia Tv, le partite del Parma Calcio in Serie B. L’attività di telecronista, conduttore e opinionista lo vede nel tempo collaborare anche con San Marino Tv e 7 Gold. Dal 2016 è titolare della rubrica «Cattivo Cittadino» sul quotidiano on line Stadiotardini.It, di cui è vicedirettore esecutivo. Attualmente, per il service Edirinnova, commenta le partite di serie D del Lentigione trasmesse da Telereggio ed è frequentemente ospite di Bar Sport su 12 Tv Parma. Allenatore UEFA B, istruttore qualificato Scuola Calcio, è stato direttore sportivo di settore giovanile alla Langhiranese Val Parma dal 2010 al 2013, e al Juventus Club Parma dal 2014 al 2015. E' autore del libro «Il metodista (Storia della tattica calcistica) edito da Edizioni Progetto Cultura, Collana Sempre Sport (Anno 2006).