CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / TANTO RUMORE PER NULLA
(Gianni Barone) – Si è passati, da “Quando finisce un amore” (così com’è finito io mio) a “Era già tutto previsto” – ripercorrendo il cammino poetico canoro
di Cocciante, autore e interprete che ha fatto palpitare i cuori di tanti amanti dagli anni 60/70 ad oggi, oltre ad essere stato apprezzato da grandi del cinema che hanno inserito le sue melodie nelle loro colonne sonore come Paolo Sorrentino – nel breve (miga tant) volgere di quattro settimane più un po’ per risolvere l’intricata (a questo punto miga tant di nuovo) vicenda, questione, querelle, telenovela, tormentone a seconda dei punti di vista e delle sensibilità, fra Cuesta e il Parma che, in attesa della ratifica presenzial/proprietaria, che in molti danno per scontata e per sicura senza dubbio alcuno, sembra approdare al meglio, cioè alla riconferma della “conferma” di un contratto già in atto, con vista verso un prolungamento che sempre secondo le sensazioni (Tu chiamale se vuoi emozioni) sarebbe già stato prospettato in attesa di ufficializzazione prossima (settimana) a venire.
Una sorta di “tanto rumore per nulla”, visto che in attesa di placet e ulteriori verifiche, tutto sembra e/o appare appianato, semmai ci fossero state divergenze di vedute mai, però, rese note o esemplificate con chiarezza a campionato in corso o virtualmente terminato grazie alla salvezza ottenuta con più di trenta giorni di anticipo rispetto alla scadenza, e allora, ci si chiede, con buona dose d’impudenza (imprudenza) “ma ci voleva tanto ?”. Per dirlo e per saperlo? E per renderlo noto in anticipo prima della comunicazione ufficiale ancora attesa e prossima ad essere recapitata urbi et orbi?
Evidentemente qualcosa sfugge, ma alla massa acritica dei sostenitori, annidati anche nella schiera di una parte dei giornalisti locali, poco importa sapere o conoscere cosa c’è o c’è stato dietro a questo esercizio di “traccheggiamento” sottilmente inusuale: l’importante (c’est la rose 🌹, cantava Becaud) è comprendere e non capire che tutti i sofismi inutili o le menate varie che si celano dietro questa prolungata attesa, che sono materia da lasciare ai dietrologi di professione che non cercano o non ricercano altro che questo tipo di dubbi e perplessità, alla fine divenute ininfluenti e che possono essere tranquillamente spazzate via dal palinsesto dell’estate.
L’unità di intenti e la condivisione dei programmi trovata e ritrovata attraverso il summit tra società e tecnico, in assenza di proprietà a suggellararne la validità seduta stante, per molti versi non ha stupito nessuno e dai resoconti “eccellenti” della rosea apprendiamo che le parti non hanno faticato ad esplicitare le loro istanze, dimostratesi allineate in tutti quei punti di natura organizzativa, programmatica e finanche tecnica, che qualcuno presumeva fossero controversi o in bilico. Niente di tutto ciò. Ciò che pareva distante e/o lontano si è di colpo avvicinato più che mai e, d’incanto, sono svanite tutte le nuvole che sembravano poter adombrare il campo di battaglia o di gioco (sempre a seconda delle sensibilità e delle emozioni da chiamare o da tirare in ballo all’evenienza) che doveva fare da sfondo all’incontro più che decisivo, a questo punto stando alle ipotetiche cronache che ognuno ha saputo non interpretare, ma solo immaginare, rivelatosi solo conoscitivo di quelle dinamiche correnti riguardanti logistica e tattica di gioco da praticare in futuro e da cambiare rispetto a quella attuata (parrebbe con successo, stando ai dati di fatto inconfutabili) finora, evidentemente suscitando il disdoro di chi, assente al summit, già in passato aveva avanzato riserve su quel tipo, non tanto di strategia, quanto di sistema di gioco (a 3 o 5 dietro) non perfettamente in linea con i gusti offensivi, tuttora in voga, molto di più fuori dai nostri confini.
Quindi mera o pura e semplice questione di modulo, stando all’ortodossia gergale negata, ormai con forza, determinazione quasi con disprezzo, dalla Gazzetta dello Sport, per mano e per penna del suo più fedele parmologo, Schianchi, e nulla di più o di meglio? Ci si chiede, dopo aver visto liquidato la questione in maniera fin troppo elementare, per non dire semplicistica. Siamo alle solite: cioè ci troviamo in quello stato di cose che ci porta, attraverso le parole, a confondere la realtà e a confonderci col conformismo delle situazioni da accettare, senza porre il benché minimo disturbo, per non arrecare danno alcuno a chi di dovere.
Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano effettivamente così e non ci sia altro, dietro e sotto? E allora com’è che la mettiamo con tutto quel pessimismo che si respirava dopo l’ultima gara con Sassuolo, con l’addio, quasi certo, per tutti, di Cuesta, letto attraverso le sue parole che, sembravano, non lasciare alcun tipo di dubbio o fraintendimento? Qualcosa sfugge o fatichiamo tutti ad afferrere (alla Banfi) gli esatti termini della questione, poiché pare, a quanto qualcuno ci ha riferito, sostituendosi alla società che ufficialmente non lo ha fatto, suggerendolo solo, che le parti hanno voluto conoscere le rispettive motivazioni per continuare assieme il cammino iniziato, pur tra scetticismo e diffidenza generale diffuse, un anno fa e concluso, bene, sul piano oggettivo degli obiettivi raggiunti con la soddisfazione di tutti.
Motivazioni o intenzioni? Verrebbe da eccepire, da parte di entrambe le parti, beninteso, cioè a dire: il Parma non ha cercato nessun altro e Cuesta non ha avuto nessuna richiesta che lo spingesse a cambiare aria o prospettiva? Tanti quesiti che la realtà dei fatti, quando riceveranno la consacrazione dell’ufficialità della conferma e del prolungamento contrattuale, ipotizzato a mezzo stampa, saranno non dico soddisfatti, ma superati dall’evolversi delle situazioni che li porranno in quello stato di oblio in cui nessuno potrà più rivangarli o ricordarli.
Un “era già tutto previsto”, che accontenta tutti, buoni e cattivi, all’insegna della condivisione di obiettivi e programmi di mercato che prevedranno partenze eccellenti ed irrinunciabili, che già tutti preconizzano, in un ottica non di stravolgimento della rosa 🌹, ma di cambiamento della stessa, più o meno forzato, che al momento risulta difficile poter azzeccare, sempre tenendo conto che per riuscire a fare meglio di quest’anno, al di là del cambio modulo, che per me non c’entra nulla, servirebbe un qualcosa che andrebbe in rotta di collisione con il meccanismo della sostenibilità di cui si sente parlare da molto tempo, e con cui si è scelto di fare i conti. Ma tant’è…
Ora si attendono sviluppi e le sensazioni che per molti sembrano buone necessitano di verifiche ulteriori, che la semplice armonia ritrovata (semmai fosse starà per qualche insondabile ragione perduta) parrebbe non potrebbe con sicurezza garantire. Serve altro. Sì, ma cosa? Gianni Barone
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Cuesta è bravo ma per il suo gioco ha bisogno sulle fasce di giocatori veloci che saltano l’ uomo che noi non abbiamo. Ecco perché in attacco facciamo fatica.
BRAVO mancano due laterali come Benarrivo e di Chiara ed un centrale 25.nne come Grun o Sensini
Faccio le condoglianze a Sandro piovani per la morte della mamma 🙏