KRAUSE ROOTS: MISTER KYLE
(Gmajo) – Nell’immaginario collettivo dei tifosi Crociati, soprattutto il primo Krause passava per essere uno che di calcio non ne masticasse molto, sino ad arrivare all’iperbole che non sapesse che, nei nostri campionati, esistono le retrocessioni. Forse anche per questo luogo comune, mi sono sinceramente stupito, leggendo il profilo personale LinkedIn del founder e Ceo di Krause Group, nell’apprendere che Kyle Joseph, 30 anni fa, aveva addirittura allenato una squadra di soccer, nella quale, tra l’altro, militava suo figlio Oliver, il più potente dei membri del Cda del Parma Calcio.
Lo stesso Kyle, che da quando nella sua corte è entrata la Capa dei Capi Helen Aboah, è particolarmente attivo sul (da lei particolarmente amato) social del lavoro e delle professioni (che sia lei stessa la sua ghost writer?), tracciando le proprie roots da mister ci cerziora di aver avuto, nel tempo, l’opportunità di essere la guida tecnica di tutti e cinque i propri rampolli…
La caratteristica della sua squadra – che a livello giovanile non è certo un unicum, essendo, specie nelle fasce infantili-pre adolescenziali, prassi comune anche in Italia – era la presenza di uomini e donne, o meglio ragazzi e ragazze: il primo embrione radicale della sua fissa per il calcio femminile, se era arrivato persino a discutere per questo col suo vice (che aveva trascorsi professionistici in campionati inglesi) perplesso per la sua scelta di mettere al centro della difesa delle ragazze. Why not? Gli avrebbe replicato Kyle, motto che poi sarebbe stato riciclato dalle sue girls italiane una volta riconquistata (la prima sul campo) la serie A Women…
Ecco, comunque, il racconto originale, di suo pugno. di Mister Kyle Krause: “Quasi trent’anni fa, questa era una delle squadre di calcio che allenavo. Oliver ne faceva parte e, nel corso degli anni, ho avuto il privilegio di allenare tutti e cinque i nostri figli. ⚽ Prima della nostra prima partita, consegnai la formazione al mio vice allenatore, un inglese che aveva giocato a livello professionistico. Lui la guardò e disse: “Kyle, hai sbagliato tutto. Non puoi far giocare le ragazze in difesa”. Ricordo di aver chiesto: “Perché no?”. Erano due delle nostre migliori giocatrici: veloci, intelligenti, competitive ed esattamente al posto giusto. Quella conversazione mi è rimasta impressa da allora.
Sono cresciuto in un’epoca in cui il Title IX stava cambiando il volto delle opportunità in America. Vedere ragazzi e ragazze praticare sport fianco a fianco mi sembrava la cosa più naturale del mondo. Come allenatore, non partivi dal genere. Partivi dall’impegno, dall’atteggiamento, dallo spirito di squadra e dalle capacità. Mettevi i giocatori dove offrivano alla squadra le migliori possibilità di successo.
Vivendo il mondo del calcio in giro per il globo, mi sono reso conto che quell’esperienza non era la norma ovunque. In troppi luoghi il calcio viene celebrato come lo sport globale per eccellenza, a meno che a giocare non sia una ragazza. È anche per questo che continuiamo a creare opportunità per donne e ragazze attraverso i club che abbiamo il privilegio di guidare. Non perché io veda uno sport diverso. Ma perché vedo lo stesso sport”.
Mago KK è convinto che calcio maschile e femminile siano espressione dello stesso sport: molti addetti ai lavori, invece, non condividono questa sua tesi, pensando, viceversa, che si tratti di due discipline differenti, e, a loro avviso, è uno sbaglio cercare di trovare seguaci per le women dallo stesso bacino d’utenza dei men… Fatto sta che anche lo stesso neo azionista di maggioranza del Casa Pia (ove come primo punto del proprio manifesto ha fissato la nascita di una formazione donne) si è lasciato attrarre dal Mondiale maschile, giocato nel suo Paese, andando a vedere di persona alcuni match e facendone vedere altri, stile Fantozzi, ai propri associated sul piccolo schermo nella desertificata sede di Des Moines, come raccontato sempre su LinkedIn attraverso il profilo di gruppo, in un post che qui sotto traduciamo.
La Coppa del Mondo maschile FIFA ha dimostrato ancora una volta il potere dello sport di unire le persone al di là di confini nazionali, culture e comunità. Durante il torneo, i collaboratori del Krause Group si sono riuniti per guardare le partite, celebrare questo sport e fare il tifo per atleti provenienti da tutto il mondo. Siamo stati particolarmente orgogliosi di vedere i giocatori del Parma Calcio Alessandro Circati e Zion Suzuki rappresentare rispettivamente l’Australia e il Giappone sul palcoscenico più importante del mondo, a testimonianza del talento e della dimensione globale del Club.
Che si trattasse di tifare dagli spalti, di riunirsi per guardare le partite insieme o di seguire l’azione da lontano, questo torneo ci ha ricordato che il calcio possiede una capacità unica di unire le persone attraverso una passione condivisa e momenti indimenticabili.
Mentre si conclude questa Coppa del Mondo, attendiamo con entusiasmo il prossimo capitolo sulla scena internazionale – la Coppa del Mondo femminile FIFA del prossimo anno – e di continuare a celebrare le calciatrici, i calciatori, i club e le comunità che rendono questo sport così speciale”.
“Ho vissuto sette edizioni del Mondiale maschile insieme alla mia famiglia. Ripensandoci, mi rendo conto che il dono più grande non sono state le partite in sé, ma tutto ciò che hanno reso possibile. Ogni torneo è andato ben oltre il semplice calcio. È stato un’occasione per scoprire culture diverse, incontrare persone straordinarie e creare ricordi che ci accompagneranno per tutta la vita.
Quest’anno ci sono stati momenti speciali. Per la prima volta, ho visto due giocatori del Parma, Zion Suzuki e Alessandro Circati, rappresentare le rispettive nazionali sul palcoscenico più importante del mondo. Vederli in campo con le maglie di Giappone e Australia mi ha reso incredibilmente orgoglioso.
Come per ogni Mondiale maschile, speravo di vedere all’opera sia gli Stati Uniti che l’Italia. Questa volta l’Italia non c’era, ma tifare per gli USA in casa mi ha fatto capire quanta strada abbia fatto questo sport in Nord America.
Il Mondiale del 1994 ha contribuito a cambiare il corso del calcio negli Stati Uniti. Ha stimolato nuovi investimenti, ispirato una generazione di giocatori e tifosi e portato alla nascita della Major League Soccer. A distanza di oltre trent’anni, ne vediamo ancora gli effetti: il calcio è ormai parte integrante del dibattito americano come mai prima d’ora.
Per me, è proprio questo a rendere così speciale questo torneo. Il calcio mi ha regalato amicizie che attraversano i continenti, opportunità che non avrei mai immaginato e innumerevoli momenti condivisi con famiglia e amici.
I trofei resteranno nella memoria e verranno incoronati nuovi campioni. Ma ciò che ricorderò di più sono le persone, i luoghi e i momenti che il Mondiale ha reso possibili. Di tutto questo sarò sempre grato. Arrivederci al prossimo Mondiale maschile. Grazie per i ricordi. ⚽🌍”. Gabriele Majo
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..per come la vedo io e’ il parma women..ad avere qualche chance ad avere risultati. Non certo la scquadra maschile.speriamo che questo periodo di stress legato alle cessioni si concluda rapidamente..per un spiraglio di luce nuova nel cielo…..
L’unico spiraglio dal cielo è una levata dai coglioni di Kraus
Ciao parma r i.p. 😂
Quando ha preso il Parma Krause era convinto di aver acquistato una squadra di calcio, non una squadra di pallone ma una squadra con addetti alla lavorazioni del calcio del sodio e del magnesio.
Quando l’ ha capito avrebbe voluto stracciare il contratto ma era tardi perché aveva firmato.
Non sapendo niente di questo sport che si chiama calcio ha cercato di fare il presidente ma
non c’ è riuscito.